lunedì 9 maggio 2022

Ci hanno tolto il 2×1000. Una palese ingiustizia

Ci hanno tolto il 2×1000. Una palese ingiustizia

Care compagne e cari compagni,

con grande amarezza vi comunichiamo che il nostro partito è stato escluso per l’anno in corso dalla possibilità di beneficiare delle risorse del 2×1000.

Purtroppo non potrete destinare nella vostra dichiarazione dei redditi il 2×1000 come avete fatto in tante/i negli anni scorsi e, per le stesse ragioni, non potrete nemmeno portare in detrazione le erogazioni liberali effettuate nel 2021.

Per il nostro partito è un duro colpo, visto che negli ultimi anni eravamo risultati al quarto posto per numero di contribuenti che ci hanno scelto. Paradossalmente, eravamo agli ultimi posti per quantità di finanziamento ricevuto; questo grazie a un meccanismo discriminatorio che, di fatto, distribuisce risorse pubbliche sulla base del censo. Il nostro è, infatti, un partito della classe lavoratrice e di popolo, quindi più apprezzato tra le persone a basso reddito.

PERCHE’ SIAMO STATI ESCLUSI

La nostra esclusione è una palese ingiustizia, conseguenza del progressivo restringimento degli spazi democratici.

La legge che regola il finanziamento pubblico è una legge ingiusta che esclude i partiti che non hanno eletto in parlamento, cosa che non accade in altri paesi come la Germania. Segnaliamo che da anni votiamo con leggi incostituzionali che penalizzano le liste che non sono interne ai due poli principali.

Negli anni scorsi eravamo riusciti a ottenere comunque entrambi i benefici – 2×100 e detrazioni fiscali – grazie alla norma che prevede che vi possano accedere anche i partiti che possono contare almeno su una componente nel gruppo misto di una delle due camere.

Purtroppo a escluderci è giunta la determinazione, prima della giunta per il regolamento del Senato e poi del Presidente della Camera, di restringere arbitrariamente il riconoscimento di nuove componenti parlamentari. In sintesi, hanno deciso di non riconoscere le componenti non corrispondenti a una lista presente alle ultime elezioni politiche. Grazie a questo orientamento arbitrario è diventato di fatto inesigibile per noi il diritto che la legge ci riconosceva.

Il gruppo di deputate che hanno presentato la richiesta di costituire la componente entro i termini non ha ricevuto risposta se non dopo che ha aderito anche Potere al popolo col cui simbolo ci eravamo presentati nel 2018. Inutile era risultata la presentazione che attestava che Pap era allora una coalizione di cui facevano parte vari partiti tra cui Rifondazione. Purtroppo il riconoscimento della nostra Componente “Manifesta” è arrivato solo quando era troppo tardi per essere ammessi per questo anno mentre ci darà la possibilità di accedere per quello prossimo.

La decisione di restringere gli spazi di democrazia parlamentare si aggiunge all’oscuramento mediatico che subiamo da anni e alle leggi elettorali incostituzionali che hanno penalizzato le voci fuori dal bipolarismo.

CAMPAGNA STRAORDINARIA DI SOTTOSCRIZIONE

Questa grave discriminazione antidemocratica rende drammatica la nostra situazione economica, costituendo il 2×1000 e le sottoscrizioni le nostre principali entrate insieme a quelle derivanti dal lavoro militante e dal tesseramento.

Per fronteggiare questa emergenza abbiamo lanciato una campagna di sottoscrizione straordinaria sulla quale invitiamo tutte le compagne e i compagni ad impegnarsi.

Non ci rivolgiamo soltanto alle iscritte e agli iscritti per un contributo.

Chiediamo un sostegno economico – piccolo o grande che sia – a chi condivide le nostre lotte. Ci rivolgiamo anche a chi non la pensa come noi ma ritiene che l’esistenza di un partito che non si rassegna all’esistente e che continua ad andare “in direzione ostinata e contraria” sia una risorsa per la democrazia nel nostro paese.

Sostenere Rifondazione Comunista serve a dare forza a un partito che lavora per la ricostruzione, nel nostro Paese, di una sinistra che sia effettivamente tale per valori, programmi, comportamenti.

