domenica 10 aprile 2016
venerdì 8 aprile 2016
mercoledì 6 aprile 2016
MILANO IN COMUNE CON BASILIO RIZZO SINDACO
Lista “Milano in Comune”, una speranza per i diritti, la partecipazione e la giustizia sociale
05.04.2016 - Anna Polo - (Foto di Thomas Schmid)
Lunedì 4 aprile, Salone Di Vittorio della Camera del Lavoro di Milano pieno
(con tanta gente rimasta in piedi) e due ore e mezzo di interventi brevi e
incalzanti, culminati con il discorso di Basilio Rizzo, candidato sindaco, per
la presentazione della lista “Milano in Comune”.
Parlano accademici, sindacalisti, avvocati, medici, insegnanti,
rappresentanti di partiti e associazioni, concordi nel considerare Basilio Rizzo
l’unico candidato in grado di impedire il ritorno dei poteri forti al governo
della città. In molti condividono la delusione per le debolezze e l’incoerenza
della giunta Pisapia, dopo tanto appassionato impegno messo nella campagna
elettorale di cinque anni fa e tante speranze aperte da quella magica serata di
festa in Piazza Duomo. E tutti individuano nella lista “Milano in Comune” e nel
suo candidato sindaco la continuità con quello spirito e la possibilità di
proseguire sulla via della giustizia sociale e della difesa dei beni comuni.
Siamo qui per vincere, per dettare l’agenda politica dei prossimi anni, non per
una pura operazione di testimonianza, dicono in molti, dunque non chiedeteci se
appoggeremo Sala al ballottaggio, perché a combattere con la destra per il
secondo turno vogliamo esserci noi.
E tanti individuano nei referendum che ci
attendono (quello sulle trivelle in aprile e quello sulla Costituzione in
autunno, oltre a quello sull’acqua di cinque anni fa, ormai da difendere) un
filo rosso fondamentale per affermare la partecipazione dei cittadini in
contrapposizione alla politica renziana, autoritaria e insofferente a chiunque
osi “disturbare il manovratore”.

Tra i tanti intervenuti prima del discorso finale di Basilio Rizzo, tre si distinguono per la loro grande passione: Vittorio Agnoletto, Anita Sonego ed Emilio Molinari. Agnoletto delinea il cupo futuro che ci attenderebbe se Milano venisse governata con la stessa logica di Expo – corruzione, favori ai privati, lavoro precario, trionfo delle multinazionali. Un saccheggio che dobbiamo impedire. Siamo noi, dice, l’alternativa ai tre manager tutti uguali, espressione degli interessi contro cui Basilio Rizzo ha sempre lottato, siamo noi a offrire una scelta a chi non vuole astenersi, ma nemmeno votare turandosi il naso.
Anita Sonego ripercorre l’esperienza di tramite tra le istituzioni e i cittadini fatta in questi anni; restando chiusi nel Consiglio Comunale si perde il contatto con le esigenze e le rivendicazioni di tutti quelli che difendono i diritti e il territorio. Ricorda l’appoggio ai lavoratori comunali, agli sfrattati, agli sgomberati, a chi ogni giovedì manifesta davanti a Palazzo Marino per denunciare i morti nel Mediterraneo, le mozioni contro il TTIP e gli F35. Ci siamo sempre schierati dalla parte degli ultimi, conclude e non ci rassegniamo a farci guidare da un manager scelto prima della Moratti e poi da Renzi.
A Milano con la candidatura di Sala e a livello nazionale vogliono riproporci una versione perfino peggiorata del degrado degli anni Ottanta e Novanta, di quella Tangentopoli che non è mai davvero finita, avverte Emilio Molinari. Vogliono umiliare i sindaci, far saltare i referendum e privatizzare i servizi pubblici locali, cancellando democrazia ed etica politica. E a chi critica Basilio Rizzo perché “viene dal passato” ricorda la straordinaria ondata di attivismo e di entusiasmo, soprattutto tra i giovani, suscitata da Jeremy Corbyn nel Regno Unito e da Bernie Sanders negli Stati Uniti, non certo due ragazzini. Sta arrivando il momento di personaggi etici e miti, che non urlano, non aggrediscono, ma si battono per i beni comuni e i diritti sociali.
