giovedì 28 gennaio 2016

ORA E SEMPRE RESISTENZA




A Milano l'estrema destra assedia il Giorno della Memoria.

Il 24 i nazi, il 28 Salvini e Le Pen #MaiConSalvini&LePen 28G h. 18 @Pagano


Che l’antifascismo non fosse più una cosa scontata lo sapevamo già, ma che ormai sia venuto meno anche un minimo di pudore è senz’altro un dato da evidenziare. Già, perché a Milano il Giorno della Memoria (27 gennaio) sta per essere letteralmente assediato da iniziative dell’estrema destra. Domenica 24 si tiene il convegno organizzato da un network europeo di ispirazione nazifascista, che comprende, oltre la nostrana Forza Nuova, anche organizzazioni come i tedeschi della Npd o quella banda di delinquenti che è la greca Alba Dorata. Il 28 e il 29 gennaio, poi, è il turno del fascioleghismo in salsa europea, con un evento che prevede il lancio ufficiale in Italia del coppia Salvini-Le Pen. E tutto questo senza che a livello istituzionale si siano ad oggi registrate reazioni degne di nota. Insomma, come se ormai valesse tutto.

Il Giorno della Memoria è sicuramente una commemorazione dai contorni molto istituzionali e quindi poco adatta a stimolare coinvolgimento e mobilitazione, ma è pur sempre il giorno in cui si ricorda la più grande infamia della storia del nostro continente,  cioè l’Olocausto, il genocidio di ebrei e rom, lo sterminio dei popoli “non ariani, gli  “untermenschen”, degli omosessuali, dei disabili, degli oppositori politici. Per questo si tratta di un giorno che dovrebbe di per sé tenere alla larga nazisti, fascisti, razzisti, antisemiti, xenofobi, omofobi e simili. Dovrebbe, appunto, ma evidentemente non è più così.

Il convegno del 24 gennaio è organizzato dalla rete nazifascista europea “Alliance for Peace and Freedom” (Apf) e inizialmente doveva tenersi alle Stelline, ma l’intervento dei movimenti antifascisti e dell’Anpi, che si è portata dietro un po’ di sinistra politica e sociale, ha fatto saltare la location. Hanno poi provato in Regione, ma è andata male anche lì, un po’ perché gli alleati della Lega si chiamano Casa Pound e non Forza Nuova e un po’ perché Maroni è già impegnato in altre edificanti battaglie, come quella di riuscire a trascinare il gonfalone di Regione Lombardia al Family Day. Quindi, finirà come al solito, cioè il convegno si terrà in un albergo milanese (ancora sconosciuto), grazie alla gentile intermediazione della Questura.

In ogni caso, non solo le reazioni da parte delle istituzioni del territorio, come il Comune (e gli stessi aspiranti sindaci) o la Regione (ma qui stendiamo un velo pietoso), sono state finora al di sotto del minimo sindacale, ma addirittura ci sono rappresentanti istituzionali che partecipano in prima persona al convengo del 24. A parte la grottesca consigliera regionale Baldini (a suo tempo eletta nella Lista Maroni), le locandine annunciano persino la presenza del ciellino ed ex Ministro Mario Mauro a fianco del capo di Forza Nuova.

Contro il convegno nazifascista il Comitato Permanente Antifascista ha organizzato un presidio per domenica mattina alle ore 10.00 alla Loggia dei Mercanti. Per ora ci risulta essere l’unica iniziativa in campo.

Il 28 gennaio alle 18 si terrà invece il convegno promosso dal gruppo parlamentare europeo di estrema destra, “Europa delle Nazioni e della Libertà”, costituito tra gli altri dalla Lega e dal Front National. Salvini questa volta non ha osato la piazza e tutto si svolgerà al chiuso (si entra solo con prenotazione), in una sala di Milano Congressi in FieraMilanoCity. È prevista la presenza di numerosi parlamentari europei e soprattutto dei capi dei principali partiti dell’estrema destra istituzionale del continente, a partire da Marine Le Pen. Alcuni rumours parlano anche della possibile presenza di deputati omofobi del partito di Putin. In altre parole, sarà il lancio politico, rivolto anzitutto alla stampa nazionale (conferenza stampa il 29 mattina), del fascioleghismo come opzione di governo, nazionale e continentale, e la conferma pubblica e definitiva della collocazione della Lega nell’alveo della destra radicale e xenofoba europea.

Con l’aria che tira in Europa e mentre anche qui da noi razzisti e xenofobi soffiano quotidianamente sul fuoco, se non peggio, sarebbe davvero incomprensibile se il progetto della coppia Salvini-Le Pen non incontrasse a Milano una voce contraria. Per questo diverse realtà, unite nella firma Milano Antifascista, Antirazzista e Meticcia, hanno indetto un corteo per giovedì 28 gennaio, con partenza alle h. 18 a Pagano.

