giovedì 21 settembre 2017

FRA TAVOLI E PIAZZE, DOVE NASCE LA NUOVA SINISTRA?



Fra tavoli e piazze, dove nasce la nuova Sinistra?

di Tomaso Montanari
Leggo sul Corriere della sera che: "Fra un paio di giorni, quando sarà rientrato dalla Palestina, Roberto Speranza convocherà un tavolo con Sinistra Italiana, Pippo Civati e il movimento di Anna Falcone e Tomaso Montanari". Mi sono sempre chiesto se non esista una relazione tra il fatto che la Sinistra sia ridotta ad un fantasma e il fatto che per materializzarla si usi un "tavolo". Ma di certo ogni elettore di buon senso che legga una frase come quella trascritta penserebbe di trovarsi di fronte a liturgie ermetiche e remote, e si allontanerebbe ancora un po' dalla "politica politicata".
Il paradosso di questi immaginari riti segreti è che essi nascondono, nel discorso giornalistico, la realtà concreta di un percorso pubblico, invece sistematicamente ignorato.
Qualcuno ha forse letto sul Corriere (o anche altrove, per carità) che migliaia di persone si stanno riunendo, in piazze e teatri di tutta Italia, per discutere di una sinistra che ancora non c'è, ma che sta lentamente prendendo forma? È il percorso partito il 18 giugno dal Teatro Brancaccio (che non è un movimento e non è di qualcuno), e che continua a snodarsi per l'Italia: in tutto ottobre ci saranno assemblee tematiche, e a novembre una grande assemblea romana che restituirà al paese un progetto di inclusione, eguaglianza, giustizia sociale. Un programma che suggerisca come si può attuare la Costituzione.
Chi partecipa a questo percorso? Cittadini senza tessere, singoli membri di associazioni, movimenti, sindacati (dall'Arci a Libera all'Anpi a Libertà e Giustizia alla Cgil e via elencando...), cattolici e laici, e anche ex elettori del Pd e dei Cinque stelle, o astenionisti impenitenti. E poi tanti iscritti (e dirigenti) di Sinistra Italiana, Possibile, Rifondazione, Mdp, l'Altra Europa, Diem e ancora altri partiti o movimenti.
Cosa unisce questo mondo variopinto, che nessun tavolo potrebbe per fortuna contenere? Due semplici cose: la consapevolezza che è necessario invertire drasticamente la rotta del paese; e la volontà di farlo costruendo una nuova sinistra, dal basso.
È di questo che si discute, in quelle piazze e in quei teatri, intrecciando il discorso sulle cose, al discorso sul metodo. Inevitabilmente: perché nessun modo vecchio può far nascere una nuova politica capace di rinnovare l'Italia.
È, con ogni evidenza, un percorso culturale e politico di lungo periodo. Ma tutti coloro che partecipano hanno ben chiaro il fatto che non possiamo permetterci che nel prossimo Parlamento tutto questo non sia rappresentato.
Si tratta dunque di provare a costruire anche una lista. E perché ci sia una possibilità di successo, ci vuole una lista unica a sinistra. Ma non una lista arcobaleno fatta sommando sigle a un tavolo, bensì una lista aperta, insieme poltica e civica: costruita un po' come quelle che si sono imposte in tante città italiane. E cioè nelle piazze, nella trasparenza, nella partecipazione.
Come si fa, in pratica? Per esempio con una grande assemblea nazionale, eletta (con un sistema proporzionale: lo stesso che vogliamo per le elezioni politiche) da tutti i cittadini (con tessera e senza tessera) che si riconoscano in questo orizzonte comune. E affidando a questa assemblea tutte le decisioni: programma, liste, nome, della lista, leadership (che io credo debba essere plurale). Senza alcuna imposizione, senza alcuna scelta presa a priori. Tutto il contrario di un tavolo (che infatti nessuno ha convocato, per giovedì o per altre date): il dialogo con Roberto Speranza esiste fin da prima del 18 giugno e prosegue, come quello con tutti i diversi attori di questo processo.
I nodi sono tutti ben noti (in sintesi estrema: sinistra o centrosinistra; Pisapia leader designato o elezione democratica di una leadership; modello coalizione con primarie o modello lista civica dal basso), ed è altrettanto noto che se non si sciolgono non è possibile fare una lista unitaria. Ed è per questo che il dialogo continua, e continuerà: ma senza "tavoli", "convocazioni" e altri riti del passato.
La domanda è una sola. Alle prossime elezioni ci sarà la Destra, il Movimento 5 stelle guidato da Di Maio, e il Pd di Renzi. Vogliamo o no che esista un quarto polo: la Sinistra? Non un "centrosinistra" che denunci fin da quella incomprensibile (quale sarebbe il centro?) etichetta una sua insufficienza, prima culturale e poi politica: ma una Sinistra, anzi la Sinistra, unita e determinata a cambiare il paese.
La risposta di tutti coloro che partecipano al percorso iniziato al Brancaccio è un forte sì. Forte come il no che ha bocciato la riforma costituzionale, riaprendo lo spazio del conflitto sociale, unico motore possibile del cambiamento.
Dunque, chi vuole capire se una nuova sinistra può nascere, deve andare nelle piazze, non aspettare tavoli e convocazioni. Perché, in una nuova politica, il discorso pubblico e il discorso privato sono identici. E perché questa nuova politica non può che nascere dal basso, non dall'alto. Come ha scritto Emilio Lussu: "La Costituzione è cosa morta, se non è animata dalla lotta. E anche quando siamo stanchi e vicini alla sfiducia, non c'è altro su cui fare affidamento. Rimettersi all'alto è capitolazione, sempre".