Dopo la scelta, per alzata di mano, del simbolo della lista, la serata culmina con il lungo discorso di Basilio Rizzo, soddisfatto perché il suo ruolo di candidato sindaco gli permette di sviluppare un ragionamento senza il limite dei 4 minuti imposto agli altri. Inizia ringraziando chi ha condiviso con lui tante battaglie, molte sconfitte e poche vittorie. Ribadisce la ribellione a un candidato sindaco come Sala, scelto da pochi durante primarie che hanno amputato una parte dello schieramento che ha portato alla vittoria elettorale del 2011 e rappresentante di interessi e gruppi di potere opachi e insofferenti alla richiesta di rendere conto del loro operato. Come Molinari, vede il pericolo di un ritorno al consociativismo degli anni Ottanta e Novanta, assicurato dalla vittoria di Sala, ma anche di Parisi. Ma la giunta comunale non è un consiglio d’azienda, le persone non sono clienti, le loro vite non sono voci di bilancio! afferma tra gli applausi del pubblico.
Stiamo offrendo un punto di riferimento a gente assetata di partecipazione, buon governo e trasparenza, continua. E vogliamo partire dalla Costituzione, che ora si vuole stravolgere quando non è stata ancora del tutto applicata. A proposito di referendum e di sovranità popolare, sarebbe opportuno chiedere ai vari candidati sindaci come voteranno. E ancora, partecipazione dei cittadini, loro coinvolgimento nelle scelte fondamentali, spazi da dare, ma anche da negare, per esempio a manifestazioni di carattere nazista.
I Comuni devono avere il coraggio di scontrarsi con il potere centrale che in questi anni li ha affamati e costretti a vendere il patrimonio immobiliare e le aziende partecipate, aprendo la strada al taglio dei servizi e non sarà certo chi è stato scelto da Renzi a farlo. A proposito di macchina comunale, che vergogna considerare un successo la diminuzione dei dipendenti, con l’unica conseguenza di peggiorare i servizi! Molto più interessante stabilire un rapporto massimo di 1 a 10 tra gli stipendi più alti e quelli più bassi. E sempre a proposito di fondi, una proposta concreta, che si potrebbe realizzare subito: che il governo compri le nostre quote investite in Arexpo, 32 milioni di euro con cui si potrebbero ristrutturare 2.000 alloggi popolari.
Le elezioni di Milano hanno una valenza nazionale. Possono rompere lo schema che la politica di Renzi cerca di imporre agli enti locali e dare forza alla battaglia sulla Costituzione; per questo tutta l’Italia guarderà al loro risultato. Ci attendono due mesi di lavoro intensi e bellissimi, conclude tra gli applausi Basilio Rizzo. Due mesi scanditi da appuntamenti importanti come il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Non a caso, la nascita della Repubblica italiana, settant’anni fa, è stata possibile grazie a un referendum, in cui per la prima volta votavano anche le donne.
E tanti individuano nei referendum che ci
attendono (quello sulle trivelle in aprile e quello sulla Costituzione in
autunno, oltre a quello sull’acqua di cinque anni fa, ormai da difendere) un
filo rosso fondamentale per affermare la partecipazione dei cittadini in
contrapposizione alla politica renziana, autoritaria e insofferente a chiunque
osi “disturbare il manovratore”.
Tra i tanti intervenuti prima del discorso finale di Basilio Rizzo, tre si distinguono per la loro grande passione: Vittorio Agnoletto, Anita Sonego ed Emilio Molinari. Agnoletto delinea il cupo futuro che ci attenderebbe se Milano venisse governata con la stessa logica di Expo – corruzione, favori ai privati, lavoro precario, trionfo delle multinazionali. Un saccheggio che dobbiamo impedire. Siamo noi, dice, l’alternativa ai tre manager tutti uguali, espressione degli interessi contro cui Basilio Rizzo ha sempre lottato, siamo noi a offrire una scelta a chi non vuole astenersi, ma nemmeno votare turandosi il naso.
Anita Sonego ripercorre l’esperienza di tramite tra le istituzioni e i cittadini fatta in questi anni; restando chiusi nel Consiglio Comunale si perde il contatto con le esigenze e le rivendicazioni di tutti quelli che difendono i diritti e il territorio. Ricorda l’appoggio ai lavoratori comunali, agli sfrattati, agli sgomberati, a chi ogni giovedì manifesta davanti a Palazzo Marino per denunciare i morti nel Mediterraneo, le mozioni contro il TTIP e gli F35. Ci siamo sempre schierati dalla parte degli ultimi, conclude e non ci rassegniamo a farci guidare da un manager scelto prima della Moratti e poi da Renzi.
