domenica 10 aprile 2016

IL 17 APRILE VOTA SI FERMA LE TRIVELLE






venerdì 8 aprile 2016

PRC VIMODRONE IN PIAZZA IL 10 APRILE 2016 DALLE 10 ALLE 12 PER FERMARE LE TRIVELLE VOTA SI IL 17 APRILE












mercoledì 6 aprile 2016

MILANO IN COMUNE CON BASILIO RIZZO SINDACO

Lista “Milano in Comune”, una speranza per i diritti, la partecipazione e la giustizia sociale

05.04.2016 - Anna Polo - (Foto di Thomas Schmid)

Lunedì 4 aprile, Salone Di Vittorio della Camera del Lavoro di Milano pieno (con tanta gente rimasta in piedi) e due ore e mezzo di interventi brevi e incalzanti, culminati con il discorso di Basilio Rizzo, candidato sindaco, per la presentazione della lista “Milano in Comune”.
Parlano accademici, sindacalisti, avvocati, medici, insegnanti, rappresentanti di partiti e associazioni, concordi nel considerare Basilio Rizzo l’unico candidato in grado di impedire il ritorno dei poteri forti al governo della città. In molti condividono la delusione per le debolezze e l’incoerenza della giunta Pisapia, dopo tanto appassionato impegno messo nella campagna elettorale di cinque anni fa e tante speranze aperte da quella magica serata di festa in Piazza Duomo. E tutti individuano nella lista “Milano in Comune” e nel suo candidato sindaco la continuità con quello spirito e la possibilità di proseguire sulla via della giustizia sociale e della difesa dei beni comuni. Siamo qui per vincere, per dettare l’agenda politica dei prossimi anni, non per una pura operazione di testimonianza, dicono in molti, dunque non chiedeteci se appoggeremo Sala al ballottaggio, perché a combattere con la destra per il secondo turno vogliamo esserci noi.
E tanti individuano nei referendum che ci attendono (quello sulle trivelle in aprile e quello sulla Costituzione in autunno, oltre a quello sull’acqua di cinque anni fa, ormai da difendere) un filo rosso fondamentale per affermare la partecipazione dei cittadini in contrapposizione alla politica renziana, autoritaria e insofferente a chiunque osi “disturbare il manovratore”.

