sabato 3 luglio 2021

SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI, NESSUN MIRACOLO E I VERI VINCITORI

 

Sblocco dei licenziamenti, nessun miracolo e i veri vincitori

Imprese/Lavoro. Ma bilancia non è a favore delle organizzazioni dei lavoratori. E la «raccomandazione» è paragonabile alla «moral suasion» dagli esiti sempre insoddisfacenti

Da “IL MANIFESTO” del 3 luglio 2021 di Alfonso Gianni

Dunque Draghi avrebbe compiuto un miracolo. Così potrebbe sembrare a giudicare dalla pletora di lodi che gli cascano sul capo, provenienti da parti che dovrebbero essere opposte, almeno sul tema dei licenziamenti, che per gli uni, i padroni, sono l’implementazione più potente del loro potere di comando, per gli altri, i lavoratori, una questione di sopravvivenza. Specialmente dentro una crisi che li ha decimati e impoveriti.

Ma chi non crede ai miracoli dovrebbe porsi seriamente la domanda su chi è uscito vincente da quelle sette righe e mezzo che costituiscono l’avviso comune firmato da governo e sindacati, con l’intervento determinante della Confindustria. Il più enfatico nel celebrare “l’abilità e la fermezza dimostrata dal presidente Draghi” è senz’altro Carlo Bonomi.

Ma il capo di Confindustria non si ferma lì. Va ben oltre. Ascrive alla sua organizzazione il merito di tornare a quello che quest’ultima aveva chiesto a settembre, “un grande Patto per l’Italia”, tale da potersi configurare come “una visione sul futuro” e nell’immediato condizionare il contenuto del testo governativo più volte annunciato sulla riforma degli ammortizzatori sociali.

Anche i dirigenti sindacali cantano vittoria. Un poco più sobriamente la Cgil che comunque ascrive il merito del “passo in avanti” alla mobilitazione dei lavoratori indetta precedentemente e all’unità tra le confederazioni sindacali. Tema su cui si allinea anche la Uil. Mentre la Cisl vede la ridiscesa in campo della concertazione. Argomento su cui insiste anche Enrico Letta. Quindi tutti vincitori? Non è così e purtroppo la bilancia non pende dalla parte delle organizzazioni dei lavoratori. Come si ricorderà la vicenda era entrata nel vivo quando il ministro Orlando aveva minacciato addirittura le dimissioni peraltro senza essere sostenuto dal suo stesso partito e perciò subito rientrate.

Dal Consiglio dei Ministri era uscita una soluzione che presentava per il padronato un’alternativa dove esso era vincente in entrambi i casi. O utilizzare la cassa integrazione ordinaria in modo gratuito, oppure licenziare senza l’intervento della Cig. La cosa non poteva essere digerita dai sindacati. Da qui il ricorso a manifestazioni in tre capoluoghi e la richiesta pressante di un incontro a Palazzo Chigi. Quell’incontro durato sette ore si è concluso però con un testo, la cui natura giuridica è alquanto incerta, entro il quale la parola introdotta per volere confindustriale ne spostava il senso verso la direzione decantata da Bonomi.


Non bisogna essere dei principi del foro per capire che un conto è un impegno a utilizzare strumenti alternativi ai licenziamenti, peraltro da definirsi in buona parte in un futuro decreto-legge, un altro è l’impegno a “raccomandare” un simile utilizzo.
La soluzione, già non fortissima nel primo caso, perde di ogni forza cogente nella versione finale. Alla fine delle votazioni, solitamente di conversione di decreti-legge, i governi assumono come “raccomandazione” gli ordini del giorno presentati, liberandosi così di noiose votazioni e di qualunque impegno a rispettarli.

