lunedì 19 febbraio 2018

VIMODRONE - SINISTRA PER LA LOMBARDIA E POTERE AL POPOLO VENERDI AL MERCATO E DOMENICA IN PIAZZA


















ALLA FINE IL GOVERNO DÀ RAGIONE AL MOVIMENTO NO TAV


Alla fine il governo dà ragione al movimento No Tav

Il caso. La presidenza del Consiglio: «Le previsioni di 10 anni fa smentite dai fatti». Valutazioni errate costate la più grave crisi tra lo Stato e vaste comunità. Ora si parla di «Low Cost»: il costo totale previsto è di 4,7 miliardi di euro

di Maurizio Pagliassotti da IL MANIFESTO

La presidenza del Consiglio dei Ministri ha recentemente pubblicato un documento dal titolo: «Adeguamento dell’asse ferroviario Torino – Lione. Verifica del modello di esercizio per la tratta nazionale lato Italia fase 1 – 2030». A pagina 58, si legge: «Non c’è dubbio, infatti, che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti, soprattutto per effetto della grave crisi economica di questi anni, che ha portato anche a nuovi obiettivi per la società, nei trasporti declinabili nel perseguimento di sicurezza, qualità, efficienza. Lo scenario attuale è, quindi, molto diverso da quello in cui sono state prese a suo tempo le decisioni e nessuna persona di buon senso ed in buona fede può stupirsi di ciò. Occorre quindi lasciare agli studiosi di storia economica la valutazione se le decisioni a suo tempo assunte potevano essere diverse. Quello che è stato fatto nel presente documento ed interessa oggi è, invece, valutare se il contesto attuale, del quale fa parte la costruzione del nuovo tunnel di base, ma anche le profonde trasformazioni attivate dal programma TEN-T e dal IV pacchetto ferroviario, richiede e giustifica la costruzione delle opere complementari: queste infatti sono le scelte che saremo chiamati a prendere a breve. Proprio per la necessità di assumere queste decisioni in modo consapevole, dobbiamo liberarci dall’obbligo di difendere i contenuti analitici delle valutazioni fatte anni fa». Se c’è la buona fede, c’è tutto. Non importa che quelle valutazioni errate siano costate la più grave, e irreversibile per molti aspetti, crisi tra una comunità vasta e lo Stato degli ultimi decenni.
MIGLIAIA DI PROCESSI, centinaia di arresti, scontri violenti, barricate, venticinque anni di lotta. Le parole del governo, che riconoscono pienamente le ragioni del movimento Notav – Il Tav è fuori scala – non generano in val Susa il minimo senso di soddisfazione, bensì un vasto sentimento di rabbia. Anche perché la conclusione del papello governativo che prende atto dell’assenza di traffico sulla direttrice est – ovest, trascende nell’atto di fede: non serve, ma si fa lo stesso.
MA DI QUANTO furono sbagliate le previsioni all’origine della Torino – Lione? Gli studi di Ltf del 1999 prevedevano un incremento tra il 2000 e il 2010 del 100%, ovvero da dieci a venti milioni di tonnellate. Riviste nel 2004, a causa della chiusura del tunnel del monte Bianco che spostò sul Frejus il traffico merci, ebbero una virile ascesa: da otto milioni del 2005 a quaranta (40) nel 2030. Questo perché le merci in transito verso l’Austria o la Svizzera sarebbero state attratte, chissà perché, dalla Torino – Lione. Oggi, dall’attuale tunnel del Frejus, ammodernato solo pochi anni fa, passano tre milioni di tonnellate di merce. Se si sommano i flussi merce sull’autostrada parallela si arriva a tredici. Alla base della rivolta del territorio valsusino vi erano, e vi sono questi dati.
LA RESPONSABILITÀ sarebbe dell’Unione Europea che sbagliò i calcoli, par di capire dal documento governativo, ma ormai è tardi per tornare indietro. Chiosa enigmatica, perché al momento della Torino – Lione Av non esiste un solo metro, a meno che non si prenda in considerazione un piccolo tunnel geognostico costruito in val Clarea. Piercarlo Poggio, docente presso il Politecnico di Torino fa parte del gruppo di accademici che hanno contrastato sul piano scientifico la tratta Torino – Lione Av, commenta: «Sono parole, quelle del Governo, che provano l’approccio scientifico tenuto dal movimento Notav: non abbiamo mai avuto una posizione ideologicamente contraria. I nostri sono sempre stati studi corretti, che provano l’inutilità dell’opera. A maggior ragione oggi è momento per tornare indietro, non per andare avanti come se nulla fosse».

