venerdì 15 ottobre 2021

IL NEOLIBERISMO NON È FINITO, MA SI RAFFORZA: TORNA L’AUSTERITÀ

 

Il neoliberismo non è finito, ma si rafforza: torna l’austerità

Scenari. Il Def non utilizza le risorse per investire in assunzioni indispensabili per scuola, sanità, servizi pubblici, ricerca con ricadute positive su pil, entrate fiscali e riduzione del debito

Antonello Patta – da IL MANIFESTO del 15-10-2021

Il parlamento ratifica ancora una volta lo svuotamento del proprio ruolo approvando la risoluzione di maggioranza sulla nota di accompagnamento al Def, limitandosi a chiedere al governo generici impegni che non potranno essere assolti proprio in virtù del fatto che si è votato anche il rispetto delle compatibilità con gli obiettivi di finanza pubblica indicati nella Nadef 2021.

In essa il governo ha fissato la scelta di ridurre il deficit del 2021 dall’11,8% programmato, e accettato in sede europea, al 9,4%, 2,4 punti in meno che valgono circa 43 miliardi di mancate spese che si sarebbero potuti aggiungere ai 22 miliardi ora disponibili

SI È IN PRATICA deciso consapevolmente di mettere in competizione tra loro possibili destinazioni delle risorse, quali la rivalutazione delle pensioni in rapporto all’inflazione, un intervento più serio sulle bollette, il finanziamento del reddito di cittadinanza, la riforma delle pensioni, le spese per scuola, sanità e così via dicendo. Una scelta dunque che lascerà insoddisfatte molte aspettative che verranno messe a tacere col ritorno del refrain “I soldi non ci sono”.

Ma Draghi e il ministro delle finanze, oramai gli unici decisori delle politiche economiche del paese, non si sono fermati qui, ma sempre con il varo della Nadef (nota di adeguamento del decreto di economia e finanza) hanno ottenuto la ratifica della scelta, fatta col Def ad aprile, di fissare il deficit programmatico per il 2022 al 5,6%, un livello più basso di altri paesi europei col risultato di avere da un anno all’altro una riduzione delle risorse disponibili di circa 120 miliardi. Non si è voluto nemmeno tenerlo più alto come la Spagna che nel nostro caso avrebbe significato la disponibilità di ulteriori 36 miliardi.

Il governo in questo modo ha precostituito volutamente una condizione di scarsità delle risorse, che non era obbligata, e che determinerà una riduzione di spesa con conseguenze economiche e sociali gravissime, attuata senza che nel parlamento e sui media si siano alzate voci di dissenso nè dalla maggioranza né dall’opposizione.

AL CONTRARIO PARTITI al governo, giornali e tv a reti unificate sono così uniti nell’esaltazione enfatica di una ripresa economica e di un futuro di rilancio del paese resi possibili dalle qualità del presidente del consiglio da non valutare come avrebbero dovuto le conseguenze economiche negative leggibili lì nero su bianco nel documento votato: L’Italia nel 2023 avrà una crescita del Pil solo di 1,1% rispetto al 2019 anno prima della pandemia mentre nel mondo la crescita viaggerà a più 5,6% e in Europa intorno al +3% medio.

È impressionante che queste decisioni siano arrivate nonostante nel 2021 si sia potuto toccare con mano il fatto che il debito si riduce aumentando gli investimenti (non l’aveva detto anche Draghi?) e non come si è pervicacemente, e inutilmente fatto per decenni riducendo le spese. Grazie agli investimenti e alle spese apparentemente improduttive permesse da un deficit storico infatti nel 2021 si è avuta una crescita inattesa del 6% e il debito nazionale che nel documento di economia e finanza di aprile era stato previsto al 159, 8% si attesta nelle stime del governo di ottobre al 153,5%

Non è difficile immaginare gli effetti positivi sul debito e sulla crescita futura se si fossero spesi tutti i miliardi in più di risorse disponibili.