Nel migliore dei casi si può avvicinare il significato della “raccomandazione” a quello della moral suasion, i cui esiti, anche quando è stata agita da Presidenti della Repubblica, sono sempre stati meno che insoddisfacenti. In ogni caso in quelle sette righe non si prevede alcuna forma di sanzione, persino difficile da immaginare, nel caso che la raccomandazione non venga accolta. Una cosa è certa: con quel testo i licenziamenti non sono scongiurati e ci vorrà un conflitto ben maggiore e più esteso di quello finora messo in atto se si vorrà evitare il disastro sociale. Tanto più che l’offensiva di Confindustria non si ferma qui. Purtroppo le parole di Bonomi non sono pronunciate a caso.

Il nesso che stabiliscono tra quell’avviso comune e la riforma degli ammortizzatori sociali è che in questa ultima, secondo Confindustria, non vi dovrà essere alcun obbligo reale e sanzionabile di usare gli ammortizzatori sociali come alternativi ai licenziamenti in nome di quell’avviso comune – promosso così quasi al livello di nuova fonte legislativa – “dove si parla di principi condivisi” per realizzare quella riforma. Anzi, stando a quanto riferiva ieri il fedele Sole24 Ore, Bonomi vuole rovesciare il rapporto fra uso degli ammortizzatori e cessazione del rapporto di lavoro, dal momento che considera “l’avviso comune … che non c’era la necessità di un blocco [dei licenziamenti] dal momento che si hanno a disposizione tutti gli strumenti, soprattutto la possibilità di 52 ore di cassa integrazione”.


Un mondo rovesciato, dove la Cig non è più al servizio del superamento di momentanee difficoltà di mercato o di processi di ristrutturazione e di tutela della continuità del rapporto di lavoro, ma il suo contrario, ovvero il mantenimento della possibilità di licenziare. La Confindustria non intende limitarsi, come ha fatto, alla telefonata al tavolo governo-sindacati per suggerire la formulazione finale dell’avviso comune, ma vuole fare irruzione, almeno metaforicamente, nella sala del Consiglio dei ministri dettando le linee del provvedimento governativo. E così intende lo stesso Pnrr, ove la “partnership pubblico-privato” diventa il riempimento del primo con gli interessi e i progetti del secondo. Se non si vuole il peggio, i tempi sono maturi per l’apertura di un conflitto generale.

martedì 22 giugno 2021

NO ALLE PRIVATIZZAZIONI! SE 10 ANNI VI SEMBRAN POCHI!

Beni comuni, acqua e nucleare: indietro non si torna!


A 10 anni dal referendum, no alle privatizzazioni, per un Recovery Plan dei diritti e per un futuro ecocompatibile

10 anni fa una coalizione ampia e determinata ha sancito una vittoria storica nel nostro Paese: con 27 milioni di Sì ai referendum su acqua, servizi pubblici e nucleare abbiamo costretto ad un passo indietro chi per decenni ha imposto privatizzazioni e estrattivismo.


10 anni dopo, in piena pandemia, quella vittoria basata sulla difesa dei beni comuni e sull’affermazione dei diritti di tutt? sui profitti di pochi, ha un significato ancora più attuale.

Da dicembre 2020 l’acqua, al pari di una qualsiasi altra merce, è stata quotata in Borsa. Un passaggio epocale che apre alla speculazione dei grandi capitali e alla emarginazione di territori, popolazioni e costituisce una grave minaccia ai diritti umani fondamentali.
Inoltre, la cosiddetta “riforma” del settore idrico contenuta nel Recovery Plan, così come aggiornato dal governo Draghi, punta ad un sostanziale obbligo alla privatizzazione, in particolare nel Mezzogiorno.
L’attuale versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza risulta in “perfetta” continuità con l’azione dei governi precedenti tesa a disconoscere e tentare di cancellare l’esito referendario: un ulteriore incentivo verso la gestione mercantile dei beni comuni, un evidente vulnus democratico per il mancato rispetto della volontà popolare.
E’ una risposta del tutto errata alla crisi sindemica, riproponendo le stesse ricette che hanno contribuito a crearla.


