lunedì 18 novembre 2019

NAZIONALIZZARE L’ILVA È IL SOLO MODO PER FERMARE LA MACCHINA ASSASSINA


Nazionalizzare l’Ilva è il solo modo per fermare la macchina assassina
Marco Revelli – IL MANIFESTO - 17.11.2019
Taranto. Fin dagli anni ’60 la storia dello stabilimento è piena di morti. Dentro e fuori la fabbrica. Ogni discussione sul suo futuro non può prescindere da questo dato di fatto

L’Ilva di Taranto è una gigantesca macchina assassina. La cifra di tutta la sua storia è la Morte (la «morte industriale» canterebbe Guccini). Da questo dato durissimo, e inconfutabile, non può prescindere ogni discussione sul suo destino (sul suo passato, sul suo presente, e soprattutto sul suo futuro): dal fatto che quello stabilimento uccide.
Uccide chi ci lavora dentro: i «suoi» operai (farebbero bene a rifletterci i sindacati che non dovrebbero difendere solo i posti di lavoro ma anche i lavoratori e le loro vite). Ne sono morti 208, per «incidenti» sul lavoro, dal primo, Giovanni Gentile, il 1° agosto del ’61 quando la fabbrica era ancora in costruzione all’ultimo, Cosimo Massaro, il 10 agosto del 2019; altre centinaia e centinaia sono morti più lentamente, divorati dal cancro, dai linfomi, dalla leucemia (tra i dipendenti Ilva di Taranto, certifica l’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, si registra il 500% in più di malati di cancro rispetto al resto della popolazione).
E uccide chi ci abita intorno: gli sfortunati bambini dei quartieri Tamburi e Paolo VI, minati nella salute fin dal ventre materno, e i 200.000 cittadini di una città presa in ostaggio da una fabbrica feroce. «Qui – scrivono le madri e i padri organizzati nell’Associazione genitori tarantini -, le malattie iniziate in gravidanza raggiungono il 45% in più della media regionale; qui, l’eccesso di mortalità entro il primo anno di vita è superiore del 20% rispetto alla media regionale; qui, l’incidenza tumorale nella fascia di età compresa tra 0 e 14 anni è del 54% in più, mentre la mortalità infantile raggiunge un +21%, sempre rispetto alla media». Sono dati, agghiaccianti, confermati e certificati dal Ministero della salute col «Rapporto Sentieri» giunto nel 2019 alla sua V^ edizione, il quale per l’area di Taranto, trabocca di «eccessi», cioè di percentuali di ammalati superiori alla media per una lunga lista di patologie mortali.
Il resto, certo, è importante: i posti di lavoro a rischio, il contributo di quello stabilimento al Prodotto interno nazionale, il ruolo dell’Italia di grande produttore… Ma viene dopo, quei numeri che sono vite. E che se letti con l’attenzione che meritano, come la descrizione di una vera e propria strage di innocenti, dovrebbero bastare per mettere a tacere ogni fautore dello scellerato «scudo penale» – un’aberrazione giuridica oltre che morale – e della assoluta priorità della produzione d’acciaio, costi quel che costi. Eppure li abbiamo visti in questi giorni, politici degli opposti schieramenti, opinion leader delle molteplici testate, raffinati uomini di legge dai clienti facoltosi, discettare di priorità assoluta da dare alla produzione, di eccellenza italiana nell’acciaio in Europa, di necessari «bilanciamenti tra salute e lavoro», di Mittal da trattenere magari concedendole quel che vuole, come se un punto di Pil valesse centinaia di vite. E come se la Costituzione, all’art. 32, non qualificasse quello alla salute come un «fondamentale diritto», mentre il «lavoro» che pure essa tutela non può essere il lavoro che uccide, pena il suo degrado a «lavoro schiavo».
