LAVORO – FORNERO: ABERRANTI PAROLE DEL MINISTRO: LAVORO è DIRITTO COSTITUZIONALE.
NOI IN PIAZZA CONTRO DDL, FAREMO REFERENDUM SU ARTICOLO 18
Le parole del ministro Fornero, nell’intervista del Wsj, sono aberranti: il lavoro in Italia è un diritto costituzionale. Si rilegga gli articoli 1 e 4, tra i Principi fondamentali della nostra Carta costituzionale! La riforma che il governo sta blindando in ...queste ore con la fiducia alla Camera è un provvedimento pessimo, altro che buono: via libera ai licenziamenti con la demolizione dell’articolo 18 e precarietà per tutti. Per questo noi del PRC anche oggi saremo in piazza, coi sindacati, per dire no a questa riforma e a questo governo nemico dei lavoratori. E per questo presenteremo un referendum per ripristinare l’articolo 18.
LE PAROLE DELLA FORNERO...
(AGI) - Roma, 27 giu. - "L'attitudine della gente deve cambiare; il lavoro non e' un diritto, va guadagnato, anche con il sacrificio". Lo ha dichiarato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in un'intervista al 'Wall Street Journal'. "Stiamo cercando di proteggere le persone non i loro posti", ha spiegato il ministro. Intanto la Camera ha approvato la terza fiducia posta dal governo sul ddl di riforma del mercato del lavoro. I si' sono stati 447, i contrari 76, 27 gli astenuti. L'aula di Montecitorio si appresta ora a votare la quarta e ultima fiducia chiesta dall'esecutivo. Il provvedimento sara' licenziato in serata. (AGI) .
mercoledì 27 giugno 2012
VIA DALL'AFGHANISTAN SUBITO!
Ancora un militare ucciso ad Herat Afghanistan. Dal governo Berlusconi a quello Monti niente è cambiato sulle politiche di guerra. Basta versare sangue innocente : ritiriamo le truppe!
domenica 24 giugno 2012
APPELLO AI PARLAMENTARI PD – NO ALL’ABROGAZIONE ART. 18
APPELLO AI PARLAMENTARI PD – NO ALL’ABROGAZIONE ART. 18
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http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.libera.tv%2Fvideos%2F3101%2Farticolo-18-i-dubbi-del-pd---confronto-tra-fassina-e-giuristi-democratici.html&h=dAQHe9uOK
Associazione Giuristi democratici
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Associazione Giuristi democratici
Le Camere si accingono a discutere un disegno di legge di riforma del mercato del lavoro che viene propagandata come inevitabile, e viene giustificata con il fatto che ad oggi in Italia un imprenditore in gravi difficoltà economiche non possa ridurre il proprio personale.
Quali deputati e senatori del Pd, saprete sicuramente che quanto sopra non corrisponde a verità, in quanto il nostro ordinamento prevede espressamente la possibilità di licenziare per motivi economici, essendo previsto il licenziamento per giustificato motivo oggettivo (fino a 5 dipendenti) o collettivo (oltre i 5 dipendenti) e che la stessa Ocse pone l'Italia al di sotto della media europea per quanto attiene agli indici della rigidità in uscita. La nuova formulazione dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori non introduce alcuna nuova causa di licenziamento, ma incide solo sul trattamento sanzionatorio dei licenziamenti illegittimi, quelli senza giusta causa e giustificato motivo, stabilendo tetti massimi (irrisori) ai risarcimenti che vanno dai 6 mesi (paradossalmente per la violazione più palese, il licenziamento privo di motivazione), fino a 24 mesi. La reintegrazione viene di fatto abolita, sia per il licenziamento (strumentalmente definito) disciplinare, dove rimane limitata a casi marginali, che per il licenziamento (strumentalmente definito) economico - nel quale il reintegro previsto sulla carta è del tutto impraticabile - così come per i licenziamenti collettivi illegittimi, aprendo la strada ad espulsioni di massa di forza lavoro (la Cgia di Mestre quantifica in 60 mila i posti che andranno persi nei primi 10 mesi di applicazione: 2 mila licenziamenti al giorno). L'attuale art.18 è una norma a costo zero per il datore di lavoro corretto, in quanto interviene solo nei confronti di chi non rispetta la legge.Questa riforma non ha alcuna attinenza con il rilancio dell'economia, come attestano tutti gli studi sul punto e come ha più volte affermato lo stesso Pierluigi Bersani. È una riforma, quindi, che nasce solo per primeggiare in Europa nella gara a chi si conforma prima e di più alle previsioni del Patto Euro Plus firmato il 25 marzo 2011 dal governo Berlusconi (poi divenuto Fiscal Compact lo scorso 2 marzo 2012), ovverosia proprio quell'accordo contro cui Hollande ha vittoriosamente impostato la propria campagna elettorale, e su cui la socialdemocrazia tedesca ha già annunciato che, senza sostanziali modifiche in termini di diritti sociali, non darà la propria approvazione parlamentare.
