sabato 9 luglio 2016
venerdì 8 luglio 2016
REFERENDUM SCUOLA, DEPOSITATE IN CASSAZIONE OLTRE 2 MILIONI DI FIRME: 515MILA A QUESITO
REFERENDUM SCUOLA: CE L’ABBIAMO FATTA!!Prendiamo
atto con grande gioia e soddisfazione politica dell’avvenuta consegna in
cassazione di più di 2 milioni di firme relative ai quattro quesiti abrogativi
dei punti dirimenti dell’impianto liberista e aziendalista della legge sulla
cosiddetta Buona Scuola, votata con voto di fiducia nel luglio del 2015 nella
generale opposizione di tutte le componenti del mondo della scuola.
Consideriamo questo risultato un grande passo avanti nella lotta contro la
legge 107.
Le decine e
decine di migliaia di persone che sono state raggiunte con i banchetti nelle
piazze di ogni paese d’Italia hanno firmato con convinzione, permettendo così
di concludere positivamente la prima tappa di questa lunga e necessaria
battaglia referendaria. È stata una grande prova di democrazia diretta che si è
realizzata grazie alle migliaia di attivisti, fra i quali i compagni e le
compagne del PRC, che hanno dovuto affrontare non poche difficoltà
organizzative, spendendosi senza risparmio con grande spirito unitario, avendo
chiaro quale era la posta in gioco.
La capacità
di riaggregazione e di pratica politica unitaria antiliberista di questi
comitati nei territori non va dispersa, ma rimessa in moto per la prossima
decisiva battaglia, quella del referendum costituzionale. I referendum in difesa
della scuola della Repubblica hanno seminato bene. La cancellazione
dell’impianto aziendalistico, autoritario e regressivo della 107 per difendere
la Scuola della Costituzione può avvenire solo a Costituzione integra ed
efficace.
Giovanna Capelli Segreteria Nazionale
Responsabile Area Formazione PRC
Vito Meloni responsabile Scuola e
Istruzione PRC
Paolo Ferrero, segretario nazionale
PRC
Referendum scuola, depositate in Cassazione oltre 2 milioni di firme: 515mila a quesito
Comunicato stampa del Comitato
Referendario Scuola Pubblica 07/07/2016
I promotori dei 4 quesiti abrogativi di altrettanti punti
della legge 107, la "cattiva scuola" scritta dal premier Renzi e
dalla ministra Giannini hanno consegnato questa mattina le scatole contenenti
le firme raccolte in tutta Italia.
Un ottimo risultato che corona tre mesi di impegno diffuso
in tutto il Paese, dove decine di migliaia di attivisti e attiviste hanno
portato avanti una campagna di raccolta firme che ha fatto seguito alla
mobilitazione straordinaria dell'autunno scorso contro questa riforma.
La consegna delle firme in Cassazione, inizialmente prevista
per il 5 luglio, è proseguita per altri due giorni per il previsto imminente
arrivo di numerosi altri moduli, grazie ai quali il numero complessivo di firme
ha superato i 2 milioni. Andare oltre sarebbe stato controproducente perché le
eventuali nuove firme non avrebbero minimamente compensato le tantissime
raccolte su moduli vidimati nei primi giorni della campagna. Come è noto
infatti, i moduli vidimati per la raccolta hanno validità tre mesi.
L'ottimo lavoro svolto dai raccoglitori nei banchetti, nei
luoghi di lavoro e nelle sedi dei sindacati e dei comitati, riscontrato in
questi giorni di controllo e inscatolamento, nonostante le enormi difficoltà
riscontrate, fa ben sperare per l'esito finale di questa campagna.
Per il momento rimane la soddisfazione di un traguardo
raggiunto e l'immensa gratitudine a tutti i militanti e le militanti che lo
hanno reso possibile.