E allora è il caso di dire alcune cose chiare sulla questione. In primo luogo che i sette anni trascorsi dal primo sequestro dell’area a caldo dell’Ilva da parte di una giudice coraggiosa, Patrizia Todisco, e segnati da ben 13 decreti «salva Ilva», compreso quello sciagurato del primo governo Renzi che istituiva l’«immunità penale» per Commissari e successivi acquirenti, sono trascorsi stiracchiando la produzione e trascurando in modo indecente gli interventi a tutela di salute e ambiente. Tant’è vero che, all’ombra di quello «scudo», l’Ilva ha continuato a inquinare, che i bambini di Tamburi continuano a non poter giocare all’aperto e quando tira vento nemmeno andare a scuola, che la diossina continua a uscire dalle ciminiere dell’area a caldo, e che tumori e linfomi continuano a mietere vittime.
In secondo luogo diciamolo che Arcelor Mittal è un padrone che è meglio perdere che trovare. Un gruppo dalla vocazione predatoria che con molta probabilità fin dall’inizio della trattativa non aveva nessuna intenzione di gestire l’Ilva ma al contrario di fingere di acquistarla per suicidarla, e così eliminare un concorrente fastidioso (l’inchiesta aperta dalla magistratura milanese ci dice che più di un indizio porta in questa direzione). Sarebbe masochismo mettere nelle mani di gente simile la salute dei cittadini, il lavoro dei dipendenti e la produzione dell’area.
In terzo luogo: quello stabilimento, nato male, nel posto sbagliato, nel modo sbagliato, sessant’anni fa, oggi è un malato pressoché incurabile. Certo non curabile con i criteri «di mercato» che qualunque privato applicherebbe. Per renderlo compatibile con vita e ambiente dovrebbe essere ristrutturato da capo a piedi: riconvertito a nuove produzioni. O modificato radicalmente con tecnologie «pulite» (supposto che esistano). Per questo la caccia al prossimo acquirente sa di chiacchiera. Nessun privato si assumerebbe un tale onere, se non con intenzioni «sporche». Ricondurlo pienamente sotto proprietà pubblica – «nazionalizzarlo» se si vuole usare la parola proibita -, magari coinvolgendo, almeno una volta per Dio!, l’Europa in un grande piano di bonifica e recupero, per poi, solo a quel punto, ridotto nella condizione di non nuocere, «restituirlo al mercato» a un giusto prezzo, mi sembra l’unica opzione seria sul tavolo.
Infine, vorrei che non si dimenticassero mai – mai! – le parole con cui i Genitori tarantini hanno presentato il loro flash mob «Albe e tramonti», realizzato a luglio per ribadire che «Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un bambino» e per ricordare «qualcuno che l’alba non potrà più rivederla»: «Ci sono albe e ci sono tramonti incredibilmente affascinanti. E ci sono, poi, tramonti che lasciano nel cuore una notte senza fine. Tramonti che non avremmo mai voluto vivere, ma che si ripresenteranno grazie alla spietata crudeltà propria degli infami».


