giovedì 18 agosto 2016

L'ANPI DICE NO AL PENSIERO UNICO. INTERVISTA A LIDIA MENAPACE

L'Anpi dice No al pensiero unico. Intervista a Lidia Menapace

Intervista a Lidia Menapace di Marco Pasciuti

“Il Pd è abituato a pensare che le vecchie organizzazioni legate al Partito Comunista fossero a disposizione. E’ stato così in passato, ma oggi non è più così“. Perché il tempo in cui il Pc “era quasi una chiesa” cui “le persone obbedivano anche quando non erano d’accordo” è finito, avverte Lidia Menapace, classe 1924, “partigiana combattente con il grado di sottotenente”, specificava orgogliosa a Giovanni Floris che a maggio la intervistava a Di Martedì sul distinguo tra i partigiani “veri” che votano sì al referendum sulle riforme costituzionali e tutti gli altri coniato da Maria Elena Boschi.
Un altro scontro con il Pd, che ha invitato l’Anpi alla festa dell’Unità di Bologna, ma ha messo una regola: niente banchetti e volantini per il “no” al referendum sulla riforma costituzionale.
“Che stupidaggine. E’ come dire a qualcuno ‘Ti invito a pranzo, però l’importante è che non mangi‘. E’ una questione impostata male fin dall’inizio perché nell’Anpi è passata a stragrandissima maggioranza, il 97% dei delegati al congresso, la posizione di votare no al referendum. Anche se a quelli di noi che hanno un’opinione contraria, nessuno vieta di votare ‘Si’. Ora, questa cosa ha creato dissapori perché l’associazione è sempre stata molto sensibile alle richieste provenienti dall’ex Partito Comunista e da ciò che da quest’ultimo è venuto fuori in seguito. Ora però provare a cancellare il fatto che la stragrande maggioranza dell’Anpi non ne vuol sapere disconciare la Costituzione, no, non è una cosa ben fatta”.
“Siete voi che venite a casa nostra”, ha risposto il Pd. La sinistra, questa sinistra, non è più la casa dei partigiani?
“Guardi, una volta il partito, il Pc dico, era quasi una chiesa, si aderiva alle sue posizioni con un atteggiamento quasi fideistico, le persone si turavano il naso e obbedivano anche quando non erano d’accordo. Ma è un tipo di cultura politica che appartiene al passato. Non dico che sia da buttare via, ma oggi non è più utilizzabile. Non è possibile pretendere sempre l’unanimità. Io ho fatto la Resistenza, ho lottato in Val d’Ossola dove c’era una Repubblica che era unitaria ma in cui si confrontavano anche a furia di urla diverse anime e non c’era un pensiero uniforme o unanime“.
Come avviene nell’Anpi, dove c’è chi voterà ‘Sì’ al referendum. L’inizio di una spaccatura?
“Quelli che votano sì sono certamente favorevoli a Renzi, ma questo non vuol dire che l’associazione si spaccherà. Quelli di noi che hanno partecipato attivamente alla Resistenza sono vicini alla scomparsa. Ma il passaggio del testimone è già avvenuto a Torino, due congressi fa, quando l’Anpi si è aperta ai giovani e ha visto aumentare i tesseramenti. Quindi non è vero che il passaggio da una generazione a un’altra debba essere traumatico e comportare necessariamente una rottamazione, come la chiama Renzi“.
Qual è allora il motivo di queste continue incomprensioni tra l’Anpi il Pd?
“Il Pd è abituato a pensare che le vecchie organizzazioni legate al Partito Comunista fossero spontaneamente a disposizione. E’ stato così in passato, ma oggi non è più così. E’ una delle ultime conseguenze di quella cosa grande e importante – peccato che sia finita male – che era il Pci con tutte le sue organizzazioni di massa. Però è una cosa datata, finita“.
A maggio la Boschi con la distinzione tra partigiani “veri” che votano ‘Sì’ al referendum e tutti gli altri e il paragone con Casapound, ora il comune di Firenze che non invita l’Anci alla Festa della Liberazione e le condizioni poste dal Pd a Bologna. C’è una strategia?
“Nessun gesto politico è innocente, qualche finalità se la pone sempre. Ma arrivare a pensare a una strumentalizzazione mi sembra eccessivo. Noto, invece, una certa insofferenza verso il dissenso“.
La posta in gioco al referendum è molto alta, troppo alta per dare spazio al dissenso.
“Renzi ha rischiato troppo, nessuno glielo ha chiesto di mettersi in prima linea come ha fatto. Ha sbagliato i calcoli. Se la sinistra esiste ancora, cosa di cui parecchi dubitano, di certo non sta nel Pd. E’ la grande questione politica ancora aperta e, siccome è di grande importanza, sarebbe bene affrontarla con prudenza, evitando atteggiamenti del tipo ‘Chi non vota come diciamo noi non è partigiano’, come fa la Boschi. Che farebbe meglio a restare in silenzio”.
L’atteggiamento del presidente del Consiglio è simile a quello di molti dei suoi predecessori: “Dopo di me, il diluvio”.
“Guardi, non sono del Pd, ho un giudizio non buono di Renzi. Anzi, dico una vera carognata: mi fa pensare a Fanfani, ma non nel senso che è democristiano. Fanfani era aretino, Renzi è fiorentino e dare dell’aretino a un fiorentino è un’offesa che non può essere lavata neanche con il sangue. Non posso pensare che il destino dell’Italia sia legato alle sorti del governo Renzi, perché questo è un ricatto e non un discorso politico”.


