venerdì 24 febbraio 2017
mercoledì 22 febbraio 2017
venerdì 17 febbraio 2017
TRASFORMISMO CAPITALE
Trasformismo
capitale
di Norma
Rangeri da “il manifesto”
La colata di
900mila metri cubi di cemento si farà. L’incontro tra il Campidoglio e i
costruttori è andato bene e nello stesso momento in cui praticamente si
chiudeva l’accordo, l’assessore all’ambiente Paolo Berdini ha rassegnato le
dimissioni «irrevocabili». A dimostrazione di quale fosse la sostanza di uno
scontro ammantato di gossip. Dopo tante giostre, tutto va al suo posto, come
purtroppo è sempre andato, a Roma e dintorni. Con rare eccezioni che confermano
la regola aurea della città: vincono i costruttori, perdono i cittadini,
specialmente quelli di fede romanista visto che stiamo parlando del nuovo
stadio giallorosso.
Ormai la
grande opera è stata spiegata nel dettaglio. Il plastico mostra grattacieli,
una distesa di edifici, ponti e il grande fiume che gli scorre accanto.
Sappiamo che
solo circa il 14% della struttura edilizia di Tor di Valle sarà riservata allo
stadio. Sappiamo che tutto il resto è manna palazzinara.
Sappiamo
anche che i 5Stelle sono dei gran chiacchieroni, sempre in trincea contro tutto
e tutti, salvo poi scoprirsi sensibili agli affari che fruttano popolarità,
come indubbiamente è il caso dello stadio della Roma (con Totti sceso in campo
per reclamarlo). Il vizietto del trasformismo, male antico della politica
italiana, colpisce tutti, nuovi e vecchi politici, e il suo eterno spettacolo è
benzina sul fuoco della disaffezione dei cittadini dalla cosa pubblica, è
concime per il terreno dell’astensione.
Che
tristezza vedere e ascoltare gli interventi degli allora consiglieri Raggi e Frongia
(giunta Marino dicembre 2014), intervenire in assemblea contro la delibera che
avviava il grande sacco degli anni duemila. Citano l’Istituto Nazionale di
Urbanistica, chiedono alla maggioranza della giunta marziana di fermarsi, di
non infliggere alla città un colpo così micidiale. Discorsi accorati, inviti a
fermarsi per non avallare «l’operazione che stravolge la lettera e lo spirito
del piano regolatore». Poi i pentastellati sono andati al governo della
Capitale e, come dice la canzone, todo cambia. - Fonte: Il
manifesto
Ferrero: “Berdini vittima dei
palazzinari. I 5Stelle hanno scelto con chi stare”
«A Roma
governano e decidono i palazzinari senza scrupoli. Berdini è rimasto vittima di
questo ingranaggio e i M5S hanno scelto, con ogni evidenza, la logica di
cambiare tutto salvo le cose davvero importanti. E per questo saranno
protagonisti della più grande speculazione edilizia d’Europa: complimenti!»
Paolo Ferrero, segretario nazionale
di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
14 febbraio
2017
………………………………
Il comunicato di Paolo Berdini: «Mentre le periferie sprofondano in
un degrado senza fine e aumenta l’emergenza abitativa, l’unica preoccupazione
sembra essere lo stadio della Roma. Dovevamo riportare la città nella piena
legalità e trasparenza delle decisioni urbanistiche, invece si continua sulla
strada dell’urbanistica contrattata, che come è noto ha provocato immensi danni
a Roma. Era mia intenzione servire la città mettendo a disposizione competenze
e idee. Prendo atto che sono venute a mancare tutte le condizioni per poter
proseguire il mio lavoro. Ringrazio coloro che hanno collaborato con me e le
tante persone che mi hanno sostenuto in questi mesi di duro impegno. Da questo
momento le mie dimissioni sono irrevocabili».
VIMODRONE - TRE CITTADINI PREMIATI CON IL PANETTONE D’ORO ALLA VIRTÙ CIVICA
VIMODRONE - TRE CITTADINI PREMIATI
CON IL PANETTONE D’ORO ALLA VIRTÙ CIVICA
E’ stato il
Teatro dell’Arte quest’anno a ospitare la premiazione dell’ultima edizione del
Premio alla Virtù Civica. Il Panettone d’Oro, arrivato alla sua diciottesima
edizione, ha raccolto intorno a sé, nella mattinata di sabato 11 febbraio,
centinaia di cittadine e cittadini dei comuni della città metropolitana.
I premiati
dal Coordinamento Comitati Milanesi e dalle otto associazioni che lo
sostengono, sono cittadini che unnamed (1)impiegano il loro tempo, le loro
risorse e le loro energie, allo scopo di rendere migliore la comunità in cui
vivono. “In questi diciotto anni il tasso di civismo milanese è aumentato di
circa dieci punti” dice Carlo Montalbetti, Direttore Generale di Comieco.
Consorzio, questo, che insieme a Legambiente, Amici di Milano, Ciessevi,
Assoedilizia, Amsa, City Angels e l’Associazione Saveria Antiochia, collabora
con il Coordinamento Comitati Milanesi in questa iniziativa di promozione di
civismo milanese.
Tra le 38
persone e associazioni premiate, è salito sul palco, per ben tre volte, il
Comune di Vimodrone. Due attestati alla virtù civica e una menzione speciale,
per i tre cittadini vimodronesi che da molti anni rivolgono il loro impegno
civico, in modo assolutamente gratuito, verso la città di Vimodrone e Milano:
Palmiro Gattella, che dal 1998 in città offre sostegno alle persone disabili;
Umberto Ursetta, volontario nelle carceri milanesi per offrire consulenza
legale ai detetuti e Affatà Onlus, associazione che da venti anni offre a
VImodrone un servizio di casa di accoglienza, con monolocali attrezzati e
pronti ad ospitare i familiari di persone degenti negli ospedali dell’area
milanese.