Per la mattina del 29 gennaio è previsto, inoltre, un corteo degli studenti, con partenza alle h. 9.30 da Cairoli.







martedì 26 gennaio 2016

26 GENNAIO ASSEMBLEA A MILANO - EXPO: LA FESTA È FINITA

26 GENNAIO EXPO: LA FESTA È FINITA QUALE BILANCIO DI QUESTA ESPERIENZA CHE HA SEGNATO A FONDO LA CITTÀ? QUALI PROSPETTIVE? Sala, mister Expo, si candida per affermare un modello di città dei poteri forti, noi ci opponiamo per affermare il modello alternativo della città vivibile e solidale: la città dei cittadini Assemblea martedì 26 gennaio 2016 ore 18 Sala Alessi Palazzo Marino – Piazza della Scala Presentazione di Franco Calamida COSA È STATA EXPO E LE PROPOSTE DELLE ASSOCIAZIONI Emilio Molinari Giorgio Ferraresi Mario Agostinelli Vincenzo Vasciaveo coordina Erica Rodari LA DENUNCIA E LE PROSPETTIVE: POSIZIONI A CONFRONTO Basilio Rizzo Luca Beltrami Gadola coordina Piero Basso Conclusioni di Vittorio Agnoletto Promotori: CostituzioneBeniComuni Gruppo Consiliare Sinistra per Pisapia – F.d.S. Comitato milanese Acquapubblica

venerdì 22 gennaio 2016

Crack Banca Etruria: analisi e proposte a Gualdo tadino

Stanno provando in tutti i modi a mettere il silenziatore sulla vicenda, si rimpallano le responsabilità per annacquare tutto. Noi, al contrario, rilanciamo ed abbiamo organizzato un’importante iniziativa proprio a Gualdo Tadino, in uno dei principali epicentri del crak di Banca Etruria, in uno dei territori umbri già maggiormente funestati dalla crisi.


Lo facciamo per far capire meglio e a tutti quello che è successo in questa storia, quello che ancora succederà, per avanzare proposte affinchè non accada mai più, per sostenere concretamente le azioni dei piccoli risparmiatori truffati, per ragguagliare sulle novità dei percorsi di rivalsa avviati e per delineare le politiche necessarie al rilancio sociale ed economico di questa realtà.

Per chi vuole contribuire al confronto, partecipare, informarsi correttamente e sostenere la battaglia dei propri concittadini truffati, l’appuntamento è per venerdì 22 gennaio, alle ore 17.30, presso la sala consiliare del Comune di Gualdo Tadino.

L’iniziativa, sul tema “Crack Banca Etruria: analisi e proposte”, è promossa da Rifondazione Comunista e da Possibile.

Si confronteranno Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Rita Castellani, economista dell’Università di Perugia, animatrice umbra del movimento di Pippo Civati, e Alessandro Petruzzi, Presidente di Federconsumatori Umbria. Porteranno la loro testimonianza i piccoli risparmiatori cui sono state azzerate le economie. Introduce e coordina Gianluca Graciolini.

Prc Umbria
Possibile Umbria

mercoledì 20 gennaio 2016

21 GENNAIO, INIZIATIVA A LIVORNO PER L’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL PCI

21 GENNAIO, INIZIATIVA A LIVORNO PER L’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL PCI In occasione dell’anniversario della fondazione del Partito Comunista d’Italia, nato il 21 gennaio 1921 a Livorno, Rifondazione Comunista organizza un incontro pubblico dal titolo «La nostra storia e l’attualità del comunismo». L’incontro, al quale parteciperanno la partigiana Lidia Menapace, gli studiosi Guido Liguori e Paolo Favilli, tra gli altri, si terrà a Livorno, al Palazzo dei Portuali in via San Giovanni 13, alle 17 di giovedì 21 gennaio. Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, concluderà l’incontro sul PCI e dichiara: «La crisi che stiamo vivendo da anni e che si sta riacutizzando proprio in queste settimane ci parla della fine della spinta propulsiva del capitalismo e della barbarie che sta producendo per difendere i privilegi dei ricchi, delle banche e delle multinazionali. Questa crisi ci parla dell’attualità del comunismo e cioè del superamento dello sfruttamento degli essere umani e della natura e della costruzione di modalità cooperative per gestire l’enorme ricchezza che oggi ha a disposizione l’umanità. Oggi, più ancora che nel 1921 il comunismo è la sola alternativa alla barbarie del capitalismo». 21 gennaio 2016 ore 17,30 Livorno La nostra storia e l’attualità del comunismo Presiede: Francesco Renda – segretario provinciale Rifondazione Comunista Interventi : Claudia Candeloro - portavoce Giovani Comunisti Paolo Favilli - storico Andrea Ferroni - portavoce Giovani Comunisti Dino Greco - responsabile formazione Rifondazione Comunista Guido Liguori – storico Lidia Menapace – partigiana, femminista Conclude Paolo Ferrero Partito della Rifondazione Comunista

mercoledì 13 gennaio 2016

BASTA GUERRE - 16 GENNAIO MANIFESTAZIONE A MILANO ORE 15 SAN BABILA

IL 16 GENNAIO 2016 MANIFESTIAMO CONTRO LA GUERRA E LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA GUERRA PER I DIRITTI DEI POPOLI E PER LA DEMOCRAZIA 25 ANNI DI GUERRA SONO DAVVERO TROPPI ORA BASTA! BISOGNA FINALMENTE RISPETTARE L’ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE, L’ITALIA RIPUDI LA GUERRA E LE POLITICHE NEOCOLONIALI.
ESSERE NEUTRALI NELLA GUERRA E CONTRO LA GUERRA È IL SOLO MODO DI AGIRE PER FAR FINIRE LA GUERRA VOGLIAMO: – Il ritiro immediato delle truppe e l’annullamento di tutte le missioni militari italiane in scenari di guerra. La cancellazione dell’acquisto degli F35 il taglio delle spese militari la fine dello sporco commercio delle armi.