Da IL FATTO QUOTIDIANO

martedì 16 agosto 2016

CAMPAGNA DELL’ANPI PER IL NO - APPASSIONATI DI DEMOCRAZIA

CAMPAGNA DELL’ANPI PER IL NO - APPASSIONATI DI DEMOCRAZIA

1 Contrariamente ad ogni regola o prassi, è il Governo che ha impostato,
voluto e portato avanti, a colpi di fiducia, la riforma costituzionale, riducendo
drasticamente le discussioni in Parlamento, perfino sostituendo
alcuni membri della Commissione affari costituzionali, perché non seguivano
la linea governativa. Così questo è inaccettabile.

2 La riforma del Senato, concomitante con la Legge elettorale, fa evolvere il
sistema in senso antidemocratico, perché restringe la rappresentanza,
riduce i poteri dei cittadini, incide sull’esercizio della sovranità popolare
(che è consacrata nella prima parte della Costituzione).

3 È giusto “fare”. Ma bisogna fare bene e non stravolgendo la Costituzione.
Il Senato, come esce dalla riforma, è un mostriciattolo, che non è né carne
né pesce, non rappresenta i cittadini, ma neppure il sistema delle autonomie;
è composto da “Senatori” a mezzo tempo, che dovrebbero fare leggi
anche importanti, mentre svolgono l’onerosa funzione di Sindaco o quella
di Consigliere regionale.

4 Il sistema non è alleggerito, ma anzi complicato; non viene eliminato il
bicameralismo perfetto, ma vengono escogitati una serie di sistemi e di
rapporti tra le due Camere, che complicheranno tutto e creeranno contrasti e
problemi per la Corte Costituzionale che dovrà dirimere potenziali conflitti.

5 Non si riduce il numero dei parlamentari seriamente perché non lo si fa in
modo proporzionale tra Deputati e Senatori; ma si incide solo sul numero del
Senato creando disparità evidenti tra le due Camere e una sorta di “sudditanza”
dei Senatori, ridotti a solo 100, a fronte dei 630 della Camera.

6 Non si riducono le spese, perché resteranno in piedi tutte le strutture organizzative,
di personale e di studio del Senato, che sono le più rilevanti; e
perché è certo che poi ci vorranno le diarie e i rimborsi spesa per i Senatori
(Sindaci o Consiglieri regionali ) per le loro trasferte a Roma.