A Milano con la candidatura di Sala e a livello nazionale vogliono riproporci una versione perfino peggiorata del degrado degli anni Ottanta e Novanta, di quella Tangentopoli che non è mai davvero finita, avverte Emilio Molinari. Vogliono umiliare i sindaci, far saltare i referendum e privatizzare i servizi pubblici locali, cancellando democrazia ed etica politica. E a chi critica Basilio Rizzo perché “viene dal passato” ricorda la straordinaria ondata di attivismo e di entusiasmo, soprattutto tra i giovani, suscitata da Jeremy Corbyn nel Regno Unito e da Bernie Sanders negli Stati Uniti, non certo due ragazzini. Sta arrivando il momento di personaggi etici e miti, che non urlano, non aggrediscono, ma si battono per i beni comuni e i diritti sociali.
Dopo la scelta, per alzata di mano, del simbolo della lista, la serata culmina con il lungo discorso di Basilio Rizzo, soddisfatto perché il suo ruolo di candidato sindaco gli permette di sviluppare un ragionamento senza il limite dei 4 minuti imposto agli altri. Inizia ringraziando chi ha condiviso con lui tante battaglie, molte sconfitte e poche vittorie. Ribadisce la ribellione a un candidato sindaco come Sala, scelto da pochi durante primarie che hanno amputato una parte dello schieramento che ha portato alla vittoria elettorale del 2011 e rappresentante di interessi e gruppi di potere opachi e insofferenti alla richiesta di rendere conto del loro operato. Come Molinari, vede il pericolo di un ritorno al consociativismo degli anni Ottanta e Novanta, assicurato dalla vittoria di Sala, ma anche di Parisi. Ma la giunta comunale non è un consiglio d’azienda, le persone non sono clienti, le loro vite non sono voci di bilancio! afferma tra gli applausi del pubblico.
Stiamo offrendo un punto di riferimento a gente assetata di partecipazione, buon governo e trasparenza, continua. E vogliamo partire dalla Costituzione, che ora si vuole stravolgere quando non è stata ancora del tutto applicata. A proposito di referendum e di sovranità popolare, sarebbe opportuno chiedere ai vari candidati sindaci come voteranno. E ancora, partecipazione dei cittadini, loro coinvolgimento nelle scelte fondamentali, spazi da dare, ma anche da negare, per esempio a manifestazioni di carattere nazista.
I Comuni devono avere il coraggio di scontrarsi con il potere centrale che in questi anni li ha affamati e costretti a vendere il patrimonio immobiliare e le aziende partecipate, aprendo la strada al taglio dei servizi e non sarà certo chi è stato scelto da Renzi a farlo. A proposito di macchina comunale, che vergogna considerare un successo la diminuzione dei dipendenti, con l’unica conseguenza di peggiorare i servizi! Molto più interessante stabilire un rapporto massimo di 1 a 10 tra gli stipendi più alti e quelli più bassi. E sempre a proposito di fondi, una proposta concreta, che si potrebbe realizzare subito: che il governo compri le nostre quote investite in Arexpo, 32 milioni di euro con cui si potrebbero ristrutturare 2.000 alloggi popolari.
Le elezioni di Milano hanno una valenza nazionale. Possono rompere lo schema che la politica di Renzi cerca di imporre agli enti locali e dare forza alla battaglia sulla Costituzione; per questo tutta l’Italia guarderà al loro risultato. Ci attendono due mesi di lavoro intensi e bellissimi, conclude tra gli applausi Basilio Rizzo. Due mesi scanditi da appuntamenti importanti come il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Non a caso, la nascita della Repubblica italiana, settant’anni fa, è stata possibile grazie a un referendum, in cui per la prima volta votavano anche le donne.
martedì 5 aprile 2016
mercoledì 30 marzo 2016
PRC VIMODRONE IN PIAZZA IL 3 APRILE PER FAR VINCERE IL SI E FERMARE LE TRIVELLE!
Il 17 aprile 2016 il popolo italiano
sarà chiamato a votare per il Referendum contro le Trivelle in mare. FACCIAMO
VINCERE IL SI!
Cosa si chiede esattamente con il
referendum del 17 aprile 2016?
Con il referendum del 17 aprile si
chiede agli elettori di fermare le trivellazioni in mare. In questo modo si
riusciranno a tutelare definitivamente le acque territoriali italiane. Nello
specifico si chiede di cancellare la norma che consente alle società
petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine
dalle coste italiane senza limiti di tempo.
Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa.
Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa.
Se si vuole
mettere definitivamente al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere occorre
votare “Sì” al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente
a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle
concessioni.
Bisognerà votare SÌ per abrogare la norma introdotta dall’ultima Legge di Stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas che insistono nella zona di mare vicina alla costa di non avere più scadenza.
Bisognerà votare SÌ per abrogare la norma introdotta dall’ultima Legge di Stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas che insistono nella zona di mare vicina alla costa di non avere più scadenza.
Bisogna
cogliere l’occasione per mettere al centro del dibattito pubblico le scelte
energetiche strategiche che dovrà fare il nostro Paese, per un’economia più
giusta e innovativa.
martedì 29 marzo 2016
FIDEL CASTRO: IL FRATELLO OBAMA dal sito www.albainformazione.com
di Fidel Castro Ruz, traduzione dal sito www.albainformazione.com
I re spagnoli ci portarono i conquistatori ed i
proprietari, le cui orme restarono nei fagotti di terra circolari assegnati ai
cercatori d’oro nelle sabbie dei fiumi, una forma abusiva e corruttiva di
sfruttamento i cui resti possono essere colti dall’alto in molti posti del
paese.
Ad oggi, il turismo consiste in larga parte nel
mostrare le delizie dei paesaggi ed assaporare le squisitezze alimentari dei
nostri mari, ogni volta che si condivide con il capitale privato delle grandi
corporazioni multinazionali straniere, i cui profitti non sono degni del men
che minimo riguardo se non raggiungono miliardi di dollari ciascuna.
Poiché mi son visto obbligato a citare l’argomento,
devo aggiungere, soprattutto per i giovani, che poche persone si rendono conto
dell’importanza di tale condizione in questo momento particolare della storia
umana. Non dirò che si è perso tempo, ma non esito ad affermare che non siamo
sufficientemente informati, né voi né noi, delle conoscenze e delle coscienze
che dovremmo possedere per poter affrontare le situazioni che ci sfidano. La
prima cosa da prendere in considerazione è che le nostre vite sono una frazione
storica di un istante, che bisogna condividere maggiormente le necessità vitali
di ogni uomo.
Nessuno, senza dubbio, è buono o cattivo di suo.
Nessuno di noi è formato per il ruolo da assumere nella società rivoluzionaria.
In parte, noi cubani abbiamo avuto il privilegio di contare sull’esempio di
José Martí. Mi chiedo persino se doveva morire o meno a Dos Ríos, quando disse
“è giunta l’ora”, e si scagliò contro le forze spagnole trincerate in una forte
linea di fuoco. Non voleva ritornare negli USA e non aveva chi lo facce
rientrare. Qualcuno ha strappato dei fogli dal suo diario. Chi si è macchiato
di questa perfida colpa, che è stata indubbiamente opera di qualche cospiratore
senza scrupoli? Conosciamo differenze tra i capi, ma mai mancanza di
disciplina.
“Chi tentasse di impossessarsi di Cuba, raccoglierà la
polvere dalla sua terra annegato nel sangue, se non muore nella lotta”, disse
il glorioso leader nero Antonio Maceo. Si riconosce lo stesso in Máximo Gómez,
capo militare più disciplinato e discreto della nostra storia.
Guardandolo da un’altra angolazione, come non ammirare
l’indignazione di Bonifacio Byrne quando, dall’imbarcazione distante che lo
portava di ritorno a Cuba, notata un’altra bandiera insieme a quella della
stella solitaria, esclamò: “La mia bandiera è quella che mai è stata
mercenaria…”, aggiungendo subito dopo una delle più belle frasi che abbia mai
ascoltato:”Se disfatta in tanti piccoli pezzetti, sarà la mia bandiera un
giorno… I nostri morti sapranno ancora difenderla alzando le braccia…”.
Neppure dimenticherò le accese parole di Camilo
Cienfuegos quella notte, quando ad alcune decine di metri bazooka e
mitragliatrici di provenienza nordamericana, nelle mani dei
controrivoluzionari, puntavano alla terrazza dove ci eravamo fermati.
Obama era nato nell’agosto del 1961, come lui stesso
ha spiegato. Più di mezzo secolo sarebbe trascorso da quel momento.
Vediamo senza dubbio
come la pensa oggi il nostro illustro visitatore:
“Sono venuto qui per lasciare indietro i retaggi della guerra fredda nelle Americhe. Sono venuto dando una mano amichevole al popolo cubano”.