IL TUNNEL DI BASE costerà 8,6 miliardi di euro ripartiti tra Francia e Italia nella misura del 42,1% e del 57,9%, al netto del cofinanziamento UE che copre il 40% del costo complessivo. L’Italia quindi spenderà tre miliardi di euro a cui si devono sommare 1,7 miliardi necessari per il potenziamento della linea storica: è il cosiddetto «Tav low cost».

giovedì 15 febbraio 2018

UN PENOSO BILANCIO DI FINE LEGISLATURA


Un penoso bilancio di fine legislatura

Di Luigi Ferrajoli da “IL MANIFESTO” del 15-02-2018

Il Rapporto di Sbilanciamoci! offre un bilancio penoso delle politiche messe in atto in questa legislatura dai tre Governi di «centro-sinistra» (Letta, Renzi e Gentiloni). Alla domanda alla quale è intitolato – «stiamo meglio o peggio di cinque anni fa?» – la risposta, purtroppo, è che sta meglio un’esigua minoranza di ricchi e assai peggio la grande maggioranza della nostra popolazione, quella formata dal ceto medio e da una massa crescente di poveri e di poverissimi.
Sono infatti aumentate le disuguaglianze e la povertà, a causa di un gigantesco trasferimento di ricchezza dai poveri ai ricchi e dal lavoro al capitale. La nostra Repubblica sembra dunque aver fatto il contrario del «compito» impostole dall’articolo 3 della Costituzione: non già la rimozione, ma la promozione delle disuguaglianze economiche e sociali.
Quasi un terzo degli italiani – 18 milioni, pari al 30% della popolazione – è a rischio di povertà e la loro ricchezza complessiva è pari a quella dei 7 miliardari più ricchi del nostro Paese.
Non solo.
Questa crescita scandalosa della povertà è stata resa ancor più drammatica dai tagli alle spese sociali. Come ci informa il capitolo del Rapporto dedicato al Welfare, tra il 2014 e il 2016 sono stati tagliati circa 30 miliardi di euro della spesa corrente complessiva. I tagli hanno colpito soprattutto la sanità e la scuola pubblica, provocando un abbassamento della qualità dell’una e dell’altra. Il dato più spaventoso è che, a causa dei ticket e super-ticket per farmaci e visite mediche 11 milioni di persone hanno rinunciato alle cure.
AI TAGLI ALL’ISTRUZIONE, come dice il capitolo ad essa dedicato, si è poi aggiunto un sistema di distribuzione di premi e incentivi a studenti e a docenti che hanno avuto il solo effetto, dietro l’illusoria finalità meritocratica, di moltiplicare disuguaglianze, discriminazioni e privilegi, perdita di solidarietà e competizione tra i loro possibili destinatari.
Non meno regressive sono state le politiche in materia di lavoro. Il Jobs Act e i cosiddetti voucher hanno completato la demolizione del vecchio diritto del lavoro avviata negli anni Novanta. Con l’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sul divieto di licenziamenti senza giusta causa è stata cancellata l’ultima garanzia della stabilità perfino nel tradizionale rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
LA PRECARIETÀ SI È COSÌ generalizzata, l’arbitrio padronale e lo sfruttamento sono diventati illimitati, le disuguaglianze e le discriminazioni si sono moltiplicate e i lavoratori, privati di fatto di ogni diritto, sono stati ridotti, come nell’Ottocento, a merci in concorrenza tra loro che possono essere espulsi al prezzo di poche mensilità.
