domenica 13 novembre 2011

IL MODO MIGLIORE DI FESTEGGIARE E' ANDARE SUBITO AL VOTO



Il modo migliore di festeggiare è andare al voto


Il modo migliore per festeggiare la fine di Berlusconi è quello di ridare la parola al popolo, andando subito alle elezioni anticipate. Berlusconi ha drammaticamente caratterizzato un'epoca e per uscire dalla palude servono le elezioni, cioè una rigenerazione democratica delle istituzioni. La speculazione si combatte con un governo che abbia una investitura popolare, non con un presidente del consiglio amico degli speculatori.

martedì 8 novembre 2011

VIII CONGRESSO PRC A VIMODRONE SABATO 12 NOV. 2011








VIII CONGRESSO PRC A VIMODRONE SABATO 12 NOV. 2011 - DALLE ORE 15.00 PRESSO LA SEDE CIRCOLO































SUBITO AL VOTO






FERRERO (PRC – FEDERAZIONE DELLA SINISTRA): «FESTEGGIAMO LE DIMISSIONI, ANCHE SE A SCOPPIO RITARDATO. DOPO SUBITO AL VOTO»


«Festeggiamo le dimissioni, anche se a scoppio ritardato. Dopo occorre andare subito al voto. L’agonia del governo Berlusconi ha fatto danni enormi al paese e alla fiducia nelle istituzioni. Occorre dare subito la parola agli elettori evitando ogni governo tecnocratico che sarebbe unicamente un ulteriore schiaffo al popolo italiano. Elezioni subito e senza indugi».






PRIMARIE DI PROGRAMMA E POI SUBITO ALLE URNE PER USCIRE A SINISTRA DALLA CRISI – INTERVISTA A PAOLO FERRERO SEGRETARIO PRC - FDS

di Checchino Antonini da LIBERAZIONE del 09-11-2011


"Il governo se ne andrà e per questo stasera brindiamo", esordisce Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista mentre i tg di prima serata danno conto di quanto avvenuto al Colle - l'ostinazione di Berlusconi ha demolito la credibilità non solo del governo ma più complessivamente della politica, della stessa democrazia. Sembra di assistere ad una Weimar al rallentatore, c'è una crisi palese del regime, della seconda repubblica.



C'è anche un recentissimo sondaggio che conforta questa osservazione: due terzi degli intervistati ritiene che, per uscire dalla crisi economica la prima misura sia abbattere i costi della politica, solo un terzo crede che sia più utile una patrimoniale.


L'antipolitica - intesa come sfiducia radicale nella politica - ha ormai una dimensione di massa. In realtà noi abbiamo dinnanzi due ipotesi, che si alimentano a vicenda, di uscita a destra dalla crisi del governo e della democrazia. Da un lato il governo tecnico che sarebbe un governo tecnocratico, cioè il governo della Bce e non del popolo italiano. Pensa alla Grecia che non ha nemmeno potuto decidere di fare un referendum sulle sue politiche. Dall'altra l'ipotesi populista che ancora non ha dato il peggio di sè. Pensa se Berlusconi potesse uscire da questa situazione gridando al ribaltone. E pensa alla Lega che, finora, è rimasta imbrigliata nel governo e ha dovuto stare al gioco. Se l'esito dovesse essere il governo tecnico la Lega già ha detto che ne resterà fuori, possiamo immaginarci che tipo di campagna di nazionalismo secessionista e razzista potrebbe fare. Esiste il rischio di un'uscita ancora più a destra dalla crisi.



E' addirittura un passo indietro rispetto al quadro angusto dato dal bipolarismo?



Infatti, la dialettica rischia di essere tra tecnocrati e populismo di destra. Per questo siamo contrarissimi ad un governo tecnico e proponiamo la via maestra delle elezioni. Di fronte ad una crisi politica occorre ridare la parola al popolo.


L'obiezione più gettonata è che questo sistema elettorale è improponibile.



Nessuna controindicazione, compreso il voto con il Porcellum è maggiore della controindicazione della ricostruzione di un governo di destra o del governo tecnocratico guidato da Monti o similari con il corollario di una opposizione razzista allo stesso. Occorre andare a votare il prima possibile per uscire dalla palude.


Viene molto utilizzata la suggestione della transizione di vent'anni fa tra prima e seconda repubblica. Si fa perfino il nome di Amato.



