mercoledì 27 aprile 2016

ALEX ZANOTELLI: ACQUA PUBBLICA, TRADIMENTO DI STATO.

Acqua pubblica, tradimento di Stato
di Alex Zanotelli Fonte: Pressenza

Quello che è avvenuto il 21 aprile alla Camera dei Deputati è un insulto alla democrazia. Quel giorno i rappresentanti del popolo italiano hanno rinnegato quello che 26 milioni di italiani avevano deciso nel Referendum del 12-13 giugno 2011 e cioè che l’acqua deve uscire dal mercato e che non si può fare profitto su questo bene.
I Deputati invece hanno deciso che il servizio idrico deve rientrare nel mercato, dato che è un bene di “interesse economico”, da cui ricavarne profitto. Per arrivare a questa decisione (beffa delle beffe!), i rappresentanti del popolo hanno dovuto snaturare la Legge d’Iniziativa Popolare (2007) che i Comitati dell’acqua erano finalmente riusciti a far discutere in Parlamento. Legge che solo lo scorso anno (con enorme sforzo dei comitati) era approdata alla Commissione Ambiente della Camera, dove aveva subito gravi modifiche, grazie agli interventi di Renzi-Madia. Il testo approvato alla Camera obbliga i Comuni a consegnare l’acqua ai privati. Ben 243 deputati (Partito Democratico e Destra) lo hanno votato, mentre 129 (Movimento Cinque Stelle e Sinistra Italiana) hanno votato contro. A nulla è valsa la rumorosa protesta in aula dei Pentastellati.
Ora il popolo italiano sa con chiarezza sia quali sono i partiti che vogliono privatizzare l’acqua, ma anche che il governo Renzi è tutto proteso a regalare l’acqua ai privati. “L’obiettivo del governo Renzi, afferma giustamente Riccardo Petrella, è il consolidamento di un sistema idrico europeo, basato su un gruppo di multiutilities su scala interregionale e internazionale, aperte alla concorrenza sui mercati europei e mondiali, di preferenza quotate in borsa, e attive in reti di partenariato pubblico-privato.” Sappiamo infatti che Renzi vuole affidare l’acqua a quattro multiutilities italiane: Iren, A2A,Hera e Acea. Infatti sta procedendo a passo spedito l’iter del decreto Madia (Testo unico sui servizi pubblici locali) che prevede l’obbligo di gestire i servizi a rete (acqua compresa) tramite società per azioni e reintroduce in tariffa “l’adeguatezza della rimunerazione del capitale investito.” (la dicitura che il Referendum aveva abrogato!).
Tutto questo è di una gravità estrema, non solo perché si fa beffe della democrazia, ma soprattutto perché è un attentato alla vita. E’ infatti Papa Francesco che parla dell’acqua come “diritto alla Vita “ (un termine usato in campo cattolico per l’aborto e l’eutanasia). L’acqua è Vita, è la Madre di tutta la Vita sul pianeta. Privatizzarla equivale a vendere la propria madre! Ed è una bestemmia!
Per cui mi appello a tutti in Italia, credenti e non, ma soprattutto alle comunità cristiane perché ci mobilitiamo facendo pressione sul Senato dove ora la legge sull’acqua è passata perché lo sgorbio fatto dai deputati venga modificato.
Inoltro il mio appello:
Al Presidente della Repubblica, perché ricordi ufficialmente al Parlamento di rispettare il Referendum;
Alla Corte Costituzionale, perché intervenga a far rispettare il voto del popolo italiano;
Alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI), perché si pronunci, sulla scia dell’enciclica Laudato Sì, sulla gestione pubblica dell’acqua;
Ai parroci e ai sacerdoti, perché nelle omelie e nelle catechesi, sensibilizzino i fedeli sull’acqua come “diritto essenziale, fondamentale, universale” (Papa Francesco)
Ai Comuni e alle città, perché ritrovino la volontà politica di ripubblicizzare i servizi idrici come Napoli (Penso a città come Trento, Messina, Palermo, Reggio Emilia..).
Il problema della gestione dell’acqua è oggi fondamentale: è una questione di vita o di morte per noi, ma soprattutto per gli impoveriti del pianeta, per i quali, grazie al surriscaldamento del pianeta, l’acqua sarà sempre più scarsa. Se permetteremo alle multinazionali di mettere le mani sull’acqua, avremo milioni e milioni di morti di sete. Per questo la gestione dell’acqua deve essere pubblica, fuori dal mercato e senza profitto, come sta avvenendo a Napoli, unica grande città italiana ad aver obbedito al Referendum.
Diamoci tutti da fare perché vinca la Madre, perché vinca la Vita: l’Acqua.

