domenica 24 settembre 2023

DOMENICA 24 SETTEMBRE 2023 - IN PIAZZA PER IL SALARIO MINIMO DI 10 €. L'ORA!


 

martedì 19 settembre 2023

FESTA NAZIONALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA A BOLOGNA DAL 21 AL 24 SETTEMBRE 2023




sabato 12 agosto 2023

SALARIO MINIMO #10èilminimo ! GLI ITALIANI SONO CON NOI.

 


Le opposizioni propongono al governo un salario minimo di appena nove euro, slegato dal costo della vita, che, qualora approvato, entrerebbe in vigore tra un anno e mezzo. Ma la voce del paese reale fuori dai Palazzi dice che 9 euro sono davvero pochi, rilanciando di fatto la nostra proposta #10èilminimo !
I mezzi di informazione mainstream ignorano la nostra raccolta firme: abbiamo solo le vostre voci. Fai conoscere la nostra proposta!
Ricordiamo che #UnionePopolare raccoglie le firme da 2 mesi #10èilminimo.
Gli italiani sono con noi!
 


 

mercoledì 9 agosto 2023

giovedì 13 luglio 2023

UNIONE POPOLARE AVVIA IL PROCESSO COSTITUENTE - ARTICOLO DA "IL MANIFESTO"

 


Uno «spazio politico» contro guerra, povertà e disuguaglianze

di Giuliano Santoro -

Sinistra. L’assemblea nazionale di Roma lancia il processo costituente di Unione popolare. Dopo la sconfitta al voto di settembre si riparte da temi considerati «maggioritari»
Uno «spazio politico» contro guerra, povertà e disuguaglianze. L’assemblea nazionale di Unione Popolare -

Già di per sé la notizia sarebbe clamorosa, forse del tutto inedita per una formazione di sinistra: non si smobilita dopo un passo falso. E così, dopo il deludente 1,4% delle elezioni politiche di settembre Unione popolare lancia il suo percorso costituente. Lo fa in un’accaldata assemblea che domenica ha impegnato almeno duecento persone sotto il tendone della festa di Rifondazione comunista, nella periferia del quartiere Tiburtino.

«SIAMO UNA SPARUTA minoranza ci dobbiamo chiedere cosa fare per diventare davvero ‘Unione popolare’» dice Luigi De Magistris, che della coalizione composta da Prc, Potere al popolo, DeMa e Manifesta è stato il candidato premier ed è attualmente il portavoce. Un portavoce, precisa l’ex sindaco di Napoli, «senza legittimazione dal basso». Questa legittimazione, insieme allo statuto, al manifesto politico e all’organigramma, dovrà avvenire tra settembre e ottobre prossimi, quando è prevista l’assemblea costituente di Unione popolare. In quella sede convergeranno gli iscritti alle quattro organizzazioni, che automaticamente si considerano aderenti al soggetto unitario, e quelli nuovi, che i promotori contano di coinvolgere nel corso della campagna di adesioni che si terrà da qui all’autunno. Dai prossimi giorni sarà possibile aderire al progetto, sottoscrivendo almeno 5 euro, guadagnandosi anche la possibilità di dire la propria sulla piattaforma telematica che sarà uno degli strumenti del nuovo soggetto. Che non si presenta come un «partito», piuttosto come uno «spazio politico» cui De Magistris aggiunge l’aggettivo «necessario». «I soggetti fondatori di Unione popolare non scompaiono – spiega ancora De Magistris – Il cittadino da oggi in poi deve percepire l’esistenza di un soggetto unico, non solo coalizione elettorale sommatoria di soci fondatori ma uno spazio politico per realizzare l’alternativa».

LO SCHEMA è quello che diede il via alla stagione dei cosiddetti «populismi di sinistra»: esiste un «noi», cioè il popolo, e un «loro» al quale si ascrivono l’establishment, «quelli che sono stati al governo e quelli che hanno governato negli ultimi anni». Da questo schema deriva l’ambizione controegemonica di Unione popolare. Ci sono questioni, è il ragionamento, che la maggioranza degli italiani condivide e che non hanno uno spazio politico adeguato. La prima è il conflitto in Ucraina. «Dobbiamo portare dentro il palazzo della politica il no alla guerra», sostiene Giorgio Cremaschi, che rappresenta gli effetti politici della mobilitazione bellica su una dimensione multilivello «come una matrioska». «La prima bambola diceva che c’era un aggredito e un aggressore – spiega Cremaschi – Si è arrivati al secondo livello: bisognava inviare armi. Poi è arrivata la questione delle armi più o meno letali. Da qui il nuovo quadro: quello che prospetta la vittoria dell’Ucraina. Allora siamo giunti al punto in cui si dice che dopo un anno di combattimenti non c’è spazio per il negoziato e la realpolitik. Da cui deriva l’economia di guerra che subiamo. Infine, la democrazia di guerra: se vivessimo in Russia saremmo all’opposizione di Putin, ma ci dicono putiniani». Dalla dimensione che si considera maggioritaria dell’opposizione alla guerra consegue il dibattito sulle prossime elezioni europee. L’ex europarlamentare Eleonora Forenza, ad esempio, dice: «Dobbiamo confrontarci con il mondo che attorno a Massimo Cacciari e Michele Santoro esprime posizioni critiche». Anche De Magistris e il segretario Prc Maurizio Acerbo parlano della necessità di «verificare le possibilità di una lista pacifista».

