lunedì 19 ottobre 2009

INTERVISTA A FERRERO


Intervista a Paolo Ferrero di Checchino Antonini




Di assalti e vie d'uscita. Assalti alla Costituzione, alla Fiom, alle pensioni, alla Giustizia. La crisi, vista da questo scorcio d'autunno, appare a Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, come «l'incrocio di due questioni: la pesantezza della situazione economica, una vera crisi di sistema, e il tentativo di Berlusconi di uscire dal quadro democratico sancito dalla Costituzione. Insomma, non esiste alcun "new deal" all'orizzonte, nessuna idea di qualificazione del modello di sviluppo e di innalzamento dei salari. La risposta del governo alla crisi è fatta di aumento della precarietà, bassi salari, ricatto del lavoro nero e uso dello Stato per fare soldi. Penso alle grandi opere, alle privatizzazioni delle municipalizzate. Nel 1929 negli Usa si rispose col new deal, il nuovo corso, mentre i fascismi in Europa attuarono politiche di compressione dei salari e della democrazia, degli spazi del sindacato. Anche oggi governo e confindustria spingono verso l'impoverimento del Paese. Di questo sfondamento complessivo ci parla l'attacco alla Fiom. Poi c'è la tendenza del berlusconismo di chiudere definitivamente il secondo dopoguerra. A destra, per la prima volta, è chiara un'ipotesi politica eversiva per cambiare tutto dopo un lungo lavoro di revisionismo. Quello che arriva oggi è, concretamente, il piano della P2. La Seconda Repubblica è stata solo una transizione, qui c'è l'idea di un cambio di regime».

Una tendenza di cui fa parte anche Fini?
Fini è oggi la destra che vuole stare dentro il quadro costituzionale.

E Berlusconi?
Quello di Berlusconi è un piano eversivo in cui si intrecciano gli attacchi alla Costituzione e al sindacato di classe e alla contrattazione collettiva. I due processi si incrociano e si sostengono a vicenda. Infatti, se impoverisci il Paese è difficile pensare di governarlo in forme democratiche. L'obiettivo è quello di una gestione autoritaria della frantumazione sociale, dell'imbarbarimento che produce. Razzismo e omofobia servono a creare una cultura a supporto della gestione autoritaria. E il mito della delega plebiscitaria serve a ricomporre quello che il razzismo ha disgregato. Lo diceva Louis Althusser, l'ideologia è uno dei livelli in cui si esercitano i conflitti, ed in particolare il conflitto di classe, è forza materiale, cambia le cose. E la destra berlusconiana ha un programma sociale, uno politico e un'ideologia forte.

Eppure la bocciatura del lodo Alfano sembrava aver inceppato il cammino del premier.
Invece, proprio come la crisi, lo obbliga a un'accelerazione, a una radicalizzazione a destra, perché ora, per tutelarsi, deve smontare un intero sistema. E' quello che succede con lo scarso consenso per la missione in Afghanistan che li obbliga ad accentuare i toni dello scontro di civiltà, lì con le armi, qui con le leggi sull'immigrazione. Il punto di cemento di quel blocco sono gli interessi di Berlusconi sulla giustizia e quelli della Lega sul federalismo. Fini, per ora, non sembra in grado di fare la differenza.

Ma è un quadro che può saltare?
Solo se ci sarà un'iniziativa sociale e politica molto forte. Berlusconi, infatti, regge benissimo la polemica con Franceschini e Di Pietro perché gli sono speculari. E regge benissimo gli attacchi di Repubblica . Altra cosa è la contraddizione sociale, la costruzione certosina di movimento, nelle scuole, in fabbrica, tra i precari. Quello gli fa male. Berlusconi ha smesso di fare i bagni di folla da Viareggio, da quando prende fischi. Se il popolo lo fischia il suo progetto populista non funziona. Il conflitto è il vero meccanismo di rottura dell'agenda politica. Come alla Innse, come stanotte all'Agc di Cuneo: la lotta paga ma ancora manca un'iniziativa generale, che metta assieme la forza. Occorre stimolare e curare la nascita e lo sviluppo di lotte specifiche, di resistenza, da cui partire per costruire un movimento generale su democrazia e uscita dalla crisi. La Fiom sta facendo cose egregie, il nostro appoggio è totale. Ma insisto col dire che la Cgil manca di iniziativa: non basta una manifestazione, occorre costruire una vertenza generale, come fu il "piano del lavoro" di Di Vittorio, perché la crisi non la paghino solo i lavoratori. Serve discontinuità rispetto alle logiche difensive. E c'è un deficit totale dell'opposizione parlamentare. Pd e Idv non sono portatori di un disegno alternativo a quello di Confindustria.