Il Comitato Referendario Scuola
Pubblica
domenica 3 luglio 2016
giovedì 30 giugno 2016
FESTA PRC A CERNUSCO SUL NAVIGLIO

Giovedì 30|6 h.
21.00
CONTRO LA “DEFORMA”
COSTITUZIONALE RENZI-BOSCHI
·
LIDIA
MENAPACE Partigiana
·
GIOVANNI
RUSSO SPENA Coordinamento Democrazia Costituzionale
·
ROBERTO
CENATI Presidente ANPI Provinciale Milano
mercoledì 29 giugno 2016
venerdì 17 giugno 2016
PRC - FESTA REGIONALE A CERNUSCO S.N. DAL 23 GIUGNO AL 3 LUGLIO 2016
FESTA REGIONALE PRC LOMBARDIA
«TUTTE LE SERE DIBATTITI, MUSICA,
PIZZERIA E RISTORANTE CON MENU RICCHISSIMI, BIRRA, VINO E MOLTO DI PIU’.
Serata di
solidarietà con LA LOTTA DELLA SINISTRA E DEI DEMOCRATICI TURCHI IN DIFESA
DELLA DEMOCRAZIA E DEI DIRITTI DEL POPOLO CURDO CON:
FIGHEIN
YUKSEKDAG: COPRESIDENTE DELL’HDP (Partito democratico dei popoli, della
Turchia)
PAOLO
FERRERO: Segretario nazionale di Rifondazione Comunista
ELEONORA
FORENZA: Parlamentare Europea dell’ ALTRA EUROPA CON TSIPRAS
Alle ore
20.30 Presso l’area feste di VILLA FIORITA
In Via
Miglioli a Cernusco sul Naviglio (MI)
(MM 2 Villa
Fiorita, tang. Est uscita Cernusco sul Naviglio)
domenica 12 giugno 2016
lunedì 6 giugno 2016
venerdì 3 giugno 2016
LETTERA DI PAOLO FERRERO AGLI ISCRITTI
Lettera di Paolo Ferrero alle
iscritte e agli iscritti
Cari
compagni e compagne,
vi scrivo
questa lettera a proposito di due passaggi politici assai rilevanti che sono
dinnanzi a noi e su cui il contributo del nostro partito è determinante.
Il 5 giugno 11 milioni di italiani saranno chiamati al voto nelle elezioni amministrative. Abbiamo lavorato per costruire liste unitarie della sinistra alternative al PD e nella maggior parte delle città in cui si va al voto ci siamo riusciti: 17 capoluoghi di provincia su 23 e in circa la metà delle 156 cittadine al di sopra dei 15.000 abitanti. Si tratta di un ottimo risultato, frutto del nostro lavoro politico sul territorio, che dobbiamo confermare con un grande lavoro di sostegno delle liste e dei nostri candidati al loro interno. In questo contesto unitario a Rimini, Savona, Trieste – per restare a i capoluoghi di provincia – abbiamo nostri compagni e compagne candidati sindaci. Dalle esperienze unitarie fatte a livello locale non solo potremmo contribuire alla sconfitta del PD di Renzi ma anche riaprire la battaglia politica per costruire una sinistra unitaria, antiliberista a cui Rifondazione Comunista partecipi a pieno titolo. Oggi in Italia è necessario costruire un polo di sinistra chiaramente alternativo al PD, un polo unitario e plurale che riunisca tutti e tutte coloro intendono costruire una alternativa al capitalismo neoliberista. Un polo unitario e plurale a cui tutti e tutte possano partecipare senza richieste di scioglimenti o di abiure.
