martedì 15 gennaio 2019

OTTIMO DATO DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA TRA I CONTRIBUENTI AI PARTITI POLITICI ATTRAVERSO IL 2 X 1000 NELLE DICHIARAZIONI DEL 2018.

Due per mille, Prc: “Siamo il quinto partito. Grazie a chi ha scelto di sostenere un partito che resiste”

COMUNICATO STAMPA

DUE PER MILLE – PRC: “SIAMO IL QUINTO PARTITO. GRAZIE A CHI HA SCELTO DI SOSTENERE UN PARTITO CHE RESISTE”
Maurizio Acerbo e Marco Gelmini, segretario e tesoriere nazionali di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiarano:
“Vogliamo ringraziare tutti i contribuenti che hanno scelto di devolvere il loro due per mille a Rifondazione: essere il quinto partito nelle indicazioni dei cittadini ci riempie di orgoglio, in questi anni di sfiducia totale nei confronti delle organizzazioni politiche. Ancora di più considerato che siamo fuori dalle istituzioni e oscurati dal sistema mediatico mainstream. Facciamo politica pulita, dal basso, siamo presenti in tutte le lotte e questo risultato lo si deve all’impegno dei nostri militanti. Il nostro è un partito delle classi popolari e lo si constata dal fatto che abbiamo rispetto agli altri una media di contributi più bassa. Continuiamo a resistere e a lottare per costruire una vera sinistra e un Paese più giusto. Per dirla con De Andrè continuiamo ad andare in direzione ostinata e contraria, convinti che senza una sinistra coerente non ci sarà argine al razzismo e all’imbarbarimento della società”.

12 gennaio 2019




APPELLO COMUNE PER LE ELEZIONI DEL PARLAMENTO EUROPEO 2019. PER UN’EUROPA DEI LAVORATORI E DEI POPOLI.