– La fine degli interventi militari, dei bombardamenti, dell’ingerenza esterna e dell’ipocrita esportazione della democrazia. Invece della concorrenza tra i bombardieri è necessario un confronto politico che porti ad un accordo tra tutti gli stati coinvolti nella guerra in Medio Oriente, Solo così si isola è sconfigge il terrorismo Isis. – La fine della NATO che non ha più alcuna giustificazione se non in una logica perversa di guerra mondiale e in ogni caso l’uscita da essa dell’Italia. – La fine della politica coloniale d’Israele , la restituzione dei territori occupati a un stato libero di Palestina. L’autodeterminazione per il popolo curdo. – Accoglienza e dignità per i rifugiati e i migranti. PIATTAFORMA SOCIALE EUROSTOP

domenica 10 gennaio 2016

MILANO: FINISCE L'ESPERIENZA ARANCIONE E INIZIA L'ERA RENZI...

Milano: finisce l’esperienza arancione e inizia l’era Renzi. La sinistra per una chiara alternativa

di Matteo Prencipe, Segretario Provinciale PRC – Milano -
Ha un certo non so che di tristezza la fine dell’esperimento arancione di Pisapia e una certa baldanza e sicumera la nascita del “partito della nazione” che si preannuncia. La gara a saltare sul carro di Giuseppe Sala, vincitore predesignato alle primarie di centro sinistra, ha raggiunto vette vertiginose di trasformismo con lo schieramento di ben 7 assessori (compresi i 2 assessori in quota SEL) dell’attuale giunta di Giuliano Pisapia saliti senza indugio sul carro. Il movimento arancione, giubilato da riconoscimenti importanti in giunta e nei posti di potere, presi per la loro “distanza dalla politica di professione” passa armi e bagagli sul carro Renziano. Con il “tengo famiglia” dell’italietta, finisce l’essenza dell’esperienza di Giuliano Piaspia e del suo centro sinistra.
L’opposizione interna alle primarie al nascente carro Renziano, prova a candidare il vice sindaco Balzani e l’assessore Majorino, ma divisi sono sostanzialmente ininfluenti. Anzi, serpeggia sempre più il sospetto in molti ambienti politici e dell’informazione, che dopo tutto ci si trovi di fronte ad una commedia delle parti, per giubilare l’arma spuntata delle “primarie” verso il popolo, ma che poi ci si sia già accordati nell’essenza del futuro governo. Sarebbe un classico del macchiavellismo dei “salotti bene” in salsa milanese. Le polemiche tra tifoserie sul web sono feroci e il ricordo dell’onda arancione del 2011, del movimento di opinione civico sbiadisce in colori indistinti.
Ciò che nasce e sostituisce il centro sinistra di Giuliano Pisapia, al di là dei belletti, del marketing politico e degli interessi di bottega, sono un coacervo di nuovi interessi. Il ritorno in pompa magna di una alleanza tra il potere dell’area post-socialista, il cattolico di CL e Compagnie delle Opere e quel sistema di affari cooperativo innervatosi nel periodo post-diesse. A Milano questi poteri consociativi erano da sempre presenti nell’era berlusconiana e vogliono un nuovo protagonismo. Si dirà che si esagera, ma ai più attenti e sinceri osservatori della politica e del potere milanese, quanto sta succedendo non sfugge certamente. La recente apertura alle primarie a Scelta Civica da parte di Sala, testimonia i movimenti in corso. Questo rappresenta l’ascesa di Giuseppe Sala, il trionfatore di Expo i cui conti economici e “buchi” relativi ancora non sono noti. In sintesi il nuovo “partito della nazione” in salsa meneghina.
Di fronte a questo scenario, la sinistra milanese è certamente divisa. SEL persegue pervicacemente un centro sinistra che non c’è più, anche a costo di lacerazioni interne pubbliche (l’assessore Tajani, che fa parte della della direzione nazionale di SEL di è pronunciata a favore di Sala) e difficilmente potrà staccarsi da questa loro storia. Si consumeranno nonostante gli strepiti lì dentro e con buona pace delle velleità a costruire il “nuovo partito della sinistra”. Senza il centro sinistra l’area di opinione e militanza di SEL, appare sbandata e incapace di concepire un percorso diverso.
La sinistra rappresentata principalmente da Rifondazione, Possibile, l’Altra Europa (ma anche settori sindacali della CGIL, comitati, associazioni), il 15 dicembre rompendo gli indugi verso l’attendismo di SEL, ha avviato (riempiendo la Camera del Lavoro 500 partecipanti), un percorso partecipato per costruire l’alternativa al partito della nazione e al nuovo sistema di potere in costruzione. Un’alternativa non minoritaria, che guarda anche a quanto di positivo ha fatto l’amministrazione di Giuliano Pisapia, ma netta nei contenuti e nelle proposte di governo. Un’alternativa che dialoga con le esperienze civiche, radicali e socialiste, movimenti territoriali e della critica ad Expo, che spesso erano in conflitto sui singoli provvedimenti e pratiche dell’amministrazione Pisapia. Un’alternativa “Voci per una Milano in Comune”, che presto dopo le assemblee territoriali, saprà trasformarsi in proposta programmatica, di lista e di candidatura alternativa, diffondendosi anche nelle 9 future municipalità.
La “Milano in Comune” in costruzione, guarda al futuro di una sinistra plurale, che sappia compenetrarsi ad altre esperienze, lasciando aperte tutte le porte e il ruolo di protagonista ai quanti dopo il 7 febbraio (data delle primarie) non vorranno consumarsi a rimorchio dei nuovi poteri. Una sinistra che avrà certamente dei limiti e a cui spetta un compito difficile perché divisa, ma che potrà rappresentare un diverso percorso perché curiosa del futuro e non più orfana di un centro sinistra che non c’è più.

mercoledì 23 dicembre 2015

BUONE FESTE, BUON ANNO NUOVO E BUONA SOTTOSCRIZIONE PER IL PRC DI VIMODRONE


ANALISI DI RAMON MANTOVANI SULLE ELEZIONI IN SPAGNA

Le elezioni spagnole del 20 dicembre

Pubblicato il 22 dic 2015

di Ramon Mantovani



Per capire i risultati delle elezioni spagnole del 20 dicembre è necessario conoscere, almeno sommariamente, il sistema elettorale. Altrimenti si può incorrere in gravi fraintendimenti ed errori interpretativi.