Ancor più penose sono state, come ci dice un altro capitolo del Rapporto di Sbilanciamoci! , le politiche in materia di immigrazione. Nell’ottobre 2013, il Governo Letta aveva organizzato l’operazione militare e umanitaria Mare Nostrum che nel corso di un anno soccorse e salvò la vita di circa 100mila migranti.
Ma l’operazione è stata giudicata troppo costosa (9 milioni di euro al mese) e soprattutto troppo contraria al razzismo montante nel nostro Paese. È stata perciò sostituita dall’operazione a guida europea Triton-Frontex, finalizzata essenzialmente al controllo delle frontiere (costo: 2 milioni e 900mila euro), e poi, nell’estate 2017, dai provvedimenti del Ministro Minniti, che ha varato dapprima uno strano «codice» diretto a ostacolare le operazioni di salvataggio in mare e poi una missione militare finalizzata, grazie agli accordi con le autorità libiche, a bloccare le partenze dei migranti e a consegnarli ai lager in Libia.
Una sostanziale indifferenza alla tutela dell’ambiente e della pace ha informato le politiche industriali e militari. Il decreto «Sblocca Italia» del 2014 è stato in sostanza un provvedimento che ha sbloccato speculazioni edilizie e inquinamenti, con agevolazioni fiscali e riduzione dei controlli sull’impatto ambientale a favore delle imprese edilizie e delle concessioni autostradali.
QUANTO ALLA PACE, l’Italia non ha avuto il coraggio di aderire al Trattato di non proliferazione nucleare, sottoscritto il 7 luglio 2017 da ben 122 Paesi. E si è giunti al paradosso che mentre gli eurodeputati italiani, inclusi quelli della maggioranza di governo, votavano al Parlamento europeo mozioni con cui chiedevano l’embargo delle forniture di armi all’Arabia Saudita nella guerra che colpiva la popolazione civile dello Yemen, mozioni identiche venivano respinte nel Parlamento italiano.
INFINE, IL CAPITOLO desolante delle politiche finanziarie e fiscali. Dopo anni nei quali i nostri governanti hanno ripetuto che «le nostre banche sono sane», con il decreto «Salva Banche» della fine del 2016 sono stati messi a disposizione degli istituti in difficoltà ben 20 miliardi di euro, all’insegna ancora una volta della regola della socializzazione delle perdite dopo la privatizzazione dei profitti.
Quanto alla politica fiscale, a parte lo sbandierato bonus degli 80 euro per i redditi medio-bassi, è stata da un lato varata, con la cancellazione per tutti della tassa sulla prima casa, una sostanziale de-tassazione sul patrimonio e, dall’altro, non è stato introdotto nessun aumento della progressività delle imposte, che dunque continuano a colpire quasi interamente i salari e le pensioni.
Il Rapporto si chiude con una serie di proposte di politiche alternative di Sbilanciamoci! in tutti i diversi settori sopra illustrati nei quali le politiche governative non hanno affrontato, bensì aggravato i problemi.
Si tratta di proposte realistiche, che valgono a provare la forte carica ideologica della tesi, ripetuta da oltre vent’anni da governanti di destra e di sinistra che «non ci sono alternative» alle politiche liberiste finora praticate di smantellamento dello stato sociale e di subalternità ai dettami dei mercati.
Le alternative ci sono. È la volontà politica di cambiare strada, purtroppo, che manca, nonostante i fallimenti finora sperimentati.