Allora perché il governo non ha approfittato dell’inedita possibilità di confermare l’indebitamento del 2021 all’11,8% previsto e ha perseguito l’obiettivo del 9,4% ottenuto per due terzi attraverso una riduzione netta delle spese rispetto a quanto previsto in aprile? Perché di nuovo riducendo anche il deficit previsto per il 2022 sono state sprecate occasioni importanti per rimettere l’Italia su un percorso che avrebbe allineato la crescita a livelli europei e avviato il paese sulla strada di un risanamento duraturo dei conti pubblici?

PERCHÉ NON SI SONO utilizzate le risorse per investire nelle assunzioni indispensabili per rilanciare la scuola, la sanità, i servizi pubblici, la ricerca che com’è noto hanno immediate ricadute positive sul pil e quindi sulle entrate fiscali accelerando ulteriormente la riduzione del debito?

E non si dica che la colpa è dell’Europa. Il nostro presidente del consiglio, acclamato come il successore della Merkel, avrebbe potuto benissimo convincere, dati alla mano i partners della possibilità di ridurre il debito mantenendo la spesa pubblica a livelli più alti, almeno quanto altri paesi europei.

LA VERITÀ È CHE SIAMO, in tutta evidenza, di fronte a una linea ben precisa di Draghi e di questo governo che hanno scelto consapevolmente di anticipare di un anno, dal 2022 al 2021 la riproposizione di politiche di austerità e poi proseguire sulla stessa via con la riduzione esagerata del deficit del 2024 fissato al 3% e non per esempio, come sarebbe stato possibile, al 5 o al 6%.

Ad aggravare il quadro dei conti pubblici futuri concorrono altre due scelte che vedono uniti i partiti al governo: in primo luogo un progetto di riforma fiscale che non solo non migliora, ma peggiora il sistema attuale, probabilmente spostando ancora una volta la distribuzione del carico fiscale a vantaggio delle aziende, dei ricchi e della speculazione immobiliare, si veda l’eliminazione dell’Irap, alla riforma del catasto, alla sottrazione alla base imponibile dell’Irpef di ricchezze soggette alle varie tasse piatte; in secondo luogo continua a esser negata qualsiasi intenzione di tassare le grandi ricchezze su qualsivoglia versante.

La spiegazione di tutto ciò pur tenendo conto anche dell’ideologia monetarista del banchiere Draghi, non può che essere trovata nella volontà di utilizzare l’argomento della scarsità di risorse a fini di disciplinamento sociale e di adeguamento di tutto il sistema ai principi dell’ordoliberismo.

TUTTE LE SCELTE del governo vanno in questa direzione: lo sblocco dei licenziamenti, la normalizzazione brunettiana della pubblica amministrazione, l’affidamento dell’Itavia a un discepolo di Marchionne, l’utilizzo dei fondi del recovery fund per ristrutturare il sistema produttivo aumentando la precarietà e il comando sul lavoro, la scelta di non intervenire positivamente su salari, occupazione e leggi della precarietà, il varo di una riforma sulla concorrenza destinata a privatizzare l’acqua e tutto ciò che di pubblico è rimasto, e si potrebbe continuare.

Si torna all’antico, si precostituisce artificialmente una condizione di risorse scarse, questa volta per responsabilità nazionale, per poi utilizzare a piene mani la narrazione che i soldi non ci sono al fine di mettere un freno alle rivendicazioni e alle lotte continuando così ad aprire spazi alle destre per alimentare la guerra tra poveri.

Antonello Patta – da IL MANIFESTO del 15-10-2021

domenica 10 ottobre 2021

PRC CON LA C.G.I.L. CONTRO OGNI FASCISMO!


 

mercoledì 6 ottobre 2021

ACERBO (PRC-SE): SE HA VINTO DRAGHI HA PERSO LA SINISTRA, FACCIAMO COME IN CALABRIA.