7 Si rinforza il potere dell’esecutivo, perfino mettendogli in mano l’agenda
del Parlamento, che dovrà dare una precedenza vincolante a ciò che il
Governo ritiene urgente; e si realizza una concentrazione di potere inaudita,
nel rapporto riforma del Senato-legge elettorale, finendo per prospettare,
sotto il mito della governabilità, il dominio di un solo partito (o peggio, di

un solo uomo).



lunedì 1 agosto 2016

Smuraglia: “Non scoraggiamoci, prepariamo la più grande campagna referendaria che sia mai stata realizzata”

Smuraglia: “Non scoraggiamoci, prepariamo la più grande campagna referendaria che sia mai stata realizzata”


Si è concluso il deposito delle firme in Cassazione. I nostri Comitati non hanno raggiunto il numero sufficiente, pur avendo compiuto uno sforzo notevole, contro tutto e tutti. Non ci scoraggiamo, siamo orgogliosi e riconoscenti del lavoro che molti e molte hanno compiuto e ci prepariamo, come ho già accennato altre volte, alla più grande campagna referendaria “dal basso” che sia stata realizzata. Dico dal basso, perché non potendo contare sui grandi organi di comunicazione e di “informazione” (!) dobbiamo usare l’antico sistema del “porta a porta”, del colloquio diretto con cittadine e cittadini; e lo faremo con coscienza, impegno e serietà. I sostenitori del SI hanno depositato le firme sostenendo di avere superato il livello previsto dalla legge. I controlli della Corte di Cassazione sono previsti proprio per verificare la regolarità delle firme ed accade spesso che molte risultino inammissibili. Staremo a vedere. In ogni caso, non cambierà nulla, perché ciò che conta sarà la campagna che andremo a fare nei prossimi mesi (non abbia paura il lettore, parlo di settembre e ottobre, non di agosto). In ogni caso, un’altra stranezza è questa incertezza sulla data del referendum. È evidente che si stanno facendo calcoli di pura convenienza; e già questo non è bello, perché la scadenza vera dovrebbe essere quella della data che consenta la maggior partecipazione.
Infine continuano i segnali dei “poteri forti”: Confindustria, Coldiretti, adesso anche quella stampa internazionale più vicina alle opinioni di chi dichiarò, tempo fa, che le Costituzioni europee erano spostate troppo “a sinistra” e dunque bisognose di modifiche (naturalmente a favore di soluzioni non democratiche). Che posso dire se non che potrebbe trattarsi di segnali che, alla fine si risolveranno positivamente, se tanti incerti e “incoscienti” si renderanno conto che la posta in gioco riguarda anche il nostro sistema democratico e perfino il quadro economico?
Una piccola postilla. A proposito del fallito golpe in Turchia, un commentatore scrive – su un quotidiano nazionale – un articolo con questo titolo “Non c’è stabilità senza democrazia”. Giustissimo. Nel caso specifico, il principio vale sia per Erdogan che per i militari. Ma più in generale, il pensiero va a quanti sostengono che bisogna votare SI perché questa riforma garantisce la “stabilità” (o la governabilità) evidentemente a qualunque costo, anche sacrificando la rappresentanza, ossia, in sostanza la democrazia. Quel titolo è dunque un ammonimento per tutti e vale anche per il referendum, spiegando ulteriormente e in poche parole, le ragioni del nostro NO.



Carlo Smuraglia, presidente nazionale A.N.P.I.

lunedì 25 luglio 2016

3° FESTA DI RIFONDAZIONE SAN GIULIANO DAL 28 AL 31 LUGLIO 2016

3° FESTA DI RIFONDAZIONE SAN GIULIANO DAL 28 AL 31 LUGLIO 2016
FESTA di RIFONDAZIONE COMUNISTA di San Giuliano Milanese – Melegnano e Vizzolo a VIZZOLO PREDABISSI dal 28 al 31 Luglio 2016…
Ritorna a grandissima richiesta lo GNOCCO FRITTO di Ave & Michele con salumi e formaggi del Parco Sud. 28.7 serata con i rappresentanti del popolo Curdo in lotta a Kobane, 30 Luglio il segretario nazionale del P.R.C. Paolo Ferrero con Andrea Viani, 31 Luglio parliamo dei problemi dell’Ospedale di Vizzolo con Massimo Gatti e il compagno Emiliano Zambarbieri e grande serata musicale con la “CORTE dei MIRACOLI”… imperdibile… “se non venite a trovarci la vostra vita non sarà più la stessa”… ah, tutte le sere grandissima libreria POPOLARE con 1000 libri…. e le magliette comuniste!