“Sono fortemente orgoglioso –dice Antonio
Brescianini, sindaco di Vimodrone- di essere al fianco, in questa occasione, a
questi tre cittadini vimodronesi che si
sono contraddistinti per il loro animo di volontari, regalando con il loro
impegno, un valore aggiunto a Vimodrone”.
A
intervenire durante la manifestazione anche altri esponenti di rilievo: Michela
Palestra, sindaca di Arese, MonicaChittò, sindaca di Sesto San giovanni, Emilia
Rio, direttrice delle risorse umane di A2A, Lorenzo Lipparini, assessore a
Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open Data e Gianciacomo Schiavi,
giornalista ed ex Vicedirettore del Corriere della Sera. Nomi di spicco tutti
concordi nel esaltare i valori che accomunano i premiati, caratterizzati
da impegno civico costante e
sensibilità: “Il civismo è una delle poche armi che abbiamo a disposizione per
cambiare in meglio e dare un senso all’idea attiva di cittadinanza” ha
commentato Schiavi.
La
solidarietà, la tutela dei più deboli e la difesa dei diritti sono solo alcune
delle virtù civiche premiate in questa occasione attraverso la consegna
simbolica di un attestato e di una spilla d’oro a forma di panettone.
“Ringrazio l’amministrazione comunale per il sostegno e l’appoggio che in
questi lunghi anni ha dimostrato per
l’operato dell’associazione la Goccia”
ha commentato tra gli applausi della platea e con molta commozione
Palmiro Gattela, al ritiro del premio. Parole a cui fanno eco quelle di Umberto
Ursetta, premiato da Jole Garuti dell’Osservatorio Antimafia: “Solo spendersi
per gli altri induce a un modello di solidarietà di cui la società nel suo
complesso ha bisogno”. Al termine della
premiazione, il panettone, dolce milanese per eccellenza, è stato offerto a
tutti i presenti, sulla scorta della condivisione, dell’umanità e del calore,
caratteristiche di tutti i premiati.
venerdì 3 febbraio 2017
CORTEO NAZIONALE PER LA LIBERTA' DI OCALAN MILANO 11 FEBBRAIO 2017
11 febbraio
a Milano in piazza col popolo curdo contro tutti i fascismi
di Stefano Galieni*
Mancano
ormai pochissimi giorni alla manifestazione nazionale per la libertà del
Presidente Ocalan e di tutti i detenuti e le detenute politici, indetta da UIKI
(Ufficio Informazione Kurdistan in Italia) e Rete Kurdistan. Il corteo che si
terrà a Milano, l’11 febbraio, per permettere anche la partecipazione della
comunità curda presente nel vicino Canton Ticino, nasce per supportare la
manifestazione internazionale, con le stesse parole d’ordine che si terrà nelle
stesse ore a Strasburgo. Il corteo partirà alle ore 14 da Porta Venezia
/Palestro e alla fine, oltre l’avvocato di Ocalan parleranno esponenti della
comunità curda in Italia e in Turchia. Per le ulteriori informazioni di tipo
logistico, la cosa migliore da fare è cercare (per trovare uno dei tanti pullman
che parte alla volta del capoluogo lombardo, sul sito della Rete Kurdistan
nazionale o sui nodi locali. Altra opzione quella del sito dell’UIKI, ricco di
materiale informativo.
La scelta
della data ha un alto valore simbolico. In quei giorni, nel 1999, dopo un breve
periodo trascorso in Italia, nella speranza di ottenere in Europa asilo
politico e protezione dal regime turco, il Presidente del Partito dei
Lavoratori Kurdi (PKK) veniva convinto, per evitare frizioni diplomatiche ad
andare in Kenia ma all’aeroporto di Nairobi venne sequestrato dai servizi
segreti turchi e portato direttamente nell’isola carcere di Imrali, dove è
ancora detenuto. Al governo in Italia c’era allora Massimo D’Alema
Una vicenda
a cui l’Italia e soprattutto la sinistra di questo paese, non deve voltare le
spalle. All’epoca le modalità per la concessione del diritto d’asilo (non
esistevano le commissioni territoriali) erano ad appannaggio del lento
procedere dei magistrati. Ocalan non poteva essere rimandato in un paese dove vigeva
la pena di morte (che l’attuale dittatore/presidente Erdogan, vorrebbe
ripristinare), nessun paese europeo accettò di ospitare un “rifugiato così
scomodo” e Abdullah Ocalan ne pagò le conseguenze peggiori. Eppure nel
frattempo si era cementato nel nostro paese un legame stretto, politico ma
anche affettivo con la lotta del popolo curdo. Quando Ocalan era in Italia,
nell’ospedale militare del Celio, la piazza antistante divenne “Piazza
Kurdistan” piena giorno e notte tanto di rappresentanti della comunità venuti
da tutta Europa quanto da italiani che ne avevano compreso appieno la causa.
Diciotto anni dopo molte cose sono cambiate e in gran parte in peggio. La
Turchia di questi mesi è un carcere a cielo aperto con oltre 3 milioni e mezzo
di rifugiati dalla Siria, con un partito di governo AKP e un presidente Erdogan
che, dopo il fallito colpo di Stato del luglio scorso, pretende di divenire un
sultano del ventunesimo secolo, con la crescita esponenziale dei prigionieri
politici e gli attacchi perpetui soprattutto verso i villaggi a maggioranza
curda. Il contesto geo politico è quanto mai sfavorevole, con Russia e Usa che
ormai banchettano sulla spartizione della Siria e dell Iraq e per cui il
destino dei curdi divisi nei tre Stati è solo un effetto collaterale.