Beh, quella transizione è stata un disastro di cui ancora paghiamo le conseguenze e a cui Rifondazione comunista si è opposta con tutte le sue forze. Oggi sarebbe anche peggio perchè la crisi macina molto di più e perchè la crisi delle istituzioni è assai maggiore.


E come affrontare le urne in queste condizioni?



Noi proponiamo un fronte democratico per battere le destre che veda l'alleanza della sinistra con il centrosinistra, senza i centristi. Pur non vedendo le condizioni per governare insieme al Pd, siamo interessati alla maggiore discontinuità possibile sia sul piano democratico che sociale. Nella realtà e nella percezione della nostra gente c'è la necessità di cacciare Berlusconi. Visto che il sistema elettorale è maggioritario noi dobbiamo stare in sintonia con questa necessità e questo sentimento e contribuire alla cacciata di Berlusconi. Parallelamente poniamo al centrosinistra il tema della democrazia e della partecipazione: per questo proponiamo le primarie di programma, per far decidere al popolo dell'opposizione non solo chi dovrà governare ma per fare cosa. Al rischio di uscita a destra dalla crisi - nelle sue varianti tecnocratiche e populiste - noi dobbiamo proporre una uscita da sinistra. Nel popolo del centrosinistra non la pensano tutti come Renzi: dobbiamo costruire una sponda politica per quei contenuti e attivare delle forme di partecipazione diffusa.


Ma così come si declina un'altra necessità, quella dell'autonomia politica della sinistra dal quadro dato?



Allargando la sfera della democrazia. Ho detto delle primarie di programma. Dobbiamo costruire un referendum sui vincoli europei, anche in forma autogestita. Così come stiamo predisponendo con altre forze una campagna referendaria su cui raccogliere le firme a partire da gennaio. Esiste già un fronte ampio contro l'articolo 8. Stiamo discutendo anche sulla legge 30 e su quesiti che consentano di ripristinare il proporzionale. Se raccogliamo le firme a gennaio si voterebbe qui referendum un anno dopo le elezioni e questo sarebbe un modo assai efficace per intervenire dentro la politica da parte della società.


Quindi con le elezioni determinare il quadro politico migliore possibile e poi nella società cambiare i rapporti di forza?



E' chiaro che cacciare Berlusconi non risolverà il problema dell'alternativa, dunque le primarie, i referendum, l'azione dei movimenti determinerebbero la possibilità di interagire col quadro politico con una forza esterna. La dialettica parlamentare non può esaurire la ricerca della costruzione dell'alternativa, perciò dobbiamo costruire la forza nella società. Ma c'è anche una ragione di fondo nella ricerca di forme di democrazia diretta: dentro questa crisi economica c'è la crisi della democrazia rappresentativa. Nel neoliberismo, attraverso le politiche fatte dagli stati c'è stato un passaggio di poteri dagli stati alla finanza, dai parlamenti ai governi e da questi al direttorio Bce/Germania.


Anche da questo si percepisce come gli spazi per la politica siano strettissimi.



La politica, applicando politiche neoliberiste, ha scelto di non contare lasciando fare ai potentati economici. Da un lato c'è una crisi fortissima di legittimità, dall'altro, però, c'è una fortissima domanda di democrazia spesso deviata dai mass media in termini "anti-casta". Noi invece dobbiamo saper riconoscere la domanda sociale come domanda di potere: in Molise, alle recenti regionali ha votato meno gente che ai referendum di giugno che hanno incarnato questa domanda sociale di partecipazione. Della stessa cosa ci parlano le esperienze della Val di Susa, della Fiom, del 15 ottobre che, al di là di tutto è stata in Italia la più grande piazza di quel giorno. Ma tutto ciò non ha uno sbocco politico. Che siano su Vendola, o sulla variante più di destra Renzi, le primarie sono una sussunzione di quella voglia di partecipazione dentro un meccanismo di iperdelega al leader carismatico. Dalla delega al partito alla delega al leader. Pensa che solo la Fds e il Pd non hanno il nome del capo sul simbolo elettorale. Le primarie di programma sono utili a individuare dei nodi - no alla guerra e alle spese militari, no alla precarietà, sì ai beni comuni e alle ripubblicizzazioni - da indicare al centrosinistra perchè si scelga non solo chi ma che cosa fare.


Ma come è possibile ricostruire spazi di democrazia partecipata ed efficace? Esiste il problema di "un nuovo che non nasce"?