Il 5 giugno 11 milioni di italiani saranno chiamati al voto nelle elezioni amministrative. Abbiamo lavorato per costruire liste unitarie della sinistra alternative al PD e nella maggior parte delle città in cui si va al voto ci siamo riusciti: 17 capoluoghi di provincia su 23 e in circa la metà delle 156 cittadine al di sopra dei 15.000 abitanti. Si tratta di un ottimo risultato, frutto del nostro lavoro politico sul territorio, che dobbiamo confermare con un grande lavoro di sostegno delle liste e dei nostri candidati al loro interno. In questo contesto unitario a Rimini, Savona, Trieste – per restare a i capoluoghi di provincia – abbiamo nostri compagni e compagne candidati sindaci. Dalle esperienze unitarie fatte a livello locale non solo potremmo contribuire alla sconfitta del PD di Renzi ma anche riaprire la battaglia politica per costruire una sinistra unitaria, antiliberista a cui Rifondazione Comunista partecipi a pieno titolo. Oggi in Italia è necessario costruire un polo di sinistra chiaramente alternativo al PD, un polo unitario e plurale che riunisca tutti e tutte coloro intendono costruire una alternativa al capitalismo neoliberista. Un polo unitario e plurale a cui tutti e tutte possano partecipare senza richieste di scioglimenti o di abiure.
Parallelamente
alle elezioni amministrative abbiamo una doppia campagna referendaria. La
campagna per il NO alla manomissione della Costituzione – su cui si voterà in
autunno – e la campagna di raccolta firme partita all’inizio di aprile e che si
concluderà entro la metà di luglio. I referendum su cui raccogliere le firme
sono molti e come sapete non è semplice superare la soglia delle 500.000 firme
necessarie per ottenere l’indizione del referendum. Mentre i quesiti promossi
dalla CGIL sul lavoro dovrebbero avere una relativa certezza di raccolta, molti
problemi in più vi sono per i quesiti relativi alla democrazia – legge
elettorale proporzionale – alla scuola e all’ambiente. Ad oggi la raccolta
firme procede con una certa lentezza e non ha assunto complessivamente le
dimensioni di una campagna di massa in grado di far discutere e quindi di
raccogliere un numero sufficiente di firme.
Non vi
sfugge certamente come la possibilità di andare a votare su un referendum che
ripristini la legge elettorale proporzionale, così come sui nodi della scuola,
dell’ambiente e del lavoro, sia molto importante e possa determinare una vera
sconfitta – da sinistra – per il governo Renzi. Inoltre il voto sul complesso
di queste questioni rende più facile il raggiungimento del quorum.
È quindi
necessario un deciso salto di qualità nella raccolta delle firme sui referendum
istituzionali e sociali. Per questo vi chiediamo un forte impegno personale e
collettivo per la raccolta di firme da attuarsi sia in forme unitarie che
direttamente come partito. Abbiamo poco più di un mese e lo dobbiamo utilizzare
al massimo valorizzando il tessuto di militanza che ci caratterizza: in ogni
fine settimana deve essere effettuata una raccolta di firme straordinaria!
Da ultimo,
ricordo a chi non avesse ancora fatto la dichiarazione dei redditi, la
necessità di indicare come destinatario del vostro 2 per mille, il Partito
della Rifondazione Comunista. Il nostro codice identificativo è L19. L’anno
scorso abbiamo avuto 46.564 persone che hanno accordato il loro 2 per mille al
nostro partito e questo ha determinato un introito di quasi 400.000 euro.
Quest’anno dobbiamo migliorare questo risultato e lo possiamo fare con
l’impegno di tutti e tutte voi.
Grazie a
tutti e tutte per il vostro impegno.
Un caro
saluto
Paolo
Ferrero
venerdì 27 maggio 2016
30 RAGIONI PER DIRE NO
30 ragioni per dire NO
A cura di Massimo Villone, Domenico
Gallo, Alfiero Grandi
Coordinamento per la democrazia
costituzionale
1. Perché raccogliere le firme, se il
referendum è stato già chiesto dai parlamentari?
Non si può
lasciare al Palazzo la scelta se votare su una vasta modifica della
Costituzione, facendone un plebiscito Renzi sì-Renzi no. La richiesta dei
cittadini corregge la torsione plebiscitaria, inaccettabile perché impedisce la
discussione di merito su una modifica pessima e stravolgente, che va respinta a
prescindere dalla sorte del governo.