Molti di noi
hanno avuto il privilegio di conoscere intanto una evoluzione politica della
lotta curda, dalla ricerca dell’indipendenza e di uno Stato curdo si è passati
ad un progetto che farebbe saltare, se riuscisse a vincere, il disordine
precostituito nell’area. L’idea, nata in carcere dal lavoro intellettuale di
Ocalan ma poi cresciuto nella pratica comunitaria, tanto nel Kurdistan turco
che in quello siriano, di cui certamente è emblema la lotta nei cantoni del
Rojava, sta divenendo un esempio di come sia sempre più necessario guardare
oltre i propri confini per cercare esperienze di lotta rivoluzionaria in grado
di sovvertire il mondo e di far diventare pratica quotidiana il socialismo, la
democrazia partecipata, il superamento del patriarcato.
Per questo e
per mille altre ragioni che attendono alla nostra visione di società futura
sarà necessario essere in tante e tanti a Milano, come militanti di
Rifondazione Comunista, con le nostre bandiere e dietro al nostro striscione.
Gli organizzatori ci hanno, non appena si stava determinando la mobilitazione,
coinvolto e considerato compagni di lotta e saranno molte e molti coloro che
partiranno, anche da molte città lontane per partecipare. Chi non potrà per le
mille difficoltà anche economiche e logistiche, si è però già mosso per far
vivere questa manifestazione. Sono tante, da Bergamo a Torino a Firenze, Roma,
Grosseto, Bologna e chissà quante ce ne sfuggono, ad avere organizzato in
questi giorni, peraltro di fermento politico forte, iniziative di dibattito e
di discussione. Soprattutto di informazione rispetto ad un conflitto che viene
rimosso La sera che precede il corteo, sempre a Milano, presso la CAM Gabelle,
in Via San Marco 45, Il Prc, ha organizzato un incontro di carattere nazionale,
per poter discutere con chi in prima linea si va esponendo. Lo farà partendo da
tre punti di vista complementari: quello di Faysal Sariyldiz, deputato HDP,
quello dell’avvocata Barbara Spinelli che da anni difende gli oppositori kurdi
e che recentemente è stata cacciata dalla Turchia per la sua attività non
gradita al regime e quello del segretario nazionale del Prc Paolo Ferrero.
Organizziamo
questo incontro per aprire un dibattito che non si conclude certo con il corteo
nazionale ma che intende mantenere il profilo del nostro partito sui temi della
solidarietà internazionalista come sulla necessità di apprendere dalle lotte di
liberazione. L’iniziativa si svolge in collaborazione con la Rete Kurdistan di
cui Rifondazione Comunista si considera parte attiva e integrante. dall’informazione mainstream non casualmente.
L’UE ha infatti, nel marzo scorso, approvato un accordo con la Turchia, soldi,
tanti soldi, 6 mld di euro in cambio della chiusura di ogni via di accesso per
i richiedenti asilo verso l’Europa. Faranno loro il lavoro sporco, così come lo
si sta richiedendo oggi alla Libia e ai paesi dell’africa Sub Sahariana, grazie
al quale dovremmo poter vedere meno profughi giungere sulle nostre coste. A
quale prezzo di vite umane e di perdita di futuro del continente è lasciato ai
posteri immaginarlo.
E nella più
assoluta, ipocrita complicità, i governanti dei paesi europei, non si sono
neanche agitati troppo quando, sono stati arrestati almeno 15 rappresentanti
nazionali dell’HDP (il Partito Democratico del Popolo) riuscito nonostante
ritorsioni e continue intimidazioni ad eleggere uomini e donne in parlamento.
Oggi questi parlamentari sono in carcere. Il loro è un partito laico di curdi e
turchi che si pone come strumento di battaglia politica, sono stati ripagati con
richieste assurde di condanne per terrorismo, soltanto per aver espresso la
propria opinione. E insieme a loro sono finiti a migliaia: dirigenti locali del
partito, amministratori, giornalisti, intellettuali, magistrati indipendenti,
avvocati, sindacalisti, tutti coloro che insomma possono voler ostacolare il
regime, un regime che va sempre più convergendo verso l’islamizazione della
società e un nazionalismo estremo parafascista in un grande paese ormai
divenuto dominante, ( è anche membro della NATO), anche se dai piedi di
argilla, in quella vasta area di mondo che unisce Asia ed Europa. Essere in
piazza sabato significa affermare, rispetto alla misera complicità dei governi
UE, da che parte si sta, dei popoli o dei padroni?
*Responsabile
Pace e Immigrazione Prc-S.E.
venerdì 27 gennaio 2017
ECCO LE BRIGATE DELLA SOLIDARIETA' - TERREMOTO, QUANDO LO STATO LATITA
Terremoto,
quando lo Stato latita: ecco le brigate della solidarietà
di Giacomo
Russo Spena
Esiste
un’Italia migliore. Quella che troppe volte ignoriamo sui media, quella che
spala la neve a Rigopiano. Quella dei pescatori che salvano vite umane nel
Mediterraneo, quella che di fronte ad emergenze e catastrofi naturali si
rimbocca le maniche e sposa pratiche di solidarietà diretta. Ed esiste anche un
modo di far politica migliore, non quella di Palazzo o dei futili convegni, ma
fatta da chi prova ad organizzare forme di mutualismo e si attiva sui territori
dissestati dall’emergenza terremoto. Ne sono la prova le Brigate della
Solidarietà Attiva (Bsa). Nel silenzio dei media, per anni questi attivisti
hanno lavorato pancia a terra. Partecipazione, autorganizzazione e mutualismo
sono le parole d'ordine con le quali hanno operato.