I problemi sono tanti, occorre lavorarci in direzione della socializzazione della democrazia. Oggi i referendum non hanno più la sola valenza di fotografare lo scarto tra paese reale e paese formale. Oggi possono avere una valenza costituente di soggettività. Per questo seguiamo l'esperienza dei movimenti per l'acqua (parteciperemo alla manifestazione nazionale del 26) e stiamo dentro a tutte le sperimentazioni di costruzione della soggettività della società civile con interessi antagonisti alla grande finanza. Ma per questo serve che si trovino forme persistenti di autorganizzazione, di contropotere dal basso. Penso che in tutta Italia si debba agire come si agisce in Val di Susa. E poi la politica va riconnessa al fare. Ecco perchè siamo l'unico partito a spalare fango a Genova, l'unico a intervenire nel terremoto, a fare i Gap. Le condizioni per l'alternativa nascono nella densità sociale che si contribuisce a ricostruire.


Ma chi potrebbero essere gli interlocutori di questa ricerca?



Coloro che hanno fatto l'opposizione sociale in questi anni. A differenza di altre fasi storiche, l'elemento democratico è costituente. Nella sua crisi, il capitalismo cerca di restringere la partecipazione per restituire, come nell'Ottocento, il potere ai padroni e ai banchieri riducendo il conflitto sociale a problema di ordine pubblico. Noi, al contrario, dobbiamo favorire l'irruzione delle masse nello spazio pubblico. Noi vogliamo aggregare la sinistra di alternativa a partire dalla ricostruzione della soggettività, la sinistra che opera per rompere il senso di impotenza, che "aiuta" - come diceva Vittorio Foa - la gente a governarsi da sé. Per tutto questo la sinistra d'alternativa deve essere in grado di non subire, di non farsi sovradeterminare, dal falso movimento del bipolarismo che ci vorrebbe o marginali o allineati.

da Liberazione 09/11/2011

Ciao Nori, a te dedichiamo le nostre lotte di questi duri tempi






Nella mattinata di domenica 6 novembre, è venuta meno la compagna staffetta partigiana Nori Brambilla (nome di battaglia “Sandra”) vedova del compagno Giovanni Pesce (“Visone”) Comandante GAP e Medaglia d’Oro al Valor Militare della Resistenza
Parlare in poche righe della Compagna Nori-Sandra è cosa impossibile anche per chi l’ha conosciuta nella battaglie, che assieme al compagno Pesce, facemmo molto prima negli anni per evitare la fine del Partito Comunista Italiano cominciata alla “bolognina” e conclusasi con lo scioglimento dello stesso PCI.
Nel 1991, assieme alla Partigiana Stellina Vecchio-Vaia recentemente scomparsa, e a molte altre compagne e compagni partigiani, fu tra le protagoniste della nascita di Rifondazione Comunista.
Durante la Resistenza ai nazifascisti fu catturata e arrestata il pomeriggio del 12 settembre 1944, detenuta a Monza e poi di San Vittore, subì la deportazione e la tortura nel campo di concentramento di Bolzano. Finalmente, alla fine della guerra, ritorno a Milano e nel luglio 1945 convolò a nozze col “suo” comandante dei Gap Giovanni Pesce.
Dopo anni, di recente, è finalmente uscito un libro delle sue memorie dal titolo “Pane bianco” nel quale si può leggere come e perché l’idea della staffetta, la Comunista Nori-Sandra, descrive come e perché ha potuto sopportare le difficili fasi delle sua vita da Partigiana e poi da prigioniera.
La compagna Sandra ha anche partecipato ad alcune riunioni dell’ANPI di Abbiategrasso in occasione dell’inaugurazione della Sezione ANPI Locale al marito Partigiano Giovanni Pesce-Visone.
Inutile dire il dolore dei Comunisti che l’hanno conosciuta e frequentata nella sue tante esperienze politiche.Ci uniamo al profondo dolore di tutte le compagne e i compagni e salutiamo la compagna Nori con grande affetto, dedicando a lei e a Giovanni le lotte che ci attendono e che saranno certamente impegnative ma che in nome della libertà a suo tempo conquistata dai partigiani vanno combattute con una rettitudine morale che preservi la Carta costituzionale, i suoi valori, il suo grande spirito di umanità e di libertà.

