Oggi
su il manifesto segnalo una buona intervista a Luigi De Magistris in forte
sintonia con quanto proponiamo da lungo tempo.
Stiamo
lavorando alla costruzione di una coalizione sociale e politica alternativa ai
partiti che sostengono il governo Draghi, il neoliberismo e la guerra. Il
successo di Melenchon in Francia incoraggia ma
ovviamente ogni paese ha la sua storia. Di certo il Pd non è di sinistra e va
costruita un'alternativa popolare, senza identitarismi divisivi, su un programma radicale
di cambiamento, ecologia, giustizia sociale, pace. La nostra convergenza non
nasce da elettoralismi dell'ultima ora ma da anni di comune collocazione sui
principali temi politici e sociali.
Se
ci ritroviamo sempre nelle mobilitazioni è bene farlo anche in un progetto
politico unitario di sinistra autentica.
[foto scattata a Firenze a marzo alla manifestazione convocata dal
collettivo #GKN con Giorgio, Luigi e Jorit] L'INTERVISTA De Magistris:
«Voglio fare come Mélenchon» L'INTERVISTA. Parla l’ex sindaco
di Napoli: un fronte di sinistra alle politiche. Pd e M5S? Sono forze di centro
e votano il riarmo. Dialogo con Di Battista. "Il risultato francese ci
indica la strada. Ma anche da noi abbiamo verificato che c’è un elettorato
potenziale che vuole una sinistra nuova, antiliberista e pacifista"
di
Andrea Carugati «Quello di Mélenchon è un risultato straordinario, con
lui mi auguro di poter costruire un fronte europeo di sinistra innovativa e
radicale. Ci incontrammo a Napoli nel 2018, apprezzò il lavoro che stavamo
facendo sui beni comuni, sull’ex opg, insieme ai centri sociali. Ci
siamo intesi subito». Luigi De Magistris, per 10 anni sindaco di Napoli, guarda
con ammirazione e un pizzico di invidia al risultato di France Insoumise. Quale lezione per la sinistra
radicale in Italia? Il risultato francese ci spinge a costruire quella sinistra
che oggi non c’è. O meglio: c’è una sinistra diffusa che non trova più
rappresentanza.
Un
problema di vecchia data… Negli ultimi anni a livello nazionale non c’è stata
la capacità di mettere insieme i pezzi, e non ci sono state neppure figure in
grado di fare quel lavoro paziente di connessione, sui territori, coi
movimenti. Un lavoro per costruire una sinistra autonoma, che non cerca mezza
poltrona in cambio di un accordo col Pd. Una sinistra di lotta ma anche in
grado di governare, affidabile.
Lei
si propone per fare questo lavoro? Rivendico l’esperienza di governo a Napoli
come quella più a sinistra degli ultimi dieci anni. Abbiamo tenuto insieme
tutta la sinistra, tutte le forze che sostengono Draghi erano all’opposizione,
più Fratelli d’Italia. Poi alle regionali in Calabria, nel 2021, abbiamo preso
il 17% senza soldi, una campagna fatta con lo zainetto in spalla.
Vede
uno spazio politico fuori dal centrosinistra? Faccio una premessa: Pd e 5
stelle oggi sono forze di centro che hanno votato l’aumento delle spese
militari e l’invio di armi in Ucraina, la sinistra non c’è, in Parlamento è
rappresentata dal solo Fratoianni che ha un diritto di tribuna.
L’elettorato potenziale c’è, abbiamo verificato che se c’è una proposta arriva
anche la risposta.
Dove
sta questo elettorato? Nell’astensione, in un pezzo di delusi dal M5S. Ma anche
in un mondo più moderato che non vuole votare partiti a favore della guerra e
del riarmo.
Rifondazione
e Potere al popolo stanno lavorando per una lista con lei.