Fonte: Huffington Post

mercoledì 20 settembre 2017

PRC VIMODRONE IN PIAZZA IL 17 SETTEMBRE 2017 DALLE ORE 10 ALLE ORE 12 PER LA RACCOLTA FIRME PROPOSTA DI LEGGE "ERO STRANIERO"


Anche a Vimodrone, puoi firmare, presso il comune, la proposta di legge popolare “ERO STRANIERO – L’UMANITA’ CHE FA BENE”.
Una campagna culturale e una legge di iniziativa popolare. Per superare la Bossi-Fini e vincere la sfida dell'immigrazione.
Puntando su accoglienza, lavoro e inclusione.
Partito della RIFONDAZIONE COMUNISTA di VIMODRONE (MI)

Firma la proposta di legge popolare “ERO STRANIERO – L’UMANITA’ CHE FA BENE”.
Bisogna far emergere quel patrimonio di solidarietà che, per quanto a volte sia difficile da vedere, è fortemente diffuso e radicato nei nostri territori. L’alternativa è lasciare campo a paura e insicurezza, che alimentano xenofobia e razzismo, soprattutto tra quelle fasce segnate da povertà, sofferenza ed esclusione.
Occorre dimostrare concretamente, sui territori, nella vita di ogni giorno, che la percezione del fenomeno migratorio come pericolo e la sua gestione emergenziale sono degli errori, ai quali va contrapposta l’idea che un’accoglienza diffusa e di qualità è capace di allargare la cittadinanza, renderla inclusiva e promuovere coesione e sicurezza, per tutti. Dobbiamo ripetere, ancora più forte, a sempre più persone, che le migrazioni sono un fenomeno strutturale al quale non possiamo più permetterci di dare risposte emergenziali.
Proponiamo soluzioni concrete e realizzabili, con un duplice obiettivo: da un lato, garantire migliori condizioni di vita alle persone che cercano un futuro nel nostro Paese senza gravare sulle fasce più deboli della popolazione; dall’altro, combattere a livello culturale la presa che le politiche di chiusura hanno su porzioni crescenti di cittadinanza.
Il valore aggiunto di questo movimento culturale consiste in una alleanza ampia e forte tra realtà che, pur appartenenti a culture diverse, trovano un terreno comune: sindaci e istituzioni, espressioni della società civile, realtà dell’associazionismo e del terzo settore, parrocchie, associazioni imprenditoriali e sindacali, centri culturali, comunità immigrate già integrate, e altri ancora, insieme per garantire diritti a chi non ne ha e per promuovere la cultura dell’accoglienza e dell’inclusione, l’unica di fatto a produrre coesione sociale.
Una campagna culturale e una legge di iniziativa popolare. Per superare la Bossi-Fini e vincere la sfida dell'immigrazione.
Puntando su accoglienza, lavoro e
inclusione a cui il P.R.C. ha aderito.