Chiediamo un contributo – da ciascuno secondo le proprie possibilità – per un partito che lotta per la pace, i diritti civili e sociali, l’ambiente, per l’attuazione della Costituzione, contro le politiche neoliberiste portate avanti dai governi di centrodestra e centrosinistra, contro ogni forma di discriminazione, razzismo e fascismo.

Siamo presenti in tutte le lotte e nei movimenti. Nelle nostre sedi, in tutto il territorio nazionale, pratichiamo la solidarietà attiva e il mutualismo, diamo spazio a realtà che altrimenti non lo avrebbero. Facciamo politica pulita senza sponsor ricchi e potenti.

Chiediamo un contributo per un partito che, dall’opposizione, cerca di costruire una forza unitaria e plurale dell’alternativa nel nostro paese.

Siamo un partito povero ma che non si è mai arreso e omologato.

Chiediamo a tutte e tutti di fare uno sforzo solidale.

Grazie in anticipo, compagne e compagni!

Maurizio Acerbo, segretario nazionale

Vito Meloni, tesoriere nazionale

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COME SOTTOSCRIVERE

tramite bonifico sul cc intestato al PRC-SE al seguente IBAN:
IT74E0501803200000011715208 presso Banca Etica.
collegandoti al sito www.rifondazione.it e seguendo le istruzioni
 con cellulare tramite l’app Rifondazione (scaricabile da Google Play o da App Store)
attivando un RID dalla pagina
http://web.rifondazione.it/home/images/2017/modulo_sepa2017i.pdf

Ricordiamo che le sottoscrizioni eseguite con la causale “erogazione liberale a favore di partito
politico” potranno essere detratte con la dichiarazione dei redditi del prossimo anno.

sabato 30 aprile 2022

PRIMO MAGGIO DI LOTTA - PER LA PACE, CONTRO IL RIARMO E LA GUERRA, PER LA DIFESA DEI CETI POPOLARI



 

sabato 23 aprile 2022

FUORI LA GUERRA DALLA STORIA - BUON 25 APRILE 2022

 
 
L’ANPI E LA GUERRA

Giusta l’equidistanza da torti, errori e furbizie.

di Guido Liguori -

In vista del 25 aprile si intensifica la polemica contro l’Anpi, per non essersi schierata senza distinguo con il nutrito fronte dei sostenitori di Kiev nell’attuale guerra in Ucraina. L’obiezione che da diverse parti le è stata rivolta è la seguente: poiché l’Anpi nasce da una esperienza di lotta armata, essa non può essere «pacifista». Tale atteggiamento vorrebbe dire rinnegare le proprie radici, cioè quella lotta armata per la libertà che è stata la Resistenza italiana.
Dico subito che si tratta a mio avviso di una tesi – quella che vede una intrinseca contraddizione nella scelta «pacifista» dell’Anpi – di scarso fondamento.
Perché la Resistenza italiana ha dato vita a una Costituzione («la Costituzione nata dalla Resistenza», si è ripetuto infinite volte) che, nel momento in cui nasceva dalla guerra vittoriosa contro il nazifascismo, voleva anche che quella guerra fosse l’ultima; che gli orrori di cui si era stati spettatori o vittime o anche attori non avessero a ripetersi.

Per questo è una Costituzione che, nata da una guerra di liberazione vinta, dichiara di ripudiare la guerra non solo «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», ma anche «come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».
Che non vi fossero più guerre era una aspirazione allora largamente condivisa e i costituenti la fissarono nell’art. 11, che certo non promuove un pacifismo assoluto, non congruo a uno Stato (che

infatti ha e non può non avere un suo esercito e altri apparati basati sull’esplicazione della forza), ma dichiara che la guerra vada sempre evitata, che si debba sempre tentare di evitarla: con la trattativa, con il negoziato, con l’accordo preventivo, con l’interposizione di forze di pace, ecc.