Il territorio dello stato spagnolo è diviso in 52 circoscrizioni elettorali provinciali.

Non esiste un collegio unico nazionale (come esisteva in Italia ai tempi del proporzionale) per attribuire ai partiti anche i seggi corrispondenti ai voti che non hanno concorso ad eleggere direttamente nelle circoscrizioni.

Essendo le circoscrizioni disomogenee dal punto di vista della popolazione e del rapporto seggi elettori sono sempre stati avvantaggiati i due grandi partiti (PP e PSOE) e i partiti nazionalisti catalani, baschi e galiziani. E svantaggiati i partiti presenti su tutto il territorio ma non abbastanza grandi per eleggere direttamente nella stragrande maggioranza delle circoscrizioni.

In altre parole, che gli esempi concreti parlano da soli, nelle elezioni del 20 dicembre i seggi dei partiti presenti su tutto il territorio hanno un rapporto con il numero di elettori molto diverso. Un seggio del PP rappresenta 58mila voti. Del PSOE 61mila. Di PODEMOS 75mila. Di CIUDADANOS 87mila. Di IZQUIERDA UNIDA 460mila (!!!).

Quanto alla differenza fra i partiti presenti solo in poche circoscrizioni rispetto a quelli presenti in tutte basti l’esempio che segue.

Il PARTITO NAZIONALISTA BASCO con 300mila voti elegge 6 deputati e IZQUIERDA UNIDA con 900mila voti ne elegge due. Il PNV con un terzo dei voti di IU elegge il triplo di deputati. Un deputato di IU rappresenta 460mila elettori e uno del PNV 50mila.

Questo sistema, come è evidente, ha sempre prodotto un effetto preciso: il bipartitismo e con esso il voto “utile”.

Nella stragrande maggioranza delle circoscrizioni gli elettori di IZQUIERDA UNIDA sapevano, legislatura dopo legislatura, che il loro voto sarebbe andato disperso, e quindi molti di loro hanno optato per votare per il PSOE contro il PP.

Questo effetto è stato moltiplicato in queste elezioni dalla presenza di PODEMOS accreditato nei sondaggi della possibilità di competere per vincere le elezioni.

Fino a qui la descrizione oggettiva del sistema elettorale e delle storture che produce nella rappresentanza.



Ora passiamo alle questioni politiche.

Prima dell’analisi del voto vero e proprio è necessario esaminare, sommariamente anche in questo caso e con particolare attenzione per la sinistra, le questioni politiche in ballo in questa tornata elettorale.

I temi centrali della campagna elettorale sono stati tre: le questioni economico sociali, la crisi del bipartitismo insieme al tema della corruzione e del “nuovo contro il vecchio”, la questione indipendentista catalana ed insieme le riforme costituzionali, federali o meno.

Il PP ha affrontato la campagna vantando la crescita economica del 3 % e la creazione di un milione di posti di lavoro negli ultimi due anni, attribuendoli all’efficacia della propria riforma del mercato del lavoro. Ha tentato di apparire come scevro da corruzione per aver espulso gli innumerevoli suoi dirigenti (anche di primissimo piano) accusati e condannati. Si è eretto come difensore strenuo della costituzione negando ogni possibilità di procedere a riforme in senso federale e tantomeno di riconoscere il diritto all’autodeterminazione dei catalani.

Il PSOE ha contestato i dati economici vantati dal PP e si è perfino lievemente autocriticato per aver promosso con l’ultimo governo Zapatero, ottenendo il voto del PP, la riforma costituzionale che ha introdotto il pareggio di bilancio in costituzione. Ha correttamente ricordato che i posti di lavoro sono tutti precari (il 50 % dei contratti sono di durata inferiore alla settimana) dimenticando che la maggior precarizzazione del mercato del lavoro fu operata dal governo Zapatero. Ha proposto di introdurre in costituzione i diritti sociali, ma senza rimuovere il pareggio di bilancio. Ha attaccato il PP sulla corruzione, salvo sentirsi elencare gli analoghi ed innumerevoli casi di corruzione del PSOE. Ha proposto una riforma federale della costituzione, senza toccare la monarchia, e negando il diritto all’autodeterminazione dei catalani.

CIUDADANOS è un partito nuovo per la Spagna. Nato in Catalogna una decina di anni fa come piattaforma civica contro l’insegnamento prevalente della lingua catalana nelle scuole, e presente fino ad ora solo nel parlamento catalano. Quando la crisi del sistema bipartitico è stata evidente e PODEMOS era accreditato di poter vincere le elezioni, alcuni potentati economici e i loro mezzi di informazione hanno esplicitamente e dichiaratamente sponsorizzato un “necessario” PODEMOS di destra.

La sua campagna elettorale è stata incentrata su proposte ancor più liberiste di quelle del PP circa economia e lavoro, sulla retorica anticasta ed anticorruzione come uniche e vere responsabili della crisi, sul “nuovo contro il vecchio” e contro ogni aspirazione indipendentista e comunque all’autodeterminazione del popolo catalano.

Passiamo ora alle complicate vicende della sinistra.