PAOLO CIOFI - SINISTRA. L’UNITÀ, LA LISTA, IL PARTITO

Sinistra. L’unità, la lista, il partito

di Paolo Ciofi

Dov’è la sinistra? Dopo il referendum del 4 dicembre dell’anno passato, che con il clamoroso rovescio dello statista di Rignano e del suo tentativo di arronzare l’impianto costituzionale sugli interessi dominanti del capitale finanziario ha terremotato l’intero sistema politico, oggi la domanda continua a rimbalzare qua e là senza trovare un preciso ubi consistam. Tuttavia, nonostante la confusione delle lingue e anche dei simboli, a sinistra del partito di Matteo Renzi si sono venute delineando due tendenze sufficientemente chiare.
Una, rappresentata da Articolo uno-Mdp, che intende dare forma a un nuovo partito con l’obiettivo di ricostruire il centrosinistra coinvolgendo in posizione di leader l’ex sindaco di Milano e il suo Campo progressista: come ha sostenuto Pier Luigi Bersani, «si tratta di rivitalizzare il centrosinistra promuovendo un soggetto politico progressista e popolare». L’altra, impersonata da Anna Falcone e Tomaso Montanari, che dopo il successo nel referendum si propone di dare vita a «una sola lista a sinistra, capace di portare in Parlamento un popolo che vuole finalmente attuare il progetto della Costituzione». Nel mezzo, diverse sigle e formazioni, tra cui Sinistra italiana, piuttosto incerta sulla via da seguire, e Rifondazione comunista, da tempo priva di rappresentanza parlamentare, orientata verso la seconda opzione.
In questo quadro, qual è la posta in gioco? Solo il governo, o qualcosa di molto più rilevante e decisivo, vale a dire lo stesso ordinamento democratico della Repubblica fondata sul lavoro? E non per responsabilità dei migranti, ma perché una parte crescente della classe dominante, compreso Renzi, intende scardinare il patto costituzionale tra gli italiani. Se di questo si tratta, come appare evidente per mille segni, allora il problema non è rivitalizzare il centrosinistra, ma lottare per una radicale svolta politica e sociale. Giuliano Pisapia, chiuso in un mondo politicista che non esce da schemi del passato, appare lontano mille miglia dalla portata reale della posta in gioco. D’altra parte, però, la stessa prospettiva indicata da Bersani è tutt’altro che convincente e adeguata alla fase.
Che senso ha oggi riproporre il centrosinistra, se è dubbio che esista un centro ed è certo che non esiste la sinistra? Il problema da cui dipende tutto il resto, compreso il governo, è costruire la sinistra che non c’è. Non una sinistra del capitale, ma una sinistra che affondi le radici nel vasto e complesso mondo del lavoro, segnato da forme di sfruttamento primitive e violente, dal precariato crescente e in pari tempo da una rivoluzione scientifica e digitale in perenne movimento. Una sinistra popolare e di massa, di lotta e di governo, in quanto si proponga di far assurgere le lavoratrici e i lavoratori, tutti coloro i quali per vivere devono lavorare, al rango di classe dirigente come la Costituzione prevede.
O si raccoglie la forte spinta alla partecipazione democratica che si è espressa il 4 dicembre 2016 seppure con motivazioni diverse, dandole una limpida risposta politica sul terreno dell’attuazione della Costituzione, o siamo condannati a un’ulteriore regressione sociale e civile, a un avvenire ancora più incerto e oscuro. Altre strade non ce ne sono. Ed è proprio su questo terreno che la sinistra può riscoprire le sue ragioni storiche, assumendo i principi costituzionali per rifondare se stessa.
«Intorno al lavoro si edifica l’intero patto sociale». Perciò «togliere lavoro alla gente o sfruttare la gente con lavoro indegno o malpagato, è anticostituzionale». Lo dice papa Francesco. Bersani, invece, non arriva a dire con chiarezza che occorre il completo ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori: facciamo 17 e mezzo, continua a dichiarare. Ma non è credibile intestare al proprio partito virtuale l’articolo 1 della Costituzione se poi non si combatte con coerenza per l’uguaglianza sostanziale - la vera innovazione rivoluzionaria della nostra Carta (art.3) - e per la tutela del lavoro «in tutte le sue forme ed applicazioni» (art.35).
La linea Bersani-Pisapia, ammesso che riesca a emergere e consolidarsi, appare inadeguata e perdente proprio perché, invece di raccogliere la spinta all’unità e alla partecipazione che si è espressa nel referendum, tende a depotenziarla. E a impastoiarla dentro uno schema leaderistico, come è già avvenuto in altre circostanze nel passato. Nella sostanza, una linea subalterna e divisiva, che non è in grado di rispondere alle motivazioni profonde dello stato di insoddisfazione, di malessere e di rifiuto della politica diffuso nella società.
Il movimento Per la democrazia e l’uguaglianza promosso da Falcone e Montanari si propone invece di costruire una sola lista a sinistra con l’obiettivo di attuare la Costituzione facendo leva sulla spinta unitaria e partecipativa del referendum. La proposta di rivitalizzare il centrosinistra inevitabilmente divide e guarda al passato. Al contrario, la proposta di attuare la Costituzione unisce e guarda al futuro. Certamente è l’unica vera novità di questa stagione politica, e non di poco conto. Già solo per questo dovrebbe essere considerata con maggiore curiosità e attenzione. Per la prima volta, infatti, durante i lunghi anni della cosiddetta seconda repubblica viene posto in modo chiaro, in una competizione elettorale, il tema dell’attuazione della Costituzione, non della sua cancellazione o revisione.
Finalmente, la Costituzione antifascista viene assunta per quello che è: un progetto originale di nuova società, da attuare in Italia e da diffondere in Europa, che fondando la repubblica sul lavoro, ridefinisce i principi di democrazia, di uguaglianza e libertà con l’obiettivo di aprire la strada a una civiltà più avanzata. Un progetto straordinariamente attuale. Certamente idoneo, oggi, a farci uscire dalla crisi di un ordinamento economico imperniato sullo sfruttamento della persona umana e sulla distruzione dell’ambiente, e lacerato da contraddizioni insanabili di cui le migrazioni sono la manifestazione più evidente e drammatica. Finalmente, si è scoperto che abbiamo nelle mani una bussola per orientare il cammino verso un reale cambiamento.
La proposta di Montanari e Falcone, tuttavia, non è di facile attuazione, perché richiede anche a sinistra del Pd un taglio netto rispetto al passato. Rimuovendo vecchie pratiche gruppettistiche e deleterie abitudini leaderistiche. Compiendo una vera e propria rivoluzione copernicana nella pratica della politica: prima i programmi e poi gli schieramenti. Costruendo gruppi dirigenti centrali e periferici che padroneggino pienamente la cultura creativa e modernamente rivoluzionaria della nostra Carta. Ma proprio perciò tutti quelli che apprezzano la proposta - persone, partiti, movimenti - non possono stare alla finestra, in attesa degli eventi. Devono prendere l’iniziativa, coordinarsi per mettere in campo iniziative comuni, aprire spazi nella società, fare proposte per la definizione di un programma concreto e incisivo, muovendo dalla condizione umana spesso insostenibile su cui crescono orientamenti autoritari e fascistici.
Il programma non può ridursi all’assemblaggio di buone intenzioni. Deve essere un progetto coerente di cambiamento con l’indicazione di obiettivi concreti per cui vale la pena di impegnarsi e lottare, e per la cui realizzazione occorre saper organizzare il conflitto nella società. Per questo la lista unitaria non basta. È solo un passaggio necessario, utile se porterà alla costruzione di una libera associazione di donne e di uomini, ossia di un partito, che assuma la Costituzione come tavola dei valori e si mobiliti con coerenza e determinazione per attuarne i principi e i diritti.
Una Repubblica democratica fondata sul lavoro in cui i lavoratori sono esclusi dalle decisioni politiche e non hanno alcun peso nella determinazione del proprio destino non può reggere a lungo. E l’attuazione della Costituzione resterà un bel sogno di anime belle se non si combatte tenacemente, anche sul terreno culturale, per mettere in campo una formazione politica in grado di organizzare e rappresentare il mondo del lavoro. È la priorità di questa fase. E i tempi non sono lunghi.