mercoledì 13 novembre 2019

DICHIARAZIONE FINALE – FORUM EUROPEO DI BRUXELLES DEL 8, 9, 10 NOVEMBRE 2019


Dichiarazione finale – Forum europeo di Bruxelles
Pubblicato il 12 nov 2019
L’Europa sta vivendo un periodo sempre più allarmante di crisi politica ed economica.
Le sfide stanno diventando sempre più numerose: politiche di austerità, disuguaglianze crescenti, crisi energetica, cambiamenti climatici, gestione della Brexit, crisi migratoria, minacce alla pace, rinnovata enfasi sugli armamenti e razzismo crescente e minaccioso.
In questo contesto, il terzo Forum europeo delle forze di sinistra, verdi e progressiste, che si è tenuto l’8, 9 e 10 novembre, seguito dei forum svoltisi a Marsiglia nel 2017 e Bilbao nel 2018, è una buona notizia.
Questo forum continua a progredire e sta diventando uno spazio per il lavoro politico, la collaborazione e la valutazione di azioni convergenti per tutti coloro che desiderano promuovere un nuovo futuro per l’Europa.
Tutti i popoli e le nazioni aspirano alla libertà, alla giustizia, allo sviluppo sociale, alla solidarietà, alla pace, alla protezione dei nostri diversi beni pubblici e alla sostenibilità ambientale.
Alle recenti elezioni europee la Grande coalizione non è riuscita a raggiungere, per la prima volta, la maggioranza assoluta dei seggi. I Verdi fanno progressi. Ma la svolta della destra reazionaria e dell’estrema destra, dei difensori del patriarcato e degli xenofobi, è allarmante. Le mobilitazioni popolari e sociali hanno bisogno di uno sbocco positivo. Dobbiamo davvero lavorarci su. Dobbiamo cogliere ogni opportunità per contrastare le politiche neoliberali, autoritarie e predatorie, al fine di portare avanti soluzioni di giustizia sociale e ambientale, pace e solidarietà.
Noi, che ci siamo riuniti qui a Bruxelles, condanniamo il fatto che l’attuale configurazione dell’UE, scritta nei suoi trattati, non è né espressione di solidarietà tra le economie nazionali, né è in grado di rispondere alle emergenze sociali ed ecologiche. Sta piuttosto diventando uno strumento al servizio delle principali economie capitaliste e neoliberiste, che hanno dominato il processo di costruzione europea, progettando un’architettura istituzionale che combina globalizzazione finanziaria e produttivismo, limitando irresponsabilmente le sue politiche in materia di giustizia fiscale e ridistribuzione di ricchezza. Anche i nostri beni pubblici ne sono vittime. Il deficit ambientale non è negoziabile e il tempo passa.
Pertanto, noi che stiamo partecipando al Forum delle forze verdi, progressiste e di sinistra europee, siamo consapevoli del fatto che dobbiamo agire sulle vere cause della crisi, se non vogliamo che la situazione peggiori e porti a disastri sociali, economici ed ecologici, che saranno dannosi per la stragrande maggioranza delle persone.
L’obiettivo è costruire un’Europa socialmente ed ecologicamente sostenibile, pienamente democratica, basata sui principi della sovranità popolare, libera dal patriarcato, che combatta tutti i tipi di discriminazione e che svolga un ruolo attivo nella costruzione di un mondo multipolare di pace e solidarietà.
La costruzione di questa alternativa richiede lo sviluppo di una serie di proposte, basate su una serie di principi, tra i quali vorremmo sottolineare:
1. Combattiamo per la piena occupazione e il lavoro dignitoso, usando l’economia per migliorare le condizioni di vita della maggioranza della popolazione. Dobbiamo anticipare i principali cambiamenti che riguardano il mondo del lavoro e in particolare il ruolo sempre più importante delle piattaforme digitali. Dobbiamo anche riesaminare il rapporto dei lavoratori con i loro strumenti. Ciò significa rompere con le attuali politiche europee che causano dumping sociale e concorrenza tra i lavoratori e tra i loro sistemi di protezione sociale.
Proponiamo soluzioni: salari minimi garantiti, con una riduzione dell’età pensionabile e della settimana lavorativa, basati sulla coesione sociale e territoriale dei popoli europei, attraverso criteri garantiti per la convergenza verso l’alto in termini di salari, occupazione, protezione sociale e qualità dei pubblici servizi, nonché accordi europei di assicurazione contro la disoccupazione.
2. Affermiamo che una proposta di transizione ambientale deve includere misure che trasformano i modelli di produzione, consumo e scambio e migliorano le politiche per la lotta al cambiamento climatico, per la protezione degli animali e della biodiversità. Al centro dell’approccio non dovrebbe più essere il produttivismo ma, piuttosto, la conservazione sostenibile dei beni pubblici, ecologici, economici e sociali.
Proponiamo una nuova relazione con l’uso dell’acqua, gestita come un bene comune, rendendo le politiche agricole e della pesca più eque dal punto di vista sociale e ambientale.
Stiamo sostenendo un nuovo modello di energia europea pulito basato su energie rinnovabili, utilizzando un modello di autosufficienza energetica in cui l’approvvigionamento di energia è visto come un diritto, istituendo meccanismi per sviluppare l’efficienza energetica, stabilendo meccanismi più rigorosi di intervento e controlli sullo sfondo di un approccio democratico, attuando misure per la sovranità energetica che promuovono lo sviluppo sostenibile in settori chiave dell’economia sociale.