Per questo scriviamo ai parlamentari del Pd, convinti come siamo che la consonanza con le altre famiglie riformiste europee possa consentirvi di comprendere ed apprezzare il profondissimo errore di aderire acriticamente a un testo che toglie l'ultimo architrave del diritto del lavoro che l'opinione pubblica e la lotta di milioni di lavoratori avevano salvato dal ventennio berlusconiano. Se Il Pd approverà questa riforma si assumerà una responsabilità politica storica di fronte a milioni di lavoratrici e lavoratori - che pure ritengono di essere ancora rappresentati dal vostro partito - ponendo una pesantissima ipoteca alla possibilità che l'Italia possa contribuire a delineare un percorso di uscita dalle macerie prodotte dal lungo governo della destra europea, e aprendo così uno scenario che rischia di condurci davvero verso il modello Grecia e non verso Francia o Germania. Per questo vi chiediamo di non approvare questa legge, che non porterebbe alcun giovamento alle ragioni della buona impresa e alle esigenze dei lavoratori, ma aumenterebbe solo l'illegalità, la precarizzazione e la sottoccupazione generalizzata, la disperazione sociale e la disaffezione alla politica e alla partecipazione.
FESTE
Alcune feste che sono in programma in questo mese di Giugno:
15 - 17 GIUGNOLa Federazione della Sinistra in Festa in zona 6 Cascina Monterobbio Via S. Paolino 5 Milano
15 – 17 GIUGNO
IX Festa dei Giovani Comunisti del Corsichese e Trezzano Area Feste Via Gramsci 36 Gaggiano
14 – 24 GIUGNO
Festa per la Libertà dei Popoli Centro Sportivo Via Mazzola ang. Via Europa Cassano D’Adda
19 – 25 GIUGNO
Festa di Liberazione del Castanese Tensostruttura via Mantegna Castano Primo
28 - 15 LUGLIO
Rifondinfesta Presso il circolo Sempre Avanti via Bertola 11 Novate Milanese
giovedì 21 giugno 2012
CONTRO LA CRISI... LE DONNE POSSONO
Contro la crisi.... le donne possono Assemblea donne PRC Lombardia
• Roberta Fantozzi, segreteria Rifondazione
Parleremo del lavoro nei luoghi della produzione e della riproduzione, dei lavori delle donne, del lavoro domestico,di autodeterminazione e welfare, delle grandi reticenze della politica e della economia. Confronteremo esperienze di lotta, pratiche e proposte di donne per costruire forza femminile indispensabile per uscire dalla crisi infinita che tocca le vite e annulla i nostri progetti.
Sabato 23 giugno 2012 ore 9,30-17,00
c/o Circolo Concetto Marchesi
Via Spallanzani, 6 (coop. Aurora) Milano
Ci accompagneranno:
• Lidia Menapace, senatrice PRC• Eliana Como, FIOM Bergamo
• Giovanna Vertova, economista, docente università Bergamo
• Rosangela Pesenti, gruppo Sconfinate, coord. nazionale Udi, redazione Marea
Coordina e introduce l’incontro: Giovanna Capelli, PRC
mercoledì 30 maggio 2012
I SOLDI AI TERREMOTATI!!!
I SOLDI AI TERREMOTATI!!!
I soldi della parata del 2 giugno ai terremotati: scriviamo al Presidente della Repubblica
Egregio Presidente Giorgio Napolitano
Lei ha chiesto ai giovani di aprire porte e finestre, anche qualora le trovassero chiuse.