2. Ma anche Renzi ha avviato la
raccolta delle firme dei cittadini.
Lo ha fatto
non per amore di democrazia, ma solo perché i sondaggi hanno dimostrato che la
via del plebiscito personale era per lui pericolosa. È anche un tentativo di
scippare la bandiera della raccolta firme ai sostenitori del no. Tutto deve
essere nel nome del governo.
3. Finalmente si riesce dove tutti
avevano fallito.
È decisivo
il come. Un parlamento illegittimo per l’incostituzionalità della legge
elettorale, e una maggioranza raccogliticcia e occasionale, col sostegno
decisivo dei voltagabbana, stravolgono la Costituzione nata dalla Resistenza.
L’irrisione e gli insulti rivolti agli avversari vogliono nascondere
l’incapacità di rispondere alle critiche.
4. La legge Renzi-Boschi riduce i
costi della politica, cancellando le indennità per i senatori non elettivi.
Il risparmio
è di spiccioli. La gran parte dei costi viene non dalle indennità, ma dalla
gestione degli immobili, dai servizi, dal personale. Mentre anche il senatore
non elettivo ha un costo per la trasferta e la permanenza a Roma, nonché per
l’esercizio delle funzioni (segreteria, assistente parlamentare, ecc.).
Risparmi con certezza maggiori si avrebbero – anche mantenendo il carattere
elettivo – riducendo la Camera a 400 deputati, e il Senato a 200. Avremmo in
totale 600 parlamentari, invece dei 730 che la legge Renzi-Boschi ci consegna.
5. I senatori eletti dai consigli
regionali nel proprio ambito, insieme a un sindaco per ogni regione,
rappresentano le istituzioni di autonomia. È la Camera delle Regioni, da tempo
richiesta.
Falso. Un
consigliere regionale è espressione di un territorio limitato e infraregionale,
cui rimane legato per la sua carriera politica. Lo stesso vale per il
sindaco-senatore. Avendo pochi senatori, ogni regione sarà rappresentata a
macchia di leopardo. Pochi territori avranno voce nel senato, e tutti gli altri
non l’avranno. È la camera dei localismi, non delle regioni.
6. Sarebbe stato meglio con
l’elezione diretta?
Certo,
perché i senatori eletti avrebbero dato rappresentanza a tutto il territorio
regionale e a tutti i comuni in esso compresi. Una vera Camera delle regioni
richiede l’elezione diretta, mentre l’elezione di secondo grado apre la via ai
localismi e agli egoismi territoriali.
7. Il riconoscimento del seggio
senatoriale può essere la via per creare un circuito di eccellenza nel ceto
politico regionale e locale.
È vero
piuttosto, al contrario, che si rischia un abbassamento della qualità nei
massimi livelli di rappresentanza nazionale. Basta considerare le cronache di
stampa e giudiziarie. Soprattutto perché ai consiglieri-senatori e ai
sindaci-senatori si riconoscono le prerogative dei parlamentari quanto ad
arresti, perquisizioni, intercettazioni. Un’inchiesta penale a loro carico può
diventare molto difficile, o di fatto impossibile.
8. Ma le prerogative non riguardano
le funzioni di consigliere regionale o di sindaco, che rimangono senza
copertura costituzionale.
E come si
possono distinguere? Se il sindaco-senatore o il consigliere-senatore usa il
proprio telefono nell’esercizio delle funzioni connesse alla carica locale
diventa per questo intercettabile? E se tiene riunioni nella sua segreteria di
senatore? Le attività di indagine verrebbero scoraggiate, o quanto meno
gravemente impedite.
9. In ogni caso, l’elezione diretta
dei senatori è stata sostanzialmente recuperata nell’ultima stesura, per le
pressioni della minoranza PD.