* Questo testo è tratto dall’introduzione dell’autore al Rapporto di Sbilanciamoci! sul bilancio di fine legislatura che sarà presentato a Roma il 15 febbraio (leggi qui)

Stiamo meglio o peggio di cinque anni fa? Una delle campagne elettorali più demagogiche della storia rincorre a colpi di slogan un elettorato sfiduciato e incattivito. È su una nuova agenda politica che Sbilanciamoci! chiama alcuni candidati a un confronto. A Roma oggi 15 febbraio alle 17 Largo dello Scautis

domenica 11 febbraio 2018

CHI E' SCESO IN PIAZZA CI HA SALVATO LA FACCIA E LA COSTITUZIONE.



Chi è sceso in piazza ci ha salvato la faccia e la Costituzione
Marco Revelli da "IL MANIFESTO"
Macerata ritorna umana. Nonostante il coprifuoco di un sindaco dal pensiero corto, che ne ha reso spettrale il centro storico. Nonostante il catechismo sospeso e le chiese chiuse da un vescovo poco cristiano. Nonostante gli allarmi, i divieti, le incertezze della vigilia. Nonostante tutto.
Un’umanitá variopinta, consapevole e determinata, l’ha avvolta in una fiumana calda di vita, ritornando nei luoghi che una settimana prima erano stati teatro del primo vero atto di terrorismo in Italia in questo tormentato decennio. Un terrorismo odioso, di matrice razzista e fascista, a riesumare gli aspetti più oscuri e vergognosi della nostra storia nazionale.
Era un atto dovuto. La condizione per tutti noi di poter andare ancora con la testa alta. Senza la vergogna di una resa incondizionata all’inumano che avanza, e rischia di farsi, a poco a poco, spirito del tempo, senso comune, ordine delle cose.
Un merito enorme per questo gesto di riparazione, va a chi, fin da subito, ha capito e ha deciso che essere a Macerata, ed esserci in tanti, era una necessità assoluta, di quelle che non ammettono repliche né remore. A chi, senza aspettare permessi o comandi, nonostante gli ondeggiamenti, le retromarce, le ambiguità dei cosiddetti «responsabili» delle «grandi organizzazioni», si è messo in cammino. Ha chiamato a raccolta. Ha fatto da sé, come si fa appunto nelle emergenze.
Il Merito va ai ragazzi del Sisma, che non ci hanno pensato un minuto per mobilitarsi, alla Fiom che per prima ha capito cosa fosse giusto fare, ai 190 circoli dell’Arci, alle tante sezioni dell’Anpi, a cominciare da quella di Macerata, agli iscritti della Cgil, che hanno considerato fin da subito una follia i tentennamenti dei rispettivi vertici.
Alle organizzazioni politiche che pur impegnate in una campagna elettorale dura hanno anteposto la testimonianza civile alla ricerca di voti. Alle donne agli uomini ai ragazzi che d’istinto hanno pensato «se non ora quando?». Sono loro che hanno «salvato l’onore» di quello che con termine sempre più frusto continua a chiamarsi «mondo democratico» italiano impedendo che fosse definitivamente inghiottito dalla notte della memoria. Sono loro, ancora, che hanno difeso la Costituzione, riaffermandone i valori, mentre lo Stato stava altrove, e contro.
Tutto è andato bene, dunque, e le minacce «istituzionali» della vigilia sono alla fine rientrate come era giusto che fosse.
Il che non toglie nulla alle responsabilità, gravi, di quei vertici (della Cgil, dell’Arci, dell’Anpi…) solo parzialmente emendate dai successivi riaggiustamenti.
Gravi perché testimoniano di un deficit prima ancora che politico, culturale. Di una debolezza «morale» avrebbe detto Piero Gobetti, che si esprime in una incomprensione del proprio tempo e in un’abdicazione ai propri compiti.
Non aver colto che nel giorno di terrore a Macerata si era consumata un’accelerazione inedita nel degrado civile del Paese, col rischio estremo che quell’ostentazione fisica e simbolica di una violenza che del fascismo riesumava la radice razzista, si insediasse nello spazio pubblico e nell’immaginario collettivo, fino ad esserne accolta e assimilata; aver derubricato tutto ciò a questione ordinaria di buon senso, o di buone maniere istituzionali accogliendo le richieste di un sindaco incapace d’intendere ma non di volere, accettando i diktat di un ministro di polizia in versione skinhead, facendosi carico delle preoccupazioni elettorali di un Pd che ha smarrito il senno insieme alla propria storia e rischiando così di umiliare e disperdere le forze di chi aveva capito…
Tutto questo testimonia di una preoccupante inadeguatezza proprio nel momento in cui servirebbe, forte, un’azione pedagogica ampia, convinta e convincente.
Un’opera di ri-alfabetizzazione che educasse a «ritornare umani» pur nel pieno di un processo di sfarinamento e di declassamento sociale che della disumanità ha ferocemente il volto e che disumanità riproduce su scala allargata. Quell’ opera che un tempo fu svolta dai partiti politici e dal movimento operaio, i cui tardi epigoni ci danzano ora davanti, irriconoscibili e grotteschi.
Negli inviti renziani a moderare i toni e a sopire, mentre fuori dal suo cerchio magico infuria la tempesta perfetta, o nelle esibizioni neocoloniali del suo ministro Minniti, quello che avrebbe voluto svuotare le vie di Macerata delle donne e degli uomini della solidarietà allo stesso modo in cui quest’estate aveva svuotato il mare delle navi della solidarietà, quasi con la stessa formula linguistica («o rinunciate voi o ci pensiamo noi»).
Il successo della mobilitazione di ieri ci dice che di qui, nonostante tutto, si può ripartire. Che c’è, un «popolo» che non s’è arreso, che sa ancora vedere i pericoli che ha di fronte e non «abbassa i toni», anzi alza la testa. Ed è grazie a questo popolo che si è messo in strada, se del nostro Paese non resterà solo quell’immagine, terribile e grottesca, di un fascista con la pistola in mano avvolto nel tricolore.