L’ALTRA LEVA per uscire dalla dimensione minoritaria è il salario minimo. Nelle ultime settimane Up ha raccolto le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che fissi il salario minimo legale a 10 euro l’ora. «I sondaggi dicono che due italiani su tre sono d’accordo» afferma Giuliano Granato, uno dei due portavoce di Potere al popolo. Terzo ingrediente: la battaglia contro l’autonomia differenziata. Marina Boscaino, a nome dei comitati contro il progetto di Calderoli, rivendica la necessità di fermare una riforma che «riconoscerà diritti diversi a seconda del certificato di residenza». Da qui riparte una forza politica che si vuole radicata nelle mobilitazioni sociali. «È nelle lotte che facciamo capire che siamo fuori dal sistema ma anche credibili», teorizza sempre De Magistris. Granato è più esplicito quando disegna uno schema che rompe con la tentazione, circolata anche nella sinistra radicale, di trasformare i temi dell’egemonia e del consenso soprattutto in questioni discorsive e performance comunicative. «Non contano i bravi portavoce ma le mobilitazioni – dice Granato – In Francia si fanno sentire non perché hanno Mélenchon ma perché scioperano da settimane». «Gli eversivi agiscono attraverso l’esercizio del potere e della legalità formale – aggiunge De Magistris sul rapporto tra lotte e governo di destra – Chi sarà bersaglio del sistema dovrà sentirsi tutelato da Up».

giovedì 22 giugno 2023

A VIMODRONE BANCHETTI A SOSTEGNO DELLA CAMPAGNA PER 10 €. L'ORA - VENERDI 23 AL MERCATO E DOMENICA 25 IN PIAZZA DALLE ORE 10 ALLE ORE 12

 


 


 

Non è vero che l’Ucraina sta avanzando: la controffensiva Nato prepara solo l’escalation

 

Paolo Ferrero

Rifondazione Comunista - del coordinamento nazionale di Unione Popolare

 Dal FATTO QUOTIDIANO del 22 giugno 2023

Non è vero che l’Ucraina sta avanzando: la controffensiva Nato prepara solo l’escalation

 

Nei giorni scorsi, il premier ucraino Zelensky, commentando l’andamento della lungamente annunciata controffensiva, ha annunciato: “Stiamo avanzando”. Si tratta di una bugia, l’ennesima di una guerra che è combattuta nei media, per orientare le opinioni pubbliche, quando nei campi di battaglia.

In realtà l’esercito ucraino, dopo oltre due settimane di offensiva generale e quasi 300 azioni di attacco, non sta avanzando. L’unico effetto significativo ottenuto è l’inutile morte di migliaia e migliaia di soldati ucraini mandati al macello. Pare di essere tornati alla Prima guerra mondiale quando i fanti venivano obbligati a caricare nella terra di nessuno e venivano regolarmente falciati dal fuoco delle mitragliatrici prima di arrivare alla prima linea avversaria. Oppure, se provavano a tornare indietro, rifiutandosi di avanzare verso il piombo nemico, venivano uccisi dai reparti di carabinieri che erano preposti a garantire il rispetto della disciplina.

In uno scenario reso assai diverso dall’utilizzo delle moderne tecnologie e dai moderni sistemi d’arma quanto avviene alla frontiera del Donbass è esattamente questo: truppe di poveri soldati ucraini, sovente arruolati a forza – in particolare tra le minoranze nazionali – che vengono usati come carne da cannone in una suicida offensiva priva di prospettive. Da cosa si capisce tutti i combattimenti sono avvenuti fino ad ora nella “terra di nessuno” e non sono mai arrivati a toccare le prime linee fortificate russe. Se questo non è un orrendo massacro premeditato io non so come definirlo. Capisco si possa provare una volta, due, dieci, ma come si può andare avanti per giorni a fare centinaia di volte gli stessi attacchi suicidi?

L’unica arma che è rimasta in mano ai generali della Nato che dirigono le operazioni è quella di utilizzare, nei prossimi giorni, il letto disseccato del Dnepr, in quella parte disseccata in seguito all’attentato terroristico alla diga di Kakhovka. In questa parte di confine, lunga un paio di centinaia di chilometri, infatti i russi non avevano messo campi minati e non avevano linee di difesa per il banale motivo che quella zona era un lago. Vedremo cosa succederà quando le truppe ucraine agli ordini della Nato attueranno anche questa offensiva ma a me la situazione pare piuttosto chiara: sul terreno, le truppe ucraine non hanno alcuna possibilità di vincere la guerra di posizione con la Russia a causa della disparità di forze in campo sul piano militare e logistico.