Il gruppo è
nato nel 2009 subito dopo il terremoto dell'Aquila. “Guardavamo in televisione
le immagini della città in macerie e la sofferenza della gente, ci è venuto
spontaneo attivarci”, racconta oggi Francesco Piobbichi, uno dei fondatori
della Brigate. Inizialmente hanno radunato attivisti dei centri sociali e
militanti di Rifondazione, un gruppo di un centinaio di persone, poi – grazie
anche ad un sapiente uso dei social network – la partecipazione è diventata più
ampia andando oltre i giri della sinistra tradizionale. E l'organizzazione oggi
conta diverse centinaia di volontari sparsi in tutto il paese.
Un numero
questo, che si espande come una fisarmonica durante le emergenze fino a
coinvolgere migliaia di persone. Sono sorti dal nulla, senza magazzini per
raccogliere beni primari né logistica né fondi. Eppure sono andati – armati di
forza di volontà e progettualità politica – a l'Aquila dove hanno allestito uno
spaccio per distribuire viveri di prima necessità: coperte, vestiti, cibo,
acqua. Ma anche pannolini, medicine e giochi per bambini. Quintali di beni
consegnati. Tutto materiale raccolto da donazioni dirette dei cittadini:
“Portateci roba, c'è bisogno di...” è il messaggio lanciato su facebook
diventato virale. A L'Aquila hanno anche gestito per 7 mesi alcuni campi di
terremotati, oltre a vari spacci popolari rivolti sopratutto ai terremotati
meno abbienti che durante il cataclisma hanno perso tutto. E senza risparmi da
parte in banca, diventa impossibile resistere all'emergenza.
Una forma di
azione collettiva che, dopo L'Aquila, porta le Brigate ad organizzare un campo
di braccianti immigrati a Nardò – sfruttati sotto forma di caporalato – dove
riescono a creare le premesse per uno sciopero che resterà storico. Da
segnalare il loro sostegno durante i presidi delle fabbriche in crisi, sia con
cucine che con il sostegno di una cassa di resistenza finanziata con il
progetto “arancia metalmeccanica” che consisteva nell'acquisto delle arance a
sfruttamento zero di Rosarno e rivendute nei mercati dai lavoratori delle fabbriche
in crisi. Il filo conduttore è sempre la solidarietà.Quella parola che dà anche
il titolo ad un libro di Stefano Rodotà secondo cui “è termine tutt’altro che
logorato e storicamente legato al nobile concetto di fraternità e allo sviluppo
in Europa dei 30 anni gloriosi e del Welfare State”. Per il giurista la
solidarietà è oggi un antidoto per contrastare la crisi economica che, dati
alla mano, ha aumentato la diseguaglianza sociale e diffuso la povertà:
incarnerebbe insieme ad altri principi del “costituzionalismo arricchito”
un’opportunità per porre le questioni sociali come temi non più ineludibili.
Sempre la
strada della solidarietà ha portato le Brigate ad intervenire nelle alluvioni
in Liguria, e nel Veneto, e nel sisma dell'Emilia. Dopo i terremoti del 24
agosto, 26 e 30 ottobre e 18 gennaio sono presenti in tutto il cratere, con due
“campi base” ad Amatrice e Norcia e altri due poli logistici a Colli del Tronto
e Fermo. Tantissime le donne volontarie. Oltre a punti di approvvigionamento
gratuito, percorrono staffette di consegna e organizzano sportelli affinché i
cittadini possano ottenere informazioni sui decreti del governo e i loro
diritti, che spesso ignorano del tutto. Ora stanno organizzando una filiera
antisismica cercando di acquistare i prodotti dei terremotati per venderli nei
gruppi di acquisto popolari in giro per il Nord, Il loro intervento si inspira
alle forme del mutuo soccorso ma non manca di denunciare le inefficienze e di
misurarsi con il “conflitto”.
Sul sito si
ammira la massima trasparenza sui conti: dietro non ci sono banche, i proventi
per acquisire beni ed attrezzature giungono da singoli cittadini, circoli,
centri sociali e dai vari comitati territoriali (ad esempio i No Tav della Val
Susa). In qualche caso, persino dalle curve calcistiche, dagli ultras. Con
queste entrate, le Bsa hanno potuto consegnare roulotte, e persino alcune
casette mobili ai terremotati, criticando tra l'altro le misure del governo
Renzi intraprese dopo il terremoto ad Amatrice. Non si sono ripetuti, per
fortuna, gli errori dell'Aquila dove la ricostruzione è stata fatta in nome
della speculazione e per il profitto di qualche sciacallo, ma pure dopo
Amatrice le cose non tornano. Gli interventi del governo Renzi hanno favorito
lo spopolamento delle zone con le persone terremotate spedite in alberghi
quando la gente non voleva andare via dalla propria casa. “Le persone –
dichiara Piobbichi – non sono state coinvolte nel processo di ricostruzione,
questo è il vero problema, senza capire che il controllo popolare è anche il
miglior antidoto all'infiltrazione delle mafie: la comunità ha il diritto di
partecipare ed essere ascoltata. Adesso stanno assegnando le prime casette
mobili ma perché soltanto ora? Dopo mesi? Se le Brigate, senza soldi né gente
stipendiata, sono riuscite a fornirne subito qualcuna perché il governo ha
latitato?”.
Dopo il
sisma, i volontari delle Brigate cercano di sostenere e ascoltare soprattutto
le persone meno abbienti e senza alcuna alternativa possibile di vita. Sono le
più disperate e, spesso, quelle abbandonate dallo Stato. Il terremoto diventa
un acceleratore della crisi e delle diseguaglianze: se prima eri precario dopo
il sisma diventi povero. Se invece hai case da mettere sul mercato raddoppi gli
affitti. Con il collasso del welfare e i Comuni stritolati dall'austerity, e
quindi totalmente dipendenti dal governo centrale, non si riesce ad affrontare
le emergenze, per questo risulta fondamentale l'intervento solidale dei
cittadini per rafforzare la comunità locale, lo si è visto quando è arrivata la
neve. I volontari delle Brigate non sono interessati ad entrare in polemica con
la Protezione civile, sottolineando soltanto la struttura elefantiaca che
spesso fa rallentare i tempi di intervento. Loro, ovviamente, prediligono il
modello più orizzontale e inclusivo, dove non ci sono decisioni calate
dall'alto.
