domenica 5 aprile 2020
giovedì 2 aprile 2020
SE N’È ANDATO MANOLIS GLEZOS
Se n’è andato Manolis Glezos
di Argiris
Panagopoulos
Per Charles
de Gaulle era “il primo partigiano dell’Europa”. Per noi era semplicemente
Manolis, il nostro amico e compagno di sempre nei tempi buoni e sopratutto
difficili.
Se n’è
andato oggi Manolis Glezos, il nostro eroe della Resistenza e di tutte le lotte
per la democrazia in Grecia.
Aveva amato
cosi tanto il nostro paese e la sua gente da fare 16 anni di prigione e di
confino e passare per ben 28 volte dalle aule dei tribunali di tutti i generi,
civili o militari.
Manolis
aveva 97 anni. Il suo fratello Nikos è stato fucilato il maggio del 1943
insieme con altri 91 compagni dai tedeschi.
“Coraggioso,
dritto, combattente fino all’ultimo giorno, Manolis Glezos è arrivato alla fine
di un eccezionale percorso. La Grecia, la Repubblica e la democrazia, la
giustizia sociale, hanno perso un grande combattente della prima linea”, ha
scritto Alexis Tsipras.
Manolis era
nato il 3 settembre del 1922 a Naxos nelle Cicladi. Insieme con Lakis Santas la
notte tra il 30 e il 31 maggio del 1941 hanno buttato giù dall’Acropoli la
bandiera degli occupanti nazisti con la croce uncinata.
Partecipa
alla Resistenza. Viene arrestato dai tedeschi il febbraio del 1942 e dalle
torture si ammala di una forte tubercolosi e per questo viene liberato in fin
di vita.
L’aprile del 1943 viene arrestato dai carabinieri e sei mesi dopo la
sua nuova liberazione, il febbraio del 1944, viene arrestato dai
collaborazionisti dai carabinieri, ma riesce a evadere nel settembre del 1944.
Era stato
direttore del giornale del Partito comunista KKE “Risospastis” e più tardi del
giornale di Unione Democratica di Sinistra EDA “Avgi”.
Manolis è
stato condannato a morte 3 volte ed è stato incarcerato per tantissimi anni per
uscire definitamente dal carcere con la amnistia generale della giunta dei
colonnelli nel 1971.
Nell’ottobre
del 1948 è stato condannato per prima volta a morte per “delitto” attraverso la
stampa. Una seconda condanna era arrivata il marzo del 1949, ma le proteste
internazionale e quelle in Grecia salvarono la vita di Manolis.
Picasso,
Sartre, De Gaulle, Camus e tante altre personalità hanno salvato due volte
Manolis e alcuni dei suoi compagni dai plotoni di esecuzione che lavoravano a
pieno ritmo per anni durante e dopo la guerra civile.
Manolis è
stato eletto deputato della Unione Democratica di Sinistra EDA, ma il governo
negava la sua liberazione e l’immunità parlamentare. Dopo 12 giorni di sciopero
della fame per scarcerare i 10 deputati di EDA chiusi nelle carceri o confinati
nelle isole Manolis esce dal carcere. Nel dicembre del 1956 Manolis diventa
direttore di “Avgi”.
Nel 1956 è
stato arrestato per spionaggio a favore dell’URSS, perché aveva incontrato il
segretario del KKE che era entrato clandestinamente in Grecia. Il tribunale
speciale militare, perché Glezos non meritava in tribunale ordinario, alla fine
lo condannava a 8 anni di carcere, 4 anni di confino e alla perdita dei suoi
diritti civili per 8 anni.
I suoi
compaesani di Apiranthos di Naxos presentarono un appello per la sua
liberazione. Lo firmarono tutti, i suoi compagni e i suoi nemici.
Nel 1961 è
stato rieletto deputato di di EDA ma rimane in prigione. Alla fine e grazie
alle pressioni internazionali nell’anniversario del suo compleanno il dicembre
del 1962 fu scarcerato con un decreto reale.
Il 21 aprile
del 1967 Manolis viene arrestato con la sua famiglia dalla giunta dei
colonnelli per fare il solito giro delle carceri e delle… isole. Con la
amnistia generale del 1971 Manolis è uscito definitivamente dal carcere.
Nel 1968
però Manolis confinato dai colonnelli condanna l’invasione dei sovietici a
Praga e si schiera con la Primavera contro gli odiosi carri armati.
Dopo la
dittatura ha cercato di far rivivere EDA e nelle elezioni del 1981 e del 1985 è
stato eletto deputato con le liste di PASOK, e nel 1985 è stato eletto
eurodeputato del PASOK.
Nell’aprile
del 1999 partecipa a Belgrado con la missione di AEK mentre cadevano le bombe
della NATO.