“Sono venuto qui per lasciare indietro i retaggi della guerra fredda nelle Americhe. Sono venuto dando una mano amichevole al popolo cubano”.
Immediatamente, una pioggia di concetti, decisamente
nuovi per la maggior parte di noi:
“Entrambi viviamo in un nuovo mondo colonizzato dagli
europei”. Ha continuato il presidente statunitense: “Cuba, allo stesso modo
degli Stati Uniti, è stata costruita dagli schiavi condotti dall’Africa; allo
stesso modo degli USA, il popolo cubano è ereditario di schiavi e schiavisti”.
Le popolazioni indigene non esistono per nulla nella
mente di Obama.
Neppure afferma che la discriminazione razziale è
stata spazzata via dalla Rivoluzione; che il ritiro (dal lavoro) ed il salario
dei cubani furono decretati dalla Rivoluzione stessa prima che il signor Barack
Obama compisse dieci anni.
L’odiosa abitudine borghese e razzista di reclutare
sbirri per espellere i cittadini neri dai centri di ricreazione è stata
cancellata dalla Rivoluzione cubana. Questa sarebbe passata alla storia per la
battaglia condotta in Angola contro l’apartheid, mettendo fine alla presenza di
armi nucleari in un continente con più di un miliardo di abitanti. Non era
questo l’obiettivo della nostra solidarietà, ma quello di aiutare i popoli
dell’Angola, del Mozambico, della Guinea Bissau ed altri paesi dal dominio
coloniale fascista portoghese.
Nel 1961, appena due anni e tre mesi dopo il trionfo
della Rivoluzione, una forza mercenaria con cannoni e fanteria blindata,
equipaggiata con aerei, fu addestrata ed accompagnata da navi da guerra e
portaerei statunitensi, attaccando il nostro paese a sorpresa. Nulla potrà
giustificare quel perfido attacco costato al nostro paese centinaia di perdite
tra morti e feriti. Della brigata d’assalto filoyankee, si è potuto notare che
in nessuna parte sia stato evacuato un solo mercenario.
Aerei da combattimento yankee sono stati presentati
dinnanzi alle Nazioni unite come contingenti cubani ribelli.
L’esperienza militare
e la forza di questo paese sono incredibilmente noti.
(I nordamericani)
hanno creduto allo stesso modo che la rivoluzionaria Cuba sarebbe stato
facilmente messa fuori gioco in Africa. L’attacco dal sud dell’Angola da parte
delle brigate meccanizzate del Sudafrica razzista li porta quasi a Luanda, la capitale
angolana.
Qui comincia una lotta prolungata per non meno di
quindici anni. Non parlerei neppure di questo, se non avessi il dovere
elementare di rispondere al discorso di Obama nel Gran Teatro Alicia Alonso
all’Avana.
Non cercherò neppure
di fornire dettagli, ma soltanto porre l’attenzione sul fatto che lì fu scritta
una pagina onorevole della lotta di liberazione dell’uomo.
In un certo modo,
avrei voluto che il comportamento di Obama fosse stato corretto. La sua umile
origine e la sua naturale intelligenza erano evidenti.
Mandela era stato
arrestato a vita e si era convertito in un gigante della lotta per la dignità
umana. Un giorno, arrivò nelle mie mani una copia del libro nel quale si narra
una parte della vita di Mandela e -oh, che sorpresa!- il suo prologo era stato scritto
da Obama. Lo sfogliai rapidamente.
Incredibile la dimensione della minuscola lettera di Mandela che precisava dei dati. Vale la pena aver conosciuto uomini come lui.
Incredibile la dimensione della minuscola lettera di Mandela che precisava dei dati. Vale la pena aver conosciuto uomini come lui.
Sull’episodio in Sudafrica, devo segnalare un’altra
esperienza. Ero realmente interessato a conoscere più dettagli sul modo in cui
i sudafricani avevano acquisito le armi nucleari. Avevo soltanto l’informazione
precisa che non superavano le 10-12 bombe. Una fonte sicura sarebbe stato il
professore e ricercatore Piero Gleijeses, il quale aveva scritto il testo di
“Missioni nel conflitto: L’Avana, Washington e l’Africa 1959-1976”; un lavoro
eccellente.
Sapevo che lui era la fonte più sicura di quanto era
accaduto e così glielo comunicai; mi rispose che non aveva più parlato
dell’argomento, perché nel testo aveva risposto alle domande del compagno Jorge
Risquet, ambasciatore o collaboratore cubano in Angola, un suo gran amico.