domenica 6 novembre 2011

ALLUVIONE – VOLONTARI PRC – STELLA ROSSA IN AZIONE





ALLUVIONE – VOLONTARI PRC – STELLA ROSSA IN AZIONE

Presso il circolo PRC Bianchini di Piazza Romagnosi si è deciso, in assemblea, di costituire un gruppo di intervento di volontari che si rapporterà con la protezione civile e le istituzioni preposte per fornire aiuto alle popolazioni alluvionate di Genova. I primi interventi decisi:
1) 6 novembre ore 8,00 distribuzione acqua potabile agli abitanti di Largo Merlo e Quezzi.
2) 6 novembre ore 9,00, un gruppo di volontari partirà da piazza Romagnosi e si recherà in Piazzale Adriatico in sostegno della popolazione.
3) 6 novembre ore 13,00 presso il circolo Bianchini pranzo gratuito per i volontari.
Il circolo Bianchini sarà sempre aperto e funzionerà come punto di raccordo degli interventi. Si raccoglierà anche materiale (pale, guanti, stivali, acqua, etc)
Nei prossimi giorni verranno programmati altri intervenenti che verranno comunicati. Per richieste specifiche invitiamo a contattare i municipi. Per ogni evenienza, richiesta di assistenza e informazioni contattate il circolo Bianchini al numero 010877038, oppure scrivete a rifgenova@gmail.com

Per contribuire alle spese dei volontari

Conto Corrente intestato a PRC n° 1000/550 IBAN IT89 U030 6901 4371 0000 0000 550
Chi ha video, foto e materiale dell'alluvione, lo porti al circolo dove verrà mostrato e catalogato.
Per i compagni che vengono da fuori Genova, si consiglia di aspettare i prossimi giorni in cui la situazione sarà più chiara. Se sarà necessario intervento per spalare fango o altre richieste lo comunicheremo. In questo momento le zone alluvionate non sono facilmente raggiungibili e abbiamo bisogno di avere notizie più precise da parte della protezione civile.

Gruppo di intervento STELLA ROSSA GENOVA

sabato 5 novembre 2011

IL NUOVO LIBRO DI RANIERO LA VALLE



IL NUOVO LIBRO DI RANIERO LA VALLE



IL LIBRO
Racconto e glosse su fatti e figure del Novecento


«Oggi, passato più di un decennio dall’inizio del nuovo Millennio, siamo preoccupati per i giovani e per i figli dei loro figli che vivranno in questo secolo. Quello che possiamo fare è trasmettere loro gli attrezzi e le speranze che noi abbiamo avuto nel Novecento, sapendo però che saranno loro a decidere cosa farne, e anche come dotarsi di attrezzi nuovi. Ogni generazione ha le sue vie. Non si tratta perciò di lasciare ai nostri figli degli altarini alla Costituzione, al Concilio e alla contestazione, ma di dire il senso che queste cose hanno avuto per noi. E forse, riecheggiando una vecchia parola, potremmo dirlo così: queste sono le tre cose che rimangono: il diritto, la fede la libertà; ma di tutte più grande è l’amore».


Un percorso politico, un percorso di vita: Raniero La Valle ripercorre qui le tappe fondamentali della sua vita – dalla nascita sotto il fascismo alla democrazia, dalla direzione del giornale più autorevole della comunità ecclesiale italiana alla battaglia dei «cattolici del no» per il divorzio, dall’elezione come parlamentare della Sinistra Indipendente alle leggi sull’aborto e sull’obiezione di coscienza, dalle lotte per la difesa della Costituzione all'impegno per il rinnovamento della Chiesa – che hanno incrociato le grandi vicende della storia politica dell’Italia, e anche dell’Europa e del mondo.
Una vita spesa per il diritto, per la fede e per la libertà: i valori per cui Raniero La Valle si è battuto, che sono anche le eredità incompiute che dobbiamo raccogliere dal Novecento.

L’AUTORE

Raniero La Valle (Roma, 1931) è stato senatore e deputato della Sinistra indipendente per quattro legislature, dal 1976 al 1992. Giornalista, direttore dell’Avvenire d’Italia, cronista del Concilio Vaticano II, inviato della Televisione, direttore di “Vasti”, scuola di ricerca e critica delle antropologie, è ora Presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione. Ponte alle Grazie ha pubblicato Prima che l’amore finisca (2003); Se questo è un Dio (2008); Paradiso e libertà (2010); la Morcelliana ha pubblicato Coraggio del Concilio; Fedeltà del Concilio; Il Concilio nelle nostre mani; Mondadori Dalla parte di Abele; Feltrinelli Marianella e i suoi fratelli; Terre di Mezzo Agonia e vocazione dell’Occidente (2005).

martedì 25 ottobre 2011

NO AD OGNI ULTERIORE MANOVRA: SCIOPERO GENERALE!