3. Difendiamo il posto dei servizi pubblici all’interno della società. Istruzione, sanità, alloggio e mobilità sono diritti fondamentali. Stati e popoli devono poterne rifiutare la mercificazione, per garantire la loro universalità e accessibilità.
Proponiamo di proteggere i servizi pubblici sia dalle politiche di austerità sia dalla concorrenza nel settore privato.
4. Consideriamo la promozione dell’uguaglianza di genere come un principio fondamentale dell’integrazione europea, che contribuirà a colmare l’attuale divario tra il riconoscimento del diritto, la sua garanzia nella legge e la sua effettiva applicazione.
Proponiamo di promuovere la parità retributiva e l’emancipazione delle donne attraverso l’attuazione di politiche sulla parità di genere e la formulazione di obiettivi chiari e vincolanti per il rispetto della parità di genere a tutti i livelli.
5. Sosteniamo un’Europa pacifica, priva di armi nucleari e a sostegno del Trattato sul proibizionismo delle armi nucleari (TPNW), che promuove la pace e la solidarietà tra tutti i popoli del mondo, che accetta l’inalienabilità del fondamentale civile, i diritti politici e sociali dei suoi abitanti e che sia aperta e socialmente responsabile; un’Europa che lavori per lo sviluppo di un mondo multipolare, che ponga fine alla “Europa Fortezza” con le sue politiche di migrazione selettiva e discriminatoria e che garantisca gli scambi nel rispetto dei diritti umani, che operi con pratiche commerciali eque e complementari e che rompa con la crescente militarizzazione dell’Europa e la sua sottomissione alla NATO.
6. Sosteniamo un’Europa che promuova un modello di sviluppo per le nostre società, che non sia più incentrato sul profitto a breve termine per pochi, ma sulla protezione di tutti i nostri beni comuni. Vogliamo un’Europa che ponga l’essere umano al centro di tutte le sue preoccupazioni, piuttosto che gli interessi individuali di alcune multinazionali. Dichiariamo chiaramente che questa visione è incompatibile con un’Europa neoliberale conservatrice. Vogliamo un nuovo modello democratico, supportato dalla partecipazione deliberata e inclusiva dei cittadini. Stiamo combattendo la criminalizzazione dei movimenti sociali e la persecuzione degli attivisti in Europa e nel resto del mondo.
7. Sosteniamo lo spirito del “Manifesto di Ventotene”, condannando il fatto che quell’intento, di costruire un’Europa più giusta, più sociale, più democratica, viene tradito e manipolato da coloro che, nel suo nome, promuovono lo sviluppo di una Unione Europea ultra-centralizzata, neoliberale, autoritaria, predatoria e gestita da istituzioni senza alcun controllo democratico, che hanno causato la peggiore crisi sistemica e climatica dal 1945.
In questo senso, questo Forum ha fornito contributi attraverso i vari panel, workshop e assemblee che sono stati organizzati. Tale lavoro è complementare a questa dichiarazione.
Spetta a ciascun organo politico, sociale o sindacale, tradurre questo lavoro nel suo specifico campo d’azione al fine di rendere il 2020 un anno di mobilitazione e lotta popolare, in cui possa essere espressa la volontà, di milioni di europei, di battersi per una società migliore.
Pertanto, riteniamo essenziale proseguire i lavori di questo terzo forum per tutto il 2020, attraverso l’attuazione di un piano d’azione condiviso con i movimenti dei cittadini, i movimenti sociali e i sindacati, un piano che è stato discusso in vari panel, assemblee e workshop .
Chiediamo a tutti i popoli d’Europa di sostenere la lotta di femministe, sindacalisti, ambientalisti, soggettività LGBTQI, cittadini e pacifisti, nonché la lotta sociale; chiediamo inoltre la partecipazione ai movimenti di mobilitazione, per far fronte alle aggressive politiche economiche e militari promosse dal governo degli Stati Uniti. Chiediamo la mobilitazione contro l’estrema destra e le idee che introduce nel dibattito politico.
Pertanto, quelli di noi che si sono incontrati a Bruxelles nel corso di questi giorni, stanno accettando la sfida di lavorare per garantire che, le opportunità di cooperazione e coordinamento tra le forze pluralistiche che partecipano a questo Forum, continuino attraverso le varie azioni civiche, sociali, politiche, sindacali ed istituzionali che si svilupperanno nel corso del 2020.
Al fine di far progredire questa cooperazione e coordinamento e garantire la continuità dei gruppi di lavoro esistenti, garantiremo che il gruppo di lavoro, che è attivo dal primo Forum, continui e implementeremo il coordinamento delle politiche con la rappresentazione dei tre pilastri che compongono il forum e il coordinamento esecutivo, che assicureranno che i compiti e gli obiettivi, che abbiamo approvato in questi giorni, siano seguiti e sviluppati.
Infine, proprio a partire da questo momento, chiediamo l’avvio dei preparativi per il quarto Forum, come continuazione della nostra volontà comune.
Bruxelles, 8-10 novembre 2019