venerdì 9 febbraio 2018

MARCIA ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA A MILANO SABATO 10 FEBBRAIO 2018


Sabato 10 febbraio in contemporanea con la Manifestazione Nazionale a Macerata, si terrà la manifestazione milanese in solidarietà alle vittime di Macerata. La manifestazione è indetta da un fronte largo di associazioni e singoli esponenti che operano sul fronte della solidarietà ai migranti.
La situazione è particolarmente grave e nel silenzio più assordante, solo il Segretario Nazionale del P.R.C. Maurizio Acerbo candidato nelle liste di Potere al Popolo, ha avuto il coraggio politico, morale ed etico, di recarsi a visitare le vittime, colpite da un agguato fascista e razzista.
Scendiamo quindi in piazza aderendo alla” Marcia antifascista e antirazzista” del 10 febbraio con partenza alle 15.30 da p.zza Oberdan . Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, candidato di Potere al Popolo, e Stefano Galieni, responsabile Pace e immigrazione di Rifondazione Comunista, dichiarano:
«Rifondazione Comunista sarà in piazza a Macerata con Potere al popolo contro violenza, fascismo e razzismo raccogliendo l’appello dell’ANPI alla mobilitazione.
Quello che è avvenuto a Macerata sabato 3 febbraio è un puro atto di terrorismo fascista e razzista. I mandanti morali e i responsabili politici vanno ricercati in tutte le forze che incitano sistematicamente all’odio razziale. Chi gli ha dato in questi anni sempre più spazio e legittimità dovrebbe riflettere sulle proprie responsabilità. La spregiudicatezza nella ricerca di facile consenso o di audience sta avvelenando e imbarbarendo il nostro paese.
L’atroce assassinio di Pamela Mastropietro non giustifica un tentativo di strage di persone innocenti. Il tentativo di indicare nell’immigrazione la causa di un atto terroristico e del moltiplicarsi di episodi di razzismo è un modo da parte della destra di sottrarsi alle proprie responsabilità.
Sabato 10 febbraio dobbiamo essere in tante e tanti a manifestare contro la violenza, per ricordare Pamela e chiedere che sia fatta piena luce sull’omicidio, per dire no al fascismo e al terrorismo.
Sarà un momento per schierarsi in maniera netta e totale contro i tanti portatori d’odio di questo paese, quelli dalla testa rasata e quelli in felpa che siedono al Parlamento europeo come Salvini, quelli che inneggiano ad “identità e difesa della razza” (80 anni dopo l’abominio delle leggi razziali) e i pregiudicati come Berlusconi che additano come criminali centinaia di migliaia di persone che in molti casi non possono regolarizzarsi soltanto a causa della fallimentare legge sull’immigrazione che ci ha lasciato in eredità. Difendiamo i valori alla base della convivenza civile e della democrazia».




MACERATA, IL SINDACO E MINNITI RIPASSINO LA COSTITUZIONE

Macerata, il sindaco e Minniti ripassino la Costituzione
Da “IL MANIFESTO” del 9-2-2018 di Massimo Villone