  

ACERBO (PRC-SE): SE HA VINTO DRAGHI HA PERSO LA SINISTRA, FACCIAMO COME IN CALABRIA

 

Per noi di Rifondazione Comunista che abbiamo cercato di costruire liste e coalizioni di alternativa ai due poli e ai partiti che sostengono il governo Draghi la sconfitta è netta.

Noi abbiamo perso ma non ha vinto la sinistra. Lo hanno spiegato Letta e Gualtieri chiarendo che ha vinto il governo Draghi. Non capiamo cosa abbia da festeggiare la sinistra che dice di essere all’opposizione del governo.

L’astensione è altissima, segno che nel paese c’è una questione democratica perché bipolarismo e neoliberismo escludono e non danno risposte. I media sono stati blindati, i candidati con molti soldi hanno un vantaggio comunicativo antidemocratico. La questione del finanziamento privato della politica è un’emergenza democratica.

Ringraziamo tutte le candidate e i candidati sindaci che hanno affrontato una sfida impari, invisibili sui media e alle prese con la frantumazione dei tanti partiti a sinistra del PD: Angelo d’Orsi, Paolo Berdini, Gabriele Mariani, Dora Palumbo, e tanti altri hanno innanzitutto dato voce a un’istanza politica che rischia di essere cancellata in questo paese, quella di una sinistra che sia tale e non una finzione come la transizione ecologica di Cingolani. I risultati anche a Torino col 2,5 o Milano con l’1,6 per noi sono deludenti anche se siamo riusciti in forme diverse a aggregare laddove altrove è risultato impossibile.

Ovunque noi abbiamo cercato di unire e non ci stancheremo di farlo. Non crediamo nelle divisioni identitarie tra supercomunisti ma nella convergenza tra diversi su obiettivi comuni. In Calabria, dove intorno alla candidatura De Magistris tutti i partiti di sinistra erano insieme a movimenti e cittadinanza attiva, si è conquistato un risultato storico come il 16,2% per un terzo polo in un’elezione regionale.

Non tutto è andato male. L’esperienza calabrese dimostra che è possibile costruire una proposta di alternativa popolare.

Invito Luigi De Magistris a mettersi a disposizione.

 

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

lunedì 27 settembre 2021

ORA ANCHE I CRUISE, GOVERNO DEL RIARMO

 


ORA ANCHE I CRUISE, GOVERNO DEL RIARMO

Negli anni ’80 con Berlinguer e Pio La Torre costruimmo un enorme movimento pacifista contro l’installazione dei missili Cruise a Comiso che veniva incoraggiato da Pertini contro Craxi. Ora li installeranno Draghi e il Pd. Non c’è freno al riarmo in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione.
In meno di un mese il governo Draghi ha confermato ufficialmente il proseguimento del programma F35, l’acquisto di 679 nuovi carri armati e la decisione di armare i propri droni. Ora la
notizia che la Marina militare intende imbarcare sul proprio naviglio, prima sui sommergibili poi anche sulle fregate, i missili Cruise in grado di colpire obiettivi nel raggio di oltre mille chilometri.
La chiamano “Naval Diplomacy”, e parlano chiaramente di presidio degli interessi nazionali nel così detto Mediterraneo allargato.


Hanno persino dismesso la retorica della “guerra umanitaria” che negli anni novanta e duemila è servita a mascherare la nostra belligeranza e farla digerire all’opinione pubblica.
L’Italia è un Paese che in ossequio alla Nato ed ai fatturati della propria industria bellica nazionale ha già accumulato pesantissime responsabilità guerra.
Non solo riduzione delle spese militari: in questa situazione si deve imporre un dibattito sul Modello di Difesa apertamente belligerante che l’Italia si è data, divoratore di risorse e guerrafondaio.