domenica 3 novembre 2019

IL MAGGIORITARIO E' L'ERBA SOTTO I PIEDI DEL POPULISMO - DA "IL MANIFESTO" DI F. PALLANTE


Il maggioritario è l’erba sotto i piedi del populismo
Legge elettorale. Il rischio concreto è che, applicandolo a un Parlamento di queste dimensioni, alle prossime elezioni la destra arrivi non alla maggioranza assoluta, ma ai due terzi dei seggi
Francesco Pallante – IL MANIFESTO - 02.11.2019
La vocazione maggioritaria, ancora lei. Era il 2007, al Lingotto di Torino. Walter Veltroni, segretario in pectore del nascente Partito democratico, usò una oscura espressione: «Il Partito democratico deve avere in sé un’ambizione, al tempo stesso, non autosufficiente ma maggioritaria».  E continuava: «… L’elettorato è razionale, mobile, orientato a scegliere la migliore proposta programmatica e la migliore visione. Fiducia in questa vocazione maggioritaria significa oggi lavorare per rafforzare l’attuale maggioranza. Io rispetto e stimo i nostri partner della coalizione».
SAPPIAMO bene come andò a finire: con rispetto e stima, il Pd mise i partner della coalizione sotto schiaffo del voto utile e, correndo da solo alle elezioni del 2008, ottenne il loro annichilimento.
Da quelle votazioni scaturì la più grande maggioranza parlamentare della storia repubblicana: a favore di una coalizione di centrodestra. La cosa straordinaria è come una storia di così clamoroso insuccesso sia stata assunta a mito fondativo dell’esperienza politica del Partito democratico. Un po’ come la sconfitta subita per mano dell’esercito ottomano a Kosovo Polje nel 1389 è assurta a vicenda caratterizzante il nazionalismo serbo. Gli elettori saranno forse razionali (ne siamo proprio sicuri?); i gruppi dirigenti sembrerebbe di no.
COME ALTRO spiegare, altrimenti, la pervicacia con cui, da alcuni mesi, l’intero gotha democratico si è scatenato a demolire ogni ipotesi di ritorno alla legge elettorale proporzionale, evidentemente l’unica prospettiva razionale – nella situazione politica che si va configurando – attraverso cui provare a mettere in sicurezza la democrazia costituzionale?
Ad Arturo Parisi («riproporre la vocazione maggioritaria è un dovere … l’approdo della politica è il governo e non la semplice rappresentanza»: Democratica.com, 26.6.2019) ha subito fatto eco Romano Prodi («una legge elettorale non è fatta per fotografare il Paese, ma per dargli una maggioranza di governo»: Corriere della Sera, 4.9.2019); poi è stata la volta di Walter Veltroni («se noi torniamo al proporzionale, sarà il festival della frammentazione. … Il Paese ha bisogno di governabilità»: Cartabianca, 11.9.2019). Buon ultimo è arrivato, su queste pagine, Enrico Morando (25.10.2019). Intervistato sull’opportunità di adottare una legge elettorale proporzionale, ha negato con decisione: «questo crea le condizioni per non avere, nel campo del centrosinistra, una formazione dotata di vocazione maggioritaria». Difficile riuscire a essere meno tempestivi: nemmeno 48 ore dopo, le elezioni umbre proiettavano Lega e Fratelli d’Italia, da soli, a un passo dal 50%. Mentre il Pd continua a inseguire la vocazione maggioritaria, la destra estrema è oramai a un passo dal realizzarla.
È UNA SITUAZIONE drammatica. A destra c’è una proposta politica orribile e pericolosa, ma chiaramente individuabile. Dall’altra parte non c’è nulla di analogo: l’unica cosa evidente è una disperata alleanza difensiva finalizzata ad allontanare il più possibile il momento della resa dei conti. Per impedire a Salvini di riprendersi con gli interessi il governo perduto in agosto ci vorrebbero politiche capaci di tagliare l’erba sotto i piedi del populismo. C’è qualcuno disposto a scommettere che è quanto avverrà nei prossimi mesi?
L’auspicio, naturalmente, è di perdere la scommessa. Nell’attesa che si realizzi il miracolo, tuttavia, è indispensabile mettere in sicurezza della democrazia. Possibile che la coalizione di governo sia insensibile a questo argomento? Dal punto di vista democratico, non si tratta di alterare alcunché. La destra, come tutte le forze politiche, avrà i voti che avrà: ma perché regalarle più seggi di quelli che corrisponderebbero al consenso ottenuto? La legge elettorale proporzionale può essere accusata di molti difetti: dipende dall’idea di democrazia che si assume, soggettivamente, come propria. Ma ha un innegabile pregio oggettivo: dà a ciascuno il suo, senza togliere né regalare niente a nessuno. Sotto questo profilo, è una legge giusta. Tanto più, avendo – così avventatamente e radicalmente – ridotto il numero dei parlamentari.
IL RISCHIO concreto è che, applicando il maggioritario a un Parlamento di queste dimensioni, alle prossime elezioni la destra arrivi non alla maggioranza assoluta, ma ai due terzi dei seggi. Dopodiché i decreti sicurezza, la flat tax, la regionalizzazione dei diritti, la repressione del disagio sociale, l’oscurantismo morale, l’uso politico della religione, ecc. ci sembreranno ben poca cosa: a finire nel mirino sarà direttamente, e integralmente, la Costituzione, senza nemmeno la garanzia del referendum oppositivo a cui appellarsi.