Eppure si fa un gran parlare della svolta "operaista" di Di Pietro.
Di Pietro riesce a stare dalla parte dei lavoratori senza essere contro i padroni. Anche la sua è una forma populista.

Insomma, una certa disponibilità al conflitto esiste. Il Prc è stato tra i metalmeccanici, con i precari della scuola, sui tetti, tra i migranti contro il razzismo, con il mondo glbtq. Cosa propone però Rifondazione a proposito del salto di qualità che evocavi?
Propongo a tutte le forze dell'opposizione una manifestazione che dica "Via Berlusconi, democrazia nel Paese e nei luoghi di lavoro, giustizia sociale". E' una proposta che serve a "stanare" i partiti, per organizzare una massa critica, e fuoriuscire dal battibecco perdente con Berlusconi. Questione sociale e questione democratica non possono essere separate e non deve passare l'idea che quella sociale sia un sottoinsieme della questione democratica. Più è forte l'attacco sulle questioni di vita, più i ceti popolari - senza un'organizzazione collettiva - diventano massa di manovra per un'ipotesi populista su cui s'è costruito un immaginario preciso. Basta discutere di escort, stiamo lavorando per costruire le condizioni di una larga mobilitazione unitaria.

Tra le urgenze c'è anche quella di una fuoriuscita dal bipolarismo. Su questo esiste una interlocuzione con settori del Pd?
Certo, ma di questo è bene parlarne dopo il 25. La proposta che avanziamo è di separare il problema della sconfitta delle destre da quello del governo del Paese. Noi dobbiamo battere Berlusconi, che per smontare la democrazia, il sindacato e i diritti produce razzismo, omofobia, un Paese dove la gente si odia, una guerra civile strisciante in cui hanno sdoganato il peggio del "cattivismo". Però sappiamo che il centrosinistra non è autonomo dal progetto di Confindustria e quindi non si può governare con loro. Sconfiggere il bipolarismo vuol dire operare per la sconfitta di Berlusconi senza farsi arruolare per governare con Casini. Per questo proponiamo un accordo per battere Berlusconi, finalizzato ad una legge elettorale proporzionale e sul conflitto di interesse, senza un accordo di governo. Abbiamo bisogno che l'antiberlusconismo non si arruoli nel "partito di Repubblica".

Tutto ciò non può succedere senza Rifondazione e una sinistra d'alternativa.
Bisogna dire che ha funzionato il nostro lavoro "in basso a sinistra": il partito sociale, le brigate di solidarietà, il mutualismo, l'internità ai movimenti, da L'Aquila a Ponteranica fino al corteo di oggi, passando per i tetti delle fabbriche in crisi. Ora è il momento della Federazione della sinistra d'alternativa. Dallo scioglimento del Pci la nostra è una storia di scissioni, dai comunisti democratici del '94 fino ai verdi ieri. Tutto ciò ha minato radicalmente la nostra credibilità. La Federazione, al contrario, apre un processo di aggregazione. Sarà decisivo che non sia la costituzione di un partito, come Sinistra e libertà che, mettendo assieme tutti, liberisti e antiliberisti, comunisti e anticomunisti, senza un'ipotesi forte, finora ha prodotto solo scissioni. Ha spaccato noi, i verdi, i socialisti. La Federazione vuol dire che ti metti d'accordo sull'essenziale, sulla costituzione di una forza di alternativa strategica alle socialdemocrazie, autonoma dal Pd. Che non vuol dire che non puoi mai fare accordi ma che sei tu a stabilirne le condizioni, che non sei la sinistra del Pd. La Federazione sarà una forza anticapitalista, femminista, ecologista in continuità con la storia della sinistra di questo Paese. E' il contrario dell'impostazione occhettiana. L'idea che bisogna distruggere per ricostruire è nichlista. Il progetto di SeL, mi pare che mostri elementi di crisi. Noi gli proponiamo, come anche ai compagni di Sinistra critica e del Pcl, la Federazione come spazio pubblico della sinistra d'alternativa, autonomo dalla socialdemocrazia come la Linke.