Tra i tanti intervenuti prima del discorso finale di Basilio Rizzo, tre si distinguono per la loro grande passione: Vittorio Agnoletto, Anita Sonego ed Emilio Molinari. Agnoletto delinea il cupo futuro che ci attenderebbe se Milano venisse governata con la stessa logica di Expo – corruzione, favori ai privati, lavoro precario, trionfo delle multinazionali. Un saccheggio che dobbiamo impedire. Siamo noi, dice, l’alternativa ai tre manager tutti uguali, espressione degli interessi contro cui Basilio Rizzo ha sempre lottato, siamo noi a offrire una  scelta a chi non vuole astenersi, ma nemmeno votare turandosi il naso.
Anita Sonego ripercorre l’esperienza di tramite tra le istituzioni e i cittadini fatta in questi anni; restando chiusi nel Consiglio Comunale si perde il contatto con le esigenze e le rivendicazioni di tutti quelli che difendono i diritti e il territorio. Ricorda l’appoggio ai lavoratori comunali, agli sfrattati, agli sgomberati, a chi ogni giovedì manifesta davanti a Palazzo Marino per denunciare i morti nel Mediterraneo, le mozioni contro il TTIP e gli F35. Ci siamo sempre schierati dalla parte degli ultimi, conclude e non ci rassegniamo a farci guidare da un manager scelto prima della Moratti e poi da Renzi.
A Milano con la candidatura di Sala e a livello nazionale vogliono riproporci una versione perfino peggiorata del degrado degli anni Ottanta e Novanta, di quella Tangentopoli che non è mai davvero finita, avverte Emilio Molinari. Vogliono umiliare i sindaci, far saltare i referendum e privatizzare i servizi pubblici locali, cancellando democrazia ed etica politica. E a chi critica Basilio Rizzo perché “viene dal passato” ricorda la straordinaria ondata di attivismo e di entusiasmo, soprattutto tra i giovani, suscitata da Jeremy Corbyn nel Regno Unito e da Bernie Sanders negli Stati Uniti, non certo due ragazzini. Sta arrivando il momento di personaggi etici e miti, che non urlano, non aggrediscono, ma si battono per i beni comuni e i diritti sociali.
Dopo la scelta, per alzata di mano, del simbolo della lista, la serata culmina con il lungo discorso di Basilio Rizzo, soddisfatto perché il suo ruolo di candidato sindaco gli permette di sviluppare un ragionamento senza il limite dei 4 minuti imposto agli altri. Inizia ringraziando chi ha condiviso con lui tante battaglie, molte sconfitte e poche vittorie. Ribadisce la ribellione a un candidato sindaco come Sala, scelto da pochi durante primarie che hanno amputato una parte dello schieramento che ha portato alla vittoria elettorale del 2011 e rappresentante di interessi e gruppi di potere opachi e insofferenti alla richiesta di rendere conto del loro operato. Come Molinari, vede il pericolo di un ritorno al consociativismo degli anni Ottanta e Novanta, assicurato dalla vittoria di Sala, ma anche di Parisi. Ma la giunta comunale non è un consiglio d’azienda, le persone non sono clienti, le loro vite non sono voci di bilancio! afferma tra gli applausi del pubblico.
Stiamo offrendo un punto di riferimento a gente assetata di partecipazione, buon governo e trasparenza, continua. E vogliamo partire dalla Costituzione, che ora si vuole stravolgere quando non è stata ancora del tutto applicata. A proposito di referendum e di sovranità popolare, sarebbe opportuno chiedere ai vari candidati sindaci come voteranno. E ancora, partecipazione dei cittadini, loro coinvolgimento nelle scelte fondamentali, spazi da dare, ma anche da negare, per esempio a manifestazioni di carattere nazista.
I Comuni devono avere il coraggio di scontrarsi con il potere centrale che in questi anni li ha affamati e costretti a vendere il patrimonio immobiliare e le aziende partecipate, aprendo la strada al taglio dei servizi e non sarà certo chi è stato scelto da Renzi a farlo. A proposito di macchina comunale, che vergogna considerare un successo la diminuzione dei dipendenti, con l’unica conseguenza di peggiorare i servizi! Molto più interessante stabilire un rapporto massimo di 1 a 10 tra gli stipendi più alti e quelli più bassi. E sempre a proposito di fondi, una proposta concreta, che si potrebbe realizzare subito: che il governo compri le nostre quote investite in Arexpo, 32 milioni di euro con cui si potrebbero ristrutturare 2.000 alloggi popolari.
Le elezioni di Milano hanno una valenza nazionale. Possono rompere lo schema che la politica di Renzi cerca di imporre agli enti locali e dare forza alla battaglia sulla Costituzione; per questo tutta l’Italia guarderà al loro risultato. Ci attendono due mesi di lavoro intensi e bellissimi, conclude tra gli applausi Basilio Rizzo. Due mesi scanditi da appuntamenti importanti come il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno. Non a caso, la nascita della Repubblica italiana, settant’anni fa, è stata possibile grazie a un referendum, in cui per la prima volta votavano anche le donne.

mercoledì 30 marzo 2016

PRC VIMODRONE IN PIAZZA IL 3 APRILE PER FAR VINCERE IL SI E FERMARE LE TRIVELLE!


Il 17 aprile 2016 il popolo italiano sarà chiamato a votare per il Referendum contro le Trivelle in mare. FACCIAMO VINCERE IL SI!
Cosa si chiede esattamente con il referendum del 17 aprile 2016?
Con il referendum del 17 aprile si chiede agli elettori di fermare le trivellazioni in mare. In questo modo si riusciranno a tutelare definitivamente le acque territoriali italiane. Nello specifico si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo.
 Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa.