Falso.
Rimane scritto che i senatori sono eletti dai consigli regionali tra i propri
componenti. È stato solo aggiunto il principio che debba essere assicurata la
conformità agli indirizzi espressi dagli elettori nel voto per il consiglio. Ma
è tecnicamente impossibile. A dieci regioni e province (Valle D’Aosta, Bolzano,
Trento, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise,
Basilicata) spettano due seggi, e a due (Calabria, Sardegna) ne spettano tre.
Uno dei seggi è riservato a un sindaco. Come si può rispettare la volontà degli
elettori quando il consiglio elegge un solo consigliere-senatore, o due?
10. Il principio della conformità al
volere degli elettori è comunque stabilito.
Ma cosa la
“conformità” significhi, come possa realizzarsi, e cosa accadrebbe nel caso non
si realizzasse rimane del tutto oscuro. In ogni caso si rinvia a una successiva
legge, che – vista l’impossibilità di risolvere il problema – potrebbe anche
non venire mai. Una norma transitoria rimette pienamente la scelta ai consigli
regionali.
11. Ma il senato non elettivo era
necessario per superare infine il bicameralismo paritario, fonte di continui e
gravi ritardi.
Falso. Si
poteva giungere a un identico bicameralismo differenziato lasciando la natura
elettiva del Senato. In ogni caso, le statistiche parlamentari – disponibili
online sul sito del Senato – ci dicono che nella legislatura 2008-2013 le leggi
di iniziativa del governo, che assorbono in massima parte la produzione
legislativa, sono arrivate alla approvazione definitiva mediamente in 116
giorni. Addirittura, per le leggi di conversione dei decreti legge sono bastati
38 giorni, che scendono a 26 per la conversione dei decreti collegati alla
manovra finanziaria. Numeri, non chiacchiere.
12. Il bicameralismo differenziato
semplifica comunque i processi decisionali e assicura maggiore rapidità.
Solo in
apparenza. Negli art. 70 e 72 vigenti il procedimento legislativo è
disciplinato con 198 parole. La legge Renzi-Boschi sostituisce i due articoli
con 870 parole. Può mai essere una semplificazione? In realtà si moltiplicano i
procedimenti legislativi diversificandoli in rapporto all’oggetto della
legislazione. Ne vengono incertezze e potenziali conflitti tra le due camere,
che potrebbero arrivare fino alla Corte costituzionale.
13. Ma su molte materie la Camera ha
l’ultima parola, e questo evita le cosiddette “navette”.
Le navette
prolungate con reiterati passaggi tra le due camere sono in genere sintomo di
difficoltà politiche nella maggioranza, che – se ci fossero – si
manifesterebbero anche con una sola camera decidente. Mentre il senato comunque
partecipa paritariamente su materie di grande rilievo, come ad esempio le
riforme costituzionali. Con quale legittimazione sostanziale, data la sua
composizione non elettiva?
14. La fiducia viene data dalla sola
Camera dei deputati, e questo contribuisce alla stabilità.
Poco o
nulla. Nell’intera storia repubblicana il diniego della fiducia ha fatto cadere
soltanto due governi (i due governi Prodi). Lo stesso governo Renzi è nato con
una manovra di palazzo volta all’omicidio politico di Letta. Senza quella
manovra, Letta potrebbe essere ancora in carica dall’inizio della legislatura.
Uno dei governi più lunghi in assoluto.
15. Il rapporto di fiducia verso la
sola camera dei deputati rafforza la governabilità.
La
governabilità dipende non dal numero delle camere, ma dalla coesione della
maggioranza che sostiene il governo. Una maggioranza composita e frammentata
non potrà mai produrre governabilità. È decisiva una buona legge elettorale,
che componga in modo corretto i valori della governabilità e della
rappresentanza.
16. Per questo l’Italicum è il giusto
complemento alla modifica della Costituzione.