Ma se non è un partito, che cos'è?
Una Federazione di partiti, organizzazioni, comitati, singole persone. Guardiamo all'America Latina: Rifondazione Comunista resta ma in un contesto di relazioni stabili, nella federazione. Lì sono nati, e hanno vinto, fori sociali, fronti uniti dove coesistono tendenze diverse. Alla fine di novembre ci sarà l'assemblea che darà vita al processo costituente della Federazione, sarà aperta alle associazioni, ai territori, ad altri soggetti. I soci fondatori (Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro/solidarietà) non ne definiscono il perimetro, sono solo quelle che innestano un processo che deve incrociare le reti di movimento e dell'associazionismo che sono più ampie delle forze organizzate dei partiti. Sarà un processo aperto e che durerà un anno. Da gennaio, inoltre, uscirà la rivista "per la rifondazione comunista" e sarà diretta da Lidia Menapace. Servirà a contribuire a decolonizzare l'immaginario da Berlusconi, a dire che chi è ricco non ha ragione e chi è povero non ha colpa. E se lotta sta facendo la cosa giusta.

Intanto, però, in primavera ci saranno le regionali.
La crisi cambia tutto e mettiamo al centro del nostro progetto le politiche regionali per l'occupazione, il rilancio della sanità pubblica e l'ambiente, contro il nucleare. Il governo dirà solo dopo le elezioni dove intende costruire le nuove centrali per questo è necessario che le Regioni si dichiarino contrarie subito. Accanto a questo vi è la questione morale (con punti di degrado del centrosinistra che non sono più tollerabili) sia l'urgenza dell'ampliamento delle forme della democrazia, a livello regionale, contro il bipolarismo. Per quanto riguarda la presentazioni, a partire dalla lista unitaria delle europee proponiamo di lavorare per evitare la frantumazione della sinistra di alternativa. In questa situazione è decisivo che i voti di sinistra non vadano dispersi e si dia un segno di forza e di speranza.

lunedì 12 ottobre 2009

17 OTTOBRE 2009 MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIRAZZISTA


17 OTTOBRE 2009 MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIRAZZISTA


Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo.
A 20 anni di distanza, il razzismo non è stato sconfitto, continua a provocare vittime e viene alimentato dalle politiche del governo Berlusconi. Il pacchetto sicurezza approvato dalla maggioranza di centro destra risponde ad un intento persecutorio, introducendo il reato di “immigrazione clandestina” e un complesso di norme che peggiorano le condizioni di vita dei migranti, ne ledono la dignità umana e i diritti fondamentali.
Questa drammatica situazione sta pericolosamente incoraggiando e legittimando nella società la paura e la violenza nei confronti di ogni diversità. Intanto, nel canale di Sicilia, ormai diventato un vero e proprio cimitero marino, continuano a morire centinaia di esseri umani che cercano di raggiungere le nostre coste.
E’ il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e solidarietà per difendere i diritti di tutte e tutti rifiutando ogni forma di discriminazione e per fermare il dilagare del razzismo.
Pertanto facciamo appello a tutte le associazioni laiche e religiose, alle organizzazioni sindacali, sociali e politiche, a tutti i movimenti a ogni persona a scendere in piazza il 17 ottobre per dare vita ad una grande manifestazione popolare in grado di dare voce e visibilità ai migranti e all’Italia che non accetta il razzismo sulla base di queste parole d?ordine׃

No al razzismo
Regolarizzazione generalizzata per tutti
Abrogazione del pacchetto sicurezza
Accoglienza e diritti per tutti
No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono
Rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro
Diritto di asilo per rifugiati e profughi
Chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE)
No alla contrapposizione fra italiani e stranieri nell’ accesso ai diritti
Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutte e tutti
Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro
Contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone gay, lesbiche, transgender.
A fianco di tutti i lavoratori e le lavoratrici in lotta per la difesa del posto di lavoro

lunedì 5 ottobre 2009

IL 9 OTTOBRE CON LE LAVORATRICI E I LAVORATORI METALMECCANICI!