martedì 19 luglio 2016

COMUNISTINFESTA 2016 – CORNAREDO DAL 21 LUGLIO AL 31 LUGLIO

COMUNISTINFESTA 2016 – CORNAREDO DAL 21 LUGLIO AL 31 LUGLIO
COMUNISTI 1COMUNISTINFESTA
dal 21 al 31 luglio 2016
Centro Sportivo “Sandro Pertini”
26° edizione
FESTA DEI CIRCOLI DI:
Abbiategrasso, Bareggio, Corbetta, Cornaredo, Lainate, Legnano,Magenta,Pero
Pregnana M.se, Rho, Settimo M.se, Vittuone
Via dello Sport, 1, Cornaredo
Ristorante “Porto di mare”, Bar, Pizzeria, Birreria,
Cantina Popolare, Libreria, Spazi espositivi,
Stand associazioni e bancarelle Musica dal vivo tutte le sere

COMUNISTINFESTA

mercoledì 13 luglio 2016

RIFONDAZIONE LANCIA LA CAMPAGNA PER IL NO AL REFERENDUM


NO ALLA MANOMISSIONE DELLA COSTITUZIONE
In autunno si voterà sulla manomissione della Costituzione voluta dal governo Renzi. Vi invitiamo a votare NO perché questa riforma taglia la democrazia: Renzi vuole “l’uomo solo al comando”, come è avvenuto nelle epoche più buie della nostra storia. Non viene abolito il Senato, si abolisce il diritto dei cittadini di eleggere i senatori e con la nuova legge elettorale della Camera, un partito con il 25% dei voti può avere il 55% dei seggi: si concentrano tutti i poteri in poche mani.
Renzi invece di ridurre lo stipendio dei parlamentari, abolire i vitalizi e togliere i privilegi, riduce la possibilità dei cittadini di incidere sulle scelte che li riguardano. La manomissione della Costituzione è il punto di arrivo di anni e anni di attacchi ai lavoratori e alle lavoratrici: precarietà, libertà di licenziamento, legge Fornero sulle pensioni, firma di trattati europei che hanno tolto la sovranità ai popoli e l’hanno consegnata alle banche e alle multinazionali. Adesso vogliono addirittura firmare un accordo con gli USA – il TTIP – che servirebbe a privatizzare la sanità e i servizi ed a distruggere l’agricoltura di qualità.
Vi è un legame fortissimo tra svuotamento della democrazia e distruzione dei diritti sociali. Perché mettere il potere nelle mani di pochi serve per fare gli interessi di pochi: finanza e multinazionali.
Tutto questo viene motivato dicendo che i soldi non ci sono, che c’è la crisi e che dobbiamo tirare la cinghia. Si tratta di una falsità: I SOLDI CI SONO
I ricchi con la crisi sono diventati più ricchi come si vede quando vengono fuori gli elenchi di chi porta i soldi nei paradisi fiscali. La grande evasione fiscale continua e non viene perseguita così come i profitti delle grandi aziende aumentano e non vengono reinvestiti. Come se non bastasse la Banca Centrale Europea presta gratis 80 miliardi euro al mese alle banche private (lo chiamano Quantitative Easing) ma di questo nulla viene speso per la povera gente.
I soldi ci sono, per questo Rifondazione Comunista rivendica:
– La firma immediata dei contratti nazionali di lavoro da parte dei padroni e del governo. Più di 8 milioni di lavoratori italiani – privati e pubblici – hanno il contratto scaduto, ingiustizia che riduce i salari e aggrava la crisi.
– L’abolizione della legge Fornero: in pensione gli anziani, lavoro per i giovani!
– L’istituzione di un reddito minimo per chi non ha il lavoro.