Rintracciai Risquet; già in altri importanti
incarichi, stava ultimando un corso del quale gli restavano alcune settimane.
Questo compito coincise con un viaggio abbastanza recente di Piero nel nostro
paese; l’avevo avvertito che Risquet aveva già parecchi anni e che la sua
salute non era ottima. Pochi giorni dopo, accadde quel che temevo. Risquet
peggiorò e morì. Quando Piero arrivò, non aveva nulla da fare se non promesse,
ma già ero riuscito ad ottenere un’informazione sull’arma (nucleare) e l’aiuto
che il Sudafrica razzista aveva ricevuto da Reagan ed Israele.
Non so cosa dirà Obama su questa storia. Ignoro se lo
sapesse o meno, anche se nutro parecchie perplessità sul fatto che non ne
sapesse assolutamente nulla. Il mio modesto suggerimento è che rifletta e non
cerchi di elaborare teorie sulla politica cubana.
C’è una questione rilevante:
Obama ha pronunciato un discorso nel quale utilizza le
parole più edulcorate per dire: “Dobbiamo ormai dimenticarci del passato,
lasciamolo dietro, guardiamo al futuro, facciamolo insieme, un futuro di
speranza. E non sarà facile, ci saranno sfide, e a queste daremo del tempo; ma
la mia permanenza qui mi dà più speranze di quello che possiamo fare insieme
come amici, come una famiglia, come vicini, insieme”.
Si suppone che ognuno di noi correva il rischio di un
infarto ascoltando queste parole del presidente degli Stati Uniti. Dopo un vergognoso
blocco (economico, finanziario e commerciale) che dura da quasi sessant’anni, e
tutti quelli che sono morti in attacchi mercenari a barche e porti cubani, un
aereo di linea colmo di passeggeri fatto esplodere in pieno volo, invasioni
mercenari, molteplici atti di violenza e forza?
Nessuno s’illuda che il popolo di questo nobile e
sacrificato paese rinuncerà alla gloria ed ai diritti, alla ricchezza
spirituale conquistata con lo sviluppo dell’istruzione, della scienza e della
cultura.
Faccio notare, inoltre, che siamo capaci di produrre
gli alimenti e le ricchezze materiali di cui abbiamo bisogno con lo sforzo e
l’intelligenza del nostro popolo.
Non abbiamo bisogno che l’Impero ci regali nulla. I
nostri sforzi saranno leciti e pacifici, perché è il nostro impegno per la pace
e la fratellanza di tutti gli esseri umani che vivono su questo pianeta.
domenica 20 marzo 2016
REVISIONE COSTITUZIONALE NO GRAZIE! ASSEMBLEA PUBBLICA ZONA ADDA MARTESANA
Il Comitato Adda Martesana promuove l'assemblea del 22 marzo che si terrà presso la biblioteca di Cernusco, a cui parteciperanno
il costituzionalista
Ugo Giuseppe Rescigno
venerdì 18 marzo 2016
ALTRA EUROPA - DUE GIORNI A MILANO PER DISCUTERE DI SINISTRA UNITA NEL SEGNO DELL'ALTRA EUROPA
Due giorni, il 19 e 20 marzo a Milano, promossi da L’Altra Europa con Tsipras, per rilanciare l’esigenza che in Italia si compia il processo costituente di un unico e unitario soggetto politico della sinistra "che sappia rispondere all’enorme domanda di quanti non si rassegnano al disfacimento della nostra democrazia costituzionale".
Un appuntamento che mette al centro del dibattito politico i grandi temi: l’Europa, la vergogna delle barriere contro i migranti, i venti di guerra nel mediterraneo nei giorni in cui a passi felpati e a occhi bendati l’Italia si avvia alla guerra.
"Solo col confronto su questi grandi temi e con l’azione conseguente - si legge nell nota di convocazione - possiamo uscire dalle mille piccole nostre storie. Perché una sinistra in Italia non può non avere una dimensione di questo respiro, al minimo europea. E nello stesso tempo una radicata presenza quotidiano nei territori, concentrandosi sulle azioni/sfide immediate dei prossimi mesi: le amministrative e i referendum.
Un grande spazio verrà dedicato alle città e alle esperienze unitarie a sinistra che saranno protagoniste delle elezioni del prossimo giugno in alternativa al PD, alle destre e ai 5 stelle. E grandissima attenzione alla sfida per la democrazia con la contesa referendaria che da aprile, con l’inizio della raccolta referendaria e il voto del 17 aprile sul quesito No Trivelle.