Leggenda
vuole che durante il terremoto aquilano le Brigate della Solidarietà Attiva
abbiano ispirato alcuni militanti di Syriza arrivati dalla Grecia che rimasero
colpiti dalla loro efficienza e riportarono le riflessioni sul mutualismo
sentite in quel viaggio nel proprio Paese. Quando poi è arrivata la crisi (e
quando il partito di Alexis Tsipras era ancora all'opposizione) e si sono
create mense del mutuo soccorso, ambulatori e farmacie popolari, cooperative
socio-lavorative per disoccupati molti attivisti greci usarono l’esempio delle
“cucine degli italiani per i terremotati” per diffondere tali pratiche.
“Siamo una
positiva anomalia – afferma ancora Piobbichi – le Bsa mettono insieme nelle
pratiche concrete quello che questo modello sociale divide, ricostruiscono il
Noi collettivo. Le classi popolari hanno bisogno di difendersi dalla miseria
crescente, noi vorremmo essere un esempio da moltiplicare anche per il
terremoto della crisi, siamo ancora agli inizi e siamo ben poca cosa, ma in
assenza di welfare, sono le forme dell'azione solidale che possono provare a
scardinare la guerra tra poveri e ricostruire il significato dell’azione
collettiva”.
Il
riferimento va a chi pensa ai terremotati italiani, contrapponendoli alla
(falsa) notizia dei migranti negli hotel a cinque stelle. “Mentre noi spalavamo
la neve al freddo insieme a loro, i politicanti venivano a farsi il selfie per
poi fomentare il razzismo” è lo sfogo delle Brigate che in maniera neanche
troppo velata puntano il dito contro la passerella del leghista Matteo Salvini.
Le Bsa si definiscono autonome ed indipendenti. Si pongono il problema di come
essere utili cercando di usare le pratiche sociali come elemento aggregativo,
un processo molto diverso dalle forme classiche che abbiamo conosciuto fino ad
ora a sinistra. Prima fare e poi parlare, è una frase ripetuta costantemente.
Il pensiero
va alla lezione impartita da Podemos, quella di fare la sinistra senza
nominarla. Una sinistra che nasce dal basso e capace, in senso letterale, di
sporcarsi le mani e portare aiuti concreti. Come amano definirsi i volontari
delle Bsa: “La nostra è una pratica del popolo, per il popolo”. Ben arrivata
Italia migliore.
Fonte:
MicroMega online
martedì 24 gennaio 2017
INTERVISTA A FERRERO P.R.C. DA "IL MANIFESTO" 24 GENNAIO 2017
Intervista a Ferrero su il Manifesto:
«Non farò il segretario, ma la linea resta»
Pubblicato il 24 gen 2017
Il
segretario lascia il vertice Prc dopo dieci anni. «Sono a disposizione. La
sinistra non ripeta gli errori, non basta un cartello elettorale. 5 stelle sono
cresciuti dagli errori della sinistra, nel governo Prodi abbiamo aperto una
prateria. Il guaio non fu la lista Arcobaleno, come si continua a ripetere. Il
nuovo percorso deve partire subito. Aspettare la data del voto per fare in gran
fretta una lista con i soliti bilancini stavolta porterebbe al disastro»
di Daniela
Preziosi -
EDIZIONE DEL
24.01.2017
Paolo Ferrero, lei è segretario del
Partito della rifondazione comunista dal 2008. Al congresso di marzo si
ricandida per la quarta volta?
No. Proporrò
di cambiare.
Pronto a ripensarci se i delegati
glielo chiedono?
Oggi ci sono
tutte le condizioni per il ricambio. Fin qui c’era chi chiedeva di cambiare il
segretario volendo in realtà cambiare linea. Per questo non ho mollato. Oggi
invece il 70 per cento del comitato politico ha votato in sintonia totale, fra
noi non c’è mai stata una maggioranza così. Oggi si può cambiare senza rischio
di cambiare linea.
Eppure lei è stato un segretario di
minoranza.
Il mio
indirizzo è oggi ampiamente maggioritario: un partito comunista senza nostalgie
e che vuole costruire un soggetto della sinistra antiliberista.
Indicherà il prossimo segretario e/o
segretaria?
No, non
siamo una monarchia. C’è un gruppo dirigente perfettamente in grado di
esprimere la successione. Io resto completamente a disposizione. Sarò il primo
ex segretario del Prc che resterà nel partito.
Dalla segreteria di Bertinotti a
ministro di Prodi a feroce avversario del centrosinistra. È stato un uomo per
tutte le stagioni?
No, non ho
rivendicato di aver sempre avuto ragione. Ho sbagliato ad andare al governo.
l’ho ammesso, ci abbiamo fatto un congresso, abbiamo cambiato indirizzo. Fare
il ministro è stata una svolta decisiva. Ci ho provato fino in fondo ma ho
verificato l’impossibilità di spostare dall’interno il centrosinistra. Che era
quello di Prodi e Bersani, molto più a sinistra del Pd attuale. Lì ho
verificato che c’è un polo liberiste, quello della grande coalizione, e un
altro polo liberista ma nazionalista e razzista. Noi dobbiamo costruire un
terzo polo antiliberista. Tutti si basano sull’assunto che i soldi non ci sono.
Tesi falsa in radice. I 20 miliardi per le banche ci hanno messo 20 minuti a
trovarli. Il terzo polo deve dire: la ricchezza c’è, va usata per il popolo.
Il terzo polo in Italia c’è già, sono
i 5 stelle.