Dentro la crisi e fino alle elezioni europee del 2014 IZQUIERDA UNIDA era, nei sondaggi, accreditata di crescite spettacolari. Era accreditata di raccogliere gran parte dei voti del movimento degli “indignados” essendo il suo programma coincidente con le rivendicazioni del movimento. Ristrutturazione del debito e non pagamento degli interessi sullo stesso. Disobbedienza ai trattati neoliberisti europei. Rottura con l’assetto costituzionale post franchista e processo costituente di una repubblica federale. Cancellazione della “riforma” costituzionale del pareggio di bilancio. Cancellazione delle riforme del mercato del lavoro dei governi di PP e PSOE. Contrarietà alla NATO e alle missioni militari spagnole in Afghanistan e seguenti. Riforma del sistema elettorale in senso strettamente proporzionale. Pieno riconoscimento della natura plurinazionale dello stato e diritto all’autodeterminazione per ognuna delle nazionalità. Sono questi punti programmatici sostanzialmente gli stessi con i quali IZQUIERDA UNIDA si è presentata alle elezioni del 20 dicembre.

Ma alle elezioni europee dell’anno scorso si presentò PODEMOS.

Un gruppo di professori (prevalentemente politologi e diversi esponenti di una formazione politica (IZQUIERDA ANTICAPITALISTA) fuoriuscita da IU proposero una lista elettorale richiamandosi esplicitamente al movimento degli indignados.

Il nome “podemos” (in italiano possiamo) deriva dallo slogan del movimento “si se puede” a sua volta copiato dallo slogan “yes we can” di Obama, ed usato soprattutto durante gli impedimenti degli sfratti dal forte movimento contro gli sfratti (PAH).

Questa nuova lista aveva lo stesso programma di IZQUIERDA UNIDA. Quasi identico.

Ma ebbe molto successo massmediatico (IZQUIERDA ANTICAPITALISTA aveva tentato già in proprio una presentazione elettorale ottenendo nel 2011 nelle circoscrizioni dove si era riuscita a presentare sempre meno del 0,5 % dei voti) solo ed esclusivamente per il capolista Pablo Iglesias. Fondatore di una TV digitale collegata ad un quotidiano e da tre anni presente in tutti i dibattiti televisivi come opinionista. Personaggio dalla forte retorica anticasta ed antisistema. Non privo di stravaganze, come una difesa apologetica del diritto democratico (sic) dei cittadini statunitensi a comprare e portare armi.

La lista di PODEMOS ottenne un ottimo 8% dei voti, contro il 10% di IZQUIERDA UNIDA e 5 deputati europei contro i 6 di IU.

Da quel momento Iglesias moltiplicò ancor di più le sue presenze televisive.

In pochi mesi fu fondato il partito. La struttura del quale è ultraverticistica. Segretario generale con enormi poteri. Segreteria omogenea scelta dal leader. Decisioni importanti prese sottoponendo a referendum fra gli iscritti (in internet senza pagamento di nessuna quota) le proposte del leader ed eventuali altre alternative. Nei diversi referendum fatti non hanno mai votato più del 20 % degli “iscritti” con successo plebiscitario delle proposte di Iglesias.

Il partito venne fondato in una kermesse (sei settemila partecipanti) con una forte retorica anticasta, con la ostentazione della volontà di conquistare la “centralità” della scena politica e di non confinarsi nella logica destra-sinistra.

PODEMOS sui territori verrà costituito in seguito con una attenta selezione dei gruppi dirigenti operata dalla squadra centrale di Iglesias.

IZQUIERDA UNIDA, sempre più ignorata dai mass media, reagisce a tutto ciò proponendo unità. Dichiarandosi disposta a rinunciare alla propria stessa presenza elettorale in favore di una lista unitaria costruita dal basso, capace di agglutinare tutto ciò che fosse antiliberista e concorde con i programmi di IU e di PODEMOS, ancora sostanzialmente uguali. E indica come responsabile della costruzione dell’unità e come proprio eventuale candidato (da sottoporre a primarie) a capeggiare tale lista Alberto Garzon, il 29enne deputato eletto da IU alle politiche del 2011 come espressione diretta del movimento degli indignados, di cui era esponente di primo piano.

Ma ormai i sondaggi cominciano a dire che PODEMOS è il primo partito, e che Iglesias sarà il nuovo capo del governo.

Intanto sorgono, sull’esempio di Barcellona dove la PAH locale lo propone prima della fondazione di PODEMOS, in diverse città della Spagna esperienze unitarie che raccolgono movimenti sociali e partiti della sinistra radicale. Esperienze alle quali PODEMOS si accoderà buon ultimo, non foss’altro che perché costituitosi dopo che erano già ampiamente avviate.

Queste liste vincono le elezioni in molte città. IZQUIERDA UNIDA partecipa a quasi tutte. E dove le sue organizzazioni locali non lo fanno, come a Madrid, vengono sconfessate dalla direzione nazionale già in campagna elettorale, e poi espulse da IU.

Ma i mass media, nonostante i risultati delle contemporanee elezioni regionali deludenti rispetto alle aspettative (PODEMOS è sempre terzo o quarto o quinto partito e sempre dietro al PSOE), attribuiscono il successo delle liste unitarie cittadine unicamente a PODEMOS.

Da quel momento però, PODEMOS, comincia a calare nei sondaggi. Forse a causa di polemiche interne che ovviamente trovano ampio eco sui mass media. Forse a causa del sostegno che PODEMOS da, ancorchè dall’esterno, a diversi governi locali del PSOE. Forse a causa delle accuse di estremismo che gli vengono rivolte da più parti per la natura antisistemica del suo programma. Ma certamente a causa del primo successo di CIUDADANOS alle regionali. E dalla competizione di CIUDADANOS su un terreno che fino a quel momento era stato esclusivo di PODEMOS: la retorica anticasta e anticorruzione.