CON IL POPOLO CURDO SENZA SE SENZA MA



lunedì 21 ottobre 2019

LA SINISTRA SIAMO NOI! - VENERDI 25/10 ALLE 21 ALL'ARCI CORVETTO IN VIA OGLIO 21 - MILANO


La Sinistra siamo noi!
21 Ottobre 2019
Il percorso politico iniziato con La Sinistra si era avviato nella prospettiva più immediata delle elezioni europee, ma si proponeva – e come tale era stato vissuto e praticato da attivisti e attiviste, elettori ed elettrici – di andare oltre il giorno delle votazioni, qualunque ne fosse stato l’esito, nella direzione di un progetto grande e necessario: la costituzione di un soggetto politico unitario e plurale antiliberista, di contrasto alle politiche europee, politicamente autonomo dal Pd e nella direzione della ricostruzione, nella società, di una sinistra degna del suo nome.
L’entrata organica di LeU (comprensiva delle componenti che avevano partecipato all’avvio de La Sinistra) nel governo Conte bis non si è limitata – come pure era possibile fare – alla sola fiducia, per consentire la formazione di un governo che arginasse le pericolose derive autoritarie in capo alla destre (come tutte e tutti certamente auspicavamo), ma si è tradotta nell’adesione a un progetto politico più complessivo che non è riconducibile a quello de La Sinistra. Questa scelta induce una pericolosa paralisi nel processo politico avviato, mentre la grave situazione economico-
sociale, la mancata coordinazione dei conflitti e il positivo emergere dei movimenti di critica al modello ambientale imposto dal capitalismo avrebbero bisogno fin d’ora della presenza viva e intelligente di una forza come La Sinistra.
Siamo profondamente convinti/e della necessità di una forza unitaria e plurale, che avvii la paziente ricomposizione dal basso della sinistra sociale e politica su contenuti chiari e condivisi. Sentiamo come nostro il progetto de La Sinistra e intendiamo praticarlo con la massima determinazione.
La Sinistra siamo tutte/i noi.
Vogliamo proseguire questa esperienza, facendo sentire la nostra voce ai soggetti organizzati e a tanta sinistra diffusa.
Parliamone
venerdì 25 ottobre alle 21
Arci Corvetto
Via Oglio 21, Milano
(MM 3 Linea Gialla Fermata Corvetto)
con
Eleonora Cirant, Capolista de La Sinistra alle elezioni europee (collegio Nord-ovest)
Paolo Ferrero, Vicepresidente del Partito della Sinistra Europea-GUE,
candidato de La Sinistra alle elezioni europee (collegio Nord-ovest)

giovedì 10 ottobre 2019

IL PRC LOMBARDIA ADERISCE ALL’ VIII GIORNATA NAZIONALE “SFRATTI ZERO”.