Le chiediamo con tutto il rispetto di dare l’esempio: apra porte e finestre alla solidarietà; trasformi il 2 giugno da festa della Repubblica militare a festa della Repubblica solidale.
Annulli la parata, che l’anno scorso era costata 4,4 milioni di euro e che secondo il ministero della Difesa quest’anno costerà quasi 3 milioni di euro.
Quei denari siano investiti in opere di solidarietà con la popolazione stremata dal terremoto e quei contingenti chiamati a sfilare vengano utilizzati nelle zone bisognose di aiuti.
Si può fare: nel 1976 la parata fu sospesa in occasione del terremoto del Friuli.
INVIAMO UNA MAIL A:
presidenza.repubblica@quirinale.it
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
https://servizi.quirinale.it/webmail/
domenica 27 maggio 2012
GIU' LE MANI DALL'ARTICOLO 18!
GIU' LE MANI DALL'ARTICOLO 18!!!
Il ddl lavoro che questo Parlamento si accinge a discutere e ad approvare scardina l’ultima garanzia dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, che neppure i governi Berlusconi erano riusciti a cancellare. Se passa la controriforma l’obbligo della reintegra del lavoratore ingiustamente licenziato non ci sarà più. La reintegra diventerà un caso “estremo e improbabile”.
Nella stragrande maggioranza dei casi, le lavoratrici e i lavoratori che subiranno un licenziamento giudicato illegittimo, non potranno riottenere come sarebbe giusto il proprio posto di lavoro. Nonostante il giudizio di illegittimità.
Non è un’aberrazione? La reintegra viene di fatto abolita per il licenziamento illegittimo a cui il datore di lavoro apporrà l’etichetta di licenziamento disciplinare, perché le ipotesi previste per il diritto alla reintegra sono del tutto marginali. Viene di fatto abolita per il licenziamento illegittimo a cui il datore di lavoro apporrà l’etichetta del motivo economico, perché la “manifesta insussistenza” è di fatto indimostrabile e comunque nemmeno in quel caso la reintegra sarà un diritto, ma solo una possibilità. Viene di fatto abolita per i licenziamenti privi di motivazione. Mentre è gravissima la manomissione delle garanzie procedurali nei licenziamenti collettivi. La cancellazione del diritto alla reintegra apre le porte ad arbitri senza precedenti nel rapporto di lavoro, facendo venire meno il valore deterrente dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, in un paese che ha già oggi un livello di protezione, una “rigidità in uscita” inferiore alla media europea secondo gli indici OCSE. Contemporaneamente il ddl lavoro non solo non cancella nessuna delle tipologie di lavoro precario, ma equipara di fatto i contratti a termine e il lavoro in somministrazione al contratto a tempo indeterminato, con l’abolizione delle causali giustificative. A questo si aggiunge la riduzione drastica della copertura degli ammortizzatori sociali, i cui effetti si combinano in maniera micidiale con la controriforma delle pensioni. La precarietà diventerà condizione generale: le lavoratrici e i lavoratori adulti ed anziani espulsi nella crisi dai posti di lavoro, dovranno competere con i loro figli e le loro figlie per un posto precario. Ci opponiamo e ci opporremo a questa controriforma.
Con le mobilitazioni oggi, con il referendum domani se dovesse passare.
Il ddl lavoro che questo Parlamento si accinge a discutere e ad approvare scardina l’ultima garanzia dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, che neppure i governi Berlusconi erano riusciti a cancellare. Se passa la controriforma l’obbligo della reintegra del lavoratore ingiustamente licenziato non ci sarà più. La reintegra diventerà un caso “estremo e improbabile”.
Nella stragrande maggioranza dei casi, le lavoratrici e i lavoratori che subiranno un licenziamento giudicato illegittimo, non potranno riottenere come sarebbe giusto il proprio posto di lavoro. Nonostante il giudizio di illegittimità.