IZQUIERDA UNIDA insiste nella costruzione di una lista unitaria sul modello di Barcelona en Comù in tutta la Spagna. A sostegno di questa proposta si schiera un appello per una lista di unità popolare firmata da centinaia di intellettuali, artisti, dirigenti sindacali ed anche da molti esponenti locali di PODEMOS.

Ma PODEMOS inizia un processo di scivolamento verso posizioni moderate.

Alle richieste unitarie di IU risponde che non vuole somme di sigle. Nonostante IU non le proponga affatto è Iglesias in TV a rappresentare così la proposta unitaria di IU.

Poi vengono le elezioni catalane. La lista unitaria CATALUNYA SI QUE ES POT ha un pessimo risultato. Principalmente dovuto all’inconsistenza della proposta politica federalista in elezioni polarizzate sul tema dell’indipendenza, al grande successo della lista indipendentista di estrema sinistra CUP, ma anche al settarismo di Iglesias che si rifiuta di comparire in pubblico con Garzon, nonostante PODEMOS e IU nazionali sostengano la stessa lista, e a gravi errori dello stesso Iglesias che non trova di meglio da fare che insultare la CUP e appellarsi al voto degli immigrati spagnoli in Catalogna contro i catalani.

Tutte cose che provocano le dimissioni della segretaria di PODEMOS in Catalogna.

Nei mesi successivi PODEMOS continua a calare nei sondaggi.

La proposta di IU sembra prendere quota. In Catalunya, Pais Valencià e Galicia, si discute di liste unitarie con le forze locali, compresi PODEMOS e IZQUIERDA UNIDA. Liste che saranno collegate ad una sola lista in tutto lo stato in caso di accordo fra IU e PODEMOS. O che saranno indipendenti da entrambi nel caso in tutto il resto della Spagna ci siano le due liste di PODEMOS e IU. E che quindi in parlamento formeranno gruppi autonomi. La legge lo permette visto che non esiste un collegio unico nazionale.

Nella discussione fra la segreteria di PODEMOS e IU, mantenuta rigorosamente riservata, IU accetta che non si faccia un accordo generale e pubblico e che la lista unitaria sorga come accordo in ognuna delle province.

Ma neppure questo basta perché inusitatamente PODEMOS, con un improvviso comunicato stampa dichiara chiuso ogni dialogo con IU. Ed accusa Alberto Garzon di aver rifiutato di far parte delle liste di PODEMOS. Come se per IU fosse possibile accettare di avere un solo candidato indipendente nelle liste di PODEMOS senza nemmeno poter discutere del programma.

Da quel momento la deriva moderata di PODEMOS pare inarrestabile.

La discussione programmatica di PODEMOS approda a non parlare più delle cause strutturali della crisi a cominciare dal debito. Niente più ristrutturazione del debito e tanto meno non pagamento degli interessi. Niente più disobbedienza ai trattati europei e alla troika. Niente più No alla NATO e per giunta Iglesias annuncia la candidatura dell’ex capo di stato maggiore del governo Zapatero (campione della guerra in Afghanistan), niente più rottura con la monarchia e la costituzione postfranchista bensì “nuova transizione”. Ormai il profilo programmatico di PODEMOS è sempre più vicino a quello del PSOE che a quello di IU. Ed infatti il leit motiv della campagna di PODEMOS è stato l’appello agli elettori socialisti delusi dalla corruzione, il nuovo contro il vecchio (con grandi riconoscimenti a CIUDADANOS in questo senso), e i temi della casta.

Perfino sul tema catalano la prima versione presentata all’opinione pubblica non parla di “referendum di autodeterminazione” come concordato dalla lista catalana in cui PODEMOS è presente insieme a Esquerra Unida i Alternativa e alle forze locali. PODEMOS è costretto ad aggiungere il referendum e a scusarsi per la “dimenticanza”.

A tutto ciò va aggiunto il profilo sempre più da marketing elettorale di Iglesias.

I sondaggi dicono che il nuovo re è popolare presso gli strati meno acculturati della società? Ecco che Iglesias partecipa ad incontri e ricevimenti (sempre disertati dalle forze della sinistra) omaggiandolo di regali (raccolte di serie televisive) in modo da comparire sui rotocalchi rosa come simpatico amico del re. O dice che gli piacerebbe vedere il re candidarsi a presidente della repubblica e che è sicuro che vincerebbe (presidenzialismo monarchico?). Il rivale Albert Rivera (CIUDADANOS) spopola nelle trasmissioni di intrattenimento? E allora si va a cantare e a suonare la chitarra nelle stesse trasmissioni. E a raccontare episodi gustosi della propria vita privata. Per la prima volta in Spagna i candidati principali dei partiti partecipano a questo tipo di trasmissioni, chi ballando, chi cantando, chi giocando a ping pong con un cantante, chi esibendosi in paracadute, chi portando i figli piccoli alle trasmissioni, e così via… (Italia docet!). L’unico a non farlo è Alberto Garzon. Che ovviamente per questo risulta molto meno visibile e conosciuto degli altri.

Insomma, a sinistra alla fine il quadro politico alla vigilia delle elezioni era questo.

Non si può dire, ovviamente, come sarebbero andate le cose in caso di lista unica. Ma certamente non ci sarebbe stata la deriva moderata di PODEMOS.

Perché si possono conquistare voti d’opinione sulla base dell’immagine rassicurante e sorridente, omettendo di dire cose troppo “radicali” e puntando ad incrementare la credenza che la crisi si risolva tagliando gli stipendi alla casta e mettendo in galera i corrotti. Utilizzando le categorie del nuovo e del giovane contro il vecchio. Ma è difficile sostenere che si possa fondare su questo una alternativa di governo.