È proprio questo che il cosiddetto Occidente (ovvero, oggi, gli Stati Uniti e la Nato da essi egemonizzata) non ha voluto fare nel caso della crisi ucraina sfociata nella guerra in corso. L’Occidente, infatti, non solo ha violato le promesse fatte a Gorbaciov di non estensione della Nato verso Oriente; ha anche fatto poi orecchie da mercante ai ripetuti avvertimenti russi, come è stato

avvertito e segnalato da diversi esponenti della diplomazia e della politica internazionale; ha alimentato, all’opposto, la guerra civile in Ucraina, facendo di questo paese, dal 2014 in poi, un’arma contro la Russia; ha permesso che restassero inascoltate le mediazioni tedesche in extremis, ecc.

Per tutto ciò, oggi non si può dire che l’Ucraina e l’Occidente abbiano tutte le ragioni di un paese aggredito. Come ovviamente non le ha la Russia, che al passo terribile dell’invasione non sarebbe mai dovuta arrivare, in nessun caso, che porta la responsabilità pesante di aver dato inizio a una guerra disastrosa e distruttiva quando avrebbe dovuto tentare altri strumenti di pressione, altre vie di persuasione per costringere l’Ucraina e soprattutto i suoi protettori internazionali a dar vita a una conferenza internazionale in grado di garantire la sicurezza nella regione.

Giusta è perciò la posizione dell’Anpi, che chiede di far tacere le armi e di riaprire la strada negoziale, nonostante i torti che hanno tutte le parti in gioco. O proprio a muovere da essi. Giusta è la sua equidistanza da questi torti, e dagli errori, dalle furbizie, di entrambe le parti, la Russia e l’Occidente, in questo gioco al massacro che ha come prima vittima il popolo ucraino.

L’Anpi, in questo suo non schierarsi a-problematicamente, rappresenta le ragioni della Resistenza e di quella Costituzione che da essa è scaturita, e nel suo posizionamento critico si riconosce chi la guerra proprio non la vuole, respingendo la propaganda guerrafondaia unidirezionale di questi mesi.
 

Il manifesto, 22 aprile

 

 

 

LA REPUBBLICA CONTRO L' A.N.P.I. - SOLIDARIETA' DAL P.R.C. VIMODRONE


 

martedì 19 aprile 2022

DA "IL MANIFESTO" DEL 15 APRILE 2022 - INTERVISTA A DE MAGISTRIS

Oggi su il manifesto segnalo una buona intervista a Luigi De Magistris in forte sintonia con quanto proponiamo da lungo tempo.

Stiamo lavorando alla costruzione di una coalizione sociale e politica alternativa ai partiti che sostengono il governo Draghi, il neoliberismo e la guerra. Il successo di Melenchon in Francia incoraggia ma ovviamente ogni paese ha la sua storia. Di certo il Pd non è di sinistra e va costruita un'alternativa popolare, senza identitarismi divisivi, su un programma radicale di cambiamento, ecologia, giustizia sociale, pace. La nostra convergenza non nasce da elettoralismi dell'ultima ora ma da anni di comune collocazione sui principali temi politici e sociali.

Se ci ritroviamo sempre nelle mobilitazioni è bene farlo anche in un progetto politico unitario di sinistra autentica.  [foto scattata a Firenze a marzo alla manifestazione convocata dal collettivo #GKN con Giorgio, Luigi e Jorit] L'INTERVISTA De Magistris: «Voglio fare come Mélenchon» L'INTERVISTA. Parla l’ex sindaco di Napoli: un fronte di sinistra alle politiche. Pd e M5S? Sono forze di centro e votano il riarmo. Dialogo con Di Battista. "Il risultato francese ci indica la strada. Ma anche da noi abbiamo verificato che c’è un elettorato potenziale che vuole una sinistra nuova, antiliberista e pacifista"

di Andrea Carugati «Quello di Mélenchon è un risultato straordinario, con lui mi auguro di poter costruire un fronte europeo di sinistra innovativa e radicale. Ci incontrammo a Napoli nel 2018, apprezzò il lavoro che stavamo facendo sui beni comuni, sull’ex opg, insieme ai centri sociali. Ci siamo intesi subito». Luigi De Magistris, per 10 anni sindaco di Napoli, guarda con ammirazione e un pizzico di invidia al risultato di France Insoumise. Quale lezione per la sinistra radicale in Italia? Il risultato francese ci spinge a costruire quella sinistra che oggi non c’è. O meglio: c’è una sinistra diffusa che non trova più rappresentanza.