Appello comune per le elezioni del parlamento europeo 2019. Per un’Europa dei lavoratori e dei popoli.
Pubblicato il 14 gen 2019
Le elezioni per il Parlamento europeo trovano i lavoratori e i popoli degli Stati membri dell’Unione europea (UE) di fronte a enormi difficoltà e ostacoli. I lavoratori   si scontrano con la precarietà del lavoro e l’insicurezza sociale, le disuguaglianze, la povertà e con l’attacco alle retribuzioni, alle pensioni e ai loro diritti. I popoli e in particolare i giovani stanno sperimentando la disoccupazione, la migrazione economica forzata, il declino dell’accesso all’istruzione, alla salute e all’abitazione. Una situazione che è espressione delle politiche di sfruttamento e impoverimento intensificate dell’UE.
Le asimmetrie e le disuguaglianze di sviluppo tra gli Stati membri dell’UE si sono approfondite. La stessa UE  è in crisi e deve affrontare gravi disordini.
L’UE, le classi dominanti e le forze che le rappresentano non possono più nascondere il crescente malcontento sociale che le loro politiche stanno provocando: il neoliberismo nell’economia, la struttura non democratica e centralizzata del suo funzionamento, il militarismo e l’interventismo nelle relazioni internazionali. Oggi, ci sono molti altri che ammettono che le dichiarazioni e le promesse dell’UE e delle forze che la stanno guidando sono state smentite . La realtà che i popoli dei nostri paesi devono affrontare è molto diversa.
- Invece di “prosperità”, i popoli nell’Unione europea contano a milioni, disoccupati, senzatetto e poveri, mentre miliardi di euro vengono convogliati per salvare le banche. I servizi pubblici e le imprese pubbliche vengono privatizzate i beni sociali commercializzati Le perdite bancarie si stanno trasformando in debito pubblico  sulle spalle dei lavoratori.
- Invece di “democrazia e libertà”, vengono implementati nuovi meccanismi per controllare i cittadini e controllare il controllo di Internet. Le libertà democratiche, compresi i diritti sindacali, sono sotto attacco. L’ultra-destra e il neofascismo, che erano stati sconfitti dalla lotta dei popoli nel 20 ° secolo, appaiono di nuovo in Europa, mentre l’anticomunismo e la falsificazione della storia europea assumono un carattere istituzionale. In alcuni Stati membri, le forze di estrema destra partecipano al governo, mentre il sistema consente loro di diffondere il veleno dell’odio razzista, della xenofobia, dello sciovinismo, del sessismo e dell’omofobia, mettendo in discussione l’idea di uguaglianza.
- Invece di “pace”, l’UE sta costantemente militarizzando e approfondendo il suo legame organico con la NATO. Ora, con la creazione di una cooperazione strutturata nel campo militare (PESCO), è stata segnalata una nuova fase del militarismo che, tra le altre cose, significa più spesa militare e “spostamento di investimenti” verso l’industria delle armi e il commercio di armi. Allo stesso tempo, l’UE è coinvolta in una escalation di interventi e aggressioni contro Stati e popoli, esemplificata dalla sua complicità con Israele di fronte al dramma vissuto dal popolo palestinese.
- Invece di difendere l’ambiente, l’UE sottopone le sue politiche ambientali alle leggi del mercato. Gli scandali delle industrie multinazionali che violano la legislazione sull’ambiente e l’incapacità di prendere le decisioni necessarie per combattere i cambiamenti climatici e le drammatiche conseguenze dei problemi ambientali per i popoli testimoniano il divario tra dichiarazioni e azioni.
- Invece di solidarietà e di fronte alle cause che portano milioni di persone a lasciare i loro paesi, l’UE persegue politiche che aumentano e peggiorano la situazione. Il suo coinvolgimento negli interventi imperialisti in Medio Oriente e nell’Africa settentrionale ha moltiplicato il numero dei rifugiati. I fardelli del passato coloniale in combinazione con le politiche neocoloniali di sfruttamento dei paesi dell’Africa e dell’Asia, hanno creato un circolo vizioso di povertà e sottosviluppo che porta i loro popoli a cercare una vita migliore in Europa. Allo stesso tempo, la grande maggioranza dei paesi europei sta utilizzando rifugiati e migranti come forza lavoro a basso costo che desidera sfruttare per indebolire i rapporti di lavoro. Nessuno dubita che la migrazione e la crisi dei rifugiati sia una questione complessa e multidimensionale. Tuttavia, il militarismo, il razzismo e la xenofobia non possono mai essere la risposta. Le forze progressiste sono chiamate a lottare in ogni stato membro dell’UE per dare risposte in conformità al diritto internazionale e per far prevalere i principi di solidarietà, internazionalismo e unità di classe dei lavoratori.
I popoli vogliono e hanno bisogno di un’altra Europa – Un’altra Europa è possibile!
Oltre al quadro dei trattati, delle politiche comuni e del patto di stabilità, negli ultimi anni l’UE ha creato un meccanismo draconiano per esercitare un controllo soffocante sui bilanci e sulle politiche fiscali degli Stati membri attraverso il trattato fiscale, la “governance economica” e “Semestre europeo”: l’Unione economica e monetaria si sta approfondendo, i rapporti economico-politici di dipendenza vengono istituzionalizzati, la sovranità per l’esercizio di una politica diversa a livello nazionale viene annullata, la democrazia e il diritto allo sviluppo socioeconomico del popolo sono indeboliti La “Banking Union” sta spingendo per una gigantesca concentrazione di capitali e per  il controllo dei sistemi finanziari degli Stati. Gli accordi di libero scambio con i potenti centri del mondo (come il CETA con il Canada), in combinazione con il commercio neo-coloniale con le periferie in via di sviluppo del mondo, costituiscono l’aspetto fenomenico di un modello economico profondamente ingiusto e sfruttatore.
La crisi nell’UE – un risultato del capitalismo e delle sue contraddizioni – ha messo in luce in modo drammatico tutti i problemi e ha dimostrato che la costruzione dell’UE non è riformabile nella sua essenza, poiché i suoi trattati definiscono una struttura neoliberista e militarista Un percorso di cooperazione efficace in Europa dovrà necessariamente basarsi sui principi di sovranità, libertà, democrazia, progresso sociale e pace.
Un’altra Europa è possibile, necessaria e più urgente che mai. Un’altra Europa – un’Europa che servirà i lavoratori, i popoli e i loro bisogni – può nascere attraverso un cambiamento radicale delle fondamenta su cui è stata costruita l’UE. Un cambiamento radicale concepito e deciso dai lavoratori e dai popoli d’Europa.
