RISPONDIAMO CON LE RIVENDICAZIONI
DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI
Siamo di fronte ad una vera e propria guerra sociale e sanitaria contro lavoratori e lavoratrici, proprio coloro che hanno creato e creano la vera ricchezza sostenendo il sistema di produzione, distribuzione e vendita di beni e servizi, mentre Confindustria chiede a gran voce la fine del blocco dei licenziamenti che già in questi mesi hanno colpito la fascia di precarietà e principalmente giovani e donne.
Il nuovo “Decreto sostegni” si pone sulla scia di quelli precedenti destinando, 2/3 dei 32 miliardi stanziati, alle imprese, mentre gli istituti di sostegno reddituale per i lavoratori rimangono insufficienti e parziali. E’ urgente aumentare l’assegno unico estendendolo a tutti i lavoratori.
Prima che sia troppo tardi occorre aprire una nuova stagione di mobilitazioni sociali prospettare una piattaforma di rivendicazioni che risponda alle esigenze dei lavoratori, delle lavoratrici e pensionate/i. Facciamo sei proposte di lotta:
1) Rivoluzionare il sistema degli ammortizzatori sociali, garantendo la continuità di reddito e salario: abbiamo bisogno di una cassa integrazione universale, semplice e trasparente, verificabile da parte dei lavoratori e che garantisca effettivamente almeno l’80% delle retribuzioni. Bisogna riformare la Naspi estendendo il periodo di erogazione e importo economico. Bisogna introdurre redditi e salari garantiti di almeno 1000 € per non lasciare nessuno nella povertà e combattere la precarietà.
2) Blocco dei licenziamenti economici fino a fine anno esteso per tutte le categorie di lavoratori, sia dell’industria che dei servizi. Ridurre l’orario di lavoro a 32 ore a parità di salario, per combattere la disoccupazione ed i part-time involontari. Stabilizzare i contratti precari.
3) Investire le risorse disponibili in progetti di rilancio strutturale della sanità pubblica (assunzioni personale sanitario, rinnovo dei CCNL, e applicazione di quello pubblico anche alle strutture convenzionate internalizzazione degli appalti, rilancio della prevenzione territoriale); per la garanzia statale su occupazione, salari e condizioni nelle aziende che chiudono/ristrutturano; per la messa in sicurezza del territorio.
4) Ridurre fortemente il peso del prelievo fiscale nelle buste paga dei dipendenti per un aumento degli stipendi, aumentare la progressività sui redditi alti. Basta regalie fiscali alle aziende o bonus pagati con i tagli ai servizi sociali. Seria lotta all’evasione fiscale e introduzione della patrimoniale sulle grandi ricchezze. Riduzione delle spese militari a favore della spesa sociale.
5) Protocolli anti contagio chiari e vincolanti in azienda per lavorare o riaprire in sicurezza: costituire in ogni luogo di lavoro commissioni per la salute e sicurezza con i rappresentanti eletti democraticamente dai lavoratori per revisionare i DVR e monitorare la corretta fornitura e utilizzazione dei Dispositivi di protezione (DPI), gli infortuni, le operazioni di sanificazione e di formazione retribuita dei lavoratori; maggiori risorse per gli organi ispettivi dell’ATS.
NO all’accordo Confindustria Governo sindacati per la vaccinazione nei luoghi di lavoro
6) Controllo dei lavoratori nei luoghi di lavoro: basta all’autoritarismo delle aziende. Riattribuire i diritti di contrattazione ai lavoratori a partire da una legge democratica sulla rappresentanza sindacale.
Tutte le contraddizioni di questo sistema sono esplose con l’emergenza sanitaria provocata dal COVID-19 e a poco più di un anno dal paziente uno e dall'esplodere della pandemia siamo ancora in piena emergenza, mentre chi ne sta facendo veramente le spese sono i lavoratori e le lavoratrici, soprattutto quelli e quelle con contratti precari e ultra flessibili che inondano la città nei viali dello shopping, nelle aziende di servizi, nei centri commerciali, che si sono trovati da subito senza protezioni forti. Lo stato ha regalato 400 miliardi di euro per prestiti alle imprese, di fatto garantiti dalle tasse dei contribuenti, cioè soprattutto lavoratori e lavoratrici dipendenti e pensionati; i cassaintegrati e le cassaintegrate subiranno hanno subito perdite reddituali anche di quasi la metà del loro salario normale, con ritardi nei pagamenti di quella in deroga ingiustificabili, agli sfruttati e alle sfruttate con “false partite iva” quando è andata "bene" è stato riconosciuto un misero bonus di 600 €, e gran parte dei lavoratori e delle lavoratrici con contratti precari sono rimasti senza lavoro e senza un reddito certo. le file di persone di tutte le età e provenienza per ricevere un pasto caldo hanno fintamente scandalizzato chi continua a far finta di non vedere la drammaticità della situazione a Milano, tornata alla situazione occupazionale del 2014 e senza nessuna prospettiva politica nel merito.