IL PRC LOMBARDIA ADERISCE ALL’ VIII GIORNATA NAZIONALE “SFRATTI ZERO”.

Il 10 ottobre 2019 si terrà la VIII° giornata nazionale “SFRATTI ZERO” – a sostegno del diritto alla casa e per la rivendicazione di città aperte, inclusive e solidali.
In ogni territorio verranno messe in campo iniziative locali per dare il più ampio respiro possibile a questa importante iniziativa.
Da anni rivendichiamo la necessità di un radicale cambio di rotta in merito al diritto all’abitare per tutte e tutti, alla gestione degli alloggi popolari mediante un reale contrasto al caro affitti, l’innalzamento delle soglie ISEE per la decadenza, ed alla lotta contro l’esistenza di alloggi pubblici e privati sfitti laddove ci sono persone senza casa.
Per tutte queste ragioni il Prc/SE della Lombardia aderisce alla giornata nazionale “SFRATTI ZERO” 2019 ed invita tutte le compagne ed i compagni del Partito a lavorare per l’organizzazione e la riuscita di moboilitazioni unitarie con i sindacati inquilini e con tutte le organizzazioni che come noi credono che il diritto all’abitare sia un valore irrinunciabile.
#casa #dirittoallacasa #10ottobre #sfrattizero
#prc #rifondazione

12 OTTOBRE MANIFESTAZIONE CONTRO I CPR, I DECRETI SALVINI E PER UN CAMBIAMENTO REALE: GIUSTIZIA SOCIALE, GIUSTIZIA CLIMATICA, DIRITTI PER TUTTE E TUTTI


12 OTTOBRE MANIFESTAZIONE CONTRO I CPR, I DECRETI SALVINI E PER UN CAMBIAMENTO REALE: GIUSTIZIA SOCIALE, GIUSTIZIA CLIMATICA, DIRITTI PER TUTTE E TUTTI

sabato 12 ottobre la Rete Mai Più Lager No ai CPR alle ore 14.00 in Piazza Piola chiama ancora una volta a una manifestazione.
Una chiamata che era stata lanciata a giugno scorso, con una manifestazione nettamente contro il governo in carica allora. Purtroppo in questi giorni abbiamo visto confermati i nostri timori, con la neo ministra Lamorgese che conferma la volontà di aprire un Centro Per i Rimpatri in Via Corelli, dove tristemente abbiamo già visto i CPT prima e i CIE poi.
Anche i recenti accordi di Malta, che continuano a considerare la Libia un interlocutore e un luogo in cui rimandare le persone migranti ci dicono che è ancora necessario scendere in piazza.
In ultimo, crediamo che – come citato nell’appello della Rete – si continui a usare la paura dell’uomo nero (che sia il migrante o il rischio fascisti al governo) per permettere che il saccheggio dei nostri diritti prosegua indisturbato. Lo sanno bene i lavoratori e le lavoratrici che stanno rischiando il posto di lavoro, lo sanno bene tutte le persone che non riescono ad avere una casa, o le persone che non riescono a curarsi per mancanza di risorse.
Rifondazione Comunista perteciperà alla manifestazione ribadendo “Non c’è sicurezza senza giustizia sociale” per chiedere più diritti per tutte e tutti, pretendendo che si cominci a dare risposte concrete invece di nascondersi dietro un finto problema.