Sì,
lavoriamo insieme. Ma non basta. C’è una opposizione sociale, un elettorato
diffuso che chiede contenuti diversi e credibilità. Se vuoi fare il fronte dei
non allineati al sistema, devi essere credibile per la tua storia.
Insomma,
lei vorrebbe fare il Mélenchon italiano?
Non
mi piace fare paragoni con luoghi e storie che hanno la loro peculiarità. So
perfettamente che da solo non vado da nessuna parte, ma mi metto a disposizione
con volontà, tenacia, umiltà, e anche amore. Ora ho molto tempo a disposizione
per girare l’Italia, mi entusiasma l’idea di costruire una coalizione sociale e
popolare dei non allineati.
Contro
il Pd e i suoi alleati? Con i dem una alleanza è impossibile. Lo era
già prima, ma la guerra ha segnato una divaricazione ancor più netta. Noi
costruiremo una alternativa al draghismo, al liberismo, all’economia di guerra.
Non un fronte di chi dice solo no, ma di chi ha una proposta di governo.
Anti-sistema
e di governo non sono due concetti in contraddizione?
No,
e credo di averlo in parte dimostrato governando. Si può essere di rottura
rispetto al sistema del liberismo, delle privatizzazioni, del compromesso
morale, della devastazione ambientale. E farlo governando.
Faccia
un esempio. A Napoli abbiamo rispettato il risultato del referendum sull’acqua
pubblica. Praticamente siamo stati gli unici.
Per
fare una lista nazionale non basta essere radicati al sud.
C’è
un anno di lavoro durissimo da fare, anche al Nord. Ricordo però che nel 2009,
quando mi candidai alle europee da indipendente nell’Idv, dei 500mila voti che
presi la maggioranza erano nel centronord. Non partiamo da zero. In cosa il
vostro programma sarà diverso da quello del centrosinistra?
Ripeto
che non esiste un centrosinistra. La nostra sarà l’unica proposta di sinistra.
Punteremo su salario minimo, ribaltamento dei rapporti di forza tra persona e
capitale, riduzione dell’orario di lavoro, riequilibrio fiscale a favore dei
più deboli. Vogliamo ripensare le politiche energetiche e ambientali, dopo che
Pd e M5s hanno tradito le promesse green, tagliare le spese militari a favore
di sanità e istruzione, lotta alle mafie, una politica estera non subalterna
agli interessi americani. Non vogliamo rivolgerci solo a pensionati e
lavoratori dipendenti, ma anche le piccole imprese, gli autonomi.
Mélenchon ha sfondato nelle periferie.
Ho
una certa esperienza in materia. E non solo le periferie urbane, ma anche le
aree agricole, le montagne della Calabria.
Di
Battista può essere un vostro interlocutore? Anche lui apprezza Mélenchon.
Penso
di sì. Ha fatto degli errori ai tempi del Conte 1, si è crogiolato con la la
storia che non esistono destra e sinistra, ma ha dimostrato coerenza. E sulla
guerra siamo in perfetta sintonia. Vorrei capire però se ha un progetto
alternativo in mente, o se vuole dare una mano a Conte per riportare i 5 stelle
ai temi delle origini.
Anche
nel 2013 la sinistra radicale si affidò a un magistrato, Antonio Ingroia. Non
andò bene.
Nessun
replay, posso assicurarlo. Ingroia ha una bella storia da magistrato, ma non
c’è nessun paragone o connessione con quell’esperienza. Abbiamo due modi di
intendere la politica completamente diversi.
Alle
elezioni manca meno di un anno.
Siamo
partiti e non ci fermiamo più, gireremo tutta l’Italia, è iniziata la fase di
costruzione dal basso di un nuovo soggetto. Alle elezioni avremo il nostro
simbolo, serve un contenitore nuovo con contenuti nuovi, come ha fatto Podemos
in Spagna. La guerra ha accentuato la necessità di far prevalere le ragioni
dell’unità, di mettersi in gioco con responsabilità e maturità in un progetto
più grande.