Il partito trasversale dei bombardieri, oggi brillantemente rappresentato dal governo Draghi, merita un’opposizione senza se e senza ma.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Gregorio Piccin, responsabile pace del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

ESTRAZIONE LOTTERRIA FESTA PRC MILANO

 

 

 

 

venerdì 17 settembre 2021

martedì 14 settembre 2021

BENTORNATI A SCUOLA

 


mercoledì 8 settembre 2021

G20 Salute, esisteva un’altra strada che non fosse affidarsi alla carità dei paesi ricchi-


 

G20 Salute, esisteva un’altra strada che non fosse affidarsi alla carità dei paesi ricchi

Paolo Ferrero*

I toni trionfalistici con cui il ministro Roberto Speranza ha annunciato il Patto di Roma, con cui si è concluso il G20 sulla Salute, costituiscono una dimostrazione lampante di malafede. Il vertice dei 20 ministri della Sanità ha ribadito l’impegno ad arrivare al 40% di vaccinazioni sul complesso della popolazione mondiale. Si tratta di un ottimo proposito visto che la situazione attuale vede la popolazione africana con una quota di vaccinazioni al di sotto del 2%.

Peccato che il vertice di Roma non abbia preso alcun impegno concreto su come realizzare l’obiettivo indicato, continuando a far affidamento sulla carità dei paesi ricchi per acquistare dalle multinazionali i vaccini per i paesi poveri. Il vertice romano del G20 ha quindi deciso di raggiungere gli obiettivi fissati perseguendo la stessa strada che fino ad ora non ha funzionato e ci ha portato in questo disastro di 4 milioni e mezzo di morti. È come se uno che voglia volare a New York invece di comprarsi un biglietto aereo si comprasse un aquilone. Quella individuata a Roma non è una strada difficile, è una strada impossibile e solo chi è in malafede può condannare a morte milioni di persone facendo finta di volerle salvare.

Esisteva un’altra strada che non fosse quella di affidarsi alla carità dei paesi ricchi? La strada per risolvere questo problema c’è, è semplice, ma è stata rifiutata dal vertice di Roma a partire dal governo italiano. La strada è quella della sospensione immediata dei brevetti sui vaccini, così come richiesto da tempo dai paesi del Sud del mondo. Questa proposta semplicissima non è stata bloccata dai cinesi o dal governo statunitense o dai talebani, ma dall’Unione Europea e dal governo italiano: siamo proprio noi i cattivi che per difendere i profitti miliardari di big pharma condanniamo a morte milioni di persone tra cui noi stessi.

Il punto non è che i paesi occidentali non sono abbastanza caritatevoli nei confronti di quelli poveri. Il punto è che il brevetto sui vaccini determina da un lato un prezzo dei vaccini altissimo e dall’altra un restringimento della produzione degli stessi. In altre parole sospendere i brevetti ad aziende che hanno già fatto profitti miliardari sui vaccini sin qui prodotti, permetterebbe di abbattere i costi e di togliere i vincoli alla produzione, allargandola quanto basta. Il problema della produzione dei vaccini non è tecnico o tecnologico ma politico: i politici europei che rispondono alle banche e alle multinazionali, in Italia dal Partito democratico alla Lega, da Forza Italia ai 5 stelle, non vogliono disturbare il manovratore. A scanso di equivoci anche Fratelli d’Italia in sede europea si è pronunciata contro la sospensione dei brevetti sui vaccini…

Si badi che questo non è solo un problema per chi vive nei paesi del Sud ma anche per noi che viviamo in Italia. Non c’è l’immunità di gregge in un paese solo ed è inutile parlare di terze o di quarte dosi – come sta avvenendo in Israele – se non si permette l’accesso al vaccino al complesso della popolazione mondiale. Basti pensare al nome che è stato dato ad alcune varianti per avere chiaro che se non è combattuta ovunque, la sindemia si riproduce mutata in altri paesi, selezionando un virus sempre più aggressivo. Il primo passo per combattere efficacemente la sindemia del Covid è quindi evitare di farsi prendere in giro da un governo che mentre ci fa litigare sul green pass non persegue una effettiva efficacia dei vaccini. Per questo è decisivo battersi contro i brevetti sui vaccini: perché è l’unica strada per rendere veramente efficaci i vaccini.

*Vice presidente del Partito della Sinistra Europea, da il Fatto quotidiano

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