Niente
affatto. L’Italicum riproduce i vizi del Porcellum già dichiarati
costituzionalmente illegittimi: eccesso di disproporzionalità tra i voti e i
seggi attribuiti con il premio di maggioranza, per di più dato a un singolo
partito; lesione della libertà di voto dell’elettore per il voto bloccato sui
capilista, che possono anche essere candidati in più collegi.
17. Ma l’Italicum prevede una soglia
al 40%, superata la quale la lista ottiene 340 deputati, e il ballottaggio a
due nel caso la soglia non venga raggiunta. Con il ballottaggio ci sarà
comunque un vincitore che supera il 50%.
Al
ballottaggio e al premio si accede senza alcuna soglia. Se nel ballottaggio a
due un partito prendesse due voti, e l’altro uno, il primo avrebbe comunque 340
seggi. Come con il Porcellum, è possibile che un singolo partito con pochi
consensi reali nel paese abbia in parlamento una maggioranza blindata di 340
seggi, mentre tutti gli altri soggetti politici, che pure assommano nel totale
maggiori consensi, si dividono i seggi rimanenti. Con la conseguenza che il
voto dato alla lista vincente pesa sull’esito elettorale fino a quattro volte
il voto dato alle altre liste. Un grave elemento di diseguaglianza tra gli
elettori.
18. Un premio di maggioranza non è di
per sé incostituzionale.
Ma è
incostituzionale quello dell’Italicum. Già la soglia al 40% configura un premio
di maggioranza enorme, con 340 deputati garantiti. Per di più, essendo sempre
340 i seggi assegnati alla lista vincente, il premio sarà maggiore per chi ha
il 40% dei voti, minore per chi ha il 41%, e così via. Meno voti si prendono,
più seggi aggiuntivi si ottengono con il premio. Un elemento di manifesta
irrazionalità.
19. Ma l’Italicum garantisce che si
sappia chi vince la sera del giorno in cui si vota. Un elemento di certezza.
Che nessun
sistema elettorale potrà sempre e comunque assicurare. E in ogni caso la
governabilità non si assicura dando un potere blindato con artifici aritmetici
a chi ha una minoranza – anche ristretta – di consensi reali nel paese. Sarà
pur sempre un governo al quale la parte prevalente del corpo elettorale ha
negato adesione e sostegno.
20. Non è corretto censurare
l’Italicum con l’argomento che apre la via all’uomo solo al comando.
Invece sì.
L’Italicum prevede, come già il Porcellum, la figura del “capo” del partito. Il
voto bloccato sui capilista e le candidature plurime per gli stessi capilista
consentono al leader del partito di controllare in ampia misura la scelta dei
parlamentari da eleggere, per la maggioranza blindata dal premio. La
concentrazione del potere sul leader è indiscutibile.
21. Ma chi firma per il referendum
abrogativo sull’Italicum vuole tornare al proporzionale puro di lista e
preferenza, con tutti i connessi rischi di ingovernabilità?
Niente
affatto. Si vuole soltanto ristabilire una condizione politica non viziata da
meccanismi elettorali costituzionalmente illegittimi. Si potrà allora
liberamente scegliere, con una corretta partecipazione democratica e una piena
rappresentanza politica, di quali riforme il paese ha bisogno, inclusa la scelta
di una legge elettorale conforme a Costituzione.
22. È comunque eccessiva l’accusa di
una deriva autoritaria. Rimane intatto il sistema di checks and balances.
Ma l’effetto
sinergico della riduzione del numero dei senatori e il dominio sulla camera dei
deputati assicurato dal premio rendono decisiva l’influenza della maggioranza
di governo nell’elezione in seduta comune del Capo dello Stato e dei membri del
CSM, come anche nell’elezione da parte della Camera di membri della Corte
costituzionale o di autorità indipendenti.
23. Sono effetti bilanciati dal
rafforzamento degli istituti di democrazia diretta, ad esempio per l’iniziativa
legislativa popolare.