La crisi ecosistemica, climatica, economica, sociale e l’emergenza sanitaria impongono una radicale inversione di rotta che metta al centro la tutela dei beni comuni in quanto elementi fondanti le comunità e la società, che garantisca una reale transizione ecologica, un’efficace azione di contrasto ai cambiamenti climatici e una fuoriuscita dai combustibili fossili e che garantisca a tutt? i diritti fondamentali, a partire dal diritto all’accesso all’acqua, dal diritto alla salute, dal diritto ad un ambiente salubre, dal diritto ad un lavoro sicuro e non precario, dal diritto alla casa per uscire finalmente dall’emergenza abitativa.


Oggi più di ieri è importante riaffermare il valore universale dell’acqua come bene comune e la necessità di una sua gestione pubblica e partecipativa come argine alla messa sul mercato dei nostri territori e delle nostre vite, contrastare il rilancio dei processi di privatizzazione attuato mediante il PNRR e le riforme che lo accompagneranno.


Chiediamo di completare con il “deposito nazionale” il recesso da ciclo nucleare risolvendo in modo razionale e partecipato con le comunità locali l’eredità radioattiva di una stagione infausta.
Denunciamo l’ipotesi di rilancio del nucleare sotto ogni forma sia per la produzione di energia elettrica che della filiera dell’ idrogeno.
Continuiamo a batterci contro il nucleare civile e militare in ogni sede europea e internazionale.

Per rilanciare con forza e rimettere al centro del dibattito pubblico i temi paradigmatici e fortemente attuali emersi dalla campagna referendaria di 10 anni fa è stata organizzata un grande mobilitazione che si sviluppa tanto a livello locale quanto a livello nazionale secondo il seguente schema.

Promuove:
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua


Aderiscono:
ISDE Italia – Medici per l’Ambiente; Associazione Costituzione Beni Comuni di Milano; WWF Italia; Movimento Consumatori; Medicina Democratica Onlus; CCA dbr Coordinamento dei Comitati e delle associazioni per la depurazione, le bonifiche e la ripubblicizzazione del servizio idrico di Massa Carrara; Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana Aps; Partito della Rifondazione Comunista; Giuristi Democratici; Associazione Laudato Sì; ARCI; Unione Sindacale di Base – USB; Legambiente; Movimento per il diritto all’abitare


 



ABOLIRE IL CONCORDATO - APPROVARE IL DDL ZAN


 

ACERBO (PRC-SE): DDL ZAN, ABOLIRE IL CONCORDATO

Il ddl Zan ha una qualità in più: ricordarci che c’è un concordato da abolire. Il Vaticano con la nota del cardinale Gallagher contro il Ddl Zan ci ricorda che andrebbe finalmente abolito il Concordato.
L’unico articolo della Costituzione che pare sia intoccabile è proprio quello più obsoleto e figlio di un contesto storico superato. I neoliberisti hanno manomesso molte parti della Costituzione ma non essendo liberali si sono sempre guardati dal toccare l’articolo 7 che andrebbe abrogato non solo per ragioni di risparmio (costa 6,5 miliardi l’anno) ma perché “quel cappello dell’articolo 7 impedisce all’Italia di essere un Paese laico”. Sono parole di Lidia Menapace che spiegava: “Dei Concordati non c’è più bisogno dopo il Concilio Vaticano II, sono un relitto del passato. (…) il Concordato è davvero una pecca in una Costituzione peraltro assai bella”.

Il parlamento della Repubblica difenda i principi di laicità dello stato e approvi il ddl Zan. Se si dava retta al Vaticano non ci sarebbe neanche il divorzio e l’aborto.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista

venerdì 21 maggio 2021

MOZIONE PRESENTATA DAL P.R.C.-S.E. APPROVATA ALL’UNANIMITA’ DAL CONSIGLIO COMUNALE DEL 20 MAGGIO 2021 – TOGLIERE I BREVETTI!