Un problema di vecchia data… Negli ultimi anni a livello nazionale non c’è stata la capacità di mettere insieme i pezzi, e non ci sono state neppure figure in grado di fare quel lavoro paziente di connessione, sui territori, coi movimenti. Un lavoro per costruire una sinistra autonoma, che non cerca mezza poltrona in cambio di un accordo col Pd. Una sinistra di lotta ma anche in grado di governare, affidabile.

Lei si propone per fare questo lavoro? Rivendico l’esperienza di governo a Napoli come quella più a sinistra degli ultimi dieci anni. Abbiamo tenuto insieme tutta la sinistra, tutte le forze che sostengono Draghi erano all’opposizione, più Fratelli d’Italia. Poi alle regionali in Calabria, nel 2021, abbiamo preso il 17% senza soldi, una campagna fatta con lo zainetto in spalla.

Vede uno spazio politico fuori dal centrosinistra? Faccio una premessa: Pd e 5 stelle oggi sono forze di centro che hanno votato l’aumento delle spese militari e l’invio di armi in Ucraina, la sinistra non c’è, in Parlamento è rappresentata dal solo Fratoianni che ha un diritto di tribuna. L’elettorato potenziale c’è, abbiamo verificato che se c’è una proposta arriva anche la risposta.

Dove sta questo elettorato? Nell’astensione, in un pezzo di delusi dal M5S. Ma anche in un mondo più moderato che non vuole votare partiti a favore della guerra e del riarmo.

Rifondazione e Potere al popolo stanno lavorando per una lista con lei.

Sì, lavoriamo insieme. Ma non basta. C’è una opposizione sociale, un elettorato diffuso che chiede contenuti diversi e credibilità. Se vuoi fare il fronte dei non allineati al sistema, devi essere credibile per la tua storia.

Insomma, lei vorrebbe fare il Mélenchon italiano?

Non mi piace fare paragoni con luoghi e storie che hanno la loro peculiarità. So perfettamente che da solo non vado da nessuna parte, ma mi metto a disposizione con volontà, tenacia, umiltà, e anche amore. Ora ho molto tempo a disposizione per girare l’Italia, mi entusiasma l’idea di costruire una coalizione sociale e popolare dei non allineati.

Contro il Pd e i suoi alleati? Con i dem una alleanza è impossibile. Lo era già prima, ma la guerra ha segnato una divaricazione ancor più netta. Noi costruiremo una alternativa al draghismo, al liberismo, all’economia di guerra. Non un fronte di chi dice solo no, ma di chi ha una proposta di governo.

Anti-sistema e di governo non sono due concetti in contraddizione?

No, e credo di averlo in parte dimostrato governando. Si può essere di rottura rispetto al sistema del liberismo, delle privatizzazioni, del compromesso morale, della devastazione ambientale. E farlo governando.

Faccia un esempio. A Napoli abbiamo rispettato il risultato del referendum sull’acqua pubblica. Praticamente siamo stati gli unici.

Per fare una lista nazionale non basta essere radicati al sud.

C’è un anno di lavoro durissimo da fare, anche al Nord. Ricordo però che nel 2009, quando mi candidai alle europee da indipendente nell’Idv, dei 500mila voti che presi la maggioranza erano nel centronord. Non partiamo da zero. In cosa il vostro programma sarà diverso da quello del centrosinistra?

Ripeto che non esiste un centrosinistra. La nostra sarà l’unica proposta di sinistra. Punteremo su salario minimo, ribaltamento dei rapporti di forza tra persona e capitale, riduzione dell’orario di lavoro, riequilibrio fiscale a favore dei più deboli. Vogliamo ripensare le politiche energetiche e ambientali, dopo che Pd e M5s hanno tradito le promesse green, tagliare le spese militari a favore di sanità e istruzione, lotta alle mafie, una politica estera non subalterna agli interessi americani. Non vogliamo rivolgerci solo a pensionati e lavoratori dipendenti, ma anche le piccole imprese, gli autonomi.

