sabato 10 novembre 2012

L’APPELLO “CAMBIARE SI PUO’! PER UNA PRESENZA ALTERNATIVA ALLE ELEZIONI 2013”

L’APPELLO “CAMBIARE SI PUO’! PER UNA PRESENZA ALTERNATIVA ALLE ELEZIONI 2013”

Il sistema sta andando in pezzi.
Le differenze economiche e sociali crescono, le disonestà individuali o di gruppi sono diventate corruzione del sistema, la distanza tra stato e società e tra organi rappresentativi e cittadini non è mai stata così elevata. La possibilità di contare e di decidere sulla propria vita e sul proprio futuro è quotidianamente frustrata da decisioni verticistiche e incontrollabili. Così lo stesso desiderio di partecipazione politica si affievolisce, riducendosi a esplosioni di rabbia, alla fuga dal voto o all’adesione a proposte populiste (egualmente presenti dentro e fuori le forze politiche tradizionali). Prevale l’idea che non ci sia più nulla da fare perché ogni scelta è obbligata e «imposta dall'Europa» (cioè dai mercati). Il modello sociale europeo è cancellato dalle compatibilità economico-finanziarie in una concezione dell’economia che non lascia spazio alla politica.

Questa posizione è stata da tempo abbracciata dal Partito democratico e si è tradotta nell’appoggio senza se e senza ma al governo Monti, nel concorso all’approvazione del cosiddetto patto fiscale e della modifica costituzionale sul pareggio di bilancio, nel contributo alla riduzione delle tutele del lavoro, nel sostegno alle grandi opere, nel frequente aggiramento dell’esito referendario in favore dell’acqua pubblica. È una prospettiva nella quale si è inserito, da ultimo, il gruppo dirigente di Sel con la scelta di partecipare alle primarie, in una alleanza che ne sancisce la subalternità al Partito democratico (a prescindere dallo stesso esito delle primarie). Dall’altra parte c’è la posizione del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, che, pur partendo da una condivisibile critica radicale di questa classe politica e di questi partiti, non offre risposte sul piano della democrazia costituzionale e di una diversa uscita dalla crisi in atto.

A fronte di ciò non è più possibile stare a guardare o limitarsi alla critica.

L’attuale pensiero unico e il conseguente orizzonte politico sono modificabili. Esiste un'alternativa forte, sobria e convincente alla politica liberista che, in tutta Europa, sta distruggendo il tessuto sociale senza dare soluzione a una crisi che non accenna a diminuire nonostante le rassicurazioni di facciata.

È un’alternativa che si fonda sulle promesse di civiltà contenute nella nostra Carta fondamentale: la Costituzione stabilisce che tutti i cittadini hanno diritto al lavoro e, in quanto lavoratori, a una retribuzione sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa: noi vogliamo che questi principi siano attuati e posti a base delle politiche economiche e sociali. È un’alternativa che esprime una cultura politica nuova, che si prende cura degli altri e rifiuta il leaderismo, che parla il linguaggio della vita della persone e non quello degli apparati, che include nelle discussioni e decisioni pubbliche la cittadinanza attiva. Un’alternativa capace di fare emergere, con l’impegno collettivo, una nuova rappresentanza politica preparata, capace, disinteressata al tornaconto personale e realmente al servizio della comunità. Un’alternativa in grado di produrre antidoti a quel sistema clientelare che ha generato corruzione e inquinamento mafioso e di trasformare lo stato rendendolo trasparente, de-centralizzato ed efficiente. Un’alternativa, quindi, che guarda a un mondo diverso, in cui si rispetti l’ambiente, siano valorizzati i beni comuni, si pratichi l’accoglienza, si assicuri a tutte e tutti la possibilità di una vita degna di essere vissuta anche se si è vecchi, malati o senza lavoro o se si è arrivati nel nostro paese per viverci e lavorare. Non è un’illusione, ma il compito di una politica lungimirante: il welfare, lungi dall’essere un lusso dei periodi di prosperità, è la strada che ha portato alla soluzione delle grandi crisi economiche del secolo scorso. E non c’è solo una prospettiva di tempi lunghi. Ci sono azioni positive da realizzare e scelte sbagliate da contrastare. Subito.