Se si vuole mettere definitivamente al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere occorre votare “Sì” al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle concessioni.
Bisognerà votare SÌ per abrogare la norma introdotta dall’ultima Legge di Stabilità, che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas che insistono nella zona di mare vicina alla costa di non avere più scadenza.
Bisogna cogliere l’occasione per mettere al centro del dibattito pubblico le scelte energetiche strategiche che dovrà fare il nostro Paese, per un’economia più giusta e innovativa.
IL 17 APRILE FACCIAMO VINCERE IL SI!




martedì 29 marzo 2016

FIDEL CASTRO: IL FRATELLO OBAMA dal sito www.albainformazione.com



di Fidel Castro Ruz, traduzione dal sito www.albainformazione.com

I re spagnoli ci portarono i conquistatori ed i proprietari, le cui orme restarono nei fagotti di terra circolari assegnati ai cercatori d’oro nelle sabbie dei fiumi, una forma abusiva e corruttiva di sfruttamento i cui resti possono essere colti dall’alto in molti posti del paese.
Ad oggi, il turismo consiste in larga parte nel mostrare le delizie dei paesaggi ed assaporare le squisitezze alimentari dei nostri mari, ogni volta che si condivide con il capitale privato delle grandi corporazioni multinazionali straniere, i cui profitti non sono degni del men che minimo riguardo se non raggiungono miliardi di dollari ciascuna.
Poiché mi son visto obbligato a citare l’argomento, devo aggiungere, soprattutto per i giovani, che poche persone si rendono conto dell’importanza di tale condizione in questo momento particolare della storia umana. Non dirò che si è perso tempo, ma non esito ad affermare che non siamo sufficientemente informati, né voi né noi, delle conoscenze e delle coscienze che dovremmo possedere per poter affrontare le situazioni che ci sfidano. La prima cosa da prendere in considerazione è che le nostre vite sono una frazione storica di un istante, che bisogna condividere maggiormente le necessità vitali di ogni uomo.
Nessuno, senza dubbio, è buono o cattivo di suo. Nessuno di noi è formato per il ruolo da assumere nella società rivoluzionaria. In parte, noi cubani abbiamo avuto il privilegio di contare sull’esempio di José Martí. Mi chiedo persino se doveva morire o meno a Dos Ríos, quando disse “è giunta l’ora”, e si scagliò contro le forze spagnole trincerate in una forte linea di fuoco. Non voleva ritornare negli USA e non aveva chi lo facce rientrare. Qualcuno ha strappato dei fogli dal suo diario. Chi si è macchiato di questa perfida colpa, che è stata indubbiamente opera di qualche cospiratore senza scrupoli? Conosciamo differenze tra i capi, ma mai mancanza di disciplina.
“Chi tentasse di impossessarsi di Cuba, raccoglierà la polvere dalla sua terra annegato nel sangue, se non muore nella lotta”, disse il glorioso leader nero Antonio Maceo. Si riconosce lo stesso in Máximo Gómez, capo militare più disciplinato e discreto della nostra storia.
Guardandolo da un’altra angolazione, come non ammirare l’indignazione di Bonifacio Byrne quando, dall’imbarcazione distante che lo portava di ritorno a Cuba, notata un’altra bandiera insieme a quella della stella solitaria, esclamò: “La mia bandiera è quella che mai è stata mercenaria…”, aggiungendo subito dopo una delle più belle frasi che abbia mai ascoltato:”Se disfatta in tanti piccoli pezzetti, sarà la mia bandiera un giorno… I nostri morti sapranno ancora difenderla alzando le braccia…”.
Neppure dimenticherò le accese parole di Camilo Cienfuegos quella notte, quando ad alcune decine di metri bazooka e mitragliatrici di provenienza nordamericana, nelle mani dei controrivoluzionari, puntavano alla terrazza dove ci eravamo fermati.
Obama era nato nell’agosto del 1961, come lui stesso ha spiegato. Più di mezzo secolo sarebbe trascorso da quel momento.
Vediamo senza dubbio come la pensa oggi il nostro illustro visitatore:
“Sono venuto qui per lasciare indietro i retaggi della guerra fredda nelle Americhe. Sono venuto dando una mano amichevole al popolo cubano”.
Immediatamente, una pioggia di concetti, decisamente nuovi per la maggior parte di noi:
“Entrambi viviamo in un nuovo mondo colonizzato dagli europei”. Ha continuato il presidente statunitense: “Cuba, allo stesso modo degli Stati Uniti, è stata costruita dagli schiavi condotti dall’Africa; allo stesso modo degli USA, il popolo cubano è ereditario di schiavi e schiavisti”.
Le popolazioni indigene non esistono per nulla nella mente di Obama.
Neppure afferma che la discriminazione razziale è stata spazzata via dalla Rivoluzione; che il ritiro (dal lavoro) ed il salario dei cubani furono decretati dalla Rivoluzione stessa prima che il signor Barack Obama compisse dieci anni.