Mélenchon ha sfondato nelle periferie.

Ho una certa esperienza in materia. E non solo le periferie urbane, ma anche le aree agricole, le montagne della Calabria.

Di Battista può essere un vostro interlocutore? Anche lui apprezza Mélenchon.

Penso di sì. Ha fatto degli errori ai tempi del Conte 1, si è crogiolato con la la storia che non esistono destra e sinistra, ma ha dimostrato coerenza. E sulla guerra siamo in perfetta sintonia. Vorrei capire però se ha un progetto alternativo in mente, o se vuole dare una mano a Conte per riportare i 5 stelle ai temi delle origini.

Anche nel 2013 la sinistra radicale si affidò a un magistrato, Antonio Ingroia. Non andò bene.

Nessun replay, posso assicurarlo. Ingroia ha una bella storia da magistrato, ma non c’è nessun paragone o connessione con quell’esperienza. Abbiamo due modi di intendere la politica completamente diversi.

Alle elezioni manca meno di un anno.

Siamo partiti e non ci fermiamo più, gireremo tutta l’Italia, è iniziata la fase di costruzione dal basso di un nuovo soggetto. Alle elezioni avremo il nostro simbolo, serve un contenitore nuovo con contenuti nuovi, come ha fatto Podemos in Spagna. La guerra ha accentuato la necessità di far prevalere le ragioni dell’unità, di mettersi in gioco con responsabilità e maturità in un progetto più grande.



domenica 17 aprile 2022

E' STATA IMBRATTATA PER L'ENNESIMA VOLTA LA NOSTRA BACHECA...


 

Esprimo solidarietà e vicinanza alle compagne e ai compagni di Vimodrone (MI) vittime di una provocazione figlia della falsa narrazione dove “chi è per la pace e rifiuta di mettere l’elmetto come hanno invece fatto Letta, il Governo ed il PD diventa putiniano”.

Lo diciamo e lo ribadiamo con forza: siamo contro Putin e condanniamo l’invasione ucraina così come siamo contro la NATO e il suo colpevole espansionismo ad ogni costo e contro il mancato rispetto degli accordi di Minsk.

Siamo contro l’aumento delle spese militari a discapito di quelle previste per scuola e sanità per le quali il DEF prevede un abbattimento dal 4% al 3,5% per la scuola e addirittura di un punto percentuale per la sanità.

Siamo per la pace e per il disarmo, siamo contro tutte le guerre e condanniamo con forza l’azione del Governo e l’invio di armi in Ucraina che altro non faranno se non allungare i tempi della guerra ed il calvario della popolazione.

Siamo per trattare, trattare e ancora trattare e le fandonie costruite scientificamente da chi sta alimentando la guerra e il conflitto non ci toccano.

Un grande abbraccio alle compagne e ai compagni di Vimodrone. Continuami così!

SEGRETARIO REGIONALE DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA - FABRIZIO BAGGI

venerdì 25 marzo 2022

giovedì 24 marzo 2022

LE ARMI CI FANNO PIU' POVERI


 

venerdì 11 marzo 2022

SANITÀ LOMBARDA: DAL “QUASI MERCATO” AL MERCATO SFACCIATO

 

Sanità lombarda: dal “quasi mercato” al mercato sfacciato

marzo 10, 2022 - Sanità - Tagged: Regione Lombardia, Salute, Sanità, Servizio sanitario nazionale  

NB : Data la rilevanza del tema abbiamo ritenuto di rendere pubblica questa vicenda anche tramite “37e2″, la trasmissione sulla salute che va in onda tutti i venerdi dalle 10.35 alle 11.25 su Radio Popolare con il sostegno di Medicina Democratica”

Maria Elisa Sartor nel suo recente studio sulla privatizzazione della sanità lombarda (*) ha definito il risultato di questo processo come “quasi mercato”.

Con questo termine si intende una situazione di snaturamento della sfera pubblica tramite la ibridazione pubblico-privato.

L’autrice lo indica come un processo iniziato nel 1997, con la “riforma Formigoni”, e transitato fino alla ultima legge “Fontana/Moratti” (LR 22/2021).