Male ha fatto il sindaco di Macerata Carancini a chiedere la sospensione di tutte le manifestazioni, come se fossero uguali. Non lo sono affatto. Quelle che presidiano i valori democratici, che protestano contro un vile attacco fascista alla convivenza civile, hanno un valore positivo.
Un valore che manca in quelle di segno opposto, che inneggiano alla violenza come strumento risolutore del disagio e del conflitto sociale.
Le prime sono a difesa della Costituzione, le seconde la attaccano. E non si può applicare alla Costituzione il concetto che certe questioni si sottraggono alla politica, e non sono – come a qualcuno piace dire – né di destra né di sinistra.
La Costituzione non è mai indifferente. Al contrario è in servizio permanente effettivo – come direbbe il ministro Minniti – per le libertà, i diritti, l’eguaglianza, la tolleranza, la solidarietà, la pace. E a tutto questo un sindaco, tenuto per l’art. 54 a osservare la Costituzione e le leggi e ad esercitare la sua funzione con “disciplina ed onore”, è obbligato a essere sensibile, che gli piaccia o no. Diversamente, si dimetta.
Per questo, c’è chi non condivide la decisione di Anpi, Cgil, Arci e Libera di accettare la richiesta del sindaco. Sono organizzazioni vicine al cuore di molti di noi, e non dubitiamo che la decisione sia stata sofferta. Ma è legittimo il dubbio che proprio l’eccezionalità delle circostanze, e la gravità dell’accaduto, avrebbero consigliato la scelta opposta. Essere un presidio essenziale della democrazia nel nostro paese – come indubbiamente quelle organizzazioni sono – impone un particolare carico di responsabilità.
Una bocciofila o un club del golf avrebbero bene il diritto di non vedere, non sentire, non parlare, per non turbare la serenità dei soci. Non è così per loro.
Veniamo al ministro Minniti.
Capiamo bene che vuole costruire l’immagine di uomo forte del centrosinistra, capace di iniziative efficaci sul terreno incandescente della sicurezza. Che abbia o meno disegni futuri sulla poltrona più alta di Palazzo Chigi non interessa. Intanto, capiamo la valenza elettorale per un centrosinistra che insegue con affanno i voti perduti.
Capiamo, ancora, che il tema sicurezza è comunque centrale e che anche la sinistra deve darsene carico, se non vuole ridursi in una nicchia irrilevante per il futuro del paese. Ma questo non giustifica ricostruzioni di fantasia e stravolgimento di fatti.
Minniti ci informa di aver fermato gli sbarchi proprio per la previsione che un caso Traini potesse verificarsi.
Ma è banale la constatazione che averli “fermati” non ha prevenuto o impedito il caso Traini. E se poi l’aveva previsto, perché non ha adeguatamente aumentato la vigilanza su chi era lecito sospettare avrebbe potuto causare problemi? Non aveva forse avvertito crescere nel paese un clima pericoloso, non aveva percepito i rigurgiti fascisti?
Ci dice che l’accordo con le autorità libiche è un patrimonio del paese. Sappia che rifiutiamo un patrimonio intriso di sangue, torture e morte nei lager libici. Ci dica piuttosto qual è la sua soluzione, se la politica delle espulsioni non funziona. Essendo del tutto ovvio che non si fermano le migrazioni di masse di disperati in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla morte schierando manipoli di soldati sulle rotte dei mercanti di carne umana.
Infine, il ministro apprezza la cancellazione della manifestazione, e annuncia che interverrà contro chi non dovesse seguire il buon esempio. A chi si rivolge davvero? Intanto, la sua vasta esperienza politica certo gli dice che proprio le sue parole possono aumentare la tensione. Dovrebbe poi sapere che le riunioni non si vietano preventivamente, e a prescindere. La formulazione dell’art. 17 della Costituzione non è affatto casuale, e gli consigliamo una rilettura. Cosa intende fare? Mandare cingolati e forze antisommossa nelle piazze d’Italia, a tutela della pubblica tranquillità?
Una pacifica dimostrazione di massa non è solo l’esercizio di diritti costituzionalmente protetti, fondamentali in un sistema democratico. È anche il migliore antidoto contro il veleno sparso da chi cinicamente sfrutta le paure profonde di una parte del paese per guadagnare un pugno di voti.

Anche questa è una violenza contro la Costituzione. E ci aspettiamo che un ministro della Repubblica sia in trincea per fermarla.

giovedì 8 febbraio 2018

#BASTAOSCURAMENTOMEDIATICO


DITA PIGRE, DOLORI ARTROSICI

Ditemelo, amici della carta stampata, giornalisti professionisti, che siete pigri oppure v’è presa una forte artrite reumatoide alle mani…
Perché altrimenti non si capisce (o meglio si capisce ma sarebbe bello che non fosse così… mi capite?) perché mai Potere al Popolo!, una lista che ha raccolto più di 51.000 firme, doppiando il numero di sottoscrizioni previste dalla legge, per presentarsi alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, ha diritto tanto quanto gli altri partiti di essere considerata negli articoli, nelle tabelle interattive che illustrano i candidati nei singoli collegi di Camera e Senato, nelle trasmissioni televisive, in quelle radiofoniche e in quelle internettiane.
Invece Potere al Popolo! è pressoché quasi completamente oscurata: fatta eccezione per La 7.
Fate uno sforzo democratico. Democratico davvero: scriveteli tutti i candidati, citateli tutti, invitate tutte i concorrenti al voto di marzo.
Perché non esistono CANDIDATI PRINCIPALI e CANDIDATI NON PRINCIPALI.
Tutti i candadati hanno pari dignità, così come la ha ogni voto. Anche se da tempo siamo abituati a considerare i voti ai grandi partiti dei grandi voti e quelli ai partiti più piccoli dei piccoli voti… Brutta considerazione, deleteria per la democrazia…
Così… come gesto di benevolenza verso la democrazia comunicativa, sociale e politica.
(m.s.)
DAL SITO “LA SINISTRA QUOTIDIANA”