L’odiosa abitudine borghese e razzista di reclutare sbirri per espellere i cittadini neri dai centri di ricreazione è stata cancellata dalla Rivoluzione cubana. Questa sarebbe passata alla storia per la battaglia condotta in Angola contro l’apartheid, mettendo fine alla presenza di armi nucleari in un continente con più di un miliardo di abitanti. Non era questo l’obiettivo della nostra solidarietà, ma quello di aiutare i popoli dell’Angola, del Mozambico, della Guinea Bissau ed altri paesi dal dominio coloniale fascista portoghese.
Nel 1961, appena due anni e tre mesi dopo il trionfo della Rivoluzione, una forza mercenaria con cannoni e fanteria blindata, equipaggiata con aerei, fu addestrata ed accompagnata da navi da guerra e portaerei statunitensi, attaccando il nostro paese a sorpresa. Nulla potrà giustificare quel perfido attacco costato al nostro paese centinaia di perdite tra morti e feriti. Della brigata d’assalto filoyankee, si è potuto notare che in nessuna parte sia stato evacuato un solo mercenario.
Aerei da combattimento yankee sono stati presentati dinnanzi alle Nazioni unite come contingenti cubani ribelli.
L’esperienza militare e la forza di questo paese sono incredibilmente noti.
(I nordamericani) hanno creduto allo stesso modo che la rivoluzionaria Cuba sarebbe stato facilmente messa fuori gioco in Africa. L’attacco dal sud dell’Angola da parte delle brigate meccanizzate del Sudafrica razzista li porta quasi a Luanda, la capitale angolana.
Qui comincia una lotta prolungata per non meno di quindici anni. Non parlerei neppure di questo, se non avessi il dovere elementare di rispondere al discorso di Obama nel Gran Teatro Alicia Alonso all’Avana.
Non cercherò neppure di fornire dettagli, ma soltanto porre l’attenzione sul fatto che lì fu scritta una pagina onorevole della lotta di liberazione dell’uomo.
In un certo modo, avrei voluto che il comportamento di Obama fosse stato corretto. La sua umile origine e la sua naturale intelligenza erano evidenti.
Mandela era stato arrestato a vita e si era convertito in un gigante della lotta per la dignità umana. Un giorno, arrivò nelle mie mani una copia del libro nel quale si narra una parte della vita di Mandela e -oh, che sorpresa!- il suo prologo era stato scritto da Obama. Lo sfogliai rapidamente.
Incredibile la dimensione della minuscola lettera di Mandela che precisava dei dati. Vale la pena aver conosciuto uomini come lui.
Sull’episodio in Sudafrica, devo segnalare un’altra esperienza. Ero realmente interessato a conoscere più dettagli sul modo in cui i sudafricani avevano acquisito le armi nucleari. Avevo soltanto l’informazione precisa che non superavano le 10-12 bombe. Una fonte sicura sarebbe stato il professore e ricercatore Piero Gleijeses, il quale aveva scritto il testo di “Missioni nel conflitto: L’Avana, Washington e l’Africa 1959-1976”; un lavoro eccellente.
Sapevo che lui era la fonte più sicura di quanto era accaduto e così glielo comunicai; mi rispose che non aveva più parlato dell’argomento, perché nel testo aveva risposto alle domande del compagno Jorge Risquet, ambasciatore o collaboratore cubano in Angola, un suo gran amico.
Rintracciai Risquet; già in altri importanti incarichi, stava ultimando un corso del quale gli restavano alcune settimane. Questo compito coincise con un viaggio abbastanza recente di Piero nel nostro paese; l’avevo avvertito che Risquet aveva già parecchi anni e che la sua salute non era ottima. Pochi giorni dopo, accadde quel che temevo. Risquet peggiorò e morì. Quando Piero arrivò, non aveva nulla da fare se non promesse, ma già ero riuscito ad ottenere un’informazione sull’arma (nucleare) e l’aiuto che il Sudafrica razzista aveva ricevuto da Reagan ed Israele.
Non so cosa dirà Obama su questa storia. Ignoro se lo sapesse o meno, anche se nutro parecchie perplessità sul fatto che non ne sapesse assolutamente nulla. Il mio modesto suggerimento è che rifletta e non cerchi di elaborare teorie sulla politica cubana.
C’è una questione rilevante:
Obama ha pronunciato un discorso nel quale utilizza le parole più edulcorate per dire: “Dobbiamo ormai dimenticarci del passato, lasciamolo dietro, guardiamo al futuro, facciamolo insieme, un futuro di speranza. E non sarà facile, ci saranno sfide, e a queste daremo del tempo; ma la mia permanenza qui mi dà più speranze di quello che possiamo fare insieme come amici, come una famiglia, come vicini, insieme”.
Si suppone che ognuno di noi correva il rischio di un infarto ascoltando queste parole del presidente degli Stati Uniti. Dopo un vergognoso blocco (economico, finanziario e commerciale) che dura da quasi sessant’anni, e tutti quelli che sono morti in attacchi mercenari a barche e porti cubani, un aereo di linea colmo di passeggeri fatto esplodere in pieno volo, invasioni mercenari, molteplici atti di violenza e forza?
Nessuno s’illuda che il popolo di questo nobile e sacrificato paese rinuncerà alla gloria ed ai diritti, alla ricchezza spirituale conquistata con lo sviluppo dell’istruzione, della scienza e della cultura.
Faccio notare, inoltre, che siamo capaci di produrre gli alimenti e le ricchezze materiali di cui abbiamo bisogno con lo sforzo e l’intelligenza del nostro popolo.