PROGRAMMA
SENZA CONFINI
non abbiamo da perdere altro che i nostri confini
Assemblea dell’Altra Europa con Tsipras
per il processo costituente unico e unitario IN ITALIA di un soggetto europeo
dedicata a Giulio Regeni
Milano 19-20 marzo 2016
SABATO 19 marzo
SEDE: HOTEL MICHELANGELO PIAZZA LUIGI DI SAVOIA, 6 ( Stazione Centrale)
Ore 11: Apertura: per GIULIO REGENI
Vogliamo la verità su Giulio, per rendere giustizia ai tanti come lui, perché non si ripeta mai più
ore 11:15 SENZA CONFINI- SENZA RETI
MIGRANTI, IL PUNTO ZERO DELLA COSCIENZA POLITICA DELL’EUROPA
Testimonianze ed esperienze
Interverranno Tasia Christodoulopoulou (vicepresidente del parlamento greco, già viceministro delle politiche sull'immigrazione), Can Guelcue (attivista del movimenti austriaci per l’accoglienza), Moni Ovadia (in video), Filippo Miraglia (vice presidente Arci Nazionale), Eleonora Forenza, Michele Negro (esperienza di accoglienza in Friuli), Matteo Pucciarelli (giornalista di Repubblica), Hazal Koyuncuer, (portavoce Comunità Kurda di Milano), Rosamaria Vitale (medico HUB Milano) e Milano Senza Frontiere.
Coordina Bia Sarasini
ore 13 SENZA CONFINI
PERCHÉ L’ASSEMBLEA
Saluto di AET Milano
Intervento di Marco Revelli
Pierre Laurent- presidente del Partito della Sinistra Europeo (video)
13.30- 14.30 PAUSA
ORE 14.30 SENZA CONFINI ripresa dei lavori – sessioni di lavoro
[per ogni sessione relatori max 8' ciascuno – poi dibattito max 5'ciascuno, che continua se ci sono richieste la domenica mattina]
LE CITTÀ- sessione
Interverranno Curzio Maltese, Stefano Fassina (candidato sindaco a Roma), Giorgio Airaudo (candidato sindaco di Torino), Federico Martelloni (candidato sindaco a Bologna), Raffaella Sutter (candidata sindaco a Ravenna), Luigi De Magistris (sindaco di Napoli- in video), Riccardo Petrella (beni comuni e città), Elena Mazzoni (No TTIP nella mia città), Stefano Galieni (migranti e città)
coordina Massimo Torelli
Obbiettivi: confronto e presentazione della sfida nelle città, impegni pratici per il governo delle città (TTIP, beni comuni, accoglienza)
ORE 17.00 SENZA CONFINI
DIRITTI, DEMOCRAZIA, VITA QUOTIDIANA- sessione
I referendum che cambiano la vita, e restituiscono la democrazia ai cittadini italiani
Interverranno Massimo Villone (referendum Costituzionale e Italicum), Maria Boscaino e Vito Meloni (referendum scuola e sociali), Enzo Di Salvatore (referendum No Triv del 17 aprile), Franco Martini(Cgil- segreteria nazionale- referendum lavoro), Fabrizio Bocchino, Marcello Scipioni (Fiom-Cgil Milano), Andrea Maccarrone (su legge Unioni Civili)
Coordina Alfonso Gianni
Obbiettivi: informare e sostenere tutti i referendum, a partire dalla scadenza del 17 aprile 2016
ORE 18.30-20.30 SENZA CONFINI
UNA POLITICA FELICE- sessione
SOGGETTO E/O PARTITO dal nome alla vita - PARTECIPARE come e per chi?
Sessione introduttiva sulle Forme della politica, con interventi iniziali (max 8') e dibattito (max 5')
Coordinano Chiara Giunti e Rosa Rinaldi
Primi interventi Beppe Caccia, Loris Caruso, Luca Raffini
Obbiettivi concreti: confrontare nel merito alcune idee di fondo sulle forme costitutive di un soggetto politico unitario e innovativo della sinistra a dimensione europea, aprire un percorso di autoformazione alla partecipazione come pratica non episodica ma costante e fondante del processo e del soggetto.