Di Martedì, Piazza Pulita, Porta a Porta, M, Otto e mezzo, In onda, Che tempo che fa, In mezz’ora: nessuna traccia di Potere al Popolo sui talk show di prima serata. I salotti televisivi, così come i telegiornali si confermano allergici alla loro funzione, specie se di servizio pubblico. Eppure una esperienza come quella di Potere al popolo avrebbe tutti i crismi della “notiziabilità”, i criteri per cui viene selezionato un fatto nell'”infinità priva di senso”, per riprendere un’efficace sintesi di Max Weber. La lista è riuscita a raccogliere il doppio delle firme necessarie, in tutta Italia, con molto meno del tempo necessario. Sempre in iniziative pubbliche alla luce del sole. Un indice di radicamento sociale che i cronisti dovrebbero saper cogliere. Invece, anche quando non ne hanno potuto fare a meno, si sono accontentati di restituire la notizia laconicamente come se fosse l’esito della solita routine elettorale. Unica nel suo genere, Potere al popolo, si batte per contro ogni privatizzazione dei servizi pubblici e beni comuni, per invertire la tendenza nelle politiche di welfare, per smetterla con la guerra, la repressione, e il razzismo. Nemmeno la visita di Maurizio Acerbo, segretario del Prc e candidato di PaP, alle vittime del raid razzista di Macerata ha bucato il muro di gomma televisivo. Eppure è l’unico esponente politico ad aver compiuto un elementare gesto di solidarietà.

“Pazzi” che diventano “fantasmi” in un contesto in cui è la televisione a determinare l’esito di una competizione elettorale. Secondo il Censis, il rapporto è dello scorso ottobre, la televisione — in tutte le sue forme di trasmissione e di fruizione — ha il 95,5% di spettatori sul totale della popolazione (la Tv tradizionale il 92,2% in calo rispetto al 2016). Cresce internet che secondo queste rilevazioni raggiunge il 75,2% degli italiani ma la sua corsa rallenta sensibilmente (+1,5% quindi una crescita quasi dimezzata rispetto al +2,8% dello scorso anno), interessante è leggere anche nel dettaglio che «gli utenti di WhatsApp (il 65,7% degli italiani) coincidono praticamente con le persone che usano lo smartphone, mentre circa la metà degli italiani usa i due social network più popolari: Facebook (56,2%) e YouTube (49,6%). Importante è il passo in avanti compiuto da Instagram, che in due anni ha raddoppiato la sua utenza (nel 2015 era al 9,8% e oggi è al 21%), mentre Twitter resta attestato al 13,6%. Un anno fa, i quotidiani cartacei erano letti dal 40,5% ma nel 2017 questa quota si è ridotta al 35,8%. E i quotidiani online non riequilibrano affatto la perdita di lettori su carta: «i quotidiani, continuano a soffrire per la mancata integrazione nel mondo della comunicazione digitale. E negli ultimi dieci anni, mentre i quotidiani a stampa perdevano il 25,6% di utenza, i quotidiani online ne acquistavano solo il 4,1% (oggi hanno una utenza pari al 25,2%)».
A detenere lo scettro sono perciò i telegiornali con una quota del 60,6%, seguiti da Facebook (35%) e i giornali radio con la “medaglia di bronzo” (22,4%). I giornali di carta solo sesti con una quota del 14,2% e i quotidiani online al decimo con il 10%. Per questo i “pazzi” (non dimentichiamo che la scintilla di Potere al popolo è scoccata in un ex manicomio giudiziario occupato a Napoli) sanno di essere “fantasmi” e come tali manifesteranno dopodomani, 8 febbraio, sotto le sedi regionali della Rai. Sarà l’ennesima giornata nazionale, stavolta per il diritto all’informazione, di azioni dopo il No Minniti day di domenica scorsa, quella contro il lavoro festivo del 26 dicembre e la festa per la consegna delle firme, domenica 28 gennaio, di fronte alle corti d’appello delle varie città.
Sabato, per le strade di Macerata, ci sarà anche uno spezzone nazionale di Potere al Popolo nel corteo indetto contro il razzismo dopo il raid dell’ex candidato leghista del 3 febbraio. «Non si tratta di un episodio di singola “follia”, ma di un attentato di matrice razzista e fascista – ricorda Viola Carofalo, portavoce di PaP – Luca Traini dopo aver sparato e seminato il terrore per l’intera città è stato arrestato mentre si avvolgeva nel tricolore e faceva il gesto del saluto fascista. Luca Traini, appena un anno fa, era tra i candidati della Lega per le amministrative di Macerata. La sua è solo l’ultima mano, l’ultimo frutto avvelenato del clima che da anni ormai si respira in Italia. Un fuoco fatto di razzismo e intolleranza, alimentato dalle forze esplicitamente di destra, dalla Lega a Casapound, ma non solo. Il Movimento 5 stelle, proprio ultimamente, ha contribuito ad affondare la legge sullo Ius soli, dopo aver passato un estate a diffamare e attaccare pubblicamente le ONG per i salvataggi ai naufraghi nel Mediterraneo. Ed è il Partito Democratico, forza di governo, ad aver approvato uno dei provvedimenti più razzisti e repressivi degli ultimi anni: il decreto Minniti Orlando. Nessuna forza si è sostanzialmente discostata da queste. Parteciperemo alla giornata del 10 perchè l’antirazzismo e l’antifascismo sono alla base della nostra cultura e del nostro essere insieme, delle nostre pratiche di solidarietà e mutualismo. Il nostro popolo non ha da temere o attaccare i più deboli, ma da i ricchi e potenti».