La domanda allora diventa: perché continuare questo assurdo macello che sta massacrando il popolo ucraino? Perché far finta che stiamo vincendo quando è vero il contrario? Non sarebbe necessario – anche solo per ragioni di real politik – riprendere le trattative con la Russia in modo da trovare un compromesso – che le trattative avviate all’inizio del conflitto pare avessero raggiunto – e smetterla con questo assurda ed inutile carneficina? Quanto vuole continuare la Nato in questa guerra per procura contro la Russia che sta decimando il popolo ucraino con la compiacenza del suo presidente Zelensky?

La risposta forse sta in una affermazione di Biden, anch’essa di alcuni giorni fa quando ha detto che la minaccia dell’uso di armi nucleari tattiche “è reale”. Si tratta – a mio avviso – anche in questo caso di una notizia non corrispondente al vero per il banale motivo che i russi non hanno bisogno di alcuna arma atomica tattica per il tipo di conflitto in corso attualmente. Se però viene detta una logica ci deve essere e a me pare la seguente: di fronte ad un esercito ucraino supportato in armamenti e dirigenti dalla Nato che rischia di perdere la guerra sul terreno, l’unica strada è l’escalation militare, l’estensione e l’approfondimento del conflitto. Parlare di possibile utilizzo del nucleare da parte della Russia significa legittimare la dotazione dell’esercito ucraino di armamenti a lunga gittata, in grado di colpire la Russia e di sdoganare l’intervento diretto di qualche esercito Nato, come ad esempio quello polacco. Si tratta in altri termini di imboccare una strada senza ritorno dell’escalation, in cui il conflitto da conflitto locale combattuto per procura diverrebbe palesemente un conflitto globale e cioè una guerra mondiale.

Questo è la strada che una parte delle classi dirigenti occidentali vorrebbero imboccare e questa è la scelta che dobbiamo scongiurare per evitare l’olocausto nucleare. Ricordiamoci che l’escalation militare in Vietnam venne decisa dal Congresso degli Stati Uniti sulla base di una notizia inventata riguardo presunti scontri avvenuti nel golfo del Tonchino…

Oggi più che mai bisogna smetterla con le bugie che vengono sparse a piene mani dai media occidentali e bisogna aprire una vera discussione che coinvolga l’opinione pubblica dei nostri paesi e italiana in primo luogo: di fronte ad una guerra che non verrà risolta da una vittoria sul campo, cosa vogliamo fare? La trattativa o la Terza guerra mondiale? Non si dica che l’alternativa è posta in modo semplicistico perché questo è esattamente il nodo: dopo che la Nato ha inviato decine di miliardi di armamenti in ucraina, dove sono morte decine e decine di migliaia di persone, il tutto motivato con la vittoria della guerra, adesso che la guerra è evidente che non si può vincere sul terreno, cosa facciamo?

Far entrare nel dibattito pubblico e nell’agenda politica questo nodo è il punto fondamentale su cui concentrare l’iniziativa politica. Iniziativa resa difficile da un governo, un sistema informativo e il principale partito di opposizione – il Pd – che hanno fatto della genuflessione al presidente Biden il punto fondamentale della loro identità. Muoviamoci prima che sia troppo tardi!

martedì 23 maggio 2023

PARTE LA CAMPAGNA DI UNIONE POPOLARE PER UN SALARIO MINIMO DI 10 €URO L'ORA!

 



UNIONE POPOLARE
LA NOSTRA PROPOSTA DI LEGGE IN GAZZETTA UFFICIALE!
IL NOSTRO TEMPO VALE DI PIU', #10èilminimo

L’Italia è l’unico paese in Europa dove i salari sono diminuiti rispetto al 1990. Lavoriamo tanto, spesso in modo precario, pericoloso, con salari da fame, insufficienti per vivere dignitosamente. Più di una persona su dieci in Italia vive in povertà, anche se lavora! La percentuale aumenta tra i giovani, 1 lavoratore/trice su 6 è povera.

È giunto il momento di un salario minimo legale, adeguato automaticamente all’inflazione, per sconfiggere il lavoro povero.
Proprio per questo abbiamo depositato la nostra proposta di legge e a partire dal 2 Giugno saremo in tutta Italia per raccogliere le firme!
Unisciti a noi! Scrivici in privato, commenta il post, ti indicheremo il posto più vicino dove andare a firmare e ritirare i materiali utili per diffondere la campagna!
Se nessuno lo vuole fare, facciamolo noi!

 
Grazie per le visite!
banda http://www.adelebox.it/