Falso. Le
firme richieste per la presentazione di una proposta di legge sono triplicate,
da 50.000 a 150.000. Le garanzie sono rinviate al regolamento, e la maggioranza
parlamentare rimane libera di rigettare o modificare la proposta. In altri
ordinamenti, la proposta può andare all’approvazione per via referendaria,
quanto meno nel caso di modifica o rigetto nell’assemblea legislativa.
24. Ma il referendum abrogativo si
rafforza per l’abbassamento del quorum di validità, fissato alla maggioranza
dei votanti nelle ultime elezioni per la Camera dei deputati.
Solo nel
caso che sia stato richiesto con ben 800.000 firme, tetto quasi impossibile da
raggiungere in un tempo in cui i corpi intermedi – partiti, sindacati – sono
indeboliti o sostanzialmente dissolti. E non si capisce perché un referendum
debba avere un quorum più alto se richiesto da 500.000 cittadini, e più basso
se richiesto da 800.000.
25. Si prevedono i referendum
propositivi e di indirizzo.
È fumo negli
occhi. I referendum propositivi e di indirizzo sono solo menzionati a futura
memoria nella legge Renzi-Boschi, che ne rinvia la disciplina a una successiva
legge costituzionale. Tutto rimane da fare. Cosa impediva di introdurre fin da
ora una disciplina compiuta? Un chiaro intento di non provvedere.
26. Si correggono gli errori fatti
nella revisione del titolo V approvata nel 2001.
Non si
correggono gli errori vecchi facendone di nuovi e sostituendo alla
frammentazione un neocentralismo statalista. Ad esempio, non è accettabile che
il governo passi sulla testa delle popolazioni locali nella gestione del
territorio sotto l’etichetta di opere di interesse nazionale o simili. La
vicenda trivelle deve insegnarci qualcosa.
27. Si semplifica il rapporto tra
Stato e Regioni, che ha dato luogo a un enorme contenzioso davanti alla Corte
costituzionale.
Ma non
mancano contraddizioni e ambiguità, che possono tradursi in nuovo contenzioso.
La soppressione della potestà concorrente in chiave di semplificazione del
rapporto Stato-Regioni è ad esempio pubblicità ingannevole, perché si crea una
nuova categoria di “disposizioni generali e comuni” che è difficile distinguere
dalle leggi cornice della attuale potestà concorrente. E c’è anche un richiamo
a “disposizioni di principio”.
28. Si rafforza lo Stato riportando
ad esso potestà legislative di cruciale importanza.
La legge
Renzi-Boschi riduce sostanzialmente lo spazio costituzionalmente riconosciuto
alle autonomie. Alcuni profili potrebbero essere – se isolatamente considerati
– apprezzabili. Ma il neo-centralismo statale è negativo in un contesto di
complessiva riduzione degli spazi di partecipazione democratica e di
rappresentanza politica.
29, La decostituzionalizzazione delle
province è un momento importante di semplificazione istituzionale.
Vale anche
per le province quanto detto per il neo-centralismo statale. Inoltre, sono un
elemento marginale nell’impianto della legge Renzi-Boschi. Una parte persino
non necessaria, come è provato dal fatto che la riforma delle province è stata
già da tempo avviata. Il punto dolente è il modo in cui si sta realizzando.
30. La soppressione del Consiglio
Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) è positiva.
Vero, dal
momento che il CNEL non esercita alcuna essenziale funzione politica o
istituzionale. Ma la soppressione prende solo pochi righi in una modifica della
Costituzione per altro verso ampia e stravolgente. Bastava una leggina
costituzionale mirata, che non avrebbe dato luogo a polemiche. La positività
della soppressione non può certo bilanciare la valutazione negativa di tutto il
resto.
A cura di Massimo
Villone, Domenico Gallo, Alfiero Grandi
Coordinamento per la
democrazia costituzionale
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