LETTERA APERTA DI MAURIZIO ACERBO A NICOLA ZINGARETTI


Lettera aperta a Nicola Zingaretti

Caro Nicola,
ti do del tu perché ci conosciamo dai lontani anni ’80 quando eravamo entrambi giovani e comunisti.
Il silenzio da parte tua in queste settimane sulla risoluzione votata lo scorso 19 settembre dai rappresentanti del Partito Democratico nel parlamento europeo appare grave quasi quanto quel voto.
Si tratta di una risoluzione che fa propria la narrazione dei governi e dei partiti di destra e giunge a legittimare la messa al bando di partiti, simboli, inni e canzoni comuniste nonché l’abbattimento di statue o monumenti dedicati a eroi e caduti della guerra contro il mostro nazifascista.
Sia ben chiaro – ma questo lo sai bene – che non è in discussione la condanna dei crimini e degli orrori dello stalinismo né il carattere autoritario dei regimi del “socialismo reale”. Quella risoluzione non solo equipara il comunismo al nazifascismo ma riduce tutti i comunismi e i comunisti allo stalinismo. Non a caso nell’Ungheria di Orban sono state rimosse le statue di due grandi comunisti antistalinisti come Imre Nagy e Gyorgy Lukacs e in Polonia persino la targa di Rosa Luxemburg nella sua città natale.
Si tratta per noi italiani di una narrazione che soprattutto offende la memoria e la storia della componente principale dell’antifascismo e della Resistenza, quella che pagò il più alto tributo di persecuzioni e caduti. E’ una risoluzione che, sulla scia del revisionismo storico e della criminalizzazione del comunismo, in maniera maldestra offende la memoria dei comunisti e socialisti italiani e il loro eccezionale e originale contributo alla costruzione della democrazia nel nostro paese.
La risoluzione l’avete votata insieme a Orban, Le Pen e tutte le destre italiane e europee.
Lasciatelo dire: avete votato con i fascisti contro i partigiani. E a Milano è già accaduto che gli ex-missini di Fratelli d’Italia abbiano chiesto di cambiare la toponomastica facendosi forti della legittimazione alle loro tesi da parte del parlamento europeo. La cosa più grave a mio parere è che alla fin fine quella narrazione non fa che rafforzare il terreno su cui è cresciuta nell’ultimo trentennio quella che viene definita l’onda nera.
E’ evidente che la risoluzione è in continuità con il comportamento che il PD e i socialisti europei hanno tenuto da anni chiudendo entrambi gli occhi sui governi di destra targati Nato in Ucraina o in Polonia nonostante le loro leggi anticomuniste e le loro imbarazzanti riabilitazioni dei collaborazionisti con nazismo della Seconda Guerra Mondiale.
Voglio sperare che per quel voto non sia stato chiesto il tuo orientamento. Ma il tuo silenzio ti rende complice e suona come assordante condivisione di quel testo che offende anche la tua storia precedente e quella delle persone che vengono a cantare – cosa a mio giudizio stravagante – Bandiera rossa ai tuoi comizi o che conservano nelle vostre sedi – in buona parte ereditate dal PCI – i ritratti di Enrico Berlinguer e a volte di Gramsci, Togliatti, Di Vittorio.
Nemmeno le prese di posizione dell’ANPI, di autorevoli storici, di dirigenti storici del PCI ti hanno spinto a intervenire.
Persino il Presidente del Parlamento Europeo Sassoli, dopo la giustificazione a caldo della risoluzione con dichiarazioni sconclusionate che confondevano l’Ungheria con la Cecoslovacchia, ha fatto retromarcia forse perché lo attendeva l’appuntamento di Marzabotto. Comunque sia, ha detto chiaramente che l’equiparazione tra nazifascismo e comunismo non è accettabile e la risoluzione sbagliata.
Non ti sembra il caso che il Partito Democratico e il suo segretario ci facciano sapere se per loro quel voto è stato un errore? E quali iniziative ritieni e ritenete di intraprendere per porre riparo nel parlamento europeo?
Ti scrivo e chiedo di assumere una posizione netta e chiara perché quella risoluzione anticomunista costituisce un passo assai negativo verso un’ulteriore delegittimazione delle radici socialiste e antifasciste della democrazia e dello stato sociale in Italia e in Europa.
In attesa di una risposta positiva a questa sollecitazione, spero accolta non come polemica spicciola ma per la preoccupazione che contiene
ti saluto cordialmente
Maurizio Acerbo

Grazie per le visite!
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