La storia del continente europeo è piena di eredità militanti e rivoluzionarie. Dimostra che i popoli – con i lavoratori e i giovani come forza pionieristica – possono, con le loro lotte, fermare gli attuali attacchi e le misure barbariche; ancora una volta bloccare la strada all’estrema destra e al fascismo; aprire la strada a importanti trasformazioni sociali di carattere anti-imperialista e anti-monopolista : fornire un’alternativa al capitalismo e ai suoi vicoli ciechi; ancora una volta proiettare la  speranza di costruire nuove società, per il progresso, la pace e la giustizia sociale.
Uniamo le forze
Rafforziamo le lotte
Le forze comuniste, progressiste, anticapitaliste, anti-neoliberali, di sinistra ed ecologiche che firmano questo Appello considerano che le imminenti elezioni del Parlamento europeo il prossimo maggio rappresentino un’opportunità significativa per la nostra lotta per il presente e il futuro dei nostri paesi e il continente è espresso.
Sappiamo che il pericolo dell’ultra-destra rappresenta oggi una grave minaccia per il nostro continente e per i suoi popoli, che è anche incoraggiato dall’Amministrazione Trump negli Stati Uniti. Le forze dominanti e gli interessi dell’UE non possono frenare questa minaccia perché sono le loro politiche che coltivano il terreno generandolo, mentre alcuni addirittura collaborano apertamente con l’ultra-destra. Solo le forze del progresso, le forze che lottano per il lavoro e i diritti sociali, così come per la sovranità dei popoli, possono essere il bastione della resistenza all’estrema destra e al fascismo. Ecco perché il loro rafforzamento è l’opzione per ogni cittadino democratico e progressista di ciascuno dei nostri paesi.
Invitiamo i lavoratori, i giovani, le donne e, in generale, i popoli degli Stati membri dell’UE a esprimere le loro richieste, aspirazioni, lotte e visioni con il loro voto alle elezioni per il Parlamento europeo, rafforzando le forze che – come noi, le parti che firmano questo appello – sono in prima linea nelle lotte sindacali e sociali e si impegnano a continuare la lotta:
Per un’Europa dei diritti sociali
Questo serve a coloro che producono la ricchezza e guidano l’economia, cioè i lavoratori; ciò garantisce posti di lavoro permanenti, e dignitosi per tutti;  ciò ripristina e promuove  diritti sociali;  difende e promuove i servizi pubblici;  garantisce il diritto all’istruzione e al lavoro per le giovani generazioni e un tenore di vita dignitoso per gli anziani e i gruppi sociali vulnerabili;ricostruisce e amplia le infrastrutture sociali fornendo sostegno a famiglie, bambini, persone con disabilità;
Per un’Europa di progresso economico, sociale ed ecologicamente sostenibile
Per un percorso di sviluppo sociale ed economico per il nostro continente che promuova una convergenza reale e sempre crescente tra i diversi paesi; che dovrebbe basarsi su programmi di investimenti pubblici per le politiche sociali, sull’uso sostenibile delle risorse naturali e sulla protezione dell’ambiente; che adotti misure radicali contro i cambiamenti climatici, assicurando nel contempo la giustizia sociale; che promuova il potenziale produttivo di ciascun paese, rispettando il diritto allo sviluppo e un modello di sviluppo sostenibile; che garantisce sovranità e sicurezza alimentare; che difenda il carattere pubblico dei settori strategici di ciascun paese e sostenga  le piccole e medie imprese; che metta fine ai paradisi fiscali, ai movimenti di capitali liberi e deregolati e che combatta e tassi le attività speculative del capitale.
Per un’Europa di pace e cooperazione con tutti i popoli del mondo
Un’Europa che rispetti la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale, compresi i principi dell’autodeterminazione dei popoli e dell’integrità territoriale e della sovranità degli Stati; che rifiuti la corsa agli armamenti e la militarizzazione delle relazioni internazionali; che agisca per la fine delle interferenze esterne aggressive e delle aggressioni esterne; che metta fine a alleanze militari aggressive come la NATO e all l’esistenza di basi straniere e si batta per il disarmo, compresa la rimozione di tutte le armi nucleari dal territorio degli stati membri e l’abolizione totale delle armi nucleari. Per un’Europa che promuova la cooperazione e l’amicizia tra i popoli di tutto il mondo, uguali e reciprocamente vantaggiosi – cooperazione politica, economica, sociale, culturale
Per un’Europa della democrazia, della cooperazione tra Stati sovrani con uguali diritti
Per un’Europa che rispetti la democrazia e la partecipazione democratica, la sovranità e la parità dei diritti dei suoi stati, la diversità culturale e l’identità di ogni popolo, i diritti delle minoranze; un’Europa che non dovrà essere governata da direzioni, lobby e stati più potenti, ma dai popoli.
Lavoriamo insieme e rafforziamo il gruppo della sinistra al Parlamento europeo
Infine svilupperemo ulteriormente la nostra cooperazione e ci impegniamo a lavorare nel gruppo della Sinistra unitaria europea / Sinistra verde nordica (GUE / NGL) al Parlamento europeo sulla base dell’uguaglianza e del rispetto reciproco delle nostre differenze, percorsi, esperienze e peculiarità; per continuare la nostra azione congiunta attraverso il GUE / NGL come un’arena di cooperazione per molte soggettività.
Riaffermiamo il carattere e l’identità di questo gruppo parlamentare come uno spazio confederale di cooperazione tra forze comuniste, operaie, progressiste, di sinistra ed ecologiche il cui obiettivo è comune Popoli; asserire, proporre e difendere politiche progressiste e distintamente diverse da quelle che la destra e la socialdemocrazia hanno perseguito e continuano a perseguire; osare espressione e contenuto alla lotta per un altro percorso per l’Europa.
Firmando questo Appello, ci impegniamo a difendere questi obiettivi e linee guida. Più grande sarà la nostra forza , più forte sarà la lotta per un’Europa di cooperazione, progresso sociale e pace.
1.     Akel Cyprus
2.    Austrian Communist Party, KPOE
3.   Workers’ Party, PTB-PVDA, Belgium
4.    Communist Party Bohemia Moravia, Czech Republic
5.    Communist Party of Denmark
6.    Communist Party in Denmark
7.    Communist Party of Finland
8.    French Communist Party, PCF
9.    German Communist Party, DKP
10. Die Linke, Germany
11. Italian Communist Party, PCI
12. Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, Italy
13. Communist Party of Luxemburg
14. Communist Party of Malta
15. Portuguese Communist Party, PCP
16. Communist Party of Spain, PCE
17. Izquierda Unida, Spain
18. Communists of Catalunya
19. Esquerra Unida i Alternativa
20. Anova Irmandade Nacionalista
L’appello è aperto ad altre sottoscrizioni.