martedì 6 febbraio 2018

MARTEDI 6 FEBBRAIO 2018 - BIBLIOTECA DI CERNUSCO S.N. - ORE 21 - PER UN SERVIZIO SANITARIO PUBBLICO






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Ken Loach sostiene Potere al Popolo: "Abbiamo bisogno in Europa di partiti che si basino sugli interessi di classe".

Ken Loach sostiene Potere al Popolo: "Abbiamo bisogno in Europa di partiti che si basino sugli interessi di classe".
"E' bello sentire che ci sono movimenti in Italia che risponderanno ai bisogni delle persone. E quindi solidarietà e buona fortuna a voi. Spero di incontravi presto!". Importante endorsement da parte del noto regista e storica figura della sinistra europea, Ken Loach, alla lista Potere al Popolo in vista delle elezioni del 4 marzo prossimo.
"Abbiamo bisogno di partiti che si basino sugli interessi di classe dei lavoratori", ha proseguito Loach.
E' noto l'attivismo politico di Loach perfettamente identificabile in tutti i suoi filme e opere. «Credo che la nostra società sia più che ferita  sta collassando. Credo che il sistema economico stia distruggendo la gente e le loro vite. E penso che nel giro di due o tre generazioni il mondo non potrà sopravvivere. Bisogna sfuggire alla tirannia delle multinazionali che sfruttano il mercato», aveva dichiarato Loach nel documentario Versus: The Life and Films of Ken Loach di Louise Osmond.
Nell'ultimo periodo Loach ha fortemente sostenuto l'ascesa di Corbyn contro la destra del partito laburista. E così si esprimeva in un'intervista recente: "Mentre i socialdemocratici di tutta Europa stanno fallendo, come in Francia, un vero uomo di sinistra come Jeremy Corbyn affossa Theresa May. I cittadini oggi rivogliono lo Stato, il welfare, le sicurezze, il diritto alla salute, la possibilità di comprare o affittare una casa a Londra senza non dover fare il pendolare a 80 chilometri di distanza, l'istruzione libera, lo stop all'austerity, le tasse alle multinazionali. Corbyn ha stupito per questo. È un esempio per la sinistra europea: appiattirsi al centro non paga. Bisogna andare a sinistra. Ma sul serio. Perché gli Hollande, i Blair oggi sono perdenti. Anche l'Ue, se non vuole essere lasciata indietro, deve cambiare marcia. Pensare di più alle persone, ai loro bisogni, ai loro diritti. Non alle grandi aziende o alle privatizzazioni".
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