IL 9 OTTOBRE CON LE LAVORATRICI E I LAVORATORI METALMECCANICI!

SIAMO TUTTI SULLO STESSO TETTO!



In tutto il paese le lavoratrici e i lavoratori lottano con fatica e determinazione per mantenere il posto di lavoro. Arrampicati sui tetti o sulle gru come alla INNSE per far sentire la propria voce. Lotte difficili ma che possono vincere. Lotte dure per impedire che la più grave crisi mondiale del dopoguerra, provocata da anni di riduzione del salario, precarietà del lavoro, attacco ai diritti sociali, venga fatta pagare nuovamente a chi non può arricchirsi speculando.

Il Governo non solo non fa niente per rispondere alla crisi, ma con l’accordo separato sulla contrattazione, sottoscritto con Confindustria, Cisl, Uil e Ugl, vuole peggiorare ancora di più la vita delle lavoratrici dei lavoratori. I salari dovrebbero diventare ancora più bassi, il contratto collettivo derogabile per poter avere le mani libere su orari, carichi e condizioni di lavoro, la libertà di contrattazione sarebbe impedita da ogni sorta di limitazione.

L’accordo separato vuole distruggere l’autonomia del sindacato. Si vuole che il sindacato non sia più il rappresentante dei lavoratori, ma il gestore insieme alle imprese di intere parti di servizi sociali – dalla sanità alla istruzione – che il Governo e Confindustria vogliono privatizzare.

L’accordo separato attacca la democrazia: milioni di lavoratrici e lavoratori dovrebbero sottostare ad un accordo che i firmatari non hanno voluto sottoporre al loro voto.

Federmeccanica, Fim e Uilm vogliono ora imporre le regole dell’accordo separato sulla contrattazione alle lavoratrici e ai lavoratori metalmeccanici, disdettando il contratto in vigore, senza che le lavoratrici e i lavoratori abbiano potuto votare lsulle piattaforme.

Per questo la lotta della FIOM contro l’accordo separato e per la sola piattaforma sottoposta al voto dei lavoratori è di tutte e tutti.



E’ LA LOTTA PER IL SALARIO, I DIRITTI DEL LAVORO, LA DIFESA DEL WELFARE, LA DEMOCRAZIA.



Rifondazione Comunista sostiene le richieste della Fiom: il blocco dei licenziamenti e delle delocalizzazioni; l’estensione a tutte/i degli ammortizzatori sociali; le richieste di aumenti salariali e la defiscalizzazione degli aumenti del CCNL.

Rifondazione Comunista si batte per un Piano per il Lavoro e l’Ambiente.

La crisi non è finita come dice il Governo, ma rischia oggi di produrre i più gravi danni alla struttura produttiva e all’occupazione. Solo con un’altra idea di sviluppo, con nuove politiche industriali che usino razionalmente le risorse e l’energia, rilancino i beni comuni e rispondano a bisogni sociali insoddisfatti, si può rispondere alla crisi economica, ambientale e climatica, salvaguardare l’occupazione e creare nuovo lavoro di qualità. Si può costruire il futuro.

ANCHE PER QUESTO I METALMECCANICI SCIOPERANO, RIFONDAZIONE COMUNISTA E’ CON LORO.



IL 9 OTTOBRE CON LE LAVORATRICI E I LAVORATORI METALMECCANICI!

giovedì 1 ottobre 2009

PER IL DIRITTO DI “SAPERE” - Manifestazione per la libertà d’informazione il 3 ottobre a Roma, Piazza del Popolo, ore 15.30


L’informazione e la scuola, pilastri di ogni democrazia, oggi nel nostro paese sono sotto scacco e subiscono un attacco violento della destra.