Nel 2002 si
candida con Synaspismos e il 2004 con SYRIZA. Nel 2010 un celerino gli ha
spruzzato peperoncino e altre sostanze chimiche ed è stato ricoverato con
problemi respiratori scatenando l’ira di centinaia di migliaia di persone che
erano sulla piazza Syntagma quando per un momento si era sparsa la voce che
avevano ucciso Manolis.
Nelle
elezioni per il parlamento europeo è stato eletto eurodeputato di SYRIZA con
438.000 voti, il massimo di preferenze che ha avuto un politico in Grecia. un
anno dopo si era dimesso come aveva premesso dall’inizio.
Il settembre
del 2015 è stato candidato con la Unità popolare avendo denunciato il
memorandum che aveva firmato Alexis Tsipras il luglio dello stesso anno, ma
poco dopo è uscito da Unità popolare.
Durante
questi anni non sono mancate le critiche di Glezos verso SYRIZA, anche se erano
molto ammorbidite. Per ultimo è stato contro l’accordo con la FYROM che è stata
rinominata Nord Macedonia.
Ηa
pubblicato 16 libri.
domenica 29 marzo 2020
martedì 3 marzo 2020
IL 29 MARZO 2020 AL REFERENDUM VOTIAMO NO!
Russo Spena:
Votiamo no al referendum costituzionale del 29 marzo 2020.
Care
compagne, cari compagni,
come sapete,
il 29 marzo voteremo NO nel referendum costituzionale avente ad oggetto la
conferma o meno della legge costituzionale approvata dal Parlamento riguardante
la riduzione (molto drastica) del numero dei parlamentari (senza prevedere, tra
l’altro, alcuna differenziazione di funzioni tra Camera e Senato).
Demagogia
populista diffusa, soprattutto dal M5S a piene mani con la meschina motivazione
di risparmi di spesa ( peraltro modestissimi).
E’
importante la più ampia mobilitazione per il NO, collegata ad una attenta e
diffusa controinformazione.
E’ un
referendum costituzionale , in cui, pertanto, non è previsto il raggiungimento
del quorum per la sua validità.
Conta,
dunque, moltissimo il numero di persone che convinceremo a votare NO, perché
l’esito, che oggi appare scontato, potrebbe comportare qualche piacevole
sorpresa ( se non altro nelle dimensioni).
Ciò che è
ancora più rilevante è la possibilità di costruire assemblee territoriali che
discutano, finalmente, la nostra concezione della centralità della democrazia
costituzionale e della rappresentanza.
La
centralità del Parlamento è messa in discussione sia dalla cosiddetta
“autonomia regionale differenziata” (la “secessione dei ricchi”), sia dalle
pulsioni presidenzialiste, fortissime a destra ma presenti anche nel
centrosinistra, sia dalla proposta di legge elettorale.
La quale ,
allo stato della attuale discussione, prevede una torsione maggioritaria e una
soglia di sbarramento così alta da configurare una “democrazia a numero
chiuso”.
Istanze
critiche e minoranze vengono espulse dai percorsi istituzionali e dalla
rappresentanza.
La riduzione
del numero dei parlamentari è la metafora di un Parlamento ridotto a tre o
quattro partiti.
Tentiamo di
utilizzare l’occasione referendaria per discutere le nostre ragioni, allargando
la meschina visione della riduzione sovranista e populista del numero dei
parlamentari.
Sul piano
organizzativo e del comune lavoro siamo, come PRC, parte del Comitato per il NO
che abbiamo costruito partendo dal Comitato per la Difesa della Costituzione.
Consigliamo
di costruire simili comitati nei territori, per elaborare materiale
propagandistico comune ed iniziative unitarie e, insieme, plurali.
Buon lavoro
Giovanni Russo Spena
martedì 18 febbraio 2020
lunedì 10 febbraio 2020
VIMODRONE – MERCOLEDI’ 12-02-2020 DALLE 17.00 ALLE 18.30 VOLANTINAGGIO ALLA FERMATA DEL METRO
VIMODRONE – MERCOLEDI’ 12-02-2020
DALLE 17.00 ALLE 18.30
VOLANTINAGGIO ALLA FERMATA DEL METRO
-FACCIAMO COME IN FRANCIA!
La Campagna
sociale di Rifondazione Comunista
Come ha
ricordato l’Istat il quadro del Paese ha oggi solo ombre. La disoccupazione
giovanile è al 28,9%, calano gli occupati, crollano i posti fissi mentre
aumenta il numero di lavoratori e soprattutto di lavoratrici a termine. Si
registra il record storico di precari 3 milioni e 123 mila. E diminuisce il
numero delle ore di lavoro complessivo, tanto che oggi molte delle persone che
risultano occupate vivono al di sotto della soglia di povertà. Il governo non
ha concretamente avviato nessuna svolta e i teleschermi sono affollati di
privilegiati che invocano l’abolizione di “Quota 100” e del reddito di
cittadinanza.