Mi spiace, ma è più o meno il contrario dello spirito del movimento degli indignados.

Ed è, senza ombra di dubbio, vergognoso che la stampa italiana, compresa quella sedicente di sinistra, presenti PODEMOS come se fosse la SYRIZA spagnola, o ignori (consapevolmente o meno) la complessità del risultato elettorale, come vedremo tra pochissimo.

A questo link si può trovare la tabella dei risultati ufficiali:

http://resultadosgenerales2015.interior.es/congreso/#/ES201512-CON-ES/ES

Come si può osservare PODEMOS ha ottenuto 3 milioni 181mila voti. Pari al 12,67 % dei voti e a 42 seggi.

Per il semplice motivo che le liste EN COMU’ PODEM (Catalogna), EN MAREA (Galizia) e COMPROMIS-PODEMOS-ES EL MOMENT (Comunidad Valenciana) sono liste unitarie comprendenti forze locali (ben superiori a PODEMOS locale) e IU (Catalogna e Galizia). E che queste liste avranno diritto a gruppi parlamentari propri, avendo superato gli sbarramenti dei 5 deputati e il 15 % dei voti nella propria regione. Queste tre liste sono andate molto bene, tutte e tre sul 25 % dei voti nei propri territori, e sono tutte o primo (Catalogna) o secondo partito, comunque davanti al PSOE.

Ancora una volta IU è stata penalizzata dai mass media che hanno attribuito sic et simpliciter a PODEMOS tutti i voti e i seggi di queste tre liste. Compresi i voti e gli eletti di IU in Catalogna e Galizia. Quelli di Barcelona en comù e Iniciativa per Catalunya in Catalogna e quelli di IU e dei nazionalisti galiziani di sinistra in Galizia.

In questo modo IU appare come quasi sparita nonostante i 920mila voti a cui si dovrebbero sommare almeno una parte, difficile se non impossibile da quantificare ma non certo irrilevante, del milione e 400mila voti ottenuti dalle liste unitarie in Catalogna e Galizia.

Del resto uno studio fatto dal quotidiano digitale “El Diario” dice che sommando i voti di PODEMOS, delle tre liste unitarie regionali, e di IU una lista unica avrebbe superato il PSOE di più di 500mila voti ed ottenuto 14 deputati in più.

È pur vero che è arbitrario fare questa somma. Però se le liste unitarie nei territori dove si sono fatte sono andate molto bene, e comunque molto meglio delle liste di PODEMOS nel resto della Spagna, bisognerebbe tenerne conto. Soprattutto per il futuro.

Forse non è detto che la sinistra reale o radicale che dir si voglia debba, per conquistare voti nella speranza di governare, diventare sempre più moderata fino a confondersi con i socialisti liberisti. E diventare sempre più spregiudicata conducendo campagne elettorali americane. E puntare sulla demagogia e sulla retorica anticasta non in aggiunta bensì in sostituzione della critica alle vere cause della crisi. E costruire partiti dalla incerta ideologia (il neopopulismo di Laclau) e con un leader proprietario che decide tutto con il consenso plaudente di miriadi di individui soli davanti al computer.

Forse.

La sconfitta dei due partiti maggiori è tale che sembra impossibile che si possa formare un governo. CIUDADANOS ha già detto che favorirà la stabilità permettendo con i suoi voti di astensione l’investitura del presidente del governo del PP, ma che rimarrà all’opposizione (in Spagna è possibile eleggere il presidente del governo con una maggioranza semplice in seconda votazione e poi governare in minoranza). Però anche con l’astensione di CIUDADANOS il PP non avrebbe la maggioranza semplice. Quindi il PP tenterà di ottenere altri voti di astensione. Ma ogni strada sembra preclusa. A parte pochissimi deputati di formazioni locali di centro o di destra delle Canarie e di altre Comunità Autonome, sembra impossibile che il PSOE possa disporsi a permetterlo. E lo stesso dicasi per i partiti nazionalisti catalani e baschi, con cui ormai il PP è ai ferri corti sulla questione dell’autodeterminazione.

I socialisti hanno già annunciato il voto contrario all’investitura di Mariano Rajoi, e sono alla ricerca di eventuali alleati per tentare di formare governo nel caso Rajoi non venga investito. Ma PODEMOS ha posto la condizione impossibile da accettare per il PSOE per cui il governo dovrebbe impegnarsi a permettere referendum di autodeterminazione nelle Comunità dove esistono nazioni (Catalogna, Paese Basco, Galizia). È vincolato a questa posizione dalle liste unitarie catalane e galiziane nelle quali è presente al pari di IU. CIUDADANOS potrebbe astenersi anche sulla investitura di Pedro Sanchez del PSOE, ma ha avvertito che non lo farà insieme a PODEMOS.

Insomma, la situazione sembra bloccata.

Vedremo come evolverà nelle prossime settimane e forse mesi. Lo scioglimento del parlamento per impossibilità di formare un governo ed elezioni anticipate non sono una prospettiva improbabile.

Le forze indipendentiste catalane hanno dichiarato di voler procedere con il processo unilaterale di costruzione di una Repubblica Catalana e si appellano alla lista EN COMU’ PODEM affinché constati che nel parlamento di Madrid non esiste nessuna maggioranza che possa permettere un referendum vincolante in Catalogna, e si aggiunga quindi nel processo di “disconessione” progressiva della Catalogna dallo stato spagnolo. Dopo tre mesi di trattative il 27 dicembre l’assemblea delle CUP (Candidature d’Unità Popolare, formazione indipendentista di estrema sinistra che non si presenta per scelta alle elezioni spagnole e i cui voti sono probabilmente andati in buona parte a EN COMU’ PODEM) dovrà decidere se i suoi dieci deputati catalani permetteranno la formazione di un governo di stretta osservanza indipendentista e con un programma fortemente segnato da misure progressiste di stampo sociale, ma guidato da un esponente della destra liberale catalana, Artur Mas.