giovedì 21 aprile 2016

BUON 25 APRILE A TUTTE E TUTTI - ORA E SEMPRE RESISTENZA





lunedì 18 aprile 2016

REFERENDUM TRIVELLE... GRAZIE AI 4610 VOTANTI VIMODRONESI


VIMODRONE VOTANTI 4610 PARI AL 36,05%

SI   3.729   81,74%
NO    833   18,26%

BIANCHE  28
NULLE       20

GRAZIE AI 4.610 VIMODRONESI CHE SI SONO RECATI AI SEGGI PER VOTARE,

NONOSTANTE UNA VERGOGNOSA CAMPAGNA AD ASTENERSI ANCHE DA PARTE DI ALTE "CARICHE DELLO STATO".

A CHI HA VOTATO SI MA ANCHE A CHI NON VOTANDO SI,

HA VOLUTO ESPRIMERSI.

LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE....

PRC DI VIMODRONE

 

domenica 10 aprile 2016

mercoledì 6 aprile 2016

MILANO IN COMUNE CON BASILIO RIZZO SINDACO

Lista “Milano in Comune”, una speranza per i diritti, la partecipazione e la giustizia sociale

05.04.2016 - Anna Polo - (Foto di Thomas Schmid)

Lunedì 4 aprile, Salone Di Vittorio della Camera del Lavoro di Milano pieno (con tanta gente rimasta in piedi) e due ore e mezzo di interventi brevi e incalzanti, culminati con il discorso di Basilio Rizzo, candidato sindaco, per la presentazione della lista “Milano in Comune”.
Parlano accademici, sindacalisti, avvocati, medici, insegnanti, rappresentanti di partiti e associazioni, concordi nel considerare Basilio Rizzo l’unico candidato in grado di impedire il ritorno dei poteri forti al governo della città. In molti condividono la delusione per le debolezze e l’incoerenza della giunta Pisapia, dopo tanto appassionato impegno messo nella campagna elettorale di cinque anni fa e tante speranze aperte da quella magica serata di festa in Piazza Duomo. E tutti individuano nella lista “Milano in Comune” e nel suo candidato sindaco la continuità con quello spirito e la possibilità di proseguire sulla via della giustizia sociale e della difesa dei beni comuni. Siamo qui per vincere, per dettare l’agenda politica dei prossimi anni, non per una pura operazione di testimonianza, dicono in molti, dunque non chiedeteci se appoggeremo Sala al ballottaggio, perché a combattere con la destra per il secondo turno vogliamo esserci noi.
E tanti individuano nei referendum che ci attendono (quello sulle trivelle in aprile e quello sulla Costituzione in autunno, oltre a quello sull’acqua di cinque anni fa, ormai da difendere) un filo rosso fondamentale per affermare la partecipazione dei cittadini in contrapposizione alla politica renziana, autoritaria e insofferente a chiunque osi “disturbare il manovratore”.