Di fronte
alla prevalente insensibilità per la questione sociale Rifondazione Comunista
ha dato avvio ad una propria Campagna lo scorso 5 dicembre in concomitanza con
l’inizio degli scioperi francesi, distribuendo in poche settimane in tutta
Italia centinaia di migliaia di volantini con cui abbiamo denunciato tali
condizioni e avanzato proposte per uscirne.
Ripartiamo
con un secondo volantino con la parola d’ordine “Facciamo come in Francia!” che
verrà distribuito in molte piazze, luoghi di lavoro di tutta Italia.
Utilizziamo un mezzo antico per ritrovarci a parlare con le persone, per
ricostruire fiducia nell’azione collettiva e nel conflitto sociale come motore
di cambiamento, unica speranza per dar vita ad una sinistra – oggi assente –
degna di questo nome.
Nella
conferenza stampa nazionale abbiamo presentato le nostre proposte ignorate da
un sistema in cui centro destra e centro sinistra non intendono porsi il
problema della salvaguardia dei diritti di chi lavora o ha lavorato. Siamo il
Paese con i salari e le pensioni più bassi d’Europa e in cui si continuano a
chiedere sacrifici a chi non ha nemmeno le risorse per curarsi, in nome dei
vincoli di bilancio.
Lo sciopero
francese contro la riforma delle pensioni ha un’importanza decisiva per tutta
Europa dopo decenni di ritirata e perdita di diritti e indica l’unica strada
per imporre anche in Italia l’eliminazione definitiva della legge Fornero, cioè
la ripresa delle lotte di tutto il mondo del lavoro.
PRC VIMODRONE
giovedì 6 febbraio 2020
FACCIAMO COME IN FRANCIA - SABATO 8 FEBBRAIO ORE 15.00 FLASHMOB PIAZZA DUOMO
FACCIAMO COME IN FRANCIA - SABATO 8
FEBBRAIO ORE 15.00 FLASHMOB PIAZZA DUOMO
FACCIAMO
COME IN FRANCIA! la Campagna sociale di Rifondazione Comunista
Parte sabato
8 febbraio la seconda ondata della campagna sociale di Rifondazione Comunista
con una Conferenza Stampa on the road a Roma, ore 11.00 in Largo di Villa
Peretti, marciapiede antistante Palazzo Massimo (Piazza dei Cinquecento).
Come ha
ricordato l’Istat il quadro del Paese ha oggi solo ombre. La disoccupazione
giovanile è al 28,9%, calano gli occupati, crollano i posti fissi mentre
aumenta il numero di lavoratori e soprattutto di lavoratrici a termine. Si
registra il record storico di precari 3 milioni e 123 mila. E diminuisce il
numero delle ore di lavoro complessivo, tanto che oggi molte delle persone che
risultano occupate vivono al di sotto della soglia di povertà. Il governo non
ha concretamente avviato nessuna svolta e i teleschermi sono affollati di
privilegiati che invocano l’abolizione di “Quota 100” e del reddito di
cittadinanza.
Di fronte
alla prevalente insensibilità per la questione sociale Rifondazione Comunista
ha dato avvio ad una propria Campagna lo scorso 5 dicembre in concomitanza con
l’inizio degli scioperi francesi, distribuendo in poche settimane in tutta
Italia centinaia di migliaia di volantini e materiale con cui abbiamo
denunciato tali condizioni e avanzato proposte per uscirne.
Ripartiamo
oggi con un secondo volantino con la parola d’ordine “Facciamo come in
Francia!” che verrà distribuito in contemporanea almeno in 200 piazze e luoghi
di lavoro in tutta Italia. Utilizziamo un mezzo antico per ritrovarci a parlare
con le persone, per ricostruire fiducia nell’azione collettiva e nel conflitto
sociale come motore di cambiamento, unica speranza per dar vita ad una sinistra
– oggi assente – degna di questo nome.
Nella
conferenza stampa nazionale e in quelle che si terranno nei territori,
presenteremo le nostre proposte ignorate da un sistema in cui centro destra e
centro sinistra non intendono porsi il problema della salvaguardia dei diritti
di chi lavora o ha lavorato. Siamo il Paese con i salari e le pensioni più
bassi d’Europa e in cui si continuano a chiedere sacrifici a chi non ha nemmeno
le risorse per curarsi, in nome dei vincoli di bilancio.
Lo sciopero
francese contro la riforma delle pensioni ha un’importanza decisiva per tutta
Europa dopo decenni di ritirata e perdita di diritti e indica l’unica strada
per imporre anche in Italia l’eliminazione definitiva della legge Fornero, cioè
la ripresa delle lotte di tutto il mondo del lavoro.
Rosa
Rinaldi, Responsabile Organizzazione PRC-S.E.
Vito Meloni,
Segretario della Federazione di Roma PRC-S.E.
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