NO AD OGNI ULTERIORE MANOVRA: SCIOPERO GENERALE!

No ad ogni ulteriore manovra antipopolare che per altro non serve a nulla per bloccare la speculazione.
Occorre proclamare subito lo sciopero generale, non certo mandare in pensione la gente più tardi.
Come dimostra il caso greco le stangate non servono a nulla contro la speculazione, contro cui invece è necessario obbligare la BCE a comprare direttamente i titoli di stato dei paesi membri.

domenica 23 ottobre 2011

MAGGIORANZA A PISAPIA - VOGLIAMO PARTECIPARE ALLE DECISIONI



I partiti della maggioranza a Pisapia
"Vogliamo partecipare alle decisioni"

Una lettera collettiva indirizzata al sindaco dai rappresentanti di Sinistra, Pd, Idv e Sel
per chiedere maggiore coinvolgimento sui temi del bilancio, dei tagli e delle partecipate
La richiesta verrà ufficializzata a breve con una lettera. Destinatario: Giuliano Pisapia. Mittente: i partiti della sua maggioranza. I segretari cittadini di Federazione della sinistra, Idv, Pd e Sel chiedono per iscritto al sindaco maggior condivisione dei percorsi decisionali dell’amministrazione. Soprattutto in vista di una scadenza importante, quella del bilancio 2012. A novembre l’assessore Bruno Tabacci presenterà i primi piani di spesa e risparmio per l’anno prossimo, e già si annunciano dolori. Così i partiti — che avevano già mal digerito la riunione sul Pgt la sera prima dell’arrivo in giunta del documento — hanno deciso di partire per tempo con la richiesta di condivisione. Che non deve essere, nelle loro intenzioni, soltanto sui passaggi finali delle scelte della giunta.

«Se ci verrà dato modo di farlo noi siamo pronti a metterci ventre a terra per portare il nostro contributo di idee, progetti e professionalità al lavoro degli assessori», spiega il segretario della Federazione della sinistra, Antonello Patta. I mal di pancia verso il decisionismo in solitaria del sindaco — o sulle decisioni degli assessori non comunicate prima ai partiti — si indirizzano ora più che mai sulle scelte strategiche che dovranno essere prese sulle partecipate — Sea e Serravalle, ma non solo — su Ecopass, sui servizi sociali. Insomma il messaggio che verrà recapitato al sindaco a breve è: vogliamo sapere e decidere con voi.
i temi sul piatto, in effetti, sono di quelli che potenzialmente daranno da discutere alla maggioranza, nei prossimi mesi, vista l’aria di tagli che si respira. In commissione l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, ha illustrato il quadro ancora confuso dei fondi statali e regionali che arriveranno a Milano: l’unica certezza, per il 2012, è di un incasso di 2 milioni e 600mila euro, a fronte dei 23 milioni del 2011, già ridotti rispetto al passato. Anche la Cgil nei prossimi giorni potrebbe avanzare una richiesta di coinvolgimento simile a quella abbozzata giovedì dai partiti. Su quel fronte l’assessore Tabacci ha già messo in programma incontri per parlare di bilancio con i sindacati e con i consigli di zona.