Il governo Berlusconi vuole un paese ignorante, un paese in cui l’accesso ai saperi sia privilegio di pochi, ponendo il sistema dell’informazione sotto il controllo diretto dei “soliti” poteri forti e al servizio della propaganda di governo; scendiamo in piazza per difendere la libertà di informazione e il diritto ad essere informati!



Per tutelare la professionalità dei giornalisti e di decine di migliaia di insegnanti precari ridotti a mera merce e licenziati da un governo che in questo modo sferra un attacco gravissimo alla scuola pubblica.



Per la libertà di informazione dei giornali, della televisione pubblica, della rete web, per essere liberamente informati e per la difesa del sapere, contro ogni bavaglio e la svendita della scuola pubblica

E’ NECESSARIO LOTTARE PER DIFENDERE GLI SPAZI DI DEMOCRAZIA GARANTITI DALLA COSTITUZIONE.

SE NON ORA QUANDO?

mercoledì 30 settembre 2009

LA SINISTRA CRESCE E PUO' CONTARE SOLO CON UN PROGETTO POLITICO AUTONOMO


Il significato per l'Italia e la Lombardia del successo di Die Linke alle elezioni politiche in Germania. Un risultato che sprona il Prc nel lavoro di costruzione della Federazione.

Dichiarazione di Ugo Boghetta, segretario regionale Prc-Se

Milano, 28 settembre 2009


In Germania hanno perso i due grandi partiti che hanno governato (da ultimo anche in coalizione) al servizio del liberismo, responsabile della crisi profondissima che il mondo sta vivendo.

Il brillante risultato di Die Linke conferma la forza e il radicamento del partito già dimostrati nelle elezioni regionali. Anche in questo caso, il significato è netto: la sinistra alternativa avanza e riesce a contare solo sulla base di una proposta strategica ben distinta, autonoma e unitaria.

In Italia questa proposta è la Federazione della sinistra inaugurata da Prc, Pdci e Socialismo 2000, aperta a tutte le forze politiche e sociali che vogliono un profondo cambiamento di sistema in senso anticapitalista e ecologista.

La Lombardia occupa una posizione di rilievo in questo progetto, perché è il centro del capitalismo italiano ed anche delle dinamiche che da anni condizionano la vita politica nazionale in senso moderato e di destra: dalla Lega Nord, al berlusconismo, alla deriva centrista del Pd.

Costruire la Federazione della sinistra in questa regione è dunque un passaggio particolarmente importante per segnare un’inversione di tendenza nel processo di frammentazione della sinistra in Italia, per ridare dignità e speranza ai lavoratori e ai ceti popolari.

Perciò Rifondazione comunista in Lombardia è in questi giorni impegnata in un giro di incontri con le forze politiche e sociali interessate a questo progetto, per radicarlo nella lotta alla crisi che nasce dal basso, dal conflitto sociale, per renderlo una proposta visibile già dalle prossime elezioni regionali.

sabato 26 settembre 2009

PRC di Vimodrone il 27 sett. 2009 in piazza per ritiro truppe dall'Afghanistan



Domenica 27 settembre 2009 dalle 10.00 alle 12.00 in Piazza V. Veneto le/i compagne/i di Rifondazione Comunista volantineranno e saranno presenti con un banchetto per chiedere l’immediato ritiro delle truppe dall’Afghanistan sostituendo l’occupazione militare con l’avvio di una seria diplomazia e l’indizione di una Conferenza Internazionale di PACE.