martedì 8 gennaio 2019

A.N.P.I. VIMODRONE - CON LA COSTITUZIONE NEL CUORE GIOVEDI 10 GENNAIO 2019 ORE 20.45 CON CARLO SMURAGLIA












MARCO REVELLI - L’ostentazione del disumano in assenza di opposizione politica - da " IL MANIFESTO"



L’ostentazione del disumano in assenza di opposizione politica
Opposizione morale e politica. Nella terra di nessuno dei valori, ricostruire un’articolazione tra l’opposizione morale - che resiste ma stenta a esistere - e un’opposizione politica che non c’è più e richiede una ricostruzione ab imis, diventa impellente e vitale

Marco Revelli - EDIZIONE DEL08.01.2019 - PUBBLICATO7.1.2019, 23:59
Al punto più basso dei diritti umani nell’intera storia dell’Italia repubblicana, di fronte a un governo che alza come bandiera la propria ostentazione del disumano, dobbiamo constatare l’inedita assenza di un’opposizione politica. Opposizione morale sì, da parte di qualche sindaco coraggioso, di qualche vescovo fedele al vangelo, di qualche persona di buona volontà che non si arrende al deserto che cresce.
Ma sul piano politico il vuoto. Anzi un pessimo pieno, con una destra (FdI e FI) che sul terreno delle politiche securitarie e migratorie tende a scavalcare a destra la peggior destra di governo proponendo blocchi navali e politiche segregazioniste (leggetevi Libero e Il Giornale se siete di stomaco forte).
E QUELLA CHE FU LA SINISTRA che sul piano delle politiche sociali riesce ad essere persino peggio del governo difendendo austerità e legge Fornero, attaccando l’istituto stesso del reddito di cittadinanza, mettendosi al seguito degli impresentabili Commissari europei nell’assumere come dogmi i suicidi vincoli comunitari; mentre su quello delle politiche migratorie e della difesa della Costituzione manca totalmente di credibilità, delegittimata dalla propria stessa storia recente.
Si pensi a quanto accaduto alla Camera a fine anno, quando le esibizioni circensi di Emanuele Fiano in difesa della Costituzione platealmente umiliata dalla coalizione giallo-verde sono apparse a tutti grottesche, perché provenienti da chi quella stessa Costituzione aveva cercato di fare a pezzi con uno sciagurato referendum, e l’oltraggio alla discussione parlamentare l’aveva perpetrato compulsivamente (ricordate?) a colpi di canguri e voti di fiducia addirittura in materia di legge elettorale e revisione costituzionale.
O SI RIFLETTA SULL’ATTUALE caccia alle streghe nei confronti delle Ong, su cui il Pd è costretto a tacere dopo lo sciagurato «codice Minniti» che di quella damnatio boni aveva inaugurato la via. O, ancora, ci si soffermi sulla vicenda del cosiddetto decreto Salvini.
Possibile che nessuno abbia trovato nulla da eccepire (sia pur con il rispetto dovuto alla persona) alla scelta del Presidente della Repubblica di firmare senza se e senza ma quel testo indecente, palesemente in antitesi con i principi fondamentale della nostra Carta.
Se quel testo fosse stato rinviato alla Camere, o se almeno fosse stato accompagnato da un messaggio presidenziale con i necessari caveat, i «sindaci coraggiosi» non sarebbero stati costretti a quel ruolo di supplenza nella custodia della Costituzione che sarebbe spettato a figure istituzionali ben più in alto, incassando peraltro dal ceto politico di quella che illusoriamente continua a considerarsi «sinistra di governo» non una solidarietà piena, ma timidi balbettii, pieni di distinguo e di formalistici legalismi, come se il principio della disobbedienza civile e dell’obiezione di coscienza fossero cose di cui vergognarsi anziché strumenti necessari in casi di emergenza umanitaria.
La ragione di tanto fariseismo se l’è lasciata scappare Stefano Folli sulle pagine del quotidiano d’area, Repubblica, definendo «l’iniziativa ribelle di Orlando, subito sostenuto dal napoletano de Magistris» discutibile, anzi deplorevole perché compiuta «in sfregio alle istituzioni», e pericolosa, perché – qui sta il vero nocciolo del discorso – creerebbero, con il loro richiamo alla coscienza e il loro radicalismo, «un danno alla prospettiva di un centrosinistra allargato che voglia risalire la china».
S’INTUISCE QUI, neppur tanto tra le righe, il profilo di un progetto politico che sta venendo avanti sotto traccia, per allusioni e illusioni, e che vedrebbe – in opposizione ai nuovi populismi – la costruzione di un fronte unito esteso dai malpancisti di Forza Italia ai vetero-progressisti del Pd, composto da tutti i pragmatici dell’esistente, dai rappresentanti di tutte le élites, di tutti gli interessi, da quelli un tempo incarnati dal partito azienda berlusconiano fino a quelli visibili nel parterre della Leopolda renziana.
È IN FONDO L’ESPERIMENTO che si sta tentando nel laboratorio-Torino in vista delle regionali del Piemonte, dove il governatore uscente Chiamparino sta lavorando a un «fronte del SI» aperto a tutti i fautori del Tav e in generale delle Grandi opere (al «partito degli affari», insomma).
E dove il neo-eletto segretario regionale Pd, Paolo Furia, ha scoperto gli altarini dichiarando, nella sua prima intervista in carica, che in questa fase politica «è giusto interloquire con la pancia delusa di Forza Italia» (proprio così, non con la testa, che sarebbe già inquietante, ma con la pancia, cioè con l’organo più vorace), soprattutto se «la Lega continuerà a governare con i 5 Stelle» (che sono selezionati evidentemente come il «nemico principale», molto meno allarmante dello xenofobo Salvini e dei suoi pragmatici giannizzeri).
Paolo Furia è considerato esponente della «sinistra» del Partito (figuriamoci gli altri!). La sua vittoria sul renziano Mauro Marino è stata salutata come una svolta.
Ciò non toglie che utilizzerà la nuova adunata del 12 gennaio dei Si Tav – che con coazione a ripetere si sono dati di nuovo appuntamento in Piazza Castello, con tanto di madamine, notai e banchieri, industriali e commercianti – come apertura della lunga campagna elettorale per “rimontare la china” (come dice Folli).
IL FATTO È CHE NEL CORSO del lungo ciclo di sistematico taglio delle radici la sinistra ha via via decostruito l’intero proprio patrimonio culturale, politico e morale giungendo infine a questo «punto zero» dei valori e dell’identità, in cui la cultura diventa vizio salottiero e la morale viene stigmatizzata come moralismo, mentre l’unico metro di giudizio diventa il potere (potere senza egemonia, potere senza coscienza, infine potere senza potere, emblema di una sinistra incosciente e inconsistente, priva di radicamento sociale e di orizzonte ideale).
In questa terra di nessuno dei valori, ricostruire un’articolazione tra l’opposizione morale – che resiste ma stenta a esistere – e un’opposizione politica che non c’è più e richiede una ricostruzione ab imis, diventa impellente e vitale.
Con molta probabilità, a riempire quello iato tra etica e politica ci proverà la Chiesa, l’unica a conservare il senso della «coscienza» e delle obiezioni ad essa connesse, e a non risolvere l’idea di giustizia nella lettera della legge.
MA SAREBBE IMPRESA piena di rischi (sarebbe un ritorno di confessionalismo, etico certo, ma pur sempre confessionale) e non sarebbe indolore anzi, comporterebbe una concreta possibilità di scisma che allargherebbe il cratere in cui ci dibattiamo anziché bonificarlo.
Per questo la cultura laica non può chiamarsi fuori. Rivisitare la vecchia «questione morale» che funzionò a suo tempo come emblema di diversità, adeguandola al nuovo mondo, nell’affermazione della centralità dei diritti umani universali e della fraternità sociale, è una delle vie per uscire dal labirinto della paura e dell’impotenza in cui ci siamo cacciati. Prima che l’eterno Minotauro ci divori.