Fonte: paolociofi.it

venerdì 15 settembre 2017

MILANO DAL 14 AL 17 SETTEMBRE FESTA POPOLARE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

MILANO
14-17 settembre Festa Popolare di Rifondazione Comunista

Dal 14 al 17 settembre a Milano la Festa Popolare di Rifondazione Comunista

100 ANNI DI RIVOLUZIONE E RIVOLUZIONI

Parco delle Cascine di Chiesa Rossa Via San Domenico Savio 3




mercoledì 13 settembre 2017

FIRENZE FESTA NAZIONALE PRC DAL 6 SETTEMBRE 2017


"Quest'anno non potevamo che intitolare la nostra festa alla Rivoluzione - dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea, nel centenario di quella d'ottobre e nel bicentenario dell’invenzione della bicicletta. Lo facciamo perché in Italia e in Europa c’è bisogno di una rivoluzione democratica, sociale, ecologica e per farla c’è bisogno di una sinistra che sia effettivamente rivoluzionaria, capace di rinnovarsi ma radicalmente alternativa rispetto a classi dirigenti responsabili dell’impoverimento e dell’imbarbarimento della società. Gli ideali comunisti sono attualissimi come la bicicletta che non è più quella di duecento anni fa ma oggi è oggetto di una riscoperta di massa come alternativa a un modello di mobilità energivoro e nocivo. Sappiamo che dobbiamo pedalare in salita ma siamo convinti che in Italia ci sia la necessità di una sinistra popolare e coerente non subalterna allo strapotere del capitalismo finanziario, che metta al centro dell'agenda politica un’alternativa di società incentrata sull’attuazione della Costituzione invece dell’ossessione anti-immigrati che accomuna centrodestra, M5S e PD”.

Il programma della festa nazionale di Rifondazione: C’è bisogno di Rivoluzione!