Partito della Rifondazione Comunista Vimodrone

prcvimo@tin.it

rifodrone.blogspot.com

LA FINANZIARIA DEL DISASTRO ECONOMICO


di Galapagos su il manifesto del 23/09/2009

“L'opposizione è antitaliana: fa il tifo per la crisi economica», ha sentenziato Berlusconi. In realtà, chi è antitaliano e non fa nulla per combattere la crisi è proprio il suo governo. E le ultime cifre fornite dall'Istat lo confermano: nel secondo trimestre, in Italia, sono stati distrutti 378 mila posti di lavoro su base annua, il 70% nel Mezzogiorno. Ma al sud non c'è corrispondenza tra persone licenziate e chi è in cerca di occupazione: solo il 10% dei licenziati si è aggiunto al numero dei disoccupati, il 45% del totale dell'Italia. È un brutto segnale: aumenta la popolazione inattiva, di chi non cerca un lavoro perché sa di non poterlo trovare; di chi si rifugia nell'unica possibilità offerta dal mercato. Cioè il lavoro nero.
Il boom della disoccupazione non è fenomeno solo italiano. Ma c'è un dato, da noi, che colpisce: il tasso di occupazione è sceso al 57,9%, un livello inferiore di quasi 10 punti a quello (67,3%) dell'Eurozona e di 8 punti a quello della Ue a 27. A produrre ricchezza sono in pochi e così la crescita sarà sempre più stentata e basata sull'ipersfruttamento di una porzione sempre più piccola della popolazione. Senza contare che il dato sull'occupazione è un po' truccato, anche se non per colpa dell'Istat. Tra chi lavora sono compresi i cassintegrati. Nel secondo trimestre, in questa condizione c'era l'equivalente di 341 mila lavoratori a tempo pieno. Quanti di loro nei prossimi mesi saranno reintegrati? A stare alle notizie di questi giorni, pochi. Anzi, il numero è destinato a salire, mentre il reddito da lavoro scenderà.

In questa ottica, la «snella» Finanziaria presentata ieri fa proprio schifo, è contro l'Italia che lavora. Di più: viste le generosissime modifiche alla legge sullo scudo fiscale, il tutto sarà accompagnato da un nuovo regalo per gli evasori. Con la promessa che tutti i soldi che arriveranno dal nuovo condono saranno utilizzati per il lavoro. Saremo costretti a fare il tifo per chi, con bilanci falsi o con più vasta evasione fiscale, ha portato soldi all'estero? In questi giorni sono abbondanti le notizie di fabbriche in lotta per la sopravvivenza, di lavoratori sui tetti per evitare licenziamenti di massa. Berlusconi ordina di non parlare più di gossip, ma almeno parliamo della crisi e della vita di milioni di persone. Ma la cosa, oltre che a Berlusconi sembra interessare poco anche ai media.
La crisi morde ferocemente e non è un'invenzione della sinistra. La disoccupazione aumenterà: lo ammette anche Obama. Invece, con Berlusconi e Tremonti, prima la crisi non esisteva e oggi si parla già della ripresa. Che purtroppo taglierà fuori il lavoro e la possibilità di una ripresa dei consumi. Ovviamente solo quelli dei ceti meno abbienti. Per i quali questo governo nulla ha fatto, a parte un po' di elemosina. Ma la responsabilità non è solo di Tremonti: prima di lui era stato Padoa Schioppa a negare «4 euro» ai lavoratori sacrificati sull'altare dei conti pubblici. Se all'inizio dello scorso anno fossero stati allargati i cordoni della cassa, oggi la crisi non sarebbe così grave. E se Tremonti, anziché fare il gioco delle «tre carte» con i fondi Fas, li avesse impiegati per dare lavoro al sud, oggi ci sarebbero meno disoccupati e meno malessere sociale.

martedì 22 settembre 2009

MANIFESTAZIONE ANTILEGA A PONTERANICA (BG) IN MEMORIA DI PEPPINO


DIFENDIAMO LA MEMORIA DI PEPPINO IMPASTATO

MANIFESTAZIONE ANTILEGA A PONTERANICA (BG)

SABATO 26 SETTEMBRE 2009

La manifestazione pomeridiana di sabato 26 settembre a Ponteranica (Bergamo) dovrà essere una grande risposta democratica alla decisione vergognosa dell’attuale Sindaco leghista di rimuovere la targa di Peppino Impastato, uno dei massimi simboli della lotta e dell’impegno civile contro la mafia, a cui la precedente amministrazione comunale aveva intitolato la biblioteca civica.

Una decisione gravissima che non è solo l’ennesimo atto di razzismo ma svela l’assenza inquietante di qualsiasi pensiero istituzionale e della legalità democratica in una regione, la Lombardia, che oltretutto è la quarta regione italiana per intensità mafiosa.