E’ questo il risultato di un sistema unicamente incentrato sul profitto privato e non sul benessere collettivo: non è un caso che, poco prima dello scoppio dell’emergenza, Giunta Regionale e Comunale stessero organizzando lo smantellamento degli Ospedali San Carlo e San Paolo, per accorparli in un’unica struttura con la perdita di circa 500 posti letto, per far spazio a nuovi progetti di speculazione edilizia privata.
La Lombardia e Milano sono stati duramente colpiti dalla pandemia, con più di 30.000 morti per Covid, con le situazioni vergognose riscontrate nelle RSA, e oggi con la campagna vaccinale che ancora una volta dimostra, nonostante il cambio di volto all'assessorato lombardo, con il sacrificio di Gallera e il rientro sulla scena politica di Letizia Moratti, che si privilegia sempre e solo il profitto.
Il cambio di governo, con il passaggio ai "migliori" e sotto il controllo di Mario Draghi, ha sancito definitivamente la direzione delle scelte politiche. Le modalità con cui viene gestita la campagna vaccinale, la guida data a un generale, le continue mancanze, che ancora una volta nella nostra Regione sono state eclatanti, l'assegnazione di ministeri chiave, come quello della Transizione ecologica, a figure come Cingolani, il governo del grande accordo, anticipano e ci fanno prevedere come saranno gestiti gli enormi fondi in arrivo con il Recovery Fund.
E qui da noi il problema era il modello della Milano città vetrina del consumismo sfrenato, della sanità privata, della mercificazione dei beni comuni e dei servizi pubblici, dell’inquinamento ogni giorno al di sopra delle soglie tollerabili, degli sgomberi militarizzati dei quartieri popolari, di un trasporto locale oggetto di speculazione privata, dello sfruttamento delle persone migranti per ottenere manodopera a basso prezzo con il ricatto del permesso di soggiorno.
- un REDDITO GARANTITO PER TUTTI E TUTTE: un unico ammortizzatore sociale che copra il 100% degli stipendi; un reddito di base permanente, di almeno 1000 € netti, per tutelare precari/e e disoccupati/e anche dopo il Coronavirus.
Occorre poi liberare tempi di vita dal giogo del lavoro, lavorando meno e tutti, a partire dall'assunzione di un milione di dipendenti pubblici tra sanita, scuola ed enti locali, per garantire un servizio pubblico degno di questo nome a chiunque.
Basta con accordi con governi di Paesi terzi - colpevoli anche di crimini contro l'umanità - per il rimpatrio di persone straniere, e chiusura dei Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR) dislocati in tutto il territorio italiano;
Ius soli, cittadinanza a tutti i bambini nati e/o cresciuti in Italia da genitori stranieri che studiano nelle scuole del paese (sono circa sei milioni di minori in Italia che non hanno la cittadinanza Italiana).
Chiediamo sicurezza sanitaria in ogni plesso scolastico, attraverso il ripristino delle vecchie infermerie, test e tracciamenti, protocolli sanitari chiari e tradotti anche per le comunità migrante.
Chiediamo investimenti sull'edilizia scolastica, sulla messa in ruolo dei docenti precari che a settembre, a fronte dei nuovi pensionamenti, saranno più di 300.000
Chiediamo insomma che venga messa in atto una politica complessiva che faccia ricorso non solo al Recovery Fund, trattandosi appunto di una questione di priorità.
Si Cobas
Adl Varese
Adl Cobas Lombardia
Slai Cobas
Sial Cobas
USI-CIT Milano
Non Una Di Meno - Milano
Coordinamento Spettacolo Lombardia
Partito della Rifondazione Comunista
Partito Comunista dei Lavoratori sezione di Milano
Mai più Lager - No ai Cpr
Associazione AccoglierSi
FGC
Collettivo Kascavìt
Priorità alla Scuola - Milano
Cantiere Milano
Brigata Lena-Modotti
Lotta Continua
Brigata Operaia
Our Voice
Federazione Anarchica - Milano
Sinistra Anticapitalista
Camera del Non lavoro
Brigata Sanitaria Soccorso Rosso
LUMe
Parallelo Palestina
Gap Giambellino
Controtempi
Comitato di difesa della Sanità Pubblica/ Milano città metropolitana del sud/ovest
Amal
Associazioni palestinesi in Italia
Coordinamento delle Comunità Palestinesi in Italia
Oltre il Mare
Parallelo Palestina
Psychologists for Human Rights
Salaam Ragazzi dell'Olivo
Vento di Terra
Cascina Torchiera
Disabili Pirata
Assopace Palestina
CARC
Movimento BDS
Csa Baraonda
Porti Aperti Milano
Partito Comunista Italiano