L’elenco è semplice e riguarda sia gli interventi indispensabili che le modalità per recuperare le risorse necessarie. Da un lato, la rinegoziazione delle normative europee che impongono politiche economiche recessive; un progetto di riconversione di ampi settori dell’economia in grado di rilanciare rapidamente l’occupazione con migliaia di piccole opere di evidente e immediata utilità collettiva; un piano di riassetto del territorio nazionale e dei suoi usi mirante a garantire la sicurezza dei cittadini e la riduzione del consumo di suoli agricoli; un’imposizione fiscale equa ed efficace (estesa ai patrimoni e alle rendite finanziarie nonché alle proprietà ecclesiastiche); il potenziamento degli interventi a sostegno delle fasce più deboli e dei presidi dello stato sociale; il ripristino delle tutele fondamentali del lavoro e dei lavoratori; la sperimentazione di modalità di creazione diretta di occupazione, anche in ambito locale, affiancata dall’introduzione di un reddito di cittadinanza; l’attuazione di forme di sostegno e promozione delle esperienze di economie di cooperazione e solidarietà; l'investimento a favore della scuola e dell'università pubblica, a sostegno della formazione, della cultura, della ricerca e dell’innovazione; il rispetto pieno e immediato dei referendum 2011 sui beni comuni e contro la vendita ai privati dei servizi pubblici locali; un’effettiva riforma del sistema dell’informazione e del conflitto di interessi; il pieno riconoscimento dei diritti civili degli individui e delle coppie a prescindere dal genere e l’accesso alla cittadinanza per tutti i nati in Italia.

Dall’altro: una reale azione di contrasto dell’evasione fiscale e della corruzione; il ritiro da tutte le operazioni di guerra e l’abbattimento delle spese militari; la definitiva rinuncia alle grandi opere (a cominciare dalla linea Tav Torino-Lione e dal ponte sullo Stretto); l’abrogazione delle leggi ad personam (che sanciscono la disuguaglianza anche formale tra i cittadini); la previsione di un tetto massimo per i compensi pubblici e privati e l’azzeramento delle indennità aggiuntive della retribuzione per ogni titolare di funzioni pubbliche.

I fatti richiedono un’iniziativa politica nuova e intransigente, per non restare muti di fronte a opzioni che non ci corrispondono.

Un’iniziativa politica nuova e non la raccolta dei cocci di esperienze fallite, dei vecchi ceti politici, delle sigle di partito, della protesta populista. Un’iniziativa che porti alla costituzione di un polo alternativo agli attuali schieramenti, con uno sbocco immediato anche a livello elettorale. Un’iniziativa che parta dalle centinaia di migliaia di persone che nell’ultimo decennio si sono mobilitate in mille occasioni, dalla pace ai referendum, e che aggreghi movimenti, associazioni, singoli, amministratori di piccole e grandi città, lavoratrici e lavoratori, precari, disoccupati, studenti, insegnanti, intellettuali, pensionati, migranti in un progetto di rinnovamento delle modalità della rappresentanza che veda, tra l’altro, una effettiva parità dei sessi.

È un’operazione complicata ma necessaria, che deve essere messa in campo subito. Negli ultimi giorni si sono susseguiti numerosi appelli in questo senso. È tempo di unire passione, intelligenze, capacità ed entusiasmo per costruire una proposta elettorale coerente con questa prospettiva, in cui non ci siano ospiti e ospitanti, leader e gregari ma un popolo interessato a praticare e promuovere cambiamento.

È questo il senso della campagna “CAMBIARE SI PUÒ! NOI CI SIAMO”, nella quale abbiamo deciso di impegnarci con l’obiettivo di presentare alle elezioni politiche del 2013 una lista di cittadinanza politica, radicalmente democratica, alternativa al governo Monti, alle politiche liberiste che lo caratterizzano e alle forze che lo sostengono.

Noi ci siamo e pensiamo che molte e molti vogliano costruire con noi questo percorso.

Per questo ti chiediamo di esserci e di mandare la tua adesione a: aderisco@cambiaresipuo.net Ma le firme non bastano.

Serve che tutti noi, che aderiamo a questa campagna, ci incontriamo in una assemblea pubblica, che proponiamo per il 1° dicembre.