Domenica 20 MARZO ore 9.30 -
SEDE: AUDITORIUM "STEFANO CERRI" VIA VALVASSORI PERONI,56 ( Lambrate)
9,30-11,15
Sessione partecipata sulle Forme del soggetto e della partecipazione. Discussione partecipata su tre “domande-temi” emersi con particolare interesse nella sessione seminariale del sabato pomeriggio. In forma di un World Café con tavoli da 10 persone.
In contemporanea in sala plenaria può continuare il confronto sulle sessioni tematiche del sabato (città e referendum).
11.30 SESSIONE CONCLUSIVA Senza confini.
L’Europa, la sinistra e la politica che vogliamo (anche in Italia)
Confronto tra esperienze europee e italiane
Interverranno Tasia Christodoulopoulou (Grecia, vicepresidente del Parlamento), Eleonora Forenza, Norbert Hagemann (Linke), Paolo Ferrero, Lorenzo Marsili (Diem), Curzio Maltese, Francesco Martone, Maite Mola (Vicepresidente del Partito della Sinistra Europea), Joana Mortagua (Portogallo, Bloco De Izquierda), Paolo Cento, Sergio Cofferati (in video)
Coordina: Roberto Musacchio
Saluto Finale di Marco Revelli
ORE 13.30
martedì 8 marzo 2016
IL 17 APRILE VOTA SI - LE TRIVELLE IN MARE FANNO MALE
"Le
trivelle in mare fanno male alla salute". I dati choc del rapporto di
Greenpeace e i silenzi del ministero
Sostanze
chimiche inquinanti e pericolose, con un forte impatto sull'ambiente e sugli
esseri viventi. Ecco cosa si trova abitualmente nei sedimenti e nelle cozze che
vivono in prossimita' di piattaforme offshore presenti in Adriatico. E spesso
in concentrazioni che eccedono i parametri di legge.
Non lascia
spazio a dubbi il rapporto "Trivelle fuorilegge" realizzato da Greenpeace,
in cui, per la prima volta, vengono resi pubblici i dati ministeriali relativi
all'inquinamento generato da oltre trenta trivelle operanti nei nostri mari.
Secondo l'associazione ambientalista la contaminazione e' "ben oltre i
limiti previsti per almeno una sostanza chimica pericolosa nei tre quarti dei
sedimenti marini vicini alle piattaforme", il 76% nel 2012, il 73,5% nel
2013 e il 79% nel 2014. Ancora: i parametri ambientali sono oltre i limiti per
almeno due sostanze nel 67% dei campioni analizzati nel 2012, nel 71% nel 2013
e nel 67% nel 2014. Anche nelle cozze la presenza di sostanze inquinanti ha
mostrato evidenti criticita'.
Come spiega
il responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace, Giuseppe Ungherese, emerge
una "contaminazione grave e diffusa", le trivelle non rispettano i
limiti fissati dalla legge, per cui sono illegali. "Ci sono contaminazioni
preoccupanti da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti",
ribadisce Ungherese, e infatti vicino alle piattaforme si "trovano abitualmente
sostanze associate a numerose patologie gravi, tra cui il cancro". Eppure
il ministero competente non fa nulla.
Lo scorso
luglio Greenpeace aveva chiesto i dati di monitoraggio delle piattaforme
presenti nei mari italiani. E il ministero dell'Ambiente ha fornito
"soltanto" quelli di 34 impianti, relativi agli anni 2012-2014,
dislocati davanti alle coste di Emilia-Romagna, Marche e Abruzzo. Delle altre
100 e piu' piattaforme operanti nulla, per cui "o il ministero non dispone
di informazioni in merito, e dunque questi impianti operano senza piani di
monitoraggio, oppure ha deciso di non consegnare a Greenpeace tutta la
documentazione in suo possesso".
Dunque,
attacca Ungheresi, a un quadro ambientale critico, si aggiunge la "scarsa
trasparenza del ministero", senza dimenticare che i monitoraggi sono stati
eseguiti da Ispra (Istituto superiore per la Protezione e la ricerca
ambientale), che e' vigilato dallo stesso ministero, su committenza di Eni,
proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine. Insomma "il
controllore e' a libro paga del controllato", conclude Greepeace ribadendo
che "chi estrae idrocarburi nei nostri mari inquina, e lo fa oltre i
limiti imposti dalla legge senza apparentemente incorrere in sanzioni o in divieti".
Per cui il 17 aprile occorre partecipare al referendum e votare Si' "per
fermare chi svende e deturpa l'Italia".
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