Infine, IZQUIERDA UNIDA insiste sulla necessità di “ripensare” tutta la sinistra sul modello delle liste unitarie che hanno dimostrato che l’unità di tutte le forze di sinistra, politiche e sociali, su programmi radicali è in grado di sfondare e di proporsi seriamente per un’alternativa alle politiche liberiste.

C’è da sperare che PODEMOS capisca che l’alternativa, soprattutto in tempi di buia crisi sociale, è possibile con l’unità su un programma coerente e non a colpi di marketing elettorale e moderazione programmatica.

Per il momento, purtroppo, si tratta solo di una speranza.

martedì 22 dicembre 2015

SINISTRA, LETTERA APERTA DI PIPPO CIVATI E PAOLO FERRERO

SINISTRA, LETTERA APERTA DI PIPPO CIVATI E PAOLO FERRERO La primavera prossima si andrà al voto in molte importanti città. Occasione imperdibile per la costruzione di un’alternativa politica, morale e sociale al governo del Partito Nazione: in quasi tutte le realtà si sta lavorando in questa direzione. Chi parla di “eccezioni locali” sta sbagliando: non esistono un Pd nazionale “cattivo” e un Pd locale “buono” con cui invece si possono stringere alleanze. Si tratta ovunque dello stesso Pd e delle stesse politiche. Precarietà, nuove povertà, marginalità sociale, dramma abitativo: gli effetti di Jobs act, “buona” scuola, finanza fantasiosa (dopo quella creativa di Tremonti) si manifestano dolorosamente e con chiarezza proprio a livello locale, ed è con l’impatto delle politiche nazionali che i nuovi sindaci si troveranno a fare i conti. A Milano si avvia alla conclusione la stagione della giunta arancione. L’”anomalia” sta per essere normalizzata. Gli ultimi mesi di giunta Pisapia costituiscono con ogni evidenza l’antipasto di questa normalizzazione, dalle primarie “di coalizione” che sono una faccenda tutta interna al Pd, alla recente vicenda degli scali ferroviari, che smonta definitivamente la retorica della partecipazione: una gestione dirigista che non garantisce nemmeno il coinvolgimento del Consiglio Comunale e l’ordinario esercizio di democrazia. Da sempre Milano è il laboratorio politico del Paese. Qui sono cominciati molti processi di valenza generale, nel bene e nel male. Ed è da Milano che si può partire per costruire una solida alternativa al Partito Nazione. Per una città più moderna e più giusta. La partecipatissima assemblea di martedi 15 alla Camera del Lavoro di Milano ha manifestato una forte domanda in questa direzione. Si tratta di costruire risposte autenticamente partecipate, a cominciare da un’attenta analisi -luci e ombre- degli ultimi 5 anni di giunta, mettendo in rete realtà che non si parlano o hanno smesso di parlarsi e superando la certezza di essere sufficienti a noi stessi. Nuovi legami solidificati da un programma di governo fatto di proposte e soluzioni in grado di parlare a tutta la Milano possibile, con una coalizione ampia e plurale, dalle forze di sinistra, ambientaliste, laiche, libertarie e riformiste al civismo democratico e dei beni comuni. La politica già vivente delle moltissime associazioni, dei comitati, delle buone pratiche nate spontaneamente dalle donne e dagli uomini che vivono quotidianamente la città, deve aspirare a diventare programma di governo alternativo a quello del partito Expo, versione milanese e smart del partito Nazione. Contro la logica illusoria dell’uomo solo al comando o degli scioglimenti palingenetici, questo nuovo inizio non può che assumere la forma del dialogo e della coalizione tra soggetti che, pur nelle loro differenze, sappiano lavorare insieme per favorire la costruzione di un processo unitario, offrendosi come facilitatori e catalizzatori e non come titolari della proposta: la sinistra è fuori di se! E’ il tempo giusto per restituire vero protagonismo politico a quel grande e composito movimento – dai referendum sulla cosa pubblica, sull’acqua, sul nucleare e su problematiche cittadine, al movimento delle donne, i militanti per i diritti civili, le associazioni ambientaliste, le lotte del e per il lavoro, per l’abitare, per gli spazi sociali, per una scuola davvero buona, per i diritti di cittadinanza dei migranti- che con un vero e proprio moto “di liberazione” nel 2011 diede avvio all’alternativa milanese, e che non ha mai smesso di esistere nonostante la progressiva disillusione, dal restringimento degli spazi di partecipazione all’irruzione normalizzatrice del Pd renziano. Quegli umori, quei desideri, quelle aspirazioni politiche restano vive, e attendono di prendere corpo in una proposta di governo davvero nuova, inclusiva e più giusta. Questo è quello di cui abbiamo bisogno, e questo quello che dobbiamo realizzare. Tutte e tutti insieme. Pippo Civati - Paolo Ferrero

lunedì 21 dicembre 2015

CAMPAGNA PER LO SCIOGLIMENTO DELLE ORGANIZZAZIONI NEOFASCISTE

Campagna per lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste e neonaziste che è partita il 12 dicembre scorso. E' possibile firmare on line la petizione ospitata sulla piattaforma change.org.


Grazie per le visite!
banda http://www.adelebox.it/