Luigi Ferrajoli: «Per Salvini il consenso legittima qualunque abuso» - da "IL MANIFESTO"



Diciotti.Il giurista di «Diritto e ragione» e «Principia Iuris»: «Su quella nave c’è stato un sequestro di persona. Il fatto che il ministro dell'Interno voglia perseverare nelle violazioni del codice penale e delle libertà fondamentali conferisce al suo comportamento un carattere eversivo»

Professor Luigi Ferrajoli è emerso un orientamento che spiega il comportamento del ministro dell’Interno Salvini sui migranti della nave Diciotti come un atto politico nell’esercizio delle sue funzioni. E che l’inchiesta per «sequestro di persona» sarebbe addirittura un «atto sovversivo». Cosa ne pensa?
È una tesi senza senso che attesta solo l’analfabetismo istituzionale del nostro governo e di quanti lo difendono. Nello stato di diritto tutti i poteri sono soggetti al diritto. In una democrazia costituzionale, quale è ancora quella italiana, la politica è soggetta alla Costituzione, il cui articolo 13 afferma che «non è ammessa» forma alcuna di «restrizione della libertà personale se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge». La presa in ostaggio dei migranti sulla Diciotti è quindi chiaramente un sequestro di persona, come ha ipotizzato la procura di Agrigento, severamente punito dall’articolo 605 del codice penale e addirittura aggravato allorquando è commesso da un «pubblico ufficiale» quale è appunto il ministro dell’Interno.
Salvini ha promesso che se ci sarà un’altra nave non attraccherà in Italia…
È l’aspetto più grave della vicenda, che conferisce al comportamento del ministro un carattere eversivo: persisterà nella violazione del codice penale e delle libertà fondamentali costituzionalmente garantite. Il rischio è che questo ministro intenda – con il sostegno dell’intero governo e della sua maggioranza – alterare i fondamenti dello stato di diritto: non più la legalità costituzionale, ma il consenso elettorale quale fonte di legittimazione di qualunque abuso. Una simile pretesa era già stata avanzata da Berlusconi. Ma mai in maniera così sfrontata e arrogante come sta facendo Salvini.
Quanto pesa su questa situazione l’incapacità dell’Unione Europea che non riesce a fare rispettare le decisioni sull’immigrazione?
Moltissimo. Tutti i paesi membri sono variamente impegnati nella limitazione della libertà di accesso e di circolazione delle persone, in accuse e recriminazioni reciproche e in una guerra contro i migranti.
Luigi Di Maio appoggia Salvini, ma considera quello della magistratura «un atto dovuto». Come giudica questa posizione?
Scandalosa. Per anni hanno gridato «legalità!!!», «legalità!!!» ed oggi difendono un ministro indagato per un delitto gravissimo nella cui commissione, oltre tutto, intende perseverare. Eppure ci troviamo di fronte non a un qualsiasi reato, ma a un chiaro e consapevole disegno di alterazione del paradigma costituzionale della nostra democrazia. In passato ci eravamo distinti per il salvataggio di centinaia di migliaia di naufraghi, oggi stiamo diventando i capofila dei paesi del gruppo di Visegrad.
Nel comportamento di questo governo riscontra una continuità con i precedenti?
Una linea molto dura e crudele era già stata avviata con successo dal ministro Minniti del passato governo. La differenza è che la pratica disumana del respingimento, che in passato veniva negata e occultata, viene oggi sbandierata proprio perché fonte di facile consenso. Salvini non si limita a interpretare la xenofobia, ma la alimenta e la amplifica, producendo effetti distruttivi sui presupposti della democrazia.
Si dice che l’opinione pubblica sia insofferente, teme l’«invasione», l’emergenza…
Non esiste alcuna invasione e comunque gli arrivi, anche quando erano ben più grandi degli attuali, non hanno mai messo a rischio la sicurezza. Questa situazione è invece il risultato di una campagna disumana e immorale riscontrabile in formule come «prima gli italiani» o «la pacchia è finita» a sostegno dell’omissione di soccorso. È gravissimo che siano praticate ed esibite dalle istituzioni. Così facendo non sono solo legittimate, ma sono anche assecondate e alimentate. Diventano contagiose e si normalizzano. Hanno screditato, con la diffamazione di quanti salvano vite umane, la pratica elementare del soccorso di chi è in pericolo di vita venendo meno alla Convenzione di Amburgo del 1979, al diritto del mare e al diritto a migrare stabilito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dal Patto internazionale sui diritti civili e politici. Queste politiche stanno fascistizzando il senso comune. Stanno svalutando, insieme al principio della dignità delle persone solo perché persone, anche i normali sentimenti di umanità e solidarietà che formano il presupposto elementare della democrazia. Tutti gli esseri umani hanno diritto di lasciare il loro paese. Fermarli a metà strada è comunque illegittimo.
Quali sono gli effetti di questa criminalizzazione dei migranti sulla società italiana?
Porta al mutamento delle soggettività politiche e sociali: non più le vecchie soggettività di classe, basate sull’uguaglianza e sulle lotte comuni per comuni diritti, ma nuove soggettività politiche di tipo identitario – italiani contro migranti – i – basate sull’identificazione delle identità diverse come nemiche e sul capovolgimento delle lotte sociali: non più di chi sta in basso contro chi sta in alto, ma di chi sta in basso contro chi sta ancora più in basso, dei poveri contro i poverissimi. I migranti sono stati trasformati in nemici contro cui scaricare la rabbia e la disperazione generate dalla crescita delle disuguaglianze e della povertà.