Il quasi mercato, nel caso lombardo, si raggiunge tramite le decisioni e l’opera delle istituzioni pubbliche che regolano, a favore dei privati, l’entrata nel “sistema sanitario regionale” di erogatori indipendenti in rimpiazzo progressivo ed in concorrenza con le strutture pubbliche.

Questo processo viene denunciato da anni da molte associazioni come Medicina Democratica.

Non solo ha fatto gonfiare la “bolla” privata e i relativi profitti (drenando risorse pubbliche) ma ha anche “avvelenato i pozzi” ovvero ha piegato a logiche privatistiche anche le strutture pubbliche del servizio sanitario (aziendalizzazione, ricerca del pareggio di bilancio, inesistenza di una programmazione socio-sanitaria e di rapporto con gli enti locali ….). Per questo non basta oggi richiedere un ritorno al ruolo del pubblico (dalla programmazione alla erogazione di servizi, a partire da quelli con valenza preventiva) ma necessita anche una sterzata di ritorno ai principi, attualizzati, della riforma sanitaria del 1978 ove il “prodotto” della sanità era la salute collettiva.

Se qualcuno aveva dubbi sulla deriva delle rimanenti strutture pubbliche, la lettera di risposta alla CGIL da parte della ASST Bergamo Ovest li toglie.

La CGIL con nota del 17.11.2021 ha presentato una richiesta di dati sui ricoveri e prestazioni ambulatoriali dal 1.01.2019 ad oggi alle ASST della provincia di Bergamo per un lavoro di studio degli effetti della pandemia.

La risposta negativa della ASST Bergamo Ovest (del 15.12.2021) viene motivata dalla “necessità di tutelare, escludendone l’assoggettamento all’accesso civico (…) gli interessi economico-commerciali della scrivente ASST qualificabili come segreti commerciali”.

I dati richiesti “hanno a che fare con specifiche modalità organizzative, nate dall’esperienza di gestione ed erogazione delle cure dell’ASST, con i dati finanziari, con una specifica combinazione di attività per specialità, regime e presidio ospedaliero, tutti concorrenti nel costituire il know-how aziendale” .

La risposta rammenta che “a seguito della riforma attuata della LR 33/2009 (modificata da ultimo dalla L.R 22/2021, ndr) il Sistema Sanitario Regionale della Lombardia è dal lato dell’offerta dei servizi sanitari un ‘mercato’ o ‘quasi-mercato’, nel quale la competizione tra operatori pubblici e privati è stata ammessa affinchè migliorasse anzitutto l’efficienza del sistema di offerta pubblico, la scrivente Azienda ha la necessità di tutelare il proprio segreto commerciale relativo agli aspetti organizzativi, finanziari, di controllo di gestione in relazione alla combinazione di attività per specialità, regime e presidio ospedaliero”.

In soldoni, la salute è una merce e le informazioni per renderla profittevole me le tengo ben strette per non dare vantaggi alla concorrenza (privata), siamo all’opposto di quella sanità partecipata dal basso, che valuta conoscenze ed obiettivi, ancora tra i principi nominali della riforma sanitaria.

Un ulteriore frutto avvelenato del processo di privatizzazione della sanità lombarda.

Non basta quindi una difesa del pubblico ma una azione “riformatrice” profonda che parta dal pubblico per rinnovare i principi fondativi e gli obiettivi della riforma sanitaria del 1978.

Nello stesso tempo è indispensabile che quei dati che sono utili concretamente per poter disporre di una conoscenza della domanda di prestazioni nell’ambito più ampio della identificazione delle condizioni di salute delle popolazioni nei relativi territori siano messi a disposizione dal pubblico come dal privato (almeno in questo devono essere “paritari”).

L’assenza di un sistema di raccolta dei dati uniforme per tutti gli erogatori da parte di un garante quale dovrebbe essere l’ente pianificatore preminente per la sua funzione pubblica in tema di sanità e di salute, la regione Lombardia nel nostro caso, costituisce ancora una delle gravi carenze che accompagnano tuttora il processo di privatizzazione della sanità nella nostra regione.

a cura di Marco Caldiroli

Grazie per le visite!
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