Tra i tanti intervenuti prima del discorso finale di Basilio Rizzo, tre si distinguono per la loro grande passione: Vittorio Agnoletto, Anita Sonego ed Emilio Molinari. Agnoletto delinea il cupo futuro che ci attenderebbe se Milano venisse governata con la stessa logica di Expo – corruzione, favori ai privati, lavoro precario, trionfo delle multinazionali. Un saccheggio che dobbiamo impedire. Siamo noi, dice, l’alternativa ai tre manager tutti uguali, espressione degli interessi contro cui Basilio Rizzo ha sempre lottato, siamo noi a offrire una  scelta a chi non vuole astenersi, ma nemmeno votare turandosi il naso.
Anita Sonego ripercorre l’esperienza di tramite tra le istituzioni e i cittadini fatta in questi anni; restando chiusi nel Consiglio Comunale si perde il contatto con le esigenze e le rivendicazioni di tutti quelli che difendono i diritti e il territorio. Ricorda l’appoggio ai lavoratori comunali, agli sfrattati, agli sgomberati, a chi ogni giovedì manifesta davanti a Palazzo Marino per denunciare i morti nel Mediterraneo, le mozioni contro il TTIP e gli F35. Ci siamo sempre schierati dalla parte degli ultimi, conclude e non ci rassegniamo a farci guidare da un manager scelto prima della Moratti e poi da Renzi.
A Milano con la candidatura di Sala e a livello nazionale vogliono riproporci una versione perfino peggiorata del degrado degli anni Ottanta e Novanta, di quella Tangentopoli che non è mai davvero finita, avverte Emilio Molinari. Vogliono umiliare i sindaci, far saltare i referendum e privatizzare i servizi pubblici locali, cancellando democrazia ed etica politica. E a chi critica Basilio Rizzo perché “viene dal passato” ricorda la straordinaria ondata di attivismo e di entusiasmo, soprattutto tra i giovani, suscitata da Jeremy Corbyn nel Regno Unito e da Bernie Sanders negli Stati Uniti, non certo due ragazzini. Sta arrivando il momento di personaggi etici e miti, che non urlano, non aggrediscono, ma si battono per i beni comuni e i diritti sociali.
Dopo la scelta, per alzata di mano, del simbolo della lista, la serata culmina con il lungo discorso di Basilio Rizzo, soddisfatto perché il suo ruolo di candidato sindaco gli permette di sviluppare un ragionamento senza il limite dei 4 minuti imposto agli altri. Inizia ringraziando chi ha condiviso con lui tante battaglie, molte sconfitte e poche vittorie. Ribadisce la ribellione a un candidato sindaco come Sala, scelto da pochi durante primarie che hanno amputato una parte dello schieramento che ha portato alla vittoria elettorale del 2011 e rappresentante di interessi e gruppi di potere opachi e insofferenti alla richiesta di rendere conto del loro operato. Come Molinari, vede il pericolo di un ritorno al consociativismo degli anni Ottanta e Novanta, assicurato dalla vittoria di Sala, ma anche di Parisi. Ma la giunta comunale non è un consiglio d’azienda, le persone non sono clienti, le loro vite non sono voci di bilancio! afferma tra gli applausi del pubblico.
Stiamo offrendo un punto di riferimento a gente assetata di partecipazione, buon governo e trasparenza, continua. E vogliamo partire dalla Costituzione, che ora si vuole stravolgere quando non è stata ancora del tutto applicata. A proposito di referendum e di sovranità popolare, sarebbe opportuno chiedere ai vari candidati sindaci come voteranno. E ancora, partecipazione dei cittadini, loro coinvolgimento nelle scelte fondamentali, spazi da dare, ma anche da negare, per esempio a manifestazioni di carattere nazista.
I Comuni devono avere il coraggio di scontrarsi con il potere centrale che in questi anni li ha affamati e costretti a vendere il patrimonio immobiliare e le aziende partecipate, aprendo la strada al taglio dei servizi e non sarà certo chi è stato scelto da Renzi a farlo. A proposito di macchina comunale, che vergogna considerare un successo la diminuzione dei dipendenti, con l’unica conseguenza di peggiorare i servizi! Molto più interessante stabilire un rapporto massimo di 1 a 10 tra gli stipendi più alti e quelli più bassi. E sempre a proposito di fondi, una proposta concreta, che si potrebbe realizzare subito: che il governo compri le nostre quote investite in Arexpo, 32 milioni di euro con cui si potrebbero ristrutturare 2.000 alloggi popolari.
Le elezioni di Milano hanno una valenza nazionale. Possono rompere lo schema che la politica di Renzi cerca di imporre agli enti locali e dare forza alla battaglia sulla Costituzione; per questo tutta l’Italia guarderà al loro risultato. Ci attendono due mesi di lavoro intensi e bellissimi, conclude tra gli applausi Basilio Rizzo. Due mesi scanditi da appuntamenti importanti come il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Non a caso, la nascita della Repubblica italiana, settant’anni fa, è stata possibile grazie a un referendum, in cui per la prima volta votavano anche le donne.

mercoledì 30 marzo 2016

PRC VIMODRONE IN PIAZZA IL 3 APRILE PER FAR VINCERE IL SI E FERMARE LE TRIVELLE!


Il 17 aprile 2016 il popolo italiano sarà chiamato a votare per il Referendum contro le Trivelle in mare. FACCIAMO VINCERE IL SI!
Cosa si chiede esattamente con il referendum del 17 aprile 2016?
Con il referendum del 17 aprile si chiede agli elettori di fermare le trivellazioni in mare. In questo modo si riusciranno a tutelare definitivamente le acque territoriali italiane. Nello specifico si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo.
 Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa.

Se si vuole mettere definitivamente al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere occorre votare “Sì” al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle concessioni.
Bisognerà votare SÌ per abrogare la norma introdotta dall’ultima Legge di Stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas che insistono nella zona di mare vicina alla costa di non avere più scadenza.
Bisogna cogliere l’occasione per mettere al centro del dibattito pubblico le scelte energetiche strategiche che dovrà fare il nostro Paese, per un’economia più giusta e innovativa.
IL 17 APRILE FACCIAMO VINCERE IL SI!




Grazie per le visite!
banda http://www.adelebox.it/