lunedì 7 gennaio 2019

IL COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE APPOGGIA IN PIENO I SINDACI RIBELLI: "LA CORTE COSTITUZIONALE SI ESPRIMA AL PIÙ PRESTO"


Il Coordinamento per la democrazia costituzionale appoggia in pieno i sindaci ribelli: "La Corte costituzionale si esprima al più presto"
Il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale esprime pieno appoggio ai sindaci che in questi giorni si sono schierati contro il decreto Salvini.
In una nota a firma Massimo Villone, Silvia Manderino e Alfiero Grandi, il Cdc (ex Comitato per il No nel referendum costituzionale del dicembre 2016) ricorda di aver già «denunciato gli aspetti di incostituzionalità che rendono inaccettabile il c.d. “decreto sicurezza” (ora L.132/2018), che tenta di forzare la Costituzione contro i diritti fondamentali delle persone, per di più rendendo più difficile la convivenza fra i cittadini italiani ed una popolazione di stranieri privi di ogni mezzo di sostentamento, che resteranno in Italia e verranno spinti in un’illegalità forzata».
Per questo, «il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale condivide e appoggia pienamente la resistenza dei sindaci volta a respingere gli effetti perversi della normativa “sicurezza” sui diritti delle persone in nome dei valori della Costituzione». E ritiene «indispensabile che prima possibile la Corte Costituzionale sia messa nelle condizioni di giudicare la legittimità costituzionale della legge 132/2018».
Secondo il Cdc «questa revisione legislativa si accompagna contestualmente ad atti del Governo che contrastano e violano apertamente gli obblighi nascenti dal diritto internazionale del mare, vietando l'approdo alle navi che salvano i naufraghi nel Mediterraneo centrale e il loro soccorso, con la conseguenza che nel corso del 2018 si è avuto un drastico incremento del tasso dei morti in mare (oltre 2.000 vittime)».
«E’ di eccezionale gravità - aggiungono Villone, Manderino e Grandi - che 50 migranti siano costretti a vagare nel Mediterraneo da 14 giorni senza la possibilità di essere soccorsi e di ottenere un approdo sicuro».
Le decisioni del governo e in particolare parti significative della normativa “sicurezza”, ribadisce il Cdc, «contrastano con i valori che la Costituzione ha inscindibilmente inserito nell’ordinamento giuridico».
«E’ importante ribadire - conclude la nota - che nella legalità costituzionale non c’è posto per norme “disumane e criminogene” che ricordano le leggi razziali; i responsabili della programmata omissione di soccorso nel Mediterraneo centrale dovranno rispondere delle loro condotte».

venerdì 4 gennaio 2019

DE MAGISTRIS: «IL TRADITORE DELLA CARTA È IL MINISTRO. SE NE VADA LUI»