PROMOTORI

Luciano Gallino (professore sociologia, Università di Torino) - Livio Pepino (magistrato, responsabile Edizioni Gruppo Abele) - Marco Revelli (professore di scienza della politica, Università del Piemonte orientale) - don Marcello Cozzi (vicepresidente nazionale Libera) - Antonio Di Luca (operaio, Fiom, Pomigliano) - Chiara Sasso (scrittrice, Coordinamento Rete dei Comuni Solidali) - Vittorio Agnoletto (medico) Andrea Aimar (Officine corsare, Torino) - Caterina Avanza (Ethicando) Andrea Bagni (insegnante, redazione École, Firenze) - Piero Basso (dirigente di azienda) - Bengasi Battisti (sindaco Comune Corchiano, coordinatore nazionale enti locali per l'Acqua bene comune) - Oliviero Beha (giornalista e scrittore) - Lorenzo Bicchi (ferroviere, delegato sindacale, Firenze) - Cinzia Bottene (No Dal Molin, consigliera Comune di Vicenza) - Antonio Bruno (consigliere Comune di Genova) - Massimo Carlotto (scrittore) - Emilio Chiaberto (sindaco di Villar Focchiardo, Val Susa) - Ivan Cicconi (esperto di infrastrutture e appalti pubblici, Bologna) - Nicolella Clizia (consigliera Comune di Genova) - Ylenia da Valle (biologa, Università di Pisa) - Maurizio Del Bufalo (coordinatore di Cinema e Diritti, Napoli) - Donatella Della Porta (professore scienze politiche e sociologia, Istituto Universitario Europeo, Firenze) - Mariangela Delogu (delegata Rsu La Rinascente) - Gianna De Masi (assessore Comune di Rivalta) - Francesca Fornario (autrice satirica, videomaker, giornalista di Pubblico) - Flavia Fortunati (Libera, Perugia) - Dario Fracchia (sindaco di Sant’Ambrogio, Val Susa) - don Andrea Gallo (Comunità San Benedetto al Porto Genova) - Piero Gilardi (artista) - Paul Ginsborg (professore di storia contemporanea, Università di Firenze) - Haidi Giuliani (già insegnante) - Lorenzo Guadagnucci (giornalista, Comitato verità e giustizia per Genova) - Sabina Guzzanti (artista) - Sergio Labate (ricercatore Università di Macerata) - Roberto Lamacchia (avvocato, presidente Associazione italiana Giuristi democratici) - Enrico Lauricella (visual designer, Prato) - Chiara Lesmo (assessore alle politiche sociali Comune di Novate) - Domenico Lucano (sindaco di Riace) - Alberto Lucarelli (professore, assessore Comune Napoli e coautore quesiti referendari sull’acqua) - don Aniello Manganiello (già parroco di Scampia) - Rino Marceca (vice presidente Comunità montana Valle di Susa e val Sangone) - Teresa Masciopinto (responsabile culturale area sud Banca Etica) - Ugo Mattei (professore di diritto civile, Università di Torino, coautore quesiti referendari sull’acqua) - Sandro Medici (giornalista, presidente del X Municipio di Roma) - Emilio Molinari (presidente Comitato italiano per un Contratto mondiale sull'acqua) - Andrea Mormiroli (referente area Tratta e marginalità sociale, cooperativa Dedalus, Napoli) - Guido Ortona (professore di politica economica, Università del Piemonte orientale) - Moni Ovadia (artista) - Giovanni Palombarini (magistrato, pubblicista) - Rosangela Paparella (insegnante e attivista politiche di genere, Bari) - Tonino Perna (professore di sociologia economica, Università di Messina) - Riccardo Petrella (professore Università cattolica di Lovanio, fondatore Comitato Mondiale dell'Acqua) - Nicoletta Pirotta (presidente Iniziativa femminista europea) - Michele Pistone (delegato Rsu STM, Catania) - Matteo Pucciarelli (giornalista di Repubblica) - Leana Quilici (assessore Comune di Capannori) - Roberta Roberti (insegnante, Parma) - Marco Rovelli (scrittore e musicista) - Luca Sappino (giornalista di Pubblico) - Giuseppe Sergi (professore storia medievale, Università di Torino) - Giacomo Sferlazzo (cantautore, Askavusa, Lampedusa) - Lorenzo Signori (presidio di San Pietro di Rosà,Vicenza) - Paolo Sollier (allenatore di calcio e scrittore, già calciatore) - Gianmaria Testa (musicista e cantautore) - Gianni Tognoni (medico, segretario del Tribunale permanente dei popoli) - Francesco Vallerani (professore di geografia, Università Ca’ Foscari, Venezia) - Guido Viale (economista, giornalista e studioso di tematiche ambientali, Milano) - Laura Vigni (consigliere Comune di Siena) - Attilio Wanderlingh (giornalista, editore, Caffè letterario Intra Moenia, Napoli) - Alfredo Zuppiroli (primario cardiologo, Firenze)