Il programma completo della Festa nazionale di Rifondazione Comunista, dal 6 al 10 settembre a Firenze:

Mercoledì 6 settembre

Ore 18.30
Apertura della festa in ricordo di Lorenzo Bargellini, a cura del Movimenti di Lotta per la Casa di Firenze. Assemblea ed interventi.
Ore 22.00
Concerto degli Ivanoska (Ska/Pung/Reggae)

Giovedì 7 settembre

Ore 19.00
Di centenario in centenario. L’Ottobre ed il Biennio Rosso
Paolo Favilli, Storico
Roberto Bianchi, professore Università di Firenze
Intervento conclusivo di Eleonora Forenza
Introduce e coordina Daniele Lorini, PRC Firenze

Ore 22.00
Concerto de LaRoboterie (techno queer project)
Venerdì 8 settembre

ore 16.00
DECRETO MINNITI, DALLA REPRESSIONE DEL DISSENSO ALLA CRIMINALIZZAZIONE DELLA POVERTÀ. QUALI RISPOSTE POLITICHE
Introduce e coordina: Andrea Ferroni, Coordinatore Nazionale Giovani Comunisti/e
Intervengono: Italo Di Sabato, Coordinatore Osservatorio Nazionale Repressione; Fina Fontana, mamma di Emiliano Puleo ancora detenuto ad Amburgo; Davide Rosci, ex detenuto politico per gli scontri di Roma del 15 ottobre 2011
Conclude: Gianluca Schiavon, Responsabile Nazionale Giustizia Prc

ore 18.30
SCUOLA UGUALE PER TUTTE/I E DI FORMAZIONE GENERALE. UTOPIA E/O NECESSITÀ?
Introduce e coordina: Loredana Fraleone, responsabile scuola, università e ricerca
Intervengono: Andrea Bagni ins. sup. Firenze – Altra Europa; Giovanna Montella, docente Diritto pubblico – La Sapienza Roma; Marina Boscaino insegnante superiori Roma – portavoce coord. naz. LIP; Filippo Vergassola resp. naz. Scuola Università e Ricerca GC

ore 18.30
AMERICA LATINA SOTTO ATTACCO
Intervengono: Lucio Manisco, ex giornalista Tg3; un rappresentante Ambasciata della repubblica Bolivariana del Venezuela; Marco Consolo, resp. dipartimento esteri Prc-Se; Geraldina Colotti (giornalista)
Modera: Fabio Sebastiani, direttore ControLaCrisi

ore 21.00
SINISTRA: COME, DOVE E QUANDO.
Intervengono: Tomaso Montanari, storico dell’arte; Paolo Berdini, urbanista, Nicola Fratoianni, segretario nazionale Sinistra Italiana; Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC; Chiara Giunti, L’Altra Europa; Francesca Fornario, giornalista e scrittrice

Sabato 9 settembre

ore 10.30 – LA COMUNICAZIONE POLITICA FRA VECCHI E NUOVI STRUMENTI
Introduce Elisa Corridoni, responsabile comunicazione

ore 10.30 – DIRITTO ALLA CASA E ALL’ABITARE
introduce Monica Sgherri, responsabile casa

ore 15.00 – SOGGETTIVITÀ CONFLITTUALI VERSO I G7
introduce Loredana Marino, responsabile partito sociale.
Intervengono esponenti movimenti, associazioni, forze politiche e sindacali varie

ore 15.00 – ACCOGLIENZA, LAVORO, CITTADINANZA, DIRITTI
introduce Stefano Galieni, responsabile pace, immigrazione, movimenti.
Intervengono: Daniela Padoan, Adif; Federico Oliveri, Centro interdisciplinare Scienza per la pace, Università di Pisa, Amalia Chiovaro, cons. comunale Vinci (Adif), Sergio Bontempelli, Africa Insime-Adif

ore 16.00 – DALLA SANITÀ PER TUTTI ALLA SANITA PER POCHI? INVERTIAMO LA ROTTA
Organizziamo insieme il nostro lavoro
introduce Rosa Rinaldi, responsabile sanità e politiche sociali

ore 16.00 – RIPARTIAMO DAL LAVORO
introducono Roberta Fantozzi, responsabile politiche economiche e del lavoro/programma; Enrico Flamini, responsabile lavoro

ore 19.00 – spazio libreria
Presentazione del libro “I signori della cenere”, con gli autori (Collettivo Tersite Rossi) e Nando Mainardi
Introduce Pietro Casu, PRC Firenze

ore 21.00
CONTRO LA GUERRA, IL RAZZISMO E IL TERRORISMO: PER UNA NUOVA UMANITÀ
intervengono: Manlio Dinucci, Paolo Ferrero, Lidia Menapace, esponenti delle Comunità Cattoliche, Musulmane e Protestanti
A seguire DJ set Molesti Crew

Domenica 10 settembre

ore 10-16 ASSEMBLEA NAZIONALE DEI SEGRETARI E DELLE SEGRETARIE REGIONALI, PROVINCIALI, DI CIRCOLO PRC-SE
introduce Ezio Locatelli, responsabile organizzazione.
Intervengono Lidia Menapace, partigiana, femminista, saggista; Loris Caruso, studioso movimenti sociali, teoria politica, conflitti del lavoro; Ciccio Auletta, rete delle Città in Comune; Roberta Fantozzi, responsabile programma.