mercoledì 19 ottobre 2011

RAPPORTO CARITAS…



Rapporto Caritas: in difficoltà il 13,8% della popolazione

di Roberto Tesi - su il manifesto del 18/10/2011

E' una Italia sempre più povera, quella fotografata dal Rapporto «Poveri di diritti» su la povertà e l'esclusione sociale» in Italia pubblicato dalla Caritas con la Fondazione Zancan. Le cifre sono spietate: nel 2010 erano 8,3 milioni (2,730 milioni di famiglie) i cittadini che vivevano in povertà, il 13,8% della popolazione. Nel 2009 la percentuale era al 13,1% e le persone povere quasi 400 mila di meno.In tempi di crisi economica, la povertà sta cambiando volto: secondo i dati raccolti dalla Caritas, il 20% delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto in Italia ha meno di 35 anni. In soli cinque anni, dal 2005 al 2010, il numero di giovani è aumentato del 59,6% e, tra questi, il 76,1% non studia e non lavora, percentuale che nel 2005 era del 70%. La povertà (il termine deve essere inteso come povertà relativa, anche se tra gli oltre 8 milioni sono parecchi anche i poveri «assoluti») sta aumentando anche tra le famiglie che hanno come persona di riferimento (un tempo si sarebbe detto, capofamiglia) un lavoratore autonomo (dal 6,2% al 7,8%) o con un titolo di studio medio-alto (dal 4,8 al 5,6%). Tra queste ultime famiglie è aumentata anche la povertà assoluta, passando dall'1,7 al 2,1 per cento.
Altro dato estremamente interessante riguarda la «nuova» povertà degli stranieri: riguarda il 70% delle persone che si rivolgono ai Centri di Ascolto della Caritas. La povertà si diffonde anche nei contesti di vecchia immigrazione, con particolare riguardo alla situazione delle famiglie che sono riuscite a riunificare il proprio nucleo: le nuove esigenze familiari (spese scolastiche, necessità di abitazione più ampia, su tutte) suscitano nuovi disagi.
Eppure, secondo Caritas e Fondazione Zancan, le risorse per far fronte al fenomeno ci sono, ma sono male investite: una parte del Rapporto è dedicata all'analisi della spesa sociale e per la povertà da parte dei Comuni italiani.
Il Rapporto 2011 dedica un'attenzione particolare al tema dei diritti negati. Perché parlando di povertà non si deve ragionare solo in termini di deprivazione economica, ma si deve pensare alle altre conseguenze concrete. E la scelta del titolo del rapporto non è casuale. «Se i poveri avessero dei diritti - sostiene la Caritas - il primo sarebbe quello di poter sperare in una vita migliore, per sé e per i propri figli, e di sapere che l'uscita dalla povertà è possibile». Invece - è l'amaro commento - «oggi esiste una coltura diffusa secondo la quale le azioni a favore dei poveri da parte dello stato sono una specie di benevolenza, una concessione, una cura di mantenimento per la povertà di lungo periodo da cui è difficile uscire»

lunedì 17 ottobre 2011

UN CAMBIO DI REGIME GLOBALE






UN CAMBIO DI REGIME GLOBALE

di Naomi Klein, Vandana Shiva, Michael Hardt, Noam Chomsky e Eduardo Galeano

Il 15 ottobre 2011, uniti nella nostra diversità, uniti per il cambiamento globale, chiediamo una democrazia globale: governance globale del popolo e per il popolo. Ispirati dalle nostre sorelle e fratelli in Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Bahrain, Palestina, Israele, Spagna e Grecia, anche noi chiediamo un cambio di regime: un cambio di regime globale. Nelle parole dell'attivista indiana Vandana Shiva, oggi chiediamo di sostituire il G8 con l'umanità intera, il G7.000.000.000. Le istituzioni non democratiche a livello internazionale sono il nostro Mubarak globale, il nostro Assad globale, il nostro Gheddafi globale. Queste includono il Fondo monetario internazionale (Fmi), l'organizzazione internazionale del commercio (Wto), i mercati globali, le banche multinazionali, il G8, il G20, la Banca centrale europea ed il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Come successo con Mubarak e Assad, a queste istituzioni non sarà permesso di continuare a gestire la vita delle persone senza il loro consenso.
Nasciamo tutti uguali, ricchi o poveri, donne o uomini. Ogni africano o asiatico è uguale ad ogni europeo o americano. Le nostre istituzioni globali devono riflettere questo, o altrimenti devono essere abbattute. Oggi, più che mai, forze globali influenzano la vita delle persone. Il nostro lavoro, la nostra salute, il nostro diritto alla casa, la nostra educazione e le nostre pensioni sono controllate da banche globali, paradisi fiscali, multinazionali e soggette a crisi finanziarie. Il nostro ambiente è distrutto da inquinamento in altri continenti. La nostra sicurezza è determinata da guerre internazionali e dal traffico internazionale di armi, droga e risorse naturali. Stiamo perdendo controllo sulle nostre vite. Questo deve finire. Questo finirà. I cittadini del mondo devono prendere il controllo sulle decisioni che li influenzano a tutti i livelli - dal global al locale. Questa è la democrazia globale. Questo è quello che chiediamo oggi. Come gli zapatisti del Messico, diciamo «Ya basta! Qui il popolo comanda e il governo ubbidisce». Ora Basta! Qui il popolo comanda e le istituzioni globali ubbidiscono. Come gli spagnoli di Tomalaplaza, diciamo Democracia Real Ya!: vera democrazia globale adesso! Oggi ci appelliamo ai cittadini del mondo: globalizziamo Tahrir Square! Globalizziamo Puerta del Sol.
Grazie per le visite!
banda http://www.adelebox.it/