Non abbiamo bisogno che l’Impero ci regali nulla. I nostri sforzi saranno leciti e pacifici, perché è il nostro impegno per la pace e la fratellanza di tutti gli esseri umani che vivono su questo pianeta.

domenica 20 marzo 2016

REVISIONE COSTITUZIONALE NO GRAZIE! ASSEMBLEA PUBBLICA ZONA ADDA MARTESANA


Il Comitato Adda Martesana promuove l'assemblea del 22 marzo che si terrà presso la biblioteca di Cernusco, a cui parteciperanno
il costituzionalista
Ugo Giuseppe Rescigno
il Presidente dell'ANPI provinciale di Milano,Roberto Cenati. 









venerdì 18 marzo 2016

ALTRA EUROPA - DUE GIORNI A MILANO PER DISCUTERE DI SINISTRA UNITA NEL SEGNO DELL'ALTRA EUROPA


Due giorni a Milano per discutere di sinistra unita nel segno dell'Altra Europa

Due giorni, il 19 e 20 marzo a Milano, promossi da L’Altra Europa con Tsipras, per rilanciare l’esigenza che in Italia si compia il processo costituente di un unico e unitario soggetto politico della sinistra "che sappia rispondere all’enorme domanda di quanti non si rassegnano al disfacimento della nostra democrazia costituzionale".
Un appuntamento che mette al centro del dibattito politico i grandi temi: l’Europa, la vergogna delle barriere contro i migranti, i venti di guerra nel mediterraneo nei giorni in cui a passi felpati e a occhi bendati l’Italia si avvia alla guerra.
"Solo col confronto su questi grandi temi e con l’azione conseguente - si legge nell nota di convocazione - possiamo uscire dalle mille piccole nostre storie. Perché una sinistra in Italia non può non avere una dimensione di questo respiro, al minimo europea. E nello stesso tempo una radicata presenza quotidiano nei territori, concentrandosi sulle azioni/sfide immediate dei prossimi mesi: le amministrative e i referendum.
Un grande spazio verrà dedicato alle città e alle esperienze unitarie a sinistra che saranno protagoniste delle elezioni del prossimo giugno in alternativa al PD, alle destre e ai 5 stelle. E grandissima attenzione alla sfida per la democrazia con la contesa referendaria che da aprile, con l’inizio della raccolta referendaria e il voto del 17 aprile sul quesito No Trivelle.