De Magistris: «Il traditore della Carta è il ministro. Se ne vada lui»
Intervista. Il sindaco di Napoli: «I comuni vengono lasciati soli a gestire l’astio sociale aizzato dal governo stesso. Mi auguro che le componenti più sensibili del governo battano un colpo altrimenti significa che il padrone è Salvini. Di Maio è assolutamente allineato con lui»

di Adriana Pollice da “IL MANIFESTO” DEL 04.01.2019

«Matteo Salvini sta violando apertamente la Costituzione, sulla quale ha giurato, il traditore è lui e dovrebbe dimettersi. Le sue sono politiche disumane»: è la replica del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, al ministro dell’Interno che ha invitato gli amministratori in disaccordo con il dl Sicurezza a deporre la fascia tricolore. Il comune partenopeo è schierato da tempo per l’accoglienza, reiterati anche ieri gli inviti alle Ong a fare rotta su
Napoli. Dalla Sea Watch è arrivato il messaggio via twitter: «Grazie a Orlando, de Magistris e Nogarin e a tanti altri che difendono i diritti umani insieme a noi». E de Magistris: «I governanti lucrano politicamente facendo credere alle persone che l’infelicità dell’Occidente è dovuta alla gente che sta morendo in mezzo al mare. Noi sindaci non passeremo alla storia come chi lascia morire bambini nel Mediterraneo».

Sindaco, Orlando ha firmato una direttiva per non bloccare la concessione della residenza ai migranti con permesso umanitario a Palermo. Perché lo stop previsto nel dl Sicurezza è grave?

Senza la residenza non puoi accedere ai servizi comunali, è come se perdessi ogni diritto, diventi un cittadino di serie B. E siccome la cancellazione è legata a una categoria precisa di persone, discriminate in base al colore della pelle, si tratta evidentemente di un provvedimento razzista, particolarmente odioso. Dire, come fa Salvini, che gli immigrati devono bussare alla porta e dire grazie significa usare un linguaggio indegno di un ministro.

L’Anci a novembre aveva avvisato che il dl Sicurezza avrebbe provocato, nel solo 2019, costi aggiuntivi per i servizi sociali e sanitari dei comuni per 280 milioni di euro.

Il tema migranti viene scaricato sui sindaci, anche quando non hanno soldi. Nella legge di bilancio varata il 31 dicembre si dà la facoltà ai comuni di aumentate le tasse, ma in molti municipi sono già al massimo. Così il governo lucra politicamente sulla propaganda fatta sulla pelle dei migranti e i sindaci vengono lasciati da soli a gestire l’astio sociale, aizzato dall’esecutivo stesso ed esasperato dall’aumento delle imposte locali. Il dl Sicurezza, poi, crea una bomba sociale con il ridimensionamento degli Sprar a favore dei Cas, grandi contenitori di esseri umani senza servizi o strumenti di inclusione. Così si andrà a ingrossare la marginalità, spingendo le persone verso l’illegalità. Ed ecco creata l’emergenza sociale che serve alla propaganda leghista.

Salvini minaccia provvedimenti contro i sindaci ribelli: «Ne risponderanno legalmente», ha detto.

Non faccio parte di un partito che ha sottratto decine di milioni agli italiani, non vado ad abbracciare criminali durante le partite di calcio. Mi hanno spesso etichettato come «disubbidiente» o «Masaniello», ma la realtà è che la mia amministrazione è assolutamente fedele alla Costituzione, da cui ogni altra legge discende. Ad esempio, ci siamo battuti nel 2013 contro il procedimento aperto per danno erariale perché avevamo assunto 350 maestre, poi la Corte dei Conti ci ha dovuto dare ragione: il diritto all’istruzione viene prima delle regole di bilancio imposte ai comuni in predissesto. E ancora nel 2015 abbiamo registrato nella nostra anagrafe Ruben, figlio di due donne nato a Barcellona. Anche allora mi hanno denunciato, per falso e abuso d’ufficio, e poi abbiamo avuto ragione. Le leggi ordinarie le applichiamo solo se conformi al dettato costituzionale, così mi hanno insegnato alla Federico II, l’università laica più antica d’Europa.

Quindi si può resistere contro norme che violano i diritti?

I sindaci applicano le leggi in modo costituzionalmente orientato. Poi ci sono strumenti per resistere come i ricorsi amministrativi, la Corte Costituzionale, i referendum. Mi auguro che da alcune componenti più sensibili di questo governo si senta battere un colpo altrimenti significa che Salvini è diventato il padrone. Ma dovrebbero dire qualcosa anche pezzi dei 5S che non si riconoscono nella deriva leghista del Movimento. Mi auguro che la sindaca di Torino si schieri, che Roberto Fico intervenga, lui che è così diverso da Di Maio, assolutamente allineato con Salvini. Si tratta di un dibattito importante per la qualità della nostra democrazia e infatti partecipano anche giuristi, una parte della Chiesa. Sarebbe importante sentire anche la voce dei filosofi. È vero che l’Ue per anni si è girata dall’altra parte, lasciando l’Italia, la Sicilia e il Mediterraneo a se stessi per seguire unicamente logiche economiche orientate al liberismo. Ma questo governo italiano, al di là delle frasi roboanti sul cambiamento, è assolutamente in linea con l’Ue e i governi precedenti e infatti cambiamenti non ne vediamo.


mercoledì 2 gennaio 2019

L'ULTIMO STRAPPO CONTRO IL PARLAMENTO - di GAETANO AZZARITI da "IL MANIFESTO"