La Lega, forte di un modello autoritario di società che viene avanti in un momento di crisi e di disorientamento sociale come quello che stiamo attraversando, è impegnata su più piani a distruggere le basi comuni della convivenza civile e democratica del nostro Paese. La cancellazione della memoria di Peppino Impastato si iscrive in questo disegno.

All’ennesima provocazione che ancora una volta la dice lunga sulla natura reazionaria e fascistoide della Lega bisogna rispondere con grande fermezza. Facciamo appello a tutti gli iscritti, simpatizzanti di Rifondazione Comunista, della sinistra, a quanti si richiamano al più largo schieramento democratico ed antifascista per una grande manifestazione con l’obbiettivo non soltanto di ripristinare la targa di Peppino Impastato ma di andare a costruire una ampia, risoluta opposizione alle politiche reazionarie della Lega”.



P.S. La manifestazione di sabato 26 settembre avrà inizio alle 14,30 con ritrovo a Ponteranica (Bg) in via Matteotti.Stante l’ampia partecipazione prevista alla manifestazione e i problemi logistici che ci saranno è consigliabile il raggiungimento del luogo della manifestazione stessa entro e non oltre le ore 13-13,30.



Ponteranica si trova all’imbocco della Valle Brembana a pochissimi chilometri da Bergamo. E’ possibile raggiungerla con mezzi pubblici oppure per chi viene in macchina, in autostrada, l’uscita è quella di Bergamo, da lì si va in direzione della Valle Brembana.

giovedì 17 settembre 2009

KABUL, CORDOGLIO A FAMIGLIE SOLDATI ITALIANI.


KABUL, CORDOGLIO A FAMIGLIE SOLDATI ITALIANI. RITIRARE SUBITO LE TRUPPE. PRESENZA SOLDATI INUTILE ANCHE PER ELEZIONI. AVVIARE PERCORSO CONFERENZA DI PACE.

17 Settembre 2009

Alle famiglie delle vittime dell’attentato che ha subito un mezzo militare dell’Esercito italiano a Kabul va tutta alla nostra piena solidarietà, il nostro profondo cordoglio e un abbraccio forte, però non possiamo esimerci dal notare come la presenza del contingente militare italiano in Afghanistan è frutto e figlia di una scelta politica e strategica, oltre che militare, assurda e sbagliata.

Le truppe italiane vanno ritirate subito.

Peraltro, anche la giustificazione della loro presenza con la necessità di garantire lo svoglimennto di elezioni libere e democratiche, in Afghanistan, è stata del tutto vana e inutile, come dimostrano ed hanno denunciato i colossali brogli subiti dalle opposizioni al governo Karzai, denunce fatte da tutti gli osservatori internazionali, da quelli dell’Onu a quelli dell’Unione Europea.

Il governo karzai è un governo fantoccio, succube alla politica statunitense, e odiato dai suoi stessi cittadini.

L’amministrazione Obama, se vuole davvero dare il segno del cambiamento, dall’era Bush, anche in politica estera, sgomberi l’Afghanistan dalle sue truppe, convinca gli alleati occidentali a fare lo stesso e garantisca all’Onu la possibilità di dare il via a una vera, seria e reale conferenza di pace, che va fatta con tutti, anche con i nemici talebani. L’Italia assecondi questo progetto, e torni ad avere un filo di credibilità internazionale, ordinando l’immediato rientro a casa dei nostri soldati.

mercoledì 16 settembre 2009

abba vive. razzismo stop! corteo 19 settembre a milano (ore 15 Porta Venezia)


abba vive. razzismo stop!

Corteo 19 settembre a Milano (ore 15 Porta Venezia)

mobilitazione antirazzista e per non dimenticare abba

Per fermare il razzismo.

Perchè non accada mai più e per non soffocare nella barbarie.

Contro un presente di leggi razziste e risposte autoritarie alla crisi, contro ronde e razzisti e un passato che non ha futuro.

Per il ritiro immediato dei pacchetti sicurezza.

Per una globalizzazione dei diritti per tutti e tutte.
Grazie per le visite!
banda http://www.adelebox.it/