PROGRAMMA

SENZA CONFINI
non abbiamo da perdere altro che i nostri confini
Assemblea dell’Altra Europa con Tsipras
per il processo costituente unico e unitario IN ITALIA di un soggetto europeo
dedicata a Giulio Regeni
Milano 19-20 marzo 2016
SABATO 19 marzo
SEDE: HOTEL MICHELANGELO PIAZZA LUIGI DI SAVOIA, 6 ( Stazione Centrale)
Ore 11: Apertura: per GIULIO REGENI
Vogliamo la verità su Giulio, per rendere giustizia ai tanti come lui, perché non si ripeta mai più
ore 11:15 SENZA CONFINI- SENZA RETI
MIGRANTI, IL PUNTO ZERO DELLA COSCIENZA POLITICA DELL’EUROPA
Testimonianze ed esperienze
Interverranno Tasia Christodoulopoulou (vicepresidente del parlamento greco, già viceministro delle politiche sull'immigrazione), Can Guelcue (attivista del movimenti austriaci per l’accoglienza), Moni Ovadia (in video), Filippo Miraglia (vice presidente Arci Nazionale), Eleonora Forenza, Michele Negro (esperienza di accoglienza in Friuli), Matteo Pucciarelli (giornalista di Repubblica), Hazal Koyuncuer, (portavoce Comunità Kurda di Milano), Rosamaria Vitale (medico HUB Milano) e Milano Senza Frontiere.
Coordina Bia Sarasini
ore 13 SENZA CONFINI
PERCHÉ L’ASSEMBLEA
Saluto di AET Milano
Intervento di Marco Revelli
Pierre Laurent- presidente del Partito della Sinistra Europeo (video)
13.30- 14.30 PAUSA
ORE 14.30 SENZA CONFINI ripresa dei lavori – sessioni di lavoro
[per ogni sessione relatori max 8' ciascuno – poi dibattito max 5'ciascuno, che continua se ci sono richieste la domenica mattina]
LE CITTÀ- sessione
Interverranno Curzio Maltese, Stefano Fassina (candidato sindaco a Roma), Giorgio Airaudo (candidato sindaco di Torino), Federico Martelloni (candidato sindaco a Bologna), Raffaella Sutter (candidata sindaco a Ravenna), Luigi De Magistris (sindaco di Napoli- in video), Riccardo Petrella (beni comuni e città), Elena Mazzoni (No TTIP nella mia città), Stefano Galieni (migranti e città)
coordina Massimo Torelli
Obbiettivi: confronto e presentazione della sfida nelle città, impegni pratici per il governo delle città (TTIP, beni comuni, accoglienza)
ORE 17.00 SENZA CONFINI
DIRITTI, DEMOCRAZIA, VITA QUOTIDIANA- sessione
I referendum che cambiano la vita, e restituiscono la democrazia ai cittadini italiani
Interverranno Massimo Villone (referendum Costituzionale e Italicum), Maria Boscaino e Vito Meloni (referendum scuola e sociali), Enzo Di Salvatore (referendum No Triv del 17 aprile), Franco Martini(Cgil- segreteria nazionale- referendum lavoro), Fabrizio Bocchino, Marcello Scipioni (Fiom-Cgil Milano), Andrea Maccarrone (su legge Unioni Civili)
Coordina Alfonso Gianni
Obbiettivi: informare e sostenere tutti i referendum, a partire dalla scadenza del 17 aprile 2016
ORE 18.30-20.30 SENZA CONFINI
UNA POLITICA FELICE- sessione
SOGGETTO E/O PARTITO dal nome alla vita - PARTECIPARE come e per chi?
Sessione introduttiva sulle Forme della politica, con interventi iniziali (max 8') e dibattito (max 5')
Coordinano Chiara Giunti e Rosa Rinaldi
Primi interventi Beppe Caccia, Loris Caruso, Luca Raffini
Obbiettivi concreti: confrontare nel merito alcune idee di fondo sulle forme costitutive di un soggetto politico unitario e innovativo della sinistra a dimensione europea, aprire un percorso di autoformazione alla partecipazione come pratica non episodica ma costante e fondante del processo e del soggetto.
Domenica 20 MARZO ore 9.30 -
SEDE: AUDITORIUM "STEFANO CERRI" VIA VALVASSORI PERONI,56 ( Lambrate)
9,30-11,15
Sessione partecipata sulle Forme del soggetto e della partecipazione. Discussione partecipata su tre “domande-temi” emersi con particolare interesse nella sessione seminariale del sabato pomeriggio. In forma di un World Café con tavoli da 10 persone.
In contemporanea in sala plenaria può continuare il confronto sulle sessioni tematiche del sabato (città e referendum).
11.30 SESSIONE CONCLUSIVA Senza confini.
L’Europa, la sinistra e la politica che vogliamo (anche in Italia)
Confronto tra esperienze europee e italiane
Interverranno Tasia Christodoulopoulou (Grecia, vicepresidente del Parlamento), Eleonora Forenza, Norbert Hagemann (Linke), Paolo Ferrero, Lorenzo Marsili (Diem), Curzio Maltese, Francesco Martone, Maite Mola (Vicepresidente del Partito della Sinistra Europea), Joana Mortagua (Portogallo, Bloco De Izquierda), Paolo Cento, Sergio Cofferati (in video)
Coordina: Roberto Musacchio
Saluto Finale di Marco Revelli
ORE 13.30