 








NOI SIAMO 7,8 MILIARDI VOI LO 0,1%. DRAGHI CON CHI STA?

 


Noi siamo 7,8 miliardi voi lo 0,1%. Draghi con chi sta?

Vaccini. Approvato l’emendamento del Gruppo della Sinistra al Parlamento Europeo per una moratoria sui brevetti

Da “IL MANIFESTO” - Vittorio Agnoletto

Se il 24 -25 maggio nel Consiglio Europeo i governi concorderanno con la Commissione di non sostenere la proposta di moratoria nel consiglio Trips, non solo diventeranno corresponsabili delle future morti quotidiane provocate dall’epidemia, ma porteranno un ulteriore durissimo colpo alla credibilità delle istituzioni europee, su un tema sul quale, secondo le ricerche realizzate da Oxfam e da Emergency, tra il 70 e l’80% dei cittadini europei concorda con quanto votato dal Parlamento Europeo.

Le bozze della risoluzione che concluderà oggi il Global Health Summit per ora non contengono alcun riferimento alla moratoria e le autorità stanno recitando un inverecondo balletto di dichiarazioni per mascherare la loro subalternità agli interessi di Big Pharma. Parlano: di favorire le «licenze volontarie» che altro non sono che gli accordi commerciali tra aziende, dove chi detiene i brevetti decide a chi e a quali condizioni permettere di produrre i vaccini; di costruire nuovi siti di produzione di vaccini in Africa, facendo finta di non sapere che quel continente oggi importa il 99% delle dosi e che un simile programma richiederebbe enormi risorse e tempi lunghi non compatibili con la pandemia; di garantire aiuti economici (a fondo perso o come prestito, non è chiaro) da parte delle istituzioni bancarie europee ai Paesi più poveri per favorire l’acquisto di vaccini, producendo così un ulteriore dipendenza neo coloniale o, nel migliore dei casi, scambiando i diritti con la carità.

L’Italia come presidente del G20 avrebbe potuto svolgere un ruolo importante, indicare una strada a fianco degli oltre 100 Paesi che sostengono la moratoria; nulla di tutto questo, tante dichiarazioni in libertà, nessun atto concreto.

Stucchevole la polemica agitata dalla Commissione Europea sulle esportazioni dei vaccini che sarebbero state realizzate in modo massiccio dall’Ue, dimenticandosi di dire che gran parte di quelle esportazioni non sono state realizzate dalle istituzioni europee ma dalle multinazionali con sede in Europa verso Paesi come Uk, Usa e Canada che le hanno pagate a caro prezzo. Diventa quindi ancora più importante sostenere e firmare l’Iniziativa dei Cittadini Europei «Diritto alla cura. Nessun profitto sulla pandemia» (www.noprofitonpandemic.eu/it).

False le dichiarazioni di chi dice che sospendendo i brevetti non cambierebbe nulla (ma allora perché si oppongono?) perché mancano le capacità tecnologiche; la stessa direttrice generale del Wto, Ngozi Okonjo-Iweala, ha dovuto riconoscere che «c’è una capacità produttiva non utilizzata in diversi Paesi, penso a Pakistan, Bangladesh, Indonesia, Thailandia, Senegal, Sudafrica», salvo poi limitarsi a dire che «gli Stati devono lavorare con i produttori per espandere la produzione».

Lo scontro in atto è globale, poche volte nella Storia recente è stata così evidente la contrapposizione tra il destino dell’umanità e gli interessi di una piccola minoranza. Nel 2001 a Genova e a Porto Alegre dicevamo: «Noi 6 miliardi voi G8»; nel 2011 a New York: «Noi siamo il 99% voi l’1%». Oggi, nel 2021: «Noi siamo 7,8 miliardi voi lo 0,1%».


giovedì 6 maggio 2021

A VIMODRONE DOMENICA 9 MAGGIO 2021 DALLE 10 ALLE 12 PUOI VENIRE A FIRMARE PER TOGLIERE I BREVETTI!