L'ultimo strappo contro il Parlamento

Di Gaetano Azzariti da “IL MANIFESTO” del 2 gennaio 2019

Fa piacere vedere la maggioranza di ieri, passata all’opposizione, riscoprire il valore della Costituzione. Lo diciamo senza ironia, sperando che non sia solo una ragione tattica, ma l’inizio di un nuovo corso.
Così come – con altrettanto candore d’animo – non riusciamo a trattenere un moto di sconforto quando assistiamo alle giravolte di chi abbiamo avuto sino a ieri al nostro fianco per difendere la Costituzione aggredita in modo selvaggio dai governanti ora sconfitti.
In ogni caso, per non passare troppo da ingenui, chiediamo coerenza ad entrambi. Ai nuovi partigiani della Costituzione domandiamo di fare i conti con la propria esperienza, poiché è dal disinvolto comportamento da loro tenuto in passato che si legittimano i peggiori strappi di oggi. La nuova maggioranza, invece, abbia almeno il pudore di confessare di aver abbandonato gli ideali che li aveva spinti a sostenere la lotta per la Costituzione.
UN’OPERAZIONE di pulizia intellettuale (di «onestà» si sarebbe urlato nelle piazze di ieri) necessaria per poter dare credibilità alle attuali proposte. Ciò richiede una chiara discontinuità e una sincera autocritica. La nuova opposizione anziché rivendicare i successi dei propri Governi e delle azioni sin qui compiute reclami la necessità di una svolta. Se si vuole dare fondamento alla denuncia delle enormità delle violazioni compiute nella vergognosa ultima vicenda della legge di bilancio, si rimetta in discussione una prassi pluriennale che ha teso ad emarginare il Parlamento da tutte le principali scelte politiche nazionali, concentrando i poteri nelle mani degli esecutivi. Così hanno fatto tutti i governi negli ultimi venticinque anni. Si riscopra finalmente la necessità dell’equilibrio tra i poteri, che rappresenta una forza della democrazia, non un suo limite.
IN QUESTI giorni si è giunti ad umiliare il Parlamento e a stravolgere la procedura di approvazione delle leggi, le commissioni parlamentari sono state rese impotenti, messi a tacere i parlamentari, cancellata la discussione, imposta l’approvazione su un testo che non è stato possibile conoscere e il cui contenuto è stato deciso dal governo, contrattato riservatamente ed esclusivamente con i responsabili dell’Unione europea. La democrazia «parlamentare» è stata sospesa.
Se questo è ciò che è avvenuto, come ora in molti riconoscono, non ci si può sottrarre alla domanda di fondo, che tutte le altre ricomprende: come è potuto succedere?
NESSUNO credo possa ritenere che sia solo la conseguenza estemporanea di una maggioranza scellerata ed impazzita. L’imperizia e la malizia dell’attuale maggioranza avrà avuto pure il suo peso, ma chiunque abbia un minimo di senso della storia e un briciolo di onestà intellettuale dovrà riconoscere che si tratta del frutto maturo di un lungo regresso. Basta, d’altronde, guardare al più recente passato per individuare il percorso che, passo dopo passo, ha aperto la strada all’ultimo, insopportabile, esito.
DOPO AVER CAMBIATO i regolamenti parlamentari per permettere di accelerare i lavori di approvazione delle leggi, contingentato i tempi a disposizione dei gruppi, aver negato spazi certi e definiti alle commissioni nello svolgimento delle proprie funzioni istruttorie, avere consentito il passaggio diretto in aula, avere ostacolato la presentazione degli emendamenti da parte dei parlamentari, avere ammesso che i governi di turno potessero presentare maxiemendamenti che determinavano lo stravolgimento del testo, aver acconsentito che anche in questi casi i governi potessero porre la questione di fiducia, avere interpretato i regolamenti nel modo più restrittivo possibile per le libertà parlamentari (dando forma a figure mostruose e sconosciute al nostro diritto parlamentare: dai canguri alle ghigliottine), avere sostituito in commissione i parlamentari dissidenti in sfregio del libero mandato, dopo tutto ciò ora s’è fatto un altro passo nella stessa direzione.
È QUEST’INSIEME che ha sospinto sempre più ai margini il parlamento e posto sotto stress la democrazia pluralista. Su queste pagine lo abbiamo costantemente denunciato, non molti altri possono dire altrettanto. Ma non importa, se qualcuno si è reso conto di essere andato troppo avanti ne siamo felici. Meglio tardi che mai.
È questo l’indirizzo di politica costituzionale che ha tenuto unite le passate maggioranze ed ha permesso l’ultimo misfatto. Uno strappo ulteriore, non c’è dubbio. Più grave, senz’altro. In quest’ultima occasione si è squarciato il velo e neppure una parvenza di discussione si è potuta svolgere dinanzi alle camere. Se, toccato il fondo, si vuole veramente risalire la china non basta una manifestazione di piazza, non basta neppure un ricorso azzardato alla Consulta o una richiesta avventata al Capo dello Stato.
Quello di cui abbiamo realmente bisogno è che un nuovo ciclo abbia inizio, dopo venticinque anni di disinvolture costituzionali. Potrebbe anche essere che in tal modo la sinistra riesca a ritrovare la sua via maestra. Spes contra spem.
Grazie per le visite!
banda http://www.adelebox.it/