Loro sono un
terzo polo geometrico, non politico. La richiesta dell’adesione all’Alde lo
dimostra.
Eppure la sconfitta storica della
sinistra, oggi, è aver consegnato i suoi voti ai 5 stelle.
I 5 stelle
sono nati e cresciuti dagli errori della sinistra, a partire dal governo Prodi.
Lì abbiamo distrutto buona parte del nostro capitale simbolico e aperto una
prateria. Il guaio non fu la lista Arcobaleno, come si continua a ripetere.
Oggi M5S non è però in grado di avanzare proposte alternative. La stessa
sindaca Appendino non ha grosse differenze con Fassino. I 5 stelle sono un
parcheggio per i voti della sinistra. Se mettiamo in piedi una sinistra
credibile li recupereremo.
Però lei a Roma ha fatto votare
Virginia Raggi.
Perché se
Renzi prendeva una botta alle amministrative era più facile sconfiggerlo al
referendum.
Allora perché a Milano avete votato
Sala?
Il Prc a
Milano non ha dato indicazione di voto.
Torniamo all’irriformabilità del Pd.
Ora anche Bertinotti e Vendola, usciti dal Prc nel 2008, la pensano come lei. È
una sua vittoria egemonica, per dirla con Gramsci?
(Ride).
Adesso l’importante è costruire il polo antiliberista. Certo Era meglio non
rompere Rifondazione e fare tutti insieme la battaglia, i 5 stelle non
sarebbero arrivati dove sono.
Di fatto ha vinto anche la sua eterna
idea di soggetto della sinistra antiliberista. Finirete a fare un cartello
elettorale con Sinistra italiana e Civati.
Il Prc non
propone affatto un cartello elettorale ma un soggetto che funzioni una testa un
voto, a cui ci si iscriva individualmente con la possibilità di avere la doppia
tessera con i partiti che non si presentino alle elezioni. Un soggetto
costruito su basi programmatiche e non ideologiche, che vada dai comunisti agli
estimatori di papa Francesco, cattolici e non.
Dal ’90 i dirigenti di questa
sinistra sono sempre gli stessi. Avete un evidente problema di ricambio e di
classe dirigente?
L’idea della
rottamazione è una scusa per andare a destra, da Occhetto a Renzi, ed io la
contrasto. Ma mi dica: avrebbe fatto questa domanda ai tempi del Pci? Le classi
dirigenti non si fanno in un mattino. In un mattino si fanno i teatranti con un
copione scritto da altri, da Renzi ai portavoce dei 5 stelle. Detto questo c’è
un problema di cambiamento. Servono volti non segnati dalle divisioni
dell’ultimo ventennio.
Nel vostro futuro c’è De Magistris?
Certamente
sì, ma dico a lui, e a Sinistra italiana, che ciascuno è indispensabile ma
nessuno non può dire ’la sinistra sono io’: occorre un percorso unitario, e
deve partire subito. aspettare il voto per fare una lista con i soliti
bilancini porterebbe al disastro.
L’Altra Europa in effetti non ha fatto
una bella riuscita.
È stata
un’esperienza positiva. Ma quello che è successo dopo segnala che era debole
nella costruzione. Serve una procedura larga e democratica, serve un soggetto
politico unitario.
Al posto di Tsipras sarebbe sceso a
patti con l’Europa?
La risposta
sarebbe lunga e complessa. Ma una cosa è chiara per me: Alexis ha resistito, e
non ha tradito.
lunedì 23 gennaio 2017
venerdì 20 gennaio 2017
CIBO, VESTITI E DIGNITÀ: QUELLE “BRIGATE” TRA I TERREMOTATI
Cibo, vestiti e dignità: quelle “brigate” tra i terremotati
di Davide
Falcioni
Portano
aiuti alle vittime del sisma. E, allo stesso tempo, li aiutano a organizzarsi
in comitati di cittadinanza locali. Per andare oltre l’emergenza, attraverso il
mutualismo
Elena vive a
Uscerno, un pugno di case lungo la strada di montagna che collega Ascoli Piceno
ai Monti Sibillini. Un bar-alimentari-ristorante-tabaccheria, una macelleria e
poco altro. Elena ha un marito, tre bambini piccoli e nonostante le tre scosse
di terremoto che hanno sconvolto questi posti, ha deciso che da qui non se ne
andrà: la sua casa è inagibile e per mesi si è arrangiata in una vecchia
roulotte, ma c’è la legna da tagliare nei boschi, ci sono le patate nei campi e
i progetti futuri che non possono essere abbandonati. Soprattutto, c’è lo
stretto legame con una terra magica e meravigliosa.
Quando
bussano alla sua porta Elena apre con il solito sorriso: sono i volontari delle
Brigate di Solidarietà Attiva, hanno
scatoloni colmi di beni di cibo, vestiti e coperte, e per questa famiglia sono
uno dei pochi punti di riferimento.
Per lei, e
per centinaia di altre persone che hanno rifiutato la proposta della Protezione
Civile di fare i bagagli e andare negli hotel sulla costa adriatica, le BSA sono un sostegno concreto alla loro
resistenza tenace. Sanno, Elena e molti altri, che molti di quelli che sono
stati costretti ad andarsene qui rischiano di non tornare più, perché se
abbandoni il tuo lavoro, trasferisci i tuoi figli in altre scuole e trovi
un’altra casa non è facile, poi, mantenere i legami con i luoghi d’origine.
Le Brigate
di Solidarietà Attiva sostengono le fasce più deboli tra i cittadini
terremotati. Dopo i terremoti del 24 agosto, 26 e 30 ottobre e 18 gennaio sono
presenti in tutto il cratere, con due “campi base” ad Amatrice e Norcia e altri
due poli logistici a Colli del Tronto e Fermo. “Abbiamo potuto verificare –
dicono – in questi cinque mesi, come il terremoto non sia stato che un
acceleratore della crisi. Per questo sosteniamo le fasce più deboli con
staffette di consegna aiuti a domicilio e spacci popolari, cioè punti di
approvvigionamento beni gratuiti. Per questo, anche, abbiamo organizzato
sportelli informativi, affinché i cittadini possano ottenere informazioni sui
decreti del governo e i loro diritti, che spesso ignorano del tutto”.
C’è chi le
ha definite la “Caritas Rossa”. Sbagliato: le Brigate Di Solidarietà Attiva
puntano, attraverso pratiche di mutualismo e solidarietà, ad alimentare e
sostenere i piccoli comitati di lotta che – a cinque mesi dalla prima scossa –
sono sorti un po’ ovunque.
A riflettori
spenti, e mentre i mezzi d’informazione sembrano aver smobilitato, i problemi
sono molti e importanti. neve terremoto
C’è infatti
chi ha trovato nel terremoto nuove occasioni per speculare, come quei
proprietari di case che hanno raddoppiato o triplicato gli affitti con
l’obiettivo di accaparrarsi l’intero contributo di autonoma sistemazione
fornito dal governo alle famiglie terremotate. E soprattutto c’è il “non fatto”
del governo, con i container che sono ancora un miraggio e le case di legno che
forse arriveranno solo a partire dall’estate. In questo quadro, poi, ci sono le
economie di sussistenza di montagna: piccoli produttori agricoli e allevatori
costretti a svendere o veder morire di freddo i loro capi di bestiame. Da
queste parti, si dice, dei terremotati si ricorda solo il terremoto.
Quello che
si respira nei luoghi distrutti dal terremoto è una sensazione di rabbia e
incredulità: poco è stato fatto dal 24 agosto per sostenere chi non ha voluto
andarsene. Qualche settimana fa è anche spuntata una delibera della Regione
Marche che minacciava di denuncia i cittadini che avessero installato i
container davanti alle loro vecchie case inagibili. Deturpano il paesaggio, per
i dirigenti del settore urbanistica, gli stessi che però hanno benedetto di
buon grado il capannone industriale che Diego Della Valle aprirà ad Arquata Del
Tronto su una superficie di migliaia di metri quadri. Quello stabilimento,
costruito a cavallo tra due parchi naturali (Sibillini e Monti della Laga) lì
sembra non deturpare nulla.
Le Brigate
di Solidarietà Attiva tentano di convogliare quella rabbia in conflitto e
autoorganizzazione.
Dal 25
agosto sono stati centinaia i volontari, per lo più attivisti politici, che
hanno dato una mano: quintali di beni consegnati, spacci popolari e decine di
roulotte donate in anticipo persino rispetto alla Protezione Civile.
Accanto a
ciò, un progetto di filiera antisismica che sostiene i piccoli e piccolissimi
produttori agricoli, distribuendo i loro prodotti in tutta Italia e contribuendo
così a mantenere gli agricoltori sul posto.
La finalità
delle BSA però è un’altra: «Cerchiamo di stimolare partecipazione attiva dei
soggetti colpiti dal trauma, coinvolgendoli nelle pratiche di gestione
dell’emergenza, per ripristinare una coscienza collettiva che permetta, invece
che subire le decisioni, di appropriarsi di un percorso di autodeterminazione e
di autorganizzazione sul territorio. Se dove ha operato una BSA la gente poi si
organizza e rielabora opinioni proprie sul terremoto, sulla ricostruzione e
anche sull’approccio con le istituzioni locali e nazionali, allora il nostro
intervento ha un senso. Se dove abbiamo operato non nasce nulla, abbiamo magari
assistito benissimo la popolazione, ma tecnicamente, per quanto ci riguarda, è come
aver fallito perché non si è prodotta su quel territorio la possibilità di un
percorso che continui».
A quasi
cinque mesi dalla prima scossa, quella del 24 agosto, i volontari e le
volontarie delle Brigate di Solidarietà Attiva sono ancora nel cratere, senza
nessuna intenzione di andarsene nonostante la neve e i nuovi terremoti. La loro
presenza è oggi un riferimento per centinaia di persone, molte delle quali
sarebbero altrimenti completamente sole.
fonte: L’Espresso - la pagina facebook delle Brigate di
Solidarietà Attiva
lunedì 16 gennaio 2017
APPELLO: COSTRUIAMO CONVENZIONI DELLA SINISTRA IN OGNI CITTÀ
Appello:
Costruiamo convenzioni della sinistra in ogni città
Per la proporzionale e per due Sì nei
referendum sul lavoro
La vittoria
referendaria ha una portata storica. Siamo riusciti a mettere in salvo la
Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, “la più grande conquista che
la classe operaia e il nostro popolo abbiano realizzato”. E’ una vittoria della
democrazia contro il neoliberismo. Il referendum doveva essere il plebiscito
per una leadership politica bonapartista sostenuta dal capitalismo italiano,
dalla finanza internazionale, dalla troika, da tutti i poteri forti, e da un
coro mediatico mai visto. Si è trasformato in una sconfitta clamorosa di Renzi
e del renzismo, ma soprattutto in una vittoria popolare che ha impedito una
svolta autoritaria che avrebbe segnato negativamente i prossimi decenni. A
questo risultato ha contribuito in modo rilevante il generoso impegno dei
compagni e delle compagne di Rifondazione Comunista, che ringraziamo.
La campagna
per il No ha prodotto a sinistra e nella società una diffusa riattivazione di
energie, passione civile, militanza coinvolgendo tante cittadine e cittadini,
intellettuali, associazioni, movimenti, in ogni territorio. La campagna
referendaria e lo stesso risultato dimostrano che nel nostro paese vi è
un’ampia disponibilità a ritrovarsi su una piattaforma di difesa e allargamento
della democrazia, di difesa di diritti e beni comuni, di opposizione al
neoliberismo.
Questo
patrimonio democratico non va disperso così come non va piegato alla formazione
di un soggetto politico, perché c’è bisogno in questo paese di un movimento
unitario per l’attuazione della Costituzione. Movimento unitario che
salvaguardi il risultato ottenuto, vigili rispetto a nuovi attacchi, socializzi
saperi, elabori proposte e costruisca nuove campagne: partendo dalla legge
elettorale – dove la scelta del proporzionale è quella più coerente con l’impianto
costituzionale – rilanciando la questione dell’incompatibilità tra trattati
europei e Costituzione e quella della cancellazione del pareggio di bilancio e
del fiscal compact. In questo quadro, è molto positivo che i Comitati per il No
abbiano già annunciato l’impegno a sostegno della vittoria del Si nei due
referendum contro il JOBS ACT, purtroppo azzoppati dalla Corte Costituzionale
che attraverso una sentenza politica ha impedito ai cittadini di votare per il
ripristino e l’estensione dell’articolo 18. I militanti di Rifondazione
Comunista continueranno quindi a dare il proprio contributo nell’Anpi, nei
comitati per il No, nel coordinamento per il No sociale e in tutti i luoghi di
costruzione di questo movimento unitario per l’attuazione della Costituzione.
La domanda
di rottura e cambiamento che emerge dal referendum, purtroppo non incrocia a
sinistra una soggettività adeguata che per forma e dimensioni abbia la capacità
di proporre a chi non si riconosce nel PD e nel M5S un progetto politico
credibile. E’ un problema che non riguarda solo i partiti, ma la stessa
incisività delle lotte democratiche. E’ un problema che deve essere risolto.
Per questo,
nel pieno rispetto dell’autonomia del movimento unitario che si è raccolto
attorno alla difesa e all’attuazione della Costituzione,
rivolgiamo a
tutte e tutti un appello per dar vita in ogni città e a livello nazionale a
convenzioni della sinistra, finalizzate a costruire un soggetto unitario della
sinistra antiliberista, autonoma e alternativa al PD e al Partito Socialista
Europeo, costruita in forme democratiche non verticistiche e aperte, immersa
nelle pratiche sociali e nelle esperienze di autorganizzazione, capace di
collegare e fare interloquire tra loro le diverse forme dell’impegno e le
diverse esperienze politiche, sociali, culturali, dando vita ad una
rappresentanza unitaria sul piano istituzionale. Un soggetto unitario e plurale
della sinistra antiliberista che, senza chiedere scioglimenti a chicchessia, si
presenti alle elezioni con un simbolo costante nel tempo e sia in grado di
sviluppare iniziativa su tutti i nodi politici e sociali.
Riteniamo
che questo progetto vada costruito a partire dalla valorizzazione piena di
tutte le esperienze unitarie sorte in questi anni sul territorio e che vedono nelle
liste unitarie della sinistra, nelle esperienze di Palermo e di Napoli, che
coinvolge tutte le forze politiche e sociali della sinistra, coniuga governo
della città e costruzione di un processo di partecipazione conflittuale, un
punto avanzato. Allargando lo sguardo sul piano europeo, riteniamo che
l’esperienza di Barcellona rappresenti un modello da cui trarre positivi
insegnamenti. Oltre ad una innovativa esperienza di governo cittadino, il
laboratorio catalano si caratterizza infatti per la costruzione di una
soggettività unitaria della sinistra che nascendo dal comune lavoro delle
organizzazioni sociali, culturali e politiche, dà vita al soggetto unitario in
forma plurale, senza chiedere scioglimenti o abiure ad alcuno.
Quello a cui
pensiamo è un soggetto unitario che sia capace di unire e coinvolgere chi in
questo paese lotta, si impegna, non si rassegna e di parlare a tutti coloro che
sentono il bisogno di un’alternativa. Occorre attuare una vera innovazione
delle forme con cui costruire un soggetto unitario della sinistra: nessuno dei
partiti esistenti o in formazione può pensare di rinchiudere nel proprio
perimetro la proposta unitaria e non è possibile ridurre nelle forme del
partito il pluralismo di culture politiche e pratiche concrete, perché quel
pluralismo è fattore costitutivo del campo di forze che si è riattivato.
Proponiamo
per questo di dar vita ad uno spazio attraversabile da tutte le realtà e i
singoli individui coinvolgibili in un progetto di trasformazione, di una
soggettività capace di mettere in comunicazione le diverse esperienze e i
diversi conflitti. Per questo come Rifondazione Comunista e con l’Altra Europa
abbiamo lavorato in questi anni. Auspichiamo che le reti delle “Città in
comune” e delle “Città ribelli” sviluppino iniziative e consolidino una
capacità di intervento politico a tutti i livelli, a partire dai territori con
lo spirito che ha animato le assemblee dopo il referendum che hanno visto una
partecipazione forte e plurale.
Si tratta di
costruire un soggetto che sia governato dalla democrazia, dal principio “una
testa un voto” e che declini concretamente un programma di attuazione alla
Costituzione Repubblicana, di rottura con il neoliberismo, di difesa di beni
comuni e diritti, di rinnovamento autentico del paese. Oggi questo è più
semplice di ieri perché il contrasto al liberismo, l’alternatività al Pd, la
difesa della Costituzione hanno vissuto concretamente nella campagna per il NO.
Documento approvato dal Comitato
Politico Nazionale del 14-15/1/2017
Partito della Rifondazione Comunista
Proposto da: Paolo Ferrero, Maurizio
Acerbo, Giovanna Capelli, Roberta Fantozzi, Marco Gelmini, Ezio Locatelli,
Nando Mainardi, Rosa Rinaldi, Monica Sgherri, Raffaele Tecce.
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