Pranzo con il GAS di Novate Milanese


martedì 8 marzo 2016

IL 17 APRILE VOTA SI - LE TRIVELLE IN MARE FANNO MALE

"Le trivelle in mare fanno male alla salute". I dati choc del rapporto di Greenpeace e i silenzi del ministero
Sostanze chimiche inquinanti e pericolose, con un forte impatto sull'ambiente e sugli esseri viventi. Ecco cosa si trova abitualmente nei sedimenti e nelle cozze che vivono in prossimita' di piattaforme offshore presenti in Adriatico. E spesso in concentrazioni che eccedono i parametri di legge.
Non lascia spazio a dubbi il rapporto "Trivelle fuorilegge" realizzato da Greenpeace, in cui, per la prima volta, vengono resi pubblici i dati ministeriali relativi all'inquinamento generato da oltre trenta trivelle operanti nei nostri mari. Secondo l'associazione ambientalista la contaminazione e' "ben oltre i limiti previsti per almeno una sostanza chimica pericolosa nei tre quarti dei sedimenti marini vicini alle piattaforme", il 76% nel 2012, il 73,5% nel 2013 e il 79% nel 2014. Ancora: i parametri ambientali sono oltre i limiti per almeno due sostanze nel 67% dei campioni analizzati nel 2012, nel 71% nel 2013 e nel 67% nel 2014. Anche nelle cozze la presenza di sostanze inquinanti ha mostrato evidenti criticita'.
Come spiega il responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace, Giuseppe Ungherese, emerge una "contaminazione grave e diffusa", le trivelle non rispettano i limiti fissati dalla legge, per cui sono illegali. "Ci sono contaminazioni preoccupanti da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti", ribadisce Ungherese, e infatti vicino alle piattaforme si "trovano abitualmente sostanze associate a numerose patologie gravi, tra cui il cancro". Eppure il ministero competente non fa nulla.
Lo scorso luglio Greenpeace aveva chiesto i dati di monitoraggio delle piattaforme presenti nei mari italiani. E il ministero dell'Ambiente ha fornito "soltanto" quelli di 34 impianti, relativi agli anni 2012-2014, dislocati davanti alle coste di Emilia-Romagna, Marche e Abruzzo. Delle altre 100 e piu' piattaforme operanti nulla, per cui "o il ministero non dispone di informazioni in merito, e dunque questi impianti operano senza piani di monitoraggio, oppure ha deciso di non consegnare a Greenpeace tutta la documentazione in suo possesso".

Dunque, attacca Ungheresi, a un quadro ambientale critico, si aggiunge la "scarsa trasparenza del ministero", senza dimenticare che i monitoraggi sono stati eseguiti da Ispra (Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale), che e' vigilato dallo stesso ministero, su committenza di Eni, proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine. Insomma "il controllore e' a libro paga del controllato", conclude Greepeace ribadendo che "chi estrae idrocarburi nei nostri mari inquina, e lo fa oltre i limiti imposti dalla legge senza apparentemente incorrere in sanzioni o in divieti". Per cui il 17 aprile occorre partecipare al referendum e votare Si' "per fermare chi svende e deturpa l'Italia".






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banda http://www.adelebox.it/