 

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea di Vimodrone

 Una presa di posizione che antepone la salute delle persone e la solidarietà al profitto.

Consapevoli che per uscire dalla pandemia occorre vaccinare la maggioranza della popolazione mondiale e che per arrivare a quell'obiettivo occorre che il vaccino sia disponibile a tutti compresi i Paesi cosiddetti “in via di sviluppo”, privi di tutele a garanzia dei diritti fondamentali, come quello alla salute. 

Firma subito l'iniziativa dei cittadini europei sul sito www.noprofitonpandemic.eu.

Oppure vieni a firmare in piazza il 9 maggio 2021 dalle 10 alle 12















MOZIONE DEL P.R.C. - S.E. PER LO STOP AI BREVETTI SUI VACCINI ANTI COVID-19

 

 

A:    Sig.ra Paola GALLAROTTI

Presidente Consiglio Comunale

di Vimodrone (MI)

e p.c.   - Tutte/i Consiglieri di Vimodrone

- Cittadine/i di Vimodrone

 

MOZIONE:

 stop ai brevetti sui vaccini anti Covid-19.

 

Premesso che:

a)   i mezzi attualmente impiegati per fermare la terribile pandemia in corso sono del tutto inadeguati e i dati del contagio si fanno più allarmanti, a causa anche delle varianti del virus, mettendo a rischio la vita e procrastinando la possibilità di vedere una via d’uscita dai problemi economici e sociali causati dal confinamento;

b)  ingenti finanziamenti pubblici sono stati già erogati alle aziende produttrici per lo sviluppo e la produzione su larga scala di vaccini;

c)   Papa Francesco ha detto che sulla risposta solidale, globale e solidaristica si gioca la capacità di pensare ad un’idea diversa e migliore della stessa umanità. Il Papa ha infatti parlato di bloccare il “virus dell’individualismo radicale”;

 Considerando che:

d)  agli Enti locali compete la responsabilità di dare risposte adeguate ai cittadini in difficoltà;

e)   è convinzione riconosciuta che solo con una campagna vaccinale di massa della popolazione portata a termine in tempi brevi potrà permetterci di superare questa fase drammatica – la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale – evitando che il prolungamento della pandemia determini ulteriori morti e aggravi oltremodo le conseguenze economiche e sociali già critiche.

 ./..

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 Atteso che:

f)    le multinazionali del farmaco hanno ridotto unilateralmente le forniture di vaccini per dirottarle al miglior offerente potendolo fare in virtù della detenzione dei brevetti e di contratti di fornitura capestro sottoscritti in sede europea anche dal nostro paese, privi delle dovute penali in caso di inottemperanza;

g)  anche le regole del WTO (organizzazione mondiale del commercio) prevedono la possibilità di sospendere i brevetti in caso di gravi crisi sanitarie ed economiche.

 Tenuto infine conto che per sconfiggere definitivamente il Covid-19 è indispensabile che il virus venga debellato anche in quei Paesi poveri, circa 100, che non potrebbero accedere ai vaccini senza l’eliminazione dei brevetti che consentirebbe di produrli in autonomia a prezzi infinitamente più bassi.

 Tutto ciò premesso

 IL CONSIGLIO COMUNALE

IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE

A sollecitare il Presidente della Repubblica e il Governo italiano:

1)     a battersi nelle sedi internazionali perché la richiesta dei Paesi poveri di sospendere i brevetti sui vaccini, respinta dall’Europa, venga finalmente accolta;

2)     a colmare i gravi ritardi al fine di rendere possibile, anche tramite l’intervento pubblico diretto, una produzione nazionale dei vaccini in tempi rapidi e nelle quantità indispensabili per fermare la pandemia.

 Cordiali saluti.

 Marco MESSINEO

 Aurelio LAMORTE



 Gruppo Consiliare


RIFONDAZIONE COMUNISTA – SINISTRA EUROPEA

 


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