Non è un’aberrazione? La reintegra viene di fatto abolita per il licenziamento illegittimo a cui il datore di lavoro apporrà l’etichetta di licenziamento disciplinare, perché le ipotesi previste per il diritto alla reintegra sono del tutto marginali. Viene di fatto abolita per il licenziamento illegittimo a cui il datore di lavoro apporrà l’etichetta del motivo economico, perché la “manifesta insussistenza” è di fatto indimostrabile e comunque nemmeno in quel caso la reintegra sarà un diritto, ma solo una possibilità. Viene di fatto abolita per i licenziamenti privi di motivazione. Mentre è gravissima la manomissione delle garanzie procedurali nei licenziamenti collettivi. La cancellazione del diritto alla reintegra apre le porte ad arbitri senza precedenti nel rapporto di lavoro, facendo venire meno il valore deterrente dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, in un paese che ha già oggi un livello di protezione, una “rigidità in uscita” inferiore alla media europea secondo gli indici OCSE. Contemporaneamente il ddl lavoro non solo non cancella nessuna delle tipologie di lavoro precario, ma equipara di fatto i contratti a termine e il lavoro in somministrazione al contratto a tempo indeterminato, con l’abolizione delle causali giustificative. A questo si aggiunge la riduzione drastica della copertura degli ammortizzatori sociali, i cui effetti si combinano in maniera micidiale con la controriforma delle pensioni. La precarietà diventerà condizione generale: le lavoratrici e i lavoratori adulti ed anziani espulsi nella crisi dai posti di lavoro, dovranno competere con i loro figli e le loro figlie per un posto precario. Ci opponiamo e ci opporremo a questa controriforma.
Con le mobilitazioni oggi, con il referendum domani se dovesse passare.
PALERMO: Assessore alla scuola della nuova giunta Orlando. Bella immagine, che richiama il nostro manifesto della manifestazione "gridiamoglielo in piazza"!
sabato 26 maggio 2012
VIMODRONE - LA SQUADRA DI ASSESSORI E CONSIGLIERI DELEGATI
Ecco i nuovi assessori e i consiglieri delegati!
Buon Lavoro.
Ivana Broi
- Vicesindaco ed Assessore all'Ecologia e al Commercio;
Luigi Verderio
- Assessore alle Politiche Sociali, Problematiche Abitative ed Emergenze Lavorative;
Fabio Casati
- Assessore allo Sport, Pubblica Istruzione, Cultura, Asili Nido e Politiche Giovanili;
Francesco Romano
- Assessore al Bilancio, Tributi, Lavori Pubblici, Patrimonio, Attività Produttive e Società Partecipate;
Aurora Impiombato
- Assessore all'Urbanistica e Mobilità.
Le deleghe aPolizia Locale, Personale, Affari Generali e Legali sono in capo al Sindaco.
Tre consiglieri comunali con deleghe:
Osvalda Zanaboni
- Politiche Sociali, Associazionismo, Volontariato, interculturalità e cura della Biblioteca;
Fabio Formaggini
- Partecipazione, Giovani, Sport, Expo 2015, Innovazione Tecnologica;
Giuseppe Lo Presti
- Progetti per la Pace, Politiche del Lavoro.
lunedì 14 maggio 2012
VIMODRONE SEI TU HA VINTO!!!
GUARDA IL VIDEO CLICCA QUI SOTTO...
sabato 12 maggio 2012
PIAZZA ROSSA
PIAZZA ROSSA
Erano tanti, giunti nella capitale da tutta Italia per dire no al governo Monti, alla riforma dell'articolo 18, alla crisi fatta pagare ai soliti noti. «Siamo diecimila»; «Siamo trentamila»; «Siamo quarantamila» si scandisce a tappe dal pullman rosso che apre il corteo: boato e applausi.
È un mare di bandiere rosse già in piazza della Repubblica, intorno alle due del pomeriggio. Il sole è a picco, il primo caldo estivo picchia, ma l'entusiasmo è proprio quello delle grandi occasioni. D'altra parte si tratta della prima manifestazione nazionale della Federazione della Sinistra, per Rifondazione la prima dopo il sofferto congresso di Chianciano del 2008. Si parte. In testa, dietro lo striscione "Gridiamoglielo in piazza - l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro", sfilano i leader della Fds: Diliberto, Ferrero, Salvi, Patta. Ci sono anche alcuni esponenti di Sel (Musacchio, Sentinelli, Gianni) e della Fiom (Cremaschi.) Ma la cifra del corteo la fanno loro, i tanti, tantissimi giovani che con allegria e fantasia riempiono prima via Cavour e poi i Fori Imperiali. Cantano, ballano, si divertono a sfottere i "tecnici", quelli che senza tanti scrupoli li stanno privando del futuro. Cantano Bella Ciao e Bandiera rossa. Indossano magliette rosse: il Che, come sempre, va per la maggiore, ma non mancano falce e martello e stelle gialle, stile "vecchio Pci".