– L’abolizione dei ticket e la riduzione delle liste di attesa.

sabato 9 luglio 2016

venerdì 8 luglio 2016

REFERENDUM SCUOLA, DEPOSITATE IN CASSAZIONE OLTRE 2 MILIONI DI FIRME: 515MILA A QUESITO

REFERENDUM SCUOLA: CE L’ABBIAMO FATTA!!Prendiamo atto con grande gioia e soddisfazione politica dell’avvenuta consegna in cassazione di più di 2 milioni di firme relative ai quattro quesiti abrogativi dei punti dirimenti dell’impianto liberista e aziendalista della legge sulla cosiddetta Buona Scuola, votata con voto di fiducia nel luglio del 2015 nella generale opposizione di tutte le componenti del mondo della scuola. Consideriamo questo risultato un grande passo avanti nella lotta contro la legge 107.
Le decine e decine di migliaia di persone che sono state raggiunte con i banchetti nelle piazze di ogni paese d’Italia hanno firmato con convinzione, permettendo così di concludere positivamente la prima tappa di questa lunga e necessaria battaglia referendaria. È stata una grande prova di democrazia diretta che si è realizzata grazie alle migliaia di attivisti, fra i quali i compagni e le compagne del PRC, che hanno dovuto affrontare non poche difficoltà organizzative, spendendosi senza risparmio con grande spirito unitario, avendo chiaro quale era la posta in gioco.
La capacità di riaggregazione e di pratica politica unitaria antiliberista di questi comitati nei territori non va dispersa, ma rimessa in moto per la prossima decisiva battaglia, quella del referendum costituzionale. I referendum in difesa della scuola della Repubblica hanno seminato bene. La cancellazione dell’impianto aziendalistico, autoritario e regressivo della 107 per difendere la Scuola della Costituzione può avvenire solo a Costituzione integra ed efficace.
Giovanna Capelli Segreteria Nazionale Responsabile Area Formazione PRC
Vito Meloni responsabile Scuola e Istruzione PRC

Paolo Ferrero, segretario nazionale PRC

Referendum scuola, depositate in Cassazione oltre 2 milioni di firme: 515mila a quesito


Comunicato stampa del Comitato Referendario Scuola Pubblica 07/07/2016
I promotori dei 4 quesiti abrogativi di altrettanti punti della legge 107, la "cattiva scuola" scritta dal premier Renzi e dalla ministra Giannini hanno consegnato questa mattina le scatole contenenti le firme raccolte in tutta Italia.
Un ottimo risultato che corona tre mesi di impegno diffuso in tutto il Paese, dove decine di migliaia di attivisti e attiviste hanno portato avanti una campagna di raccolta firme che ha fatto seguito alla mobilitazione straordinaria dell'autunno scorso contro questa riforma.
La consegna delle firme in Cassazione, inizialmente prevista per il 5 luglio, è proseguita per altri due giorni per il previsto imminente arrivo di numerosi altri moduli, grazie ai quali il numero complessivo di firme ha superato i 2 milioni. Andare oltre sarebbe stato controproducente perché le eventuali nuove firme non avrebbero minimamente compensato le tantissime raccolte su moduli vidimati nei primi giorni della campagna. Come è noto infatti, i moduli vidimati per la raccolta hanno validità tre mesi.
L'ottimo lavoro svolto dai raccoglitori nei banchetti, nei luoghi di lavoro e nelle sedi dei sindacati e dei comitati, riscontrato in questi giorni di controllo e inscatolamento, nonostante le enormi difficoltà riscontrate, fa ben sperare per l'esito finale di questa campagna.
Per il momento rimane la soddisfazione di un traguardo raggiunto e l'immensa gratitudine a tutti i militanti e le militanti che lo hanno reso possibile.

Il Comitato Referendario Scuola Pubblica
Grazie per le visite!
banda http://www.adelebox.it/