Conclude: Maurizio Acerbo, segretario nazionale Prc-Se

ore 18,30 discutiamo di reddito e lavoro
a partire dal libro di Giuliana Comisso e Giordano Sivini “Reddito di cittadinanza. Emancipazione dal lavoro o lavoro coatto?”
con gli autori, Emiliano Brancaccio, Francesco Caruso, Roberta Fantozzi

Ore 20.00
Concerto Italica Tarantella Street Band

ore 21.00
Comizio conclusivo
Dmitrij Palagi, segretario provinciale Prc Firenze; Maurizio Acerbo, segretario nazionale Prc.

a seguire:
GANG in concerto

DAL SITO DI RADIO RADICALE - VIDEO DEL COMIZIO CONCLUSIVO DELLA FESTA NAZIONALE DEL PRC A FIRENZE

VEDI IL COMIZIO DI CHIUSURA DELLA FESTA NAZIONALE DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA A FIRENZE DAL SITO DI RADIO RADICALE...









venerdì 8 settembre 2017

MIGRANTI MSF ACCUSA LA UE: "IN CAMPI UFFICIALI IN LIBIA STUPRI E TORTURE, LEADER COMPLICI".

Migranti, Msf accusa la Ue: «In campi ufficiali in Libia stupri e torture, leader complici»
«Quella che ho visto in Libia è la forma più estrema di sfruttamento degli esseri umani» basata «sul sequestro, la violenza carnale, la tortura e la schiavitù» e «i leader europei sono complici» dello sfruttamento mentre «si congratulano del successo perché in Europa arriva meno gente» dall'Africa. È con queste parole di dura accusa che la presidente internazionale di Médecins sans Frontieres, Joanne Liu, ha aperto una conferenza stampa tenuta a Bruxelles dopo la pubblicazione della lettera aperta inviata ai leader europei.
Reduce da una visita in Libia, durante la quale ha avuto accesso al centro di detenzione 'ufficiale' di Tripoli - dove vengono portate le persone raccolte dalla guardia costiera libica nelle acque territoriali - Liu ha riferito gli orrori visti affermando - ad esempio - che «le donne incinta sono oggetto di violenza sistematica». Ha inoltre citato il caso di una persona portata in ospedale per grave malnutrizione: «Ci è voluto un mese per farlo guarire, ma poi è stato riportato nel campo a soffrire di nuovo la fame».
«I governi europei stanno alimentando il business della sofferenza della Libia»: è il titolo della lettera aperta scritta da Joanne Liu ai governi dei 28 chiedendo essenzialmente che invece dei finanziamenti per bloccare le rotte, vengano aperte «vie per l'attraversamento sicuro e legale delle frontiere». «La detenzione di migranti e rifugiati in Libia è marcia al nocciolo. Deve essere chiamata per quello che è: una fiorente impresa del sequestro di persona, della tortura e dell'estorsione. Ed i governi europei hanno scelto di tenere la gente in questa situazione. La gente - è scritto in uno dei passaggi della lettera - non può essere riportata indietro in Libia, né può essere rinchiusa lì».
«La gente è trattata come una merce da sfruttare. Le persone sono stipate in stanze, buie, luride, senza alcuna ventilazione e costrette a vivere una sull'altra» ha scritto Liu nella lettera-denuncia ai governi, ricordando che nelle sue operazioni di ricerca e soccorso in mare Msf «è stata colpita dalla guardia costiera libica finanziata dalla Ue e ripetutamente accusata di collusione con i trafficanti», Liu chiede: «Ma chi è colluso con i trafficanti? Quelli che cercano e salvano le persone o quelle che permettono che le le persone sia trattate come merci da imballare e vendere?».


NON POSSIAMO ESSERE PEDINE DI QUESTO GIOCO AL MASSACRO

Non possiamo essere pedine di questo gioco al massacro
Da “IL MANIFESTO” di Tomaso Montanari

Commenti. Se l’emigrazione è così massiccia vuol dire che le minacce alla vita sono insostenibili in gran parte del pianeta. Significa che la politica deve cambiare. Anche a sinistra