di Romina Velchi
«Edizione straordinaria, edizione straordinaria: i comunisti ci sono! Edizione straordinaria». Scherza il compagno di Roma impegnato nella diffusione militante del numero speciale di "Liberazione" preparato per l'occasione. Scherza, ma non troppo. Perché veramente ieri a Roma i comunisti c'erano.
Erano tanti, giunti nella capitale da tutta Italia per dire no al governo Monti, alla riforma dell'articolo 18, alla crisi fatta pagare ai soliti noti. «Siamo diecimila»; «Siamo trentamila»; «Siamo quarantamila» si scandisce a tappe dal pullman rosso che apre il corteo: boato e applausi.
È un mare di bandiere rosse già in piazza della Repubblica, intorno alle due del pomeriggio. Il sole è a picco, il primo caldo estivo picchia, ma l'entusiasmo è proprio quello delle grandi occasioni. D'altra parte si tratta della prima manifestazione nazionale della Federazione della Sinistra, per Rifondazione la prima dopo il sofferto congresso di Chianciano del 2008. Si parte. In testa, dietro lo striscione "Gridiamoglielo in piazza - l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro", sfilano i leader della Fds: Diliberto, Ferrero, Salvi, Patta. Ci sono anche alcuni esponenti di Sel (Musacchio, Sentinelli, Gianni) e della Fiom (Cremaschi.) Ma la cifra del corteo la fanno loro, i tanti, tantissimi giovani che con allegria e fantasia riempiono prima via Cavour e poi i Fori Imperiali. Cantano, ballano, si divertono a sfottere i "tecnici", quelli che senza tanti scrupoli li stanno privando del futuro. Cantano Bella Ciao e Bandiera rossa. Indossano magliette rosse: il Che, come sempre, va per la maggiore, ma non mancano falce e martello e stelle gialle, stile "vecchio Pci".
Ottanta pullman hanno portato a Roma compagni e compagne di tutte le età; enorme lo sforzo delle federazioni e non ne manca nessuna: dal Piemonte, dalla Toscana, dalla Calabria, dalla Puglia, dalla Sicilia (a loro va un applauso particolare per ricordare a Grillo che invece la mafia uccide eccome). Ecco lo striscione della Federazione di Pisa; ecco quello di Salerno, Reggio Calabria, Milano, Firenze, Ferrara, Brescia, Perugia, Tivoli, Latina, Piacenza: in una parola tutte.
Sfilano l'Unione Inquilini, i palestinesi, famiglie con bambini al seguito, signore avvolte nella bandiera rossa, i lavoratori della Irisbus, i gruppi di acquisto, No Tav e anche il Comitato Peppino Impastato di Monza. Alle quattro il corteo è ancora in marcia, sempre allegro e scanzonato. Alle 16,30 anche la coda entra nella piazza dove si svolge il comizio finale. Volti stanchi e sudati, ma pieni di entusiasmo. Applausi, cori, slogan sottolineano gli interventi dal palco. «Siamo tanti, siamo comunisti». Tutto sembrano fuorché sconfitti. Da ieri qualcosa è cambiato.
GUARDA IL SERVIZIO IN TV QUI SOTTO
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-20360682-4ea4-4b31-8dfe-4d52dc807e79-tg3.html#p=
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-20360682-4ea4-4b31-8dfe-4d52dc807e79-tg3.html#p=
giovedì 10 maggio 2012
GRIDIAMOGLIELO IN PIAZZA! IL 12 MAGGIO A ROMA
GRIDIAMOGLIELO IN PIAZZA!
Appello per la manifestazione del 12 Maggio.
Mai come in questo momento la Costituzione della Repubblica rischia di essere travolta a partire dall’articolo 1: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro".