FIRENZE – MOVIMENTI IN CERCA DI UNITA’



FIRENZE – MOVIMENTI IN CERCA DI UNITA’

di Chiara Ricci


«Ormai anche dal fornaio si discute dell'Europa che ha salvato le banche ma che taglia i fondi per la sanità, l'assistenza, la scuola e i servizi pubblici. Ma la discussione si ferma lì, a un punto morto. Perché nessuno conosce le proposte di politiche alternative. Quando dici che esistono, che sono realistiche e c'è chi le fa, ti rispondono che forse è così ma non se ne parla». Non è uno sfogo quello di Anna davanti al banchetto del manifesto, nella grande piazza di una Fortezza da Basso più affollata e vivace rispetto a ieri. Piuttosto una fotografia.

Che ritrae il distacco fra ciò di cui si parla in questa quattro giorni - riconquista di una effettiva democrazia, diritti e dignità del lavoro da preservare, difesa del modello sociale europeo - e una società in grandissima parte impaurita. Anche di pensare possibile un domani diverso e migliore.

Certo, l'incontro della rete degli economisti su un'altra politica economica per il vecchio continente, organizzato per l'intera durata della quattro giorni da Lunaria-Sbilanciamoci!, Another road for Europe, Euromemorandum e Economistes Atterrés, può apparire fra addetti ai lavori. Ma una delle sue declinazioni pratiche, il «Manifesto degli economisti sgomenti, per capire e superare la crisi», di agevole lettura, potrebbe pure avviare riflessioni collettive. Quelle che negli altri paesi europei, a giudicare dalla visibile presenza a Firenze 10+10 di attivisti soprattutto giovani, sono già dato di fatto. Con il denominatore comune di una richiesta di unità nelle lotte, una cui prima ricaduta sarà rappresentata dallo «sciopero mediterraneo» del 14 novembre. Una richiesta rimarcata in ogni occasione alla Fortezza da Basso, di fronte a taccuini e microfoni dei media (pochi) interessati a raccontare gli sviluppi di una azione comune contro le politiche della troika Ue-Bce-Fmi, e dei governi nazionali che più o meno dichiaratamente le sostengono.

All'ennesima notizia choc come il «no» di cinque paesi Ue al fondo di solidarietà per le popolazioni emiliane colpite dal terremoto, la reazione dei due portavoce di Firenze10+10 è stata immediata: «La scelta di cinque governi guidati da Germania e Gran Bretagna di negare il fondo di solidarietà all'Italia - segnalano Jason Nardi e Tommaso Fattori - dice che nell'Europa dell'austerità il 'debito' e gli interessi degli speculatori finanziari vengono prima delle persone. In questi anni per salvare le banche Europa e Stati Uniti hanno speso oltre 4.700 miliardi di denaro pubblico, mentre adesso si negano i fondi all'Emilia Romagna». Ma ci sono anche altre notizie. Che fanno meno rumore ma spiegano anche loro quanto sta accadendo «qui e ora». Una la raccontano gli studenti universitari di Siena, aderenti a Link e alla Rete della Conoscenza, arrivati alla Fortezza per unirsi ai seminari paralleli in corso al Dipartimento di matematica, organizzati dal Collettivo di Scienze e dagli Studenti di Sinistra fiorentini. «Noi stiamo discutendo da tempo alcuni temi di Firenze 10+10 - raccontano Antonella, Alessandra, Rosa e Giuseppe - sia dentro che fuori l'università. Ma abbiamo dovuto fare un appello perché alla facoltà di economia siano discusse anche le teorie degli economisti 'eterodossi', come ad esempio gli 'sgomenti' francesi, oltre ad italiani come Brancaccio e il gruppo di Sbilanciamoci . Una parte dei docenti ci ha appoggiato, e l'abbiamo apprezzato. Ma tutto questo è indicativo: fa paura anche solo chiedere di approfondire gli studi di economisti che fanno analisi diverse da quelle ortodosse. E stiamo parlando di una università».

Negli incontri del giorno, che hanno visto impegnati fra i tanti Luciana Castellina e Alfonso Gianni, Maurizio Landini e Vittorio Agnoletto, Giorgio Cremaschi e Luca Casarini, il tema di una necessaria «riconquista democratica» delle strutture continentali si è affacciato a più riprese. «Nel nostro seminario abbiamo discusso del fatto che non è rinviabile un processo popolare verso un parlamento europeo con effettivo potere legislativo - spiega Roberto Musacchio di Altramente - e con gruppi politici che non siano espressioni nazionali ma continentali a tutti gli effetti». Mentre dall'incontro «Fondare una nuova Europa», con Paolo Ferrero, il segretario comunista francese Laurent, Franco Russo di Transform, Gianni Rinaldini e l'ungherese Georgy Karoly, è stato puntualizzato che, per recuperare veri spazi di democrazia, alla convergenza delle lotte vanno accompagnate altre azioni. «Disdire i trattati europei non è estremismo - ha sottolineato Ferrero - se le politiche che ne derivano mettono in pericolo, come sta accadendo, la democrazia». Di qui l'obbligo di allineare la mission della Bce a quelle delle altre banche centrali del pianeta, come primo passo di contrasto al dominio finanziario dei cosiddetti «mercati».

Da “il manifesto” 10 novembre 2012

lunedì 29 ottobre 2012

QUESTO E' SOLO L'INIZIO - NO MONTI DAY

QUESTO E' SOLO L'INIZIO 


La battuta migliore circola tra chi guarda il cielo, da cui – contrariamente alle previsioni – non è caduta una sola goccia d’acqua. «Questo è un governo così ladro che pure dio, per non farlo contento, si è rifiutato di far piovere».

Oltre ai metereologi, hanno sbagliato alla grade anche i «professionisti dell’allarme», lungo la filiera che va da palazzo Chigi al Viminale, per scendere fino all’ultima redazione di provincia. Niente black blok, niente scontri, giornata di scorno per chi cerca solo sangue, sudore e polvere da sparo. L’allarmismo ha certo tenuto a casa un sacco di gente, memore di altre giornate e tensioni. Ma non troppa. E comunque quando i problemi reali premono, anche la «criminalizzazione preventiva» perde mordente. È stata perciò una manifestazione riuscita al di là delle più rosee attese degli organizzatori. E il perché è presto detto: c’era, e si vedeva, «organizzazione»; ossia lavoro, volontà, serietà, esperienza, quel pizzico di autodisciplina che aiuta nei momenti difficili.

Non è questione di «servizio d’ordine», di pettorine rosse e occhi aperti. Si è visto in piazza un senso, un ragionare comune che ha il governo come contraltare esplicito. È nato qualcosa. Un discorso sulle politiche economiche di Monti e Fornero, sulle «riforme strutturali» e sulle pretese di Confindustria e delle banche, che ha molto più corpo delle antiche giaculatorie «contro i padroni ed i banchieri». È un ragionamento critico su questa Europa, sul modo in cui viene costruita a tappe forzate e senza alcuna verifica democratica, a nessun livello. È l’emergere di proposte alternative che si pongono esplicitamente il problema della «credibilità», della fattibilità reale; non «il socialismo» in astratto, non una formula retorico.ideologica, ma qualcosa che si può fare e che magari va in quella direzione. Certo, non manca mai il gruppetto che si sgola a gridare «usciamo dall’euro»; ma lo sguardo di compatimento che in genere lo accompagna vale più di un documento critico.

Il gioco di questi tempi è «teso e tetro», ben pochi hanno voglia di far pura testimonianza. La dimensione «di movimento» c’è, è consistente, ma non è quella dominante. Lo spezzone dichiaratamente studentesco, per dire, aveva come punta più visibile e articolata i ragazzi napoletani di ClashCityWorkers; capaci di slogan creativi come «eat the rich», ma anche di gestire un sito di informazione strutturata, che spazia dall’analisi economica all’agitazione politica ragionata.

Sembrano insomma finiti gli anni ’90 e il primo decennio del nuovo secolo, quando il solo pensare a unire le forze era tacciato di «vetero-partitismo». Chiunque abbia guardato questo fiume di persone con occhi aperti ha potuto vedere almeno quattro grandi blocchi largamente convergenti nella presa d’atto che si è aperta un’altra stagione, quella dei tagli senza fine e della demolizione del «modello sociale europeo». E che quindi «la politica» per come è stata intesa nell’ultimo ventennio – grandi aggregazioni elettorali con «programmi» sempre più vaghi per «conquistare il centro» e andare al governo a qualsiasi costo – non ha più ragione di esistere.

Se da un lato c’è «il montismo» e la gestione stile troika, non c’è più lo spazio per la «mediazione condizionante» e l’alleanza elettorale finto-indipendente. O si sta in quel gioco, applicando per filo e per segno le disposizioni di Bce, Ue, Fmi; oppure si dà vita, come in tutta l’Europa attraversata dalla crisi, a un’opposizione. Radicale nei contenuti, a «volto scoperto e mani nude». Se si vogliono rappresentare interessi sociali concreti, riconoscibili, bisogna scagliere quale strada si prende. Perché c’è un bivio deciso, davanti a noi, non più un intrecciarsi di sentieri dalle molte direzioni.

È la fine di ogni gauche plurielle. I tanti protagonisti di quella stagione che ieri si aggiravano per il corteo sembravano faticare a trovare il proprio posto. Chi ha deciso che vuol stare nel prossimo governo (in caso di vittoria del centrosinistra), non è venuto in piazza e ha fatto bene a starne lontano. Chi vuol aiutare a costruire un’opposizione chiara, era benvenuto; mettendo infine la sordina alle sempiterne polemichette «di sinistra», pur senza dimenticare nulla. In mezzo non c’è più uno spazio vero d’azione politica. E nessuna retorica può più costruirlo.

La mescolanza generazionale, infine, è apparsa totale. Barbe bianche e volti imberbi camminano di nuovo insieme. Semmai si nota qualche rarefazione nelle generazioni di mezzo, quelle che con cinismo impressionante Monti ha definito «saltate». Ma chi vuol giocare a fare il Renzi, a contrapporre giovani e «maturi», da queste parti non ha spazio.

È nato qualcosa e può svilupparsi perché ha già gambe minimamente solide. Comitato No Debito, Rifondazione, Usb e Cobas sono i pilastri di questa giornata. Ognuno, a suo modo, è un agire collettivo strutturato, non una massa scomposta o uno sciame. Di fronte al senso di «ineluttabilità» e impotenza seminato dalla distanza siderale tra «politiche della troika» e possibilità concrete di reazione, sarebbe del resto ingenuo attendersi un fermentare di iniziative che trova «per sua natura» un alveo comune. Essere un «soggetto istituzionale», un sindacato o un partito, è in queste condizioni un must, non più un handicap.

È stata una giornata davvero particolare. Speriamo sia solo la prima di una nuova stagione.

Francesco Piccioni - il manifesto

martedì 23 ottobre 2012

PRC/FDS AL MERCATO (26 OTT. 2012) E IN PIAZZA (28 OTT. 2012) A VIMODRONE X RACCOLTA FIRME REFERENDUM LAVORO.


PRC/FDS AL MERCATO (26 OTT. 2012) E IN PIAZZA (28 OTT. 2012) A VIMODRONE X RACCOLTA FIRME REFERENDUM LAVORO.


La raccolta firme dei REFERENDUM SUL LAVORO… CONTINUA!!!

VENERDI 26 OTTOBRE 2012 DALLE ORE 10.00 ALLE ORE 12.00 (MERCATO) e DOMENICA 28 OTTOBRE 2012 DALLE ORE 10.00 ALLE ORE 12.00 IN PIAZZA UNITA’ D’ITALIA (fronte chiesa).

Il PRC di Vimodrone allestirà banchetti… FIRMA ANCHE TU… E’ UNA GIUSTA CAUSA…

PRC VIMODRONE
rifodrone.blogspot.com



 




lunedì 22 ottobre 2012

NO MONTI DAY


L’alternativa c’è. Partecipiamo al NOMONTIDAY per contribuire a costruirla. A chi dice che non ci sono alternative alle politiche di austerity volute dalla Merkel e dalla Troika, rispondiamo che dalla crisi non si esce tagliando i diritti e il futuro, soprattutto delle giovani generazioni. Il Fiscal Compact, che chiede al nostro paese tagli di 45 miliardi l’anno per i prossimi 20 anni, è un trattato contro i popoli d’Europa, contro le conquiste sociali che fanno parte della storia europea. Le politiche di austerity peggiorano la crisi economica e creano una crisi di civiltà, una barbarie in cui si distruggono tutti i diritti sociali e del lavoro e si distrugge assieme la democrazia. In Italia centrodestra e centrosinistra uniti nel montismo hanno approvato il Fiscal Compact, così come il pareggio di bilancio in Costituzione.

Manifestiamo nel NOMONTIDAY perché ci sentiamo parte di quel movimento europeo che ha visto i popoli manifestare contro l’austerity, dalla Spagna alla Grecia, al Portogallo, alla Francia e ad altri paesi. Vogliamo connettere le lotte dei popoli europei e costruire anche qui in Italia un’opposizione sociale e politica forte e unitaria. Dobbiamo irrompere nel vergognoso racconto a reti unificate di un paese senza opposizione.


lunedì 15 ottobre 2012

ADELANTE COMPAGNI



Gran bella mattinata, domenica 14 ottobre…


Tra una pedalata per la PACE ed una raccolta firme sui

REFERENDUM per il LAVORO andata

ALLA GRANDE!!!

Adelante COMPAGNI.





CACCIAMO VIA FORMIGONI!!!

Cacciare via Formigoni e rompere il suo sistema di potere clientelare, all’interno del quale la ’ndrangheta ha potuto fare affari e trovare rappresentanti politici diretti. Svelare ciò che si nasconde dietro l’ "eccellenza" sbandierata dal “Celeste” in termini di devastazione economica, di perdita di beni comuni, di aumento della povertà, di rottura della solidarietà. Sarà compito delle forze politiche e sociali e dei movimenti che vogliono lavorare per la rinascita della Lombardia fare pulizia e segnare una rottura con il passato, non lasciamo che Formigoni faccia altri danni.




CLICCA QUI SOTTO PER VEDERE INTERVISTA DI 10 MINUTI A PAOLO FERRERO SEGRETARIO PRC





PADRE ZANOTELLI CONTRO I JET MILITARI: “SCANDALOSO IL NOBEL ALL’UE”


Varese, il corteo di padre Zanotelli contro i jet militari: “Scandaloso il Nobel all’Ue”


Alla manifestazione pacifista del 13 ott. organizzata attorno agli stabilimenti Alenia Aermacchi di Venegono (Varese) per protestare contro la vendita di alcuni addestratori militari all’aviazione israeliana, padre Alex Zanotelli non ha perso l’occasione per pronunciare il proprio disappunto per il conferimento del Nobel per la pace all’Unione Europea. “Mi domando come è possibile dare un premio nobel alla Ue, a livello comunitario siamo prigionieri della Nato, combattiamo dall’Iraq all’Afghanistan alla Libia, e noi diamo all’Ue il Nobel?”.Abbiamo fatto – continua – le guerre contro i poveri di questo mondo e a livello globale abbiamo speso millesettecentoquaranta miliardi di dollari.

mercoledì 10 ottobre 2012

PRC/FDS IN PIAZZA A VIMODRONE X RACCOLTA FIRME


PRC/FDS IN PIAZZA A VIMODRONE X RACCOLTA FIRME IL 14-10-2012.


Inizia la raccolta firme dei REFERENDUM SUL LAVORO… DOMENICA 14 OTTOBRE 2012 DALLE ORE 10.00 ALLE ORE 12.00 IN PIAZZA UNITA’ D’ITALIA (fronte chiesa) il PRC di Vimodrone allestirà un primo banchetto… FIRMA ANCHE TU… E’ UNA GIUSTA CAUSA…

PRC VIMODRONE

P.S. Per saperne di più www.referendumlavoro.it




12 OTTOBRE 2012 - PRESENTATO IL REFERENDUM PER ABROGARE LA RIFORMA DELLE PENSIONI DELLA FORNERO.
Presente Paolo Ferrero, segretario PRC\FdS
"Questa mattina abbiamo presentato in Cassazione i referendum contro la riforma Fornero sulle pensioni. Una riforma di una gravità assoluta che colpisce le lavoratrici e i lavoratori, ha prodotto il dramma degli 'esodati', aumenterà la disoccupazione giovanile e si accanisce contro le donne. Una riforma senza nessuna giustificazione economica poiché il nostro sistema previdenziale era in assoluto equilibrio, come ebbe a dire persino Monti nel proprio discorso di insediamento e la cui sola logica è quella di usare i contributi per le pensioni come un bancomat". Con questa dichiarazione Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, ha annunciato la presentazione dei questiti referendari contro la riforma delle pensioni della Fornero. Ferrero ha precisato che fanno parte del comitato promotore del referendum sulle pensioni lavoratori e lavoratrici esodati, precari/e, esponenti di movimenti e partiti, tra i quali Rifondazione comunista. La raccolta delle firme partirà nelle prossime settimane, probabilmente tra il 20 e il 27 ottobre.
 

PROSEGUE LA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA

La Federazione della Sinistra saluta la scelta del popolo venezuelano di proseguire nella rivoluzione bolivariana e nella costruzione del socialismo del XXI secolo. La straordinaria partecipazione popolare al voto, l'affermazione con il 54,4% dei voti del presidente Hugo Chavez rieletto alla più alta carica del Paese, dimostrano che la sovranità popolare può essere più forte di quelle delle borse e del "libero" mercato. Viva il Venezuela democratico, socialista e antimperialista!!

mercoledì 3 ottobre 2012

GENOVA 2001 - I POLIZIOTTI HANNO MISTIFICATO LA REALTÀ SCREDITANDO L'ITALIA NEL MONDO

GENOVA 2001 - I POLIZIOTTI HANNO MISTIFICATO LA REALTÀ SCREDITANDO L'ITALIA NEL MONDO


da "IL MANIFESTO"

Le violenze della polizia "sadica e cinica" e gli immotivati arresti di massa dei no-global inerti e innocenti, durante la sanguinosa irruzione nella scuola 'Diaz' di Genova, al termine del G8 del 2001, hanno "gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero". A dirlo è la Cassazione nella maxisentenza di 186 pagine che contiene le motivazioni in base alle quali, lo scorso luglio, sono state confermate le condanne per le calunnie e i falsi verbali scritti e firmati dai dirigenti della polizia per giustificare il "massacro" costruendo prove false ai danni dei 93 arrestati, 87 dei quali feriti. Tra loro molti stranieri. Alcuni vivi per miracolo. Antefatto di una simile operazione - spiega la Suprema Corte - eè stata "l'esortazione rivolta dal capo della polizia (a seguito dei gravissimi episodi di devastazione e saccheggio cui la città di Genova era stata sottoposta) ad eseguire arresti, anche per riscattare l'immagine della Polizia dalle accuse di inerzia". Un 'invito', quello di Gianni De Gennaro - ora sottosegretario alla sicurezza del governo Monti - "che ha finito con l'avere il sopravvento rispetto alla verifica del buon esito della perquisizione stessa", condotta con "caratteristiche denotanti un assetto militare". Per questo Vittorio Agnoletto, all'epoca portavoce del Genova social forum, ne chiede le dimissioni e sostiene che "è impensabile che il capo della Polizia abbia potuto dare ordini senza consultare o almeno informare i responsabili politici: l'allora presidente del Consiglio Berlusconi e il ministro dell'Interno Scajola". Alla Diaz, nonostante le "mistificazioni" della polizia, di armi non ce ne erano e nemmeno black-bloc, e i supremi giudici citano una perizia del Ris di Parma che mostra filmati nei quali non compare alcuna forma di resistenza da parte dei no-global. L'unico dirigente della polizia al quale sono state concesse le attenuanti è Michelangelo Fournier che, dopo il pestaggio, aveva espresso a Vincenzo Canterini - il capo del reparto mobile che entrò per primo, senza regole di ingaggio e senza compiti e limiti prefissati - "la volontà di non lavorare più con questi macellai qui”. "L'entità delle violenze gli era risultata, alla fine, ripugnante", annota la Cassazione che non manca di rilevare come alcun "rammarico" sia mai stato espresso, invece, dagli altri coimputati. Tutti hanno dovuto lasciare il servizio e ora sono in attesa di sapere se verrà accolta, dal tribunale di sorveglianza di Genova, la loro richiesta di scontare la pena in affidamento ai servizi sociali. Adesso c'è solo l'ok della Procura generale, ha spiegato l'avvocato Valerio Corini. Per quanto riguarda i big della polizia, decapitati dal verdetto, la Cassazione chiarisce che la loro responsabilità non è stata affermata in base alla semplice funzione di comando e al teorema 'non potevano non sapere', ma in forza di "elementi concreti e precisi". Gilberto Caldarozzi, Francesco Gratteri e Giovanni Luperi era presenti alla Diaz mentre le violenze erano ancora in corso sotto ai loro occhi. Sapevano che non c'erano le molotov e parteciparono ai "conciliaboli" per appiopparne il possesso ai no-global. Chiesero ai capisquadra di scrivere i verbali falsi dai quali uscisse "legittimato" quello "sproporzionato uso della forza" e la documentazione sugli agenti feriti. Ma non era vero nulla: la sentenza ricorda che fu la polizia a lacerarsi qualche giubbotto, "distendendolo apposta sulle cattedre", e a realizzare la "messinscena" del finto accoltellamento di un agente. Gratteri e Caldarozzi videro a terra il corpo esanime del reporter inglese Mark Covell - che ha raggiunto con il Viminale un accordo per essere risarcito - e non fecero nulla. O meglio: Calderozzi disse a un ufficiale dei carabinieri, preoccupato, di lasciar perdere.


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