L’articolo 10 della Costituzione prescrive che gli stranieri che non possono esercitare le «libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana» hanno diritto ad essere accolti nel nostro Paese, in quanto «persone» titolari, ai sensi del nostro articolo 2 della Costituzione, di diritti inviolabili a prescindere dalla loro nazionalità o Paese di provenienza.
Non è una vaga, utopica aspirazione, ma il cuore del progetto della nostra Costituzione: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo (non solo dei cittadini italiani, nda), sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».
È per questo che in Italia esiste un «diritto costituzionalmente garantito» all’asilo: non si può decidere se applicare o meno questa norma, dobbiamo chiederne noi l’attuazione, insieme a quella di tutti i principi che qualificano la nostra democrazia, e che ad oggi restano in gran parte inattuati.
Eppure, in queste drammatiche settimane estive, lo Stato italiano – attraverso il suo governo, e segnatamente il suo ministro dell’Interno – non solo non ha attuato questo principio fondamentale ma ha decisivamente scoraggiato le organizzazioni non governative che soccorrevano in mare i migranti, e ha preso accordi con le autorità di Paesi in cui non sono garantite le «libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana», affinché i loro cittadini e i migranti che ne attraversino i territori non possano fuggirne: cioè non possano aspirare, come noi tutti, a una vita libera e dignitosa.
Siamo di fronte a un grave tradimento della nostra Carta fondamentale e dei Trattati e documenti internazionali che riconoscono e tutelano i diritti delle persone e dei richiedenti asilo. Crediamo che di fronte alle masse che lasciano la propria casa in cerca di diritti, di vita e di futuro la risposta dell’Occidente non possa essere la chiusura e il tradimento dei principi su cui si fondano le nostre democrazie.
Il fenomeno migratorio non si fermerà di fronte al nostro egoismo. Anzi, rischierà di degenerare in uno scontro di civiltà, già abilmente fomentato da chi coltiva la guerra come forma di lucro e dominio sui popoli, a prezzo del sangue dei più deboli e innocenti.
Non possiamo, non dobbiamo, essere pedine di questo gioco al massacro. Abbiamo un orizzonte diverso, che guarda al mondo come casa di tutti e alla globalizzazione dei diritti, come fine dell’azione politica internazionale di chi crede davvero nella democrazia e nell’universalità dei diritti fondamentali.
Tutti i Paesi più ricchi, a partire dall’Italia, devono garantire non solo l’accoglienza promessa delle Carte, ma impegnarsi in una strategia condivisa a livello sovranazionale che crei e garantisca ovunque le condizioni di eguaglianza e giustizia sociale la cui assenza è la vera e prima causa della grande migrazione in atto.
E anche sulla natura e le dimensioni di questo fenomeno la Sinistra ha, innanzi tutto, il dovere di dire la verità: le migrazioni sono processi fisiologici e costanti in un mondo globalizzato, diventano massicce quando le minacce alla vita delle persone diventano intollerabili, quando una parte del mondo vive in condizioni disumane, o non vive affatto, e una piccola parte di privilegiati vive con le risorse di tutti.
Ecco: questo egoismo rischia di trasformarsi in un detonatore. Dobbiamo disinnescarlo. Anche perché sui migranti si sta costruendo l’ennesima menzogna mediatica, che devia l’attenzione dalle emergenze reali della politica, dalle cause reali dei nostri problemi. Insomma: prima si è provato a dire che era colpa della Costituzione. Sappiamo come è finita, il 4 dicembre scorso. Ma ora i mali del Paese, le nostre vite precarie, il taglio orizzontale di diritti e futuro: tutto è colpa dei migranti! Fumo negli occhi di una politica che non sa cambiare e non vuole rimettere al centro le persone, ma spera di «neutralizzarle» mettendo poveri contro poveri, disperati contro disperati. Non ci siamo cascati il 4 dicembre, non ci cascheremo adesso.
Anche perché la piccola parte di migranti che sbarca sulle nostre coste rappresenta solo l’1% del flusso migratorio globale. Fra questi, solo una piccola parte aspira a fermarsi in Italia: non sono un’invasione, né un’ondata oceanica. Non rappresentano affatto una minaccia, semmai una grande opportunità: umana, culturale e anche economica.
Il nostro Paese, in drammatica crisi demografica, ha bisogno di nuovi italiani. Le nostre antiche città aspettano nuovi cittadini. E la perfino timida legge sullo ius soli in discussione in Parlamento è davvero il minimo che si possa fare per costruire questa nuova Italia.
Ecco: stiamo lavorando a un progetto condiviso che permetta a questo Paese di risollevarsi e ripartire, in cui ci sia lavoro vero per tutti, non elemosine e precarietà per pochi. Chi non si ponga in questa prospettiva, chi non ambisca a creare le condizioni per un «Nuovo Inizio» democratico, sociale ed economico, non ha capito qual è il compito fondamentale della politica che vogliono gli italiani.
Ancora una volta: è di questi nodi cruciali che dobbiamo e vogliamo discutere, non della sterile alchimia di sigle e leader.
Continuiamo a credere nella formula che abbiamo proposto al Brancaccio il 18 giugno scorso: ci vuole una sola lista a sinistra del Partito Democratico – un partito la cui involuzione a destra è apparsa, proprio sui temi dell’immigrazione, palese.
Crediamo che anche la situazione della Sicilia confermi questa lettura: mentre il Pd guarda a destra, la sinistra cerca l’unità e la forza per proporre alternative radicali allo stato delle cose.
Si apre un autunno cruciale: proseguono le assemblee regionali, si moltiplicano quelle in città di ogni dimensioni, si preparano quelle tematiche fissate per il fine settimana a cavallo tra settembre e ottobre. Il loro formato è quello che abbiamo sperimentato da giugno in poi: aperto a tutti (associazioni, partiti, singoli cittadini) e senza dirigenze, egemonie o portavoce autonominati.
Decideremo poi insieme, e democraticamente, in una grande assemblea nazionale che sarà indetta alla fine del lavoro sul programma, il tipo di organizzazione che vorremo darci.
Tutto questo è importante: ma è solo un mezzo, uno strumento per metterci in grado di dare il nostro contributo all’attuazione della Costituzione. Il primo traguardo da cui ripartire per costruire un nuovo orizzonte di democrazia partecipata e di cittadini liberi.

giovedì 31 agosto 2017

2X1000: AUMENTA DEL 5% IL SOSTEGNO A RIFONDAZIONE COMUNISTA!

2X1000: aumenta del 5% il sostegno a Rifondazione Comunista!

Pubblichiamo di seguito i dati parziali riferiti alla destinazione volontaria del “2X1000” dell’imposta del reddito delle persone fisiche per quest’anno (redditi 2016 – dichiarazione presentata nel 2017 ancora in corso): sono state/i 48.410 le/i cittadine/i che, ad oggi, hanno scelto di sostenere Rifondazione Comunista indicando “L19″nella propria dichiarazione dei redditi.
Non abbiamo ancora i dati riferiti alle altre forze politiche, né abbiamo i dati complessivi per poter avanzare una valutazione compiuta.
Ad oggi registriamo un positivo aumento delle indicazioni “L19″in favore del nostro partito: sono state 46.546 nel 2015,46.399 nel 2016, oggi con un incremento ad ora di circa il 5% passiamo a 48.410!
Ringraziamo anzitutto le/i cittadine/i che hanno concretamente sostenuto il PRC e le compagne ed i compagni che hanno, sul territorio, sostenuto la campagna per destinare il “2X1000″a Rifondazione Comunista.
Rinviamo considerazioni più approfondite a quando avremo i dati complessivi.
Oltre al ringraziamento per il lavoro svolto vogliamo ricordare che è necessario il massimo impegno per incrementare le indicazioni “L19” in favore del PRC-SE già da ora: la presentazione delle dichiarazioni dei redditi prosegue (per chi presenta il modello “unico” la scadenza è il 31 ottobre 2017), quindi è possibile e necessario proseguire la campagna informativa che ha bisogno dello sforzo e dell’impegno di tutte/i noi, compagne e compagni!
Il positivo dato, ancora parziale, del “2X1000″segnala una potenzialità del nostro Partito, un consenso ed un apprezzamento della nostra azione politica e della nostra coerenza, dato importante e significativo in una situazione che registra una forte sfiducia nei partiti.
Possiamo fare molto di più se tutte le compagne e i compagni contribuiscono a diffondere il passaparola.
La campagna per il “2×1000” è importantissimo elemento di lavoro politico perché ci consente di far capire alle persone il nostro modo diverso di far politica. Chi lo ha fatto si è accorto che anche cittadine/i distanti dalle nostre posizioni possono convenire che un sostegno al nostro partito è una scelta giusta e utile per il ruolo che svolgiamo nelle lotte sociali, nella solidarietà attiva, nella ricostruzione di una sinistra popolare e di classe effettivamente alternativa e autonoma.
E’ necessario però ricordare che la situazione economico-finanziaria del PRC richiede che a fianco del risultato del 2X1000, che deve e può essere incrementato, occorre realizzare gli obiettivi politici e di autofinanziamento definiti con l’approvazione dei nostri bilanci e nel recente X Congresso Nazionale svoltosi a Spoleto per quanto riguarda valorizzazioni sedi/immobili, sottoscrizione rid-sepa, feste, tesseramento.
L’impegno per l’autofinanziamento non è un fatto burocratico ma un elemento centrale per una politica pulita, autonoma dai condizionamenti dei gruppi economici dominanti e capace di agire anche sul piano politico-istituzionale in maniera non subalterna. Un’organizzazione è davvero autonoma quando capace interamente di autofinanziarsi come con fatica abbiamo fatto in questi anni. Ogni compagna e compagno sa che ogni euro del 2×1000 e dell’autofinanziamento serve per rafforzare la nostra iniziativa politica e sociale.
Il positivo risultato del 2×1000 è un buon incoraggiamento per i mesi assai impegnativi che ci attendono.
Maurizio Acerbo, Segretario PRC-SE
Marco Gelmini, Tesoriere nazionale PRC-SE




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