Il valore e la natura stessa della democrazia e dei diritti del lavoro sono infatti gravemente sviliti da controriforme e manovre economiche inique, esplicitamente dettate da poteri politici e finanziari esterni al sistema istituzionale del nostro Paese.
Il Governo Monti, pur formalmente legittimato dal sostegno della maggioranza trasversale di un Parlamento ampiamente logorato nella propria rappresentanza e credibilità, a partire dalle stesse modalità elettorali che lo hanno espresso, agisce al di fuori di un mandato popolare.
L'introduzione del vincolo del pareggio di bilancio subordina l'esigibilità dei diritti sociali e alla salute, all'istruzione, alla previdenza e all'assistenza alle "superiori" ragioni del mercato.
La riforma del lavoro, con lo svuotamento dell'articolo 18 e la sostanziale liberalizzazione del lavoro precario, segna un salto di qualità nel dominio e nella ricattabilità del lavoro i cui diritti sono già in via di destrutturazione per l'attacco portato dal governo Berlusconi alla contrattazione nazionale e alla democrazia sindacale.
Queste politiche sono tanto inique socialmente, quanto recessive e fallimentari sul terreno economico, e stanno portando il paese in un baratro senza precedenti.
Opporsi a queste politiche e concorrere alla costruzione di un modello sociale ed economico alternativo è pertanto dovere di ogni cittadina e cittadino democratici: è il compito urgente che abbiamo tutti noi, in Italia ed in Europa.
Un'alternativa che contrasti effettivamente la speculazione, usata insieme al debito contratto dagli Stati per salvare speculatori ed affaristi, come una clava per distruggere i diritti sociali.
Un'alternativa volta a redistribuire la ricchezza, a fronte della crescita scandalosa delle disuguaglianze, ad aumentare salari e pensioni, istituire il reddito sociale, riqualificare ed estendere il sistema di welfare.
Un'alternativa che si fondi sulla centralità dei diritti del lavoro, riconverta le produzioni nel segno della sostenibilità ecologica, investa nella conoscenza e nella cultura, ampli la sfera dei beni comuni sottratti al mercato, riqualifichi il pubblico a partire da un nuovo modello di democrazia e partecipazione.
Un'alternativa all'insegna di politiche di pace e cooperazione contro le logiche di guerra con la drastica diminuzione delle spese militari.
Per queste ragioni, facciamo appello a scendere in piazza il 12 Maggio a Roma.
Contro il governo Monti, le politiche della BCE, della UE e il Fiscal Compact.
Per difendere la democrazia, i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, la Costituzione, per l'Europa sociale.
Vittorio Agnoletto, Sandra Amurri, Cesare Antetomaso, Giorgio Arlorio, Glauco Benigni, Paolo Berdini, Marco Bersani, Ciccio Brigati, Benedetta Buccellato, Loris Campetti, Francesco Caruso, Antonio Castronovi, Adelmo Cervi, Alessio Ciacci, Paolo Ciofi, Giorgio Cremaschi, Ciro D'Alessio, Roberto D'Andrea, Walter De Cesaris, Paolo Di Vetta, Mario Dondero, Riccardo Faranda, Amedeo Fago, Anna Fedeli, Gianni Ferrara, Agostino Ferrente, Alfonso Gianni, Haidi Giuliani, Carlo Guglielmi, Margherita Hack, Beniamino Lami, Mimmo Loffredo, Alberto Lucarelli, Gianni Lucini, Fabio Massimo Lozzi, Magda Mercatali, Bartalo Mancuso, Citto Maselli, Ugo Mattei, Dino Miniscalchi, Roberto Musacchio, Loretta Mussi, Giovanni Naccari, Giorgio Nebbia, Carla Nespolo, Nicola Nicolosi, Fulvio Vassallo Paleologo, Valentino Parlato, Ciro Pesacane, Ulderico Pesce, Francesco Piccioni, Vito Francesco Polcaro, Gabriele Polo, Pierpaolo Pullini, Franca Rame, Gianni Rinaldini, Annamaria Rivera, Alessandro Rossetti, Franco Russo, Nino Russo, Adriano Sgrò, Vauro Senesi, Marino Severini, Fabrizio Tomaselli, Vittorio Vasquez